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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

    Configurare è un'arte

    29.01.2016 | tag:

    Alzi la mano chi non si è mai perso negli incantevoli meandri dei configuratori online, anche solo per puro cazzeggio. L'attività di mettere insieme talvolta improbabili combinazioni, spesso costosissime, se la gioca alla pari con la consultazione compulsiva degli annunci di auto esotiche usate. Roba da malati di macchine, ma so che qui trovo terreno fertile, gente che (mi) capisce. Potete confessare liberamente, qui nessuno vi giudicherà.

    Quando poi si tratta di ordinare la macchina nuova, però, come agite? Io non ho mai compreso del tutto quelli che acquistano la macchina "in pronta consegna", così come l'ha scelta qualcun altro, se non per un fatto di pura necessità contingente (tempo e/o denaro, per intenderci).

    Un po' per l'entità dell'esborso, che è sempre impegnativo, e un po' per il fatto che non si cambia auto ogni due per tre, la configurazione della propria macchina dovrebbe essere sempre qualcosa di molto personale, individuale, tarato sui gusti e sulle preferenze di chi poi quell'automobile la dovrà usare per anni.

    E non è solo un fatto di piacere personale: chi sa di tenere la macchina per tanto tempo e di usarla tutti i giorni dovrebbe preoccuparsi anche di sceglierla a prova di futuro, cioè con quelle dotazioni che dovrebbero garantire un domani sia un utilizzo di durevole soddisfazione sia una maggior appetibilità sul mercato dell'usato. Il prezzo inevitabilmente sale, ma come dice un mio amico, "meglio soffrire un giorno - quando la si paga - e godere tutti gli altri"...

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Via Mazzocchi 2.0 | il blog del direttore Carlo Cavicchi

    Car of the Year. Ecco chi vincerà e perché

    21.02.2017 | tag:

    Ci siamo di nuovo: il 6 marzo a Ginevra verrà svelata la vettura eletta “Car Of The Year 2017”. I 58 giurati voteranno entro il 3 marzo e come sempre l’esito finale aprirà mille discussioni tra gli appassionati.
    Come molti sanno qua dentro, ho fatto parte di questa giuria per 21 anni, nel corso dei quali ho imparato a capire i differenti modi di ragionare dei colleghi che, provenendo da tutta l’Europa, dal Portogallo alla Russia, dalla Scandinavia alla Grecia, tengono conto di esigenze differenti, di culture differenti e anche di priorità differenti.
    Sulla base dell’esperienza, da diversi anni su questo blog ho provato ad immaginare come sarebbe andata a finire,e finora ci ho sempre preso, motivando sempre il mio perché, ben sapendo però che non potrà essere sempre così.
    Non mi esimo dal farlo nemmeno quest’anno, allora, ricordando che la quarantina di candidate (tutte auto uscite nell’anno 2016 e con la richiesta tassativa di poter essere ordinate in almeno 5 mercati) si è assottigliata a 7 vetture finaliste, troppe a mio avviso in quanto se le prime quattro o cinque escono dalla selezione abbastanza ben delineate, gli ultimi due o tre posti fanno parte di un grande calderone dove bastano pochi voti per far preferire un modello anziché un altro.
    Vado, allora, con la logica di sempre, partendo da quelle con minori possibilità di farcela via via risalendo verso il podio e a quella che secondo me sarà la vincitrice.
    Ecco, dunque, chi non vincerà di sicuro. Elenco due auto: la Mercedes Classe E e la Volvo S90/V90. Dico la Volvo perché di fatto non è una vettura nuova, bensì la riproposizione come berlina della magnifica SUV XC90 che l’anno scorso ha sfiorato la vittoria dopo un eccitante testa a testa con l’Opel Astra. Stesso pianale, stessi motori, stesso tutto: per questo dai giurati avrà pochi voti. La fascinosa Mercedes Classe E è invece più nuova ed è pure ambiziosa, ma al di fuori della Germania rischia di bucare poco. Costa molto e non è abbastanza rivoluzionaria per farsi preferire. Di sicuro faticherà a prendere voti sui mercati latini, ma anche gli inglesi potrebbero rivelarsi reticenti. No, per me è fuori dai giochi.
    Non vedo benissimo nemmeno Nissan Micra e Citroen C3. La Micra non è ancora su strada in troppi Paesi, e questo la rende un oggetto un po’ misterioso. È vero che i giurati hanno potuto provarla, ma sempre in condizioni molto riservate, mai sulle vie di tutti i giorni. L’impatto con l’uso quotidiano è invece molto importante in una valutazione di questo tipo, inoltre il giurato premuroso misura anche l’attenzione dell’uomo della strada. Temo che Nissan pagherà in termini di voti la presentazione nella parte finale dell’anno. La Citroen C3 subirà per contro la concorrenza interna con la Peugeot 3008 e, paradossalmente, i suoi punti forti, quelli che la premieranno sul mercato, valgono poco agli occhi di molti giurati, soprattutto quelli del nord: l’estetica riuscita e l’infotainment a bordo. Il resto della vettura non è altrettanto innovativo e questo le costerà un po’ caro.
    Toyota. La C-HR divide in maniera manichea l’uomo della strada. Ha un’estetica molto caratterizzata che piace da impazzire oppure lascia sgomenti. Questo di solito non è mai un male sul mercato, ma impressiona poco i giurati che guardano più ad altri valori piuttosto che l’estetica. E di valori dentro la C-HR ce ne sono molti, manca però la motorizzazione diesel che, per quanto oggi l’immagine dei propulsori a gasolio sia offuscata al pari dell’olio di palma, continua comunque ad avere numeri che contano molto. Se non mi sbaglio sui giurati (qualcuno negli ultimi tempi è di fresco arrivo e non ho avuto modo di vederlo in azione) questa assenza verrà notata e sottolineata in negativo. Considero la H-CR come mina vagante, anche perché in passato Toyota ha colto successi strepitosi con la prima Yaris e poi con la Prius, ma penso che al massimo salirà sul podio e lì si fermerà sul terzo gradino.
    Sarà allora testa a testa tra Peugeot 3008 e Alfa Romeo Giulia? Penso di sì. La SUV francese ha una gamma di motori al più alto livello e viaggia sull’onda del successo commerciale di questa tipologia di veicoli che però non sono mai riusciti a vincere l’Oscar delle auto, appunto il Car Of The Year. Che cosa può disturbare la 3008 nella sua caccia al titolo? La presenza della Citroen C3 che un po’ di voti glieli ruberà e poco altro. È una candidata fortissima. Se non ce la farà sarà soltanto per colpa della Giulia.
    Dunque l’Alfa Romeo potrebbe spuntarla, anzi, la spunterà. Si tratta di un’auto assolutamente nuova in tutto, con motori aggressivi e una piacevolezza di guida sconvolgente che non passerà inosservata a chi deve votare. In più è di fatto il ritorno in grande stile di un marchio dal blasone lustrissimo e per i giurati latini avrà peso anche la sua linea che sa sedurre chi dà ancora valore allo stile.
    M’immagino quindi un arrivo allo sprint un po’ come successo l’anno scorso, e penso che alla fine la spunterà la Giulia. Ma mentre scrivo i giurati ci stanno ancora pensando e li immagino più che mai combattuti. Il 6 marzo sapremo tutto.

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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

    La disfida dello Scout Speed di Feltre

    24.02.2017 | tag:

    Che le leggi si interpretino non è una novità. Anche perché, va detto, il legislatore ci mette del suo scrivendole, a volte, in maniera davvero poco chiara se non addirittura contraddittoria. Soprattutto quando ne rimanda l’attuazione a norme secondarie, diciamo così.

    Siamo a Feltre, cittadina in provincia di Belluno. Un paio d’anni fa, nel marzo 2015, la Polizia Municipale si è dotata di uno Scout Speed, un apparecchio “per il rilevamento della velocità istantanea dei veicoli, montato su di una normale auto della Polizia Locale, che può essere usato sia con pattuglia in movimento che in stazionamento”, come si legge sulla pagina web della “municipale”.

    Come sempre accade, sono grandinate multe. E non solo per violazione dei limiti di velocità, visto che l’apparecchio può essere utilizzato per interrogare in tempo reale le banche dati ministeriali sulla revisione e sulla copertura assicurativa. E che, quindi, consente di contestare immediatamente tali gravi violazioni. Però, com’è ovvio, è sulla velocità che fioccano i verbali, quasi mille nelle prime settimane di utilizzo.

    Il fatto è che lo Scout Speed, al contrario degli autovelox “fissi”, non è segnalato. Quest’obbligo fu voluto nel 2007 dall’allora ministro dei trasporti Alessandro Bianchi: “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice.  Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del ministro dei trasporti di concerto con il ministro dell’interno” (articolo 142 del Codice della strada).

    E che cosa dice questo decreto? “Tra le altre cose, che le disposizioni (sulla segnalazione delle apparecchiature, ndr) non si applicano per i dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo di veicoli per la misura della velocità in maniera dinamica, ovvero ad inseguimento”. Concetti ribaditi dallo stesso ministero delle Infrastrutture in un parere del 2016 proprio sullo Scout Speed, in cui si precisa che “per modalità dinamica non si deve intendere solo l’inseguimento ma anche le altre modalità di accertamento eseguite con il veicolo pattuglia in movimento, cioè pattuglia a fianco del bersaglio o nel senso di marcia opposto a quello del veicolo controllato.”

    Tutto chiaro? Apparentemente sì. A Feltre no, se è vero che il giudice di pace di Belluno ha accolto il ricorso di un automobilista sulla base proprio della mancata segnalazione: “Non si vede per quale ragione debba essere ammesso, per misurare la velocità, un dispositivo che faccia eccezione a questa regola generale senza che sussistano o siano esplicitate particolari ragioni, del resto non chiarite nemmeno dal ministero delle infrastrutture il quale si è limitato, apoditticamente, a dichiararne la piena legittimità. In realtà”, prosegue il giudice di pace di Belluno, “se l’utilizzo di tale strumento è quello oggetto di esame, lo stesso non può dirsi in armonia con la disciplina normativa generale del Codice della strada”.

    Insomma, secondo il magistrato onorario, il decreto interministeriale, cui la legge ha demandato la disciplina della regola generale di segnalazione delle apparecchiature, non ha alcun valore. Non solo. L'utilizzo dello Scout Speed in modalità dinamica "non risponde né alla ratio originaria del decreto ministeriale del 2007 né alla funzione preliminare di prevenzione che deve avere, prima di quella repressiva, l’attività accertativa degli organi di polizia impegnati sulle strade”. Come dire che se lo Scout Speed fosse stato segnalato, l’automobilista non avrebbe commesso la violazione, con ciò realizzando pienamente la funzione di prevenzione a cui dovrebbero attenersi, in via preliminare, gli agenti di polizia…

    Considerazioni certamente interessanti dal punto di vista filosofico, abbastanza ardite da altri punti di vista. Tant'è che il comune di Feltre ha deciso di presentare appello. A maggio il verdetto.

    p.s. Piuttosto, il “vulnus” dello Scout Speed sta, a mio avviso, nel sistematico utilizzo senza contestazione immediata che ne fanno alcuni comandi di polizia. Il fatto che i “vigili” siano a bordo dell’auto su cui è installato l’apparecchio dovrebbe consentire loro, nella maggior parte dei casi, di contestare immediatamente l’infrazione al trasgressore. Non è ammissibile, invece, utilizzarlo sistematicamente per fare le multe “a strascico”, come si dice, cioè senza preoccuparsi di mettere il verbale nelle mani del trasgressore. Troppo comodo.