Con Sergio Pininfarina scompare l'ultimo testimone della "bella estate" della carrozzeria italiana. Aveva 86 anni. Nel 1997, a 83 anni, "Nuccio" Bertone era stato il primo a lasciarci. Tre anni fa, a 88 anni, se n'era andato Elio Zagato e nel 2003 Carlo Felice Bianchi Anderloni (Touring Superleggera) che di anni ne aveva 87. Tutti e quattro erano figli primogeniti dei grandi fondatori della nostra tradizione carrozziera: Sergio di "Pinin", "Nuccio" di Giovanni, Elio di Ugo, Carlo di Felice. Si dice che la prima generazione crea, la seconda mantiene, la terza distrugge. Non è andata così. Senza di loro, i secondi, la carrozzeria italiana sarebbe probabilmente rimasta quella straordinaria bottega d'arte specializzata in gioielleria automobilistica che brillò tra le due guerre. Senza di loro, i secondi che seppero rinnovarla, si sarebbe lentamente spenta, travolta dalle violente trasformazioni industriali, sociali e culturali del dopoguerra. Invece grazie a loro, i secondi, la carrozzeria italiana seppe rilanciarsi, inaugurando una nuova stagione di successi: una "bella estate" lunga e straordinaria che attraversò gli anni Cinquanta e Sessanta.
Sergio, figlio d'arte
Dei quattro, Sergio è il più grande. Il padre "Pinin" aveva capito subito la stoffa di quel ragazzo, riservato ma tosto e determinato. Un vero piemontese. E, senza esitare, gli aveva passato il testimone del comando già nel 1960, quando gli affidò la direzione generale, e l'anno dopo, quando lo nominò amministratore delegato. Prima ancora, però, gli aveva dimostrato la propria fiducia in modo ancora più plateale. Dopo lo storico accordo con Enzo Ferrari per la produzione in piccola serie delle sue granturismo (1952), lo aveva chiamato per affidargli il suo primo incarico: "Delle Ferrari te ne occuperai tu". Sergio, fresco di laurea in Ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, non batté ciglio: da quel "matrimonio" sono nati quasi 200 tra modelli e concept car. Nel 1966 il definitivo passaggio del testimone: alla morte di "Pinin", Sergio diventava presidente della Pininfarina nel momento forse più glorioso della carrozzeria. Erano gli anni dell'Alfa Romeo "Duetto" e della Fiat "1500 Cabriolet". La produzione di vetture si contava in migliaia di pezzi. Assieme al cognato Renzo Carli, Sergio aveva trasformato l'antico laboratorio d'arte del padre in una moderna industria. Poteva anche bastare. Invece avanti, e ancora avanti. Dopo il nuovo stabilimento di Grugliasco (1967) e il Dipartimento Studi e Ricerche, venne l'avveniristica galleria del vento (1972), nacquero collaborazioni importanti (Cadillac), furono realizzate un'infinità di nuove e straordinarie vetture. Elencarle sarebbe inutile, tanto sono conosciute e celebrate. Merita tuttavia ricordare almeno l'opera prima di Sergio, la "Dino Speciale", prototipo Ferrari realizzato interamente sotto la sua guida (Salone di Parigi, 1965): una prova di qualità, gusto e classe che nel corso dei 50 anni successivi verrà ripetutamente confermata.
Con tutti gli onori
Innumerevoli i riconoscimenti: Trophée du Design (L'"Automobile Magazine", Parigi 1992), laurea honoris causa in disegno industriale (Politecnico di Milano, 2002), diploma del Royal College of Art di Londra, 2002), laurea honoris causa del College for Creative Studies (Detroit 2006), Prix Européen de Design Automobile (Bruxelles 2006). Se il padre era "Nato con l'automobile" (titolo dell'autobiografia di "Pinin"), Sergio ha dimostrato di essere "Nato per l'automobile", per farla diventare più funzionale e sicura, perché restasse bella e desiderata: un sogno che la modernità non doveva infrangere. Un compito così difficile non poteva limitarsi alla sola progettazione e gestione della società. Il nome Pininfarina, simbolo di buon gusto, serviva a tutta l'Italia e soprattutto al made in Italy. Da qui la sua disponibilità a rappresentare il Paese ricoprendo prestigiosi incarichi: presidente di Confindustria (1988-1992), deputato al Parlamento europeo (1970), senatore a vita (2005). Forse è vero che nella storia i figli non eguagliano i grandi padri, ma per Sergio Pininfarina non è stato così. Lui, secondo, "primo" lo è diventato veramente.