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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

    Configurare è un'arte

    29.01.2016 | tag:

    Alzi la mano chi non si è mai perso negli incantevoli meandri dei configuratori online, anche solo per puro cazzeggio. L'attività di mettere insieme talvolta improbabili combinazioni, spesso costosissime, se la gioca alla pari con la consultazione compulsiva degli annunci di auto esotiche usate. Roba da malati di macchine, ma so che qui trovo terreno fertile, gente che (mi) capisce. Potete confessare liberamente, qui nessuno vi giudicherà.

    Quando poi si tratta di ordinare la macchina nuova, però, come agite? Io non ho mai compreso del tutto quelli che acquistano la macchina "in pronta consegna", così come l'ha scelta qualcun altro, se non per un fatto di pura necessità contingente (tempo e/o denaro, per intenderci).

    Un po' per l'entità dell'esborso, che è sempre impegnativo, e un po' per il fatto che non si cambia auto ogni due per tre, la configurazione della propria macchina dovrebbe essere sempre qualcosa di molto personale, individuale, tarato sui gusti e sulle preferenze di chi poi quell'automobile la dovrà usare per anni.

    E non è solo un fatto di piacere personale: chi sa di tenere la macchina per tanto tempo e di usarla tutti i giorni dovrebbe preoccuparsi anche di sceglierla a prova di futuro, cioè con quelle dotazioni che dovrebbero garantire un domani sia un utilizzo di durevole soddisfazione sia una maggior appetibilità sul mercato dell'usato. Il prezzo inevitabilmente sale, ma come dice un mio amico, "meglio soffrire un giorno - quando la si paga - e godere tutti gli altri"...

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Via Mazzocchi 2.0 | il blog del direttore Carlo Cavicchi

    Dieci anni di mercato italiano. I numeri parlano chiaro e dicono che…

    21.06.2016 | tag:

    Mi è arrivata in questi giorni la bella pubblicazione dell’UNRAE, l’associazione che raccoglie i costruttori esteri presenti in Italia, con tutti i dati relativi al mercato italiano degli ultimi 10 anni. Una preziosa montagna di numeri che si offrono a tutte le analisi possibili e con una lettura che va dal nazionale al locale, provincia per provincia.
    Vi risparmio tutto lo scibile, ma l’occasione è ghiotta per vedere i trend relativamente alle tipologie di auto più diffuse sulle nostre strade. Ovviamente si parte dai dati del 2006 e si finisce con quelli del 2015, che significa anche che ci si muove dagli anni delle vendite record (2 milioni e mezzo nel 2007) per arrivare a quelli più critici (1 milione e 300 mila nel 2013) prima delle grossa ripresa di quest’anno già partita, con meno fragore, un anno fa.
    BERLINE. Il dato confonde un po’ perché sono considerate tali sia le vetture tre volumi più grosse che quelle due volumi più piccole e diffuse, così che ha dettare i numeri sono state ininterrottamente Fiat Panda, Fiat Punto e Lancia Ypsilon con qualche saltuario inserimento al terzo posto della sola Ford Fiesta. Le vetture più grosse hanno pesato in sintesi molto poco e anche gli inserimenti di vetture di pur grande successo come Golf oppure Giulietta non hanno spostato molto. Morale: è giusto parlare di un andamento molto chiaro visto che il loro peso – in numeri – in 10 anni si è quasi dimezzato (esattamente dimezzato nel 2014) anche se in termini percentuali si deve notare che sono scese solo dal 62% al 55%, che è comunque tanto. Insomma, la presenza delle utilitarie in questa categoria salva le cifre, a riprova che restiamo comunque un paese a trazione citycar…
    STATION WAGON. A prima vista va peggio che per le berline, perché il crollo le vede ben sotto il 40% rispetto a un decennio fa, ma questo solo perché il mercato ridotto incide in termini assoluti, però se più correttamente si guarda alle percentuali si può notare che le famigliari sono calate di 4 punti, dall’11% del mercato al 7%.
    MONOVOLUME. Erano in pieno boom un decennio fa, adesso arrancano tutte. Le piccole sono quelle che soffrono meno (erano il 6% sono adesso il 5%), le medie faticano tanto (scendono dall’8% al 4%) e le grandi spariscono (dall’1% al… 3 per mille!). Per capirci meglio, nel 2015 la regina è stata la Renault Espace con 1.110 vetture vendute mentre un’auto simbolo come la Ford Galaxy si è fermata a 141, poco più di 10 al mese, la metà delle Ferrari immatricolate…
    COUPÈ E SPIDER. Se ne vendevano poche un decennio fa, se ne vendono poche adesso, con le spider curiosamente meno in crisi. Notiamo allora che le Coupé sono passate dal quasi 1% al nemmeno 4 per mille, mentre le spider sono cresciute dal’1,5 per mille al 3 per mille. Di fatto raddoppiate, almeno in percentuale, e comunque stabili nei numeri pur in un mercato che ha lasciato per strada un milione di pezzi. In quest’ottica la scelta di Fiat con la nuova 124 Spider sembrerebbe a suo modo preveggente, e comunque darà un importante impulso alla quota di mercato attuale.
    SUV E CROSSOVER. Qui e soltanto qui sta il boom. Infatti se i fuoristrada sono cresciuti del 2% (dal 6% all’8%) i crossover hanno sbaragliato il campo. Nel 2006 praticamente non esistevano – si contavano appena 425 vetture immatricolate – e sono diventate lo scorso anno oltre 265 mila. Significa saltare dallo 0% al 16%. Alzi la mano chi lo avrebbe detto.

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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

    A.A., che per una violazione inesistente deve arrivare in Cassazione

    04.04.2016 | tag:

    Non c’è niente da fare. Ogni volta pensi che si sia raggiunto il limite, che non sia possibile imbattersi in una storia più assurda. E invece ogni volta, sistematicamente, l’asticella si alza, il limite viene superato, l’assurdità tocca nuovi record. Non ci credete? Tenetevi forte (vi avverto, è una storia un po’ lunga ma, secondo me, merita di essere letta).

    Il 7 luglio 2008 una macchina viene “beccata” da un autovelox gestito dalla Polizia provinciale di Bologna per aver superato il limite di velocità di oltre 10 ma non oltre 40 km/h. Qualche tempo dopo il relativo verbale, che prevede una sanzione di 148 euro più spese, è notificato al proprietario dell’auto, il signor A.A.. Che c’è di strano? Che il signor A.A. all’epoca del fatto non era proprietario dell’auto, avendola acquistata solo il 30 luglio 2008.

    In questi casi in un paese normale il comando di polizia, accertata la veridicità di quanto affermato, carte alla mano, da un cittadino, gli porge le proprie scuse e rinotifica il verbale all'effettivo responsbile.

    Invece, siccome siamo in Italia, il signor A.A. è “costretto” a fare ricorso al Giudice di pace. Il ricorso viene depositato il 7 settembre 2008 (l’udienza si terrà un anno e mezzo dopo, il 12 marzo 2010).

    Nel frattempo, l’8 novembre 2008, l’implacabile (e ineffabile) Polizia provinciale di Bologna accerta, sempre a carico del signor A.A., la violazione dell’articolo 126 bis, “per non aver comunicato le generalità del trasgressore” in relazione al verbale precedente.

    Ma come? Si chiede il signor A.A... Io non solo non ero proprietario dell’auto con cui è stata commessa la violazione, ma ho anche fatto ricorso… E la presentazione del ricorso, si sa, sospende il procedimento... Macché, la Polizia provinciale di Bologna se ne infischia.

    Il 12 marzo 2010 il ricorso del signor A.A. è ovviamente accolto. Non solo. Com'è giusto, il magistrato onorario condanna la Provincia di Bologna al pagamento delle spese di giudizio e per lite temeraria.

    Tutto bene? Figuriamoci. La Provincia decide, nientemeno, di presentare appello in tribunale. Evidentemente l’amministrazione felsinea ha tempo da perdere, soldi da spendere e, immaginiamo, prova un sottile piacere nel vessare un povero cittadino già ingiustamente multato.

    Incredibilmente il 7 giugno 2012 il Tribunale di Bologna accoglie l’appello, confermando la legittimità del verbale di violazione dell'articolo 126 bis. Meravigliosa la sentenza del giudice, secondo il quale essendo il signor A.A. proprietario dell'auto al momento della notifica del primo verbale (ma che c'entra la notifica?), pur avendo presentato ricorso, avrebbe comunque dovuto ottemperare all’invito dell’autorità facendo presente di non essere in grado di fornire i dati richiesti, avendo acquistato il veicolo in epoca successiva alla violazione “prodromica”. Insomma, secondo il giudice il signor A.A. dev'essere sanzionato per aver violato l'articolo 126 bis del Codice della strada, quello che obbliga il proprietario di un veicolo con cui sia stata commessa una violazione che prevede perdita di punti a comunicare al comando di polizia le generalità del trasgressore. Anche se il giorno della violazione non era proprietario del veicolo. Anche in pendenza di un ricorso. Meraviglioso!

    Il signor A.A. non ci sta e presenta ricorso per cassazione. La Suprema corte, con sentenza depositata il 24 febbraio 2016, gli dà nuovamente ragione, sottolineando come il tribunale abbia “erroneamente individuato il proprietario con riferimento al momento della notificazione della violazione principale e non, invece, a quello della commessa violazione, come invece avrebbe dovuto, "momento in cui, come sarebbe stato facile accertare per l'autorità procedente in base alla semplice consultazione dei registri pubblici, il A.A. non aveva ancora acquisito la proprietà del veicolo". Ovvio.

    Giustizia è fatta. La Suprema corte cassa la sentenza del tribunale e condanna la Provincia di Bologna, nel frattempo diventata Città metropolitana, al pagamento delle spese dei tre gradi di giudizio, quantificate in 1.600 euro.

    Non so voi, ma io penso che in un paese appena appena decente qualcuno prenderebbe provvedimenti nei confronti di quel funzionario dell’amministrazione provinciale che non solo ha vessato ferocemente un cittadino palesemente innocente, ma che ha fatto perdere ad altri funzionari il tempo di tre gradi di giudizio, ha fatto spendere all’amministrazione il costo di tre gradi di giudizio e ha fatto condannare la provincia, pardon la Città metropolitana, al pagamento delle spese sostenute dal signor A.A. e dall'amministrazione giudiziaria per tre gradi di giudizio.