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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

    Configurare è un'arte

    29.01.2016 | tag:

    Alzi la mano chi non si è mai perso negli incantevoli meandri dei configuratori online, anche solo per puro cazzeggio. L'attività di mettere insieme talvolta improbabili combinazioni, spesso costosissime, se la gioca alla pari con la consultazione compulsiva degli annunci di auto esotiche usate. Roba da malati di macchine, ma so che qui trovo terreno fertile, gente che (mi) capisce. Potete confessare liberamente, qui nessuno vi giudicherà.

    Quando poi si tratta di ordinare la macchina nuova, però, come agite? Io non ho mai compreso del tutto quelli che acquistano la macchina "in pronta consegna", così come l'ha scelta qualcun altro, se non per un fatto di pura necessità contingente (tempo e/o denaro, per intenderci).

    Un po' per l'entità dell'esborso, che è sempre impegnativo, e un po' per il fatto che non si cambia auto ogni due per tre, la configurazione della propria macchina dovrebbe essere sempre qualcosa di molto personale, individuale, tarato sui gusti e sulle preferenze di chi poi quell'automobile la dovrà usare per anni.

    E non è solo un fatto di piacere personale: chi sa di tenere la macchina per tanto tempo e di usarla tutti i giorni dovrebbe preoccuparsi anche di sceglierla a prova di futuro, cioè con quelle dotazioni che dovrebbero garantire un domani sia un utilizzo di durevole soddisfazione sia una maggior appetibilità sul mercato dell'usato. Il prezzo inevitabilmente sale, ma come dice un mio amico, "meglio soffrire un giorno - quando la si paga - e godere tutti gli altri"...

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Via Mazzocchi 2.0 | il blog del direttore Carlo Cavicchi

    Dopo Lancia anche Chrysler: amputare per vivere più sani

    30.03.2017 | tag:

    Le ultime Lancia arrivate sul mercato erano delle Chrysler rimarchiate perché nell’accordo con il presidente degli Stati Uniti Obama c’era scritto che se si fossero vendute oltre oceano un tot di vetture Chrysler (quindi a sostegno dell’industria locale) il prezzo da pagare da parte di Fiat avrebbe avuto un 5% di sconto. Un vero affare, e questo ha spiegato la mossa che il popolo dei lancisti ha capito ben poco, ma che ci stava nell’ottica di una acquisizione che avrebbe potuto rimediare i destini (e così peraltro è successo) di due grandi aziende, una in Italia e una negli States.
    Curiosamente però proprio i due marchi che si sono combinati vivono oggi con prospettive molto cupe. Di Lancia si è già detto e scritto molto: al di là dei numeri sempre sorprendenti sul mercato italiano dove un solo modello raggiunge quote di mercato da grande marchio generalista estero – in febbraio 7 mila auto per Lancia contro 6 mila Nissan e 5 mila Hyundai, tanto per dare dei numeri indicativi – è chiaro che il futuro è fosco per non dire senza speranza. Ma anche Chrysler non è che stia proprio bene.
    Il glorioso brand a stelle a strisce nel 2016 ha avuto un crollo vertiginoso che si sintetizza in un -25%, peggior performance tra i primi 75 marchi auto nel mondo. In linea peraltro con il piano comunicato a suo tempo da Marchionne. Il canadese aveva chiarito che tutti gli sforzi si sarebbero concentrati su Jeep e Ram con numeri marginali per Dodge e Chrysler, così come Fiat e Alfa Romeo sarebbero stati al centro delle attività sulla sponda europea.
    Fa comunque impressione leggere che tanti analisti danno ormai per spacciata anche la Chrysler, secondo tanti avviata alla sparizione dal mercato nel giro di 5 anni.
    Vale per l’industria la regola della medicina: per salvare la vita a un individuo a volte è necessario amputare qualche arto e impedire la cancrena. Il risanamento di FCA è cosa ormai alla luce del sole e l’uomo col maglione può andare fiero dell’impresa: aveva detto che entro il 2018 (anno previsto per il suo addio) FCA avrebbe raggiunto 9 miliardi di utile operativo, 5 miliardi di utile netto e 5 miliardi di cassa, e tutto si sta confermando – incredibilmente, soprattutto per i più scettici –assicurando contorni da leggenda al progetto iniziale.
    Resta comunque un po’ di sgomento in chi, come il sottoscritto, è nato quando le vetture non avevano nemmeno i freni a disco e l’iniezione era intramuscolare o al massimo endovenosa. La Lancia ha più di 110 anni sulle spalle e la Chrysler più di 90: un tempo erano dei punti fissi nel firmamento automotive. Scoprirle adesso stelle cadenti, al di là di tutte le logiche industriali perfettamente comprensibili, mette tanta tristezza.

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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

    La disfida dello Scout Speed di Feltre

    24.02.2017 | tag:

    Che le leggi si interpretino non è una novità. Anche perché, va detto, il legislatore ci mette del suo scrivendole, a volte, in maniera davvero poco chiara se non addirittura contraddittoria. Soprattutto quando ne rimanda l’attuazione a norme secondarie, diciamo così.

    Siamo a Feltre, cittadina in provincia di Belluno. Un paio d’anni fa, nel marzo 2015, la Polizia Municipale si è dotata di uno Scout Speed, un apparecchio “per il rilevamento della velocità istantanea dei veicoli, montato su di una normale auto della Polizia Locale, che può essere usato sia con pattuglia in movimento che in stazionamento”, come si legge sulla pagina web della “municipale”.

    Come sempre accade, sono grandinate multe. E non solo per violazione dei limiti di velocità, visto che l’apparecchio può essere utilizzato per interrogare in tempo reale le banche dati ministeriali sulla revisione e sulla copertura assicurativa. E che, quindi, consente di contestare immediatamente tali gravi violazioni. Però, com’è ovvio, è sulla velocità che fioccano i verbali, quasi mille nelle prime settimane di utilizzo.

    Il fatto è che lo Scout Speed, al contrario degli autovelox “fissi”, non è segnalato. Quest’obbligo fu voluto nel 2007 dall’allora ministro dei trasporti Alessandro Bianchi: “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice.  Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del ministro dei trasporti di concerto con il ministro dell’interno” (articolo 142 del Codice della strada).

    E che cosa dice questo decreto? “Tra le altre cose, che le disposizioni (sulla segnalazione delle apparecchiature, ndr) non si applicano per i dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo di veicoli per la misura della velocità in maniera dinamica, ovvero ad inseguimento”. Concetti ribaditi dallo stesso ministero delle Infrastrutture in un parere del 2016 proprio sullo Scout Speed, in cui si precisa che “per modalità dinamica non si deve intendere solo l’inseguimento ma anche le altre modalità di accertamento eseguite con il veicolo pattuglia in movimento, cioè pattuglia a fianco del bersaglio o nel senso di marcia opposto a quello del veicolo controllato.”

    Tutto chiaro? Apparentemente sì. A Feltre no, se è vero che il giudice di pace di Belluno ha accolto il ricorso di un automobilista sulla base proprio della mancata segnalazione: “Non si vede per quale ragione debba essere ammesso, per misurare la velocità, un dispositivo che faccia eccezione a questa regola generale senza che sussistano o siano esplicitate particolari ragioni, del resto non chiarite nemmeno dal ministero delle infrastrutture il quale si è limitato, apoditticamente, a dichiararne la piena legittimità. In realtà”, prosegue il giudice di pace di Belluno, “se l’utilizzo di tale strumento è quello oggetto di esame, lo stesso non può dirsi in armonia con la disciplina normativa generale del Codice della strada”.

    Insomma, secondo il magistrato onorario, il decreto interministeriale, cui la legge ha demandato la disciplina della regola generale di segnalazione delle apparecchiature, non ha alcun valore. Non solo. L'utilizzo dello Scout Speed in modalità dinamica "non risponde né alla ratio originaria del decreto ministeriale del 2007 né alla funzione preliminare di prevenzione che deve avere, prima di quella repressiva, l’attività accertativa degli organi di polizia impegnati sulle strade”. Come dire che se lo Scout Speed fosse stato segnalato, l’automobilista non avrebbe commesso la violazione, con ciò realizzando pienamente la funzione di prevenzione a cui dovrebbero attenersi, in via preliminare, gli agenti di polizia…

    Considerazioni certamente interessanti dal punto di vista filosofico, abbastanza ardite da altri punti di vista. Tant'è che il comune di Feltre ha deciso di presentare appello. A maggio il verdetto.

    p.s. Piuttosto, il “vulnus” dello Scout Speed sta, a mio avviso, nel sistematico utilizzo senza contestazione immediata che ne fanno alcuni comandi di polizia. Il fatto che i “vigili” siano a bordo dell’auto su cui è installato l’apparecchio dovrebbe consentire loro, nella maggior parte dei casi, di contestare immediatamente l’infrazione al trasgressore. Non è ammissibile, invece, utilizzarlo sistematicamente per fare le multe “a strascico”, come si dice, cioè senza preoccuparsi di mettere il verbale nelle mani del trasgressore. Troppo comodo.