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AutoDifesa | il blog di Mario Rossi

    Sono più di 2 milioni le scatole nere installate in Italia, ben 800 mila in più rispetto a fine 2012. La notizia è sorprendente perché questa crescita, ancorché (moderatamente) incentivata a livello tariffario, è avvenuta spontaneamente, a dispetto di chi non perde occasione per dire che tutti i dati rilevati dalla black box possono, all'occorrenza, essere utilizzati contro di te.

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    «Entro gennaio porterò in Consiglio dei ministri un pacchetto di norme sulla giustizia che conterrà anche l'introduzione del reato di omicidio stradale». Era l'1 gennaio quando il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, in un'intervista al Tg5 fece l'annuncio. Oggi è il 31 gennaio, stamattina si è svolto il tradizionale consiglio dei ministri del venerdì, l'ultimo di gennaio, ma dell'omicidio stradale si non si sa nulla.

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    I bene informati dicono che c’è lo zampino della lobby dei medici, ai quali la nuova procedura telematica di rinnovo delle patenti prevista dall’ultima riforma del codice della strada, la legge 120 del 2010, finalmente operativa dal 9 gennaio scorso, non è andata giù.

    E in effetti, le motivazioni che hanno spinto la “Conferenza delle regioni e delle province autonome” a chiedere la proroga di un anno delle vecchie procedure (dopo che quella nuova è già entrata in vigore e dopo che lo stesso "sinedrio" delle autonomie e il ministero della salute avevano concesso, bontà loro, il preliminare e necessario via libera) non lasciano spazio a dubbi: “ulteriore burocratizzazione delle procedure, attribuendo al medico/commissione atti meramente amministrativi, come ad esempio riportare i codici a barre dei bollettini versati dall’utenza”.

    Poveri medici, "costretti" a collegarsi alla banca dati del ministero; costretti a comunicare in tempo reale la conferma di validità all’Archivio nazionale degli abilitati alla guida; costretti a inserire nella maschera informatica l’esito della visita e il codice a barre dei bollettini postali; costretti a fare una scansione della fotografia del "candidato"; costretti a maneggiare tastiera e mouse; costretti a dare un comando di invio dati e un comando di stampa della dichiarazione di avvenuta conferma che autorizza il "candidato" a guidare in attesa della consegna della nuova patente. Come se, invece, la compilazione a mano di moduli e scartoffie non fossero atti meramente amministrativi...

    E povere Asl, costrette ad acquistare un Pc e uno scanner da poche centinaia di euro (ma non dovrebbero averne in abbondanza dopo che sono trascorsi oltre 30 anni dall'inizio della rivoluzione informatica?) e a mandare in soffitta, anzi al macero, scartoffie non più presentabili in un paese appena appena decente.

    Se l’emendamento proposto dalle regioni sarà approvato dal parlamento, la vecchia, arcaica, procedura di rinnovo delle patenti, che tra l’altro dovrebbe definitivamente scomparire domani, ultimo dei 20 giorni di tolleranza concessi dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tornerà in pista. Almeno per un anno, poi si vedrà.

    Non so a voi, ma a me cadono le braccia (per non dire altro). Si riuscirà mai a modernizzare la pubblica amministrazione? Si riuscirà mai a semplificare la vita dei cittadini? Si riuscirà mai a scardinare prassi, consuetudini, procedure non più compatibili con la realtà delle cose? Si riuscirà mai a diventare un paese normale?

    Ne abbiamo parlato su Quattroruote di dicembre, citando il caso di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, il cui sindaco, alle prese con ingiustificate (secondo lui) richieste di risarcimento, ha firmato un'ordinanza affatto singolare: "Viste le incessanti e dubbie richieste di risarcimento danni che giungono anche a distanza di anni, si dispone che sia installato all'ingresso di Pignataro Maggiore il segnale di prescrizione massima di velocità di 20 km/h con un pannello indicativo riportante la scritta "Attenzione strade dissestate piene di insidie e trabochetti".

    A Rovigo, invece, i residenti di un quartiere residenziale a due passi dal centro si sarebbero resi "disponibili a comprare di tasca loro alcuni velobox da installare lungo la via (Viale Trieste, una strada con il limite di velocità a 30 km/h che, evidentemente, in pochi rispettano, ndr). La richiesta di riduzione della velocità", scrive rovigooggi.it, "è finalizzata per ridurre le scosse che le abitazioni subiscono ad ogni passaggio di automobili o camion a causa delle buche".

    Insomma, il ragionamento è più o meno questo: visto che le buche ci sono (ed, evidentemente, non si vogliono eliminare), si abbassano i limiti di velocità in maniera da evitare che qualcuno, finendoci dentro, possa, danneggiando la macchina, chiedere i danni al comune oppure far tremare gli edifici vicini. E poi si installa anche l'autovelox, in modo da essere sicuri che chi passa vada a passo d'uomo o, in caso contrario, incassare senza fatica un po' di soldi.

    A Fizzonasco, frazione di Pieve Emanuele, a un paio di chilometri dalla redazione di Quattroruote, dove il problema delle buche è "endemico", il comune ha installato, almeno un anno e mezzo fa, forse da più tempo, un cartello malfermo, appoggiato a terra e fissato a un palo con un fil di ferro arrugginito, sul quale si legge: "Attenzione, manto stradale dissestato - Ridurre la velocità". Altro che dissestato, le buche, su quel tratto di strada, sono sempre più grandi e profonde, dei veri e propri crateri. Lì, però, il limite di velocità non è stato abbassato, ci si "limita" ad avvisare chi passa minimizzando il problema... Un rimedio creativo come a Pignataro Maggiore e a Rovigo. Ma le buche restano. Anzi, dopo le piogge si ingrandiscono. E i pericoli aumentano.

    E dalle vostre parti a buche come state? Rimedi creativi anche lì?

    P.S. A proposito di Pieve Emanuele, qualche giorno fa è stato arrestato l'ex comandante della polizia locale Tiziano Boselli, accusato dalla procura di Milano di falso, truffa e frode informatica. Secondo l'accusa, l'ineffabile poliziotto chiamava nel suo ufficio gli automobilisti che avevano preso una multa (anche nel tratto di strada-gruviera dove ogni tanto la polizia locale fa una retata di auto in divieto di sosta) trattenendo per sé i soldi e cancellando le violazioni dal sistema informatico del comune. Pare che rilasciasse anche una regolare ricevuta...

    Di abolizione del Pra, di unificazione degli archivi automobilistici, si parla da tempo immemorabile. E sono innumerevoli i tentativi di semplificare quest'unicum tutto italiano: l'Archivio nazionale veicoli della motorizzazione civile da una parte, il Pubblico registro automobilistico dell'Aci dall'altra.

    Stavolta, però, si tratta di qualcosa di più di un tentativo. E non per il famoso "emendamento Rosato" alla legge di stabilità, quello che obbligherebbe (uso volutamente il condizionale) il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ad adottare "misure volte all'unificazione in un unico archivio telematico nazionale dei dati concernenti la proprietà e le caratteristiche tecniche dei veicoli attualmente inseriti nel pubblico registro automobilistico e nell'archivio nazionale dei veicoli".

    Quell'emendamento, infatti, prevede, come strumento attuativo di questo obiettivo, dei provvedimenti di natura regolamentare, che, come ha giustamente osservato Maurizio Caprino sul Sole24Ore, non si vede come possano modificare norme di rango superiore, cioè le leggi che disciplinano la materia: il codice della strada e il regio decreto del 1927 che ha istituito il Pra.

    Un modo per annunciare e non fare? Forse.

    Tuttavia la stessa riforma è all'ordine del giorno del Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, ex direttore del Dipartimento finanza pubblica del Fondo monetario internazionale, nominato alla delicata funzione il 23 ottobre scorso dal ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni.

    L'attività di Cottarelli è appena iniziata e nel mirino c'è anche la "riforma motorizzazione civile-Aci", come ha scritto lo stesso commissario nel suo programma di lavoro. Non solo. Il gruppo dedicato al settore Infrastrutture e trasporti che si occuperà (anche) della questione ha già iniziato a riunirsi e a febbraio dovrebbe arrivare una sintesi della prima ricognizione sulle cose da fare.

    Si vedrà se tutto ciò si tradurrà in pratica, ma, vi confesso, sono pessimista: con riferimento alla cosiddetta spending review, infatti, la legge di stabilità appena approvata non prevede (casualmente?) alcun risparmio di spesa per il 2014.

    Chiudo citando lo stesso Cottarelli: "L’obiettivo di una spending review", disse a ottobre l'ex dirigente dell'Fmi subito dopo la sua nomina, "non è soltanto il riordino della spesa pubblica ma anche il miglioramento della qualità dei servizi offerti ai cittadini. Occorrerà del tempo per raggiungere questi obiettivi ma è importante procedere rapidamente sulla strada già avviata e ottenere risultati visibili fin dall’inizio".

    Insomma, bisogna fare presto ma serve tempo. Chissà perché tutto ciò mi ricorda le "convergenze parallele"...

    Ieri il sottosegretario alle Infrastrutture, Rocco Girlanda, rispondendo a un'interrogazione di Paolo Coppola, deputato del Pd, ha dichiarato che dall'introduzione della patente a punti ai conducenti stranieri sono state comminate 6.107 inibizioni. E che "il 9 dicembre scorso i conducenti con patente straniera inibiti alla guida in Italia erano 360".

    Significa che dall'estate 2003 a oggi 6.107 persone di nazionalità straniera hanno commesso violazioni che prevedono perdita di punteggio per almeno 20 punti (nel caso degli stranieri i punti si cumulano) e nei cui confronti, pertanto, è stato emesso il provvedimento prefettizio di inibizione, cioè il divieto di guidare in Italia.

    Tanti? Pochi? Non lo so. Però, chissà perché, ero convinto che fossero di meno vista la leggenda che vuole gli stranieri, soprattutto se conducenti non professionali, "immuni" dalle multe da quando il grosso delle violazioni viene accertato mediante apparecchiature elettroniche, violazioni che i comandi di polizia, chissà perché, non riescono a notificare all'estero (o non vogliono?).

    Sul fronte delle notifiche oltrefrontiera, però, le cose dovrebbero migliorare con l'introduzione della cosiddetta "multa europea", la direttiva n° 2011/82 del 25 ottobre 2011 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea L288 del 5 novembre 2011), finalizzata ad agevolare lo scambio transfrontaliero delle informazioni in materia di sicurezza stradale.

    La norma prevede che per le otto violazioni considerate più pericolose (eccesso di velocità, mancato uso della cintura di sicurezza, mancato arresto davanti a un semaforo rosso, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, mancato uso del casco, utilizzo di una corsia vietata, uso di cellulare durante la guida) le autorità nazionali possano facilmente accedere ai dati dei veicoli e dei loro proprietari in tutti i paesi dell'Unione.

    La direttiva avrebbe dovuto essere recepita entro il 7 novembre 2013. Inutile dire che Roma ha mancato l'obiettivo. Il parlamento, però, per evitare gli strali di Bruxelles, ha abilmente scansato il problema: con la legge n. 96 del 6 agosto 2013 (“legge di delegazione europea 2013”), entrata in vigore il 4 settembre 2013, ha delegato il governo ad adottare i decreti legislativi per recepire alcune direttive comunitarie, compresa la 2011/82. Insomma, ha trasferito il problema da Montecitorio all'adiacente Palazzo Chigi.

    I tempi? Si prevedono lunghi. Entro il 7 novembre 2016, però, la commissione europea dovrà presentare una relazione sull’applicazione della direttiva, con eventuali proposte sulla possibilità di armonizzare i codici della strada dei vari Stati membri e di definire norme comuni per le apparecchiature automatiche di controllo. Ce la farà l'Italia a fornire dati?

    Sono passate alla storia della distribuzione automobilistica italiana per aver preso, nel giugno 2010, la più alta sanzione mai comminata a un dealer dall’Autorità garante del mercato, la cifra “monstre” di 420 mila euro. Il motivo? “Aver commercializzato, dal 21 settembre 2007 e almeno sino al mese di ottobre 2008, numerose autovetture usate (oltre cinquanta, secondo l'indagine della Polizia Stradale, ndr) che indicavano nel quadro strumenti un chilometraggio inferiore rispetto a quello effettivo” (Bollettino Antitrust Anno XX – Numero 22 del 21 giugno 2010).

    E poi, nell’ottobre 2012, altri 80 mila euro per non aver fatto pubblicare sul quotidiano La Nazione l’estratto della delibera di condanna del Garante, come la stessa Agcm aveva "ordinato". Mezzo milione tondo tondo. Per non parlare del processo per frode in commercio… Nel mirino di polizia, magistratura e antitrust la Bettini Automobili e la English car, due società fiorentine di proprietà della stessa famiglia, “attive nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di autoveicoli nuovi e usati”.

    Nel frattempo parecchia acqua è passata sotto il Ponte Vecchio. Ma la triplice mazzata, una del tribunale e due del garante, sembra essere servita. Alcuni giorni fa sul quotidiano fiorentino La Nazione è comparsa una singolare pagina a colori: “La Bettini Automobili si sta organizzando per non offrire più auto usate, ma auto targate a zero sorprese con dichiarazione di conformità secondo la norma UNC DOC 01 emessa da Unione nazionale consumatori”. Firmato: Gino Bettini.

    Insomma, un’inversione a U, anzi, una conversione: un’adesione dichiarata, esplicita (anche se, forse, un po' criptica, visto che il concetto di "auto targata a sorprese zero" non è ancora così compreso e diffuso), ai principi del codice del consumo. E un'alleanza con l’associazione di consumatori più attiva, in questo momento, nella difesa degli automobilisti. Tanta roba, insomma.

    Il tempo e i clienti di Bettini diranno se di vera conversione si tratta, visto che la società ancora “si sta organizzando”. Però questa storia merita attenzione. Sia per la vicenda in sé, ovviamente; sia perché mostra come il Codice del consumo stia cambiando (anche) il mondo della distribuzione automobilistica: come scrive lo stesso Bettini, “la differenza tra un cattivo e un buon acquisto non la fa cosa compri, ma da chi lo compri”.

    Mi piace ricordare, a questo proposito, una "vecchia" massima di Raffaele Caracciolo, responsabile auto dell’Unc: “il miglior modo che un dealer ha di proteggersi è proteggere il proprio cliente”. Mai come nella vicenda della Bettini Automobili è stato vero.

    Mercoledì scorso ho assistito a quella che credevo sarebbe stata l'ultima udienza del cosiddetto processo ai "furbetti del semaforino" di Segrate. Oddio, a dire la verità già il 16 ottobre, dopo aver ascoltato la requisitoria del pubblico ministero Alfredo Robledo, avevo creduto che il sipario sul primo grado di giudizio sarebbe calato nel giro di due o tre settimane, il tempo di sentire le repliche degli avvocati della difesa...

    E invece per arrivare a sentenza bisognerà aspettare, salvo sorprese, almeno il 13 gennaio 2014. Per carità, come diceva la mia professoressa di latino al liceo: se per pronunciare una sentenza giusta ci vuole tempo che si prenda tempo. Temo però che qui il tempo, più che necessario, sia perso. O, quantomeno, male utilizzato.

    Faccio una necessaria premessa: non conosco il carico che grava sul tribunale di Milano, non so se l'organico è sufficiente, non conosco il calendario dei processi in corso né l'agenda di magistrati e avvocati; però qualcosa che non va ci deve essere se un procedimento incardinato nel 2007 si concluderà oltre sei anni dopo. Solo per il primo grado di giudizio... E solo, si fa per dire, per una gara “truccata”, perché di questo alla fine si tratta.

    Riassumo, con le necessarie semplificazioni, i fatti:

    - luglio 2007: l'avvocata Francesca Fuso, del foro di Milano, presenta un esposto in procura nel quale vengono "ipotizzate una serie d'irregolarità connesse a una gara indetta dal Comune per la fornitura di apparecchiature per la rilevazione di violazioni semaforiche";

    - 11 ottobre 2007: la Guardia di Finanza sequestra i T-Red di Segrate, computer e documenti della Citiesse, la società che distribuiva i T-Red, e della Scae, la ditta che si era aggiudicata l'appalto del comune lombardo;

    - 23 maggio 2011: prima udienza davanti al Giudice dell'udienza preliminare;

    - 27 gennaio 2012: settima e ultima udienza del Gup e rinvio a giudizio degli imputati;

    - 2 aprile 2012: prima udienza del processo;

    - 27 novembre 2012: ventunesima (e ultima, forse) udienza del processo;

    - 13 gennaio 2014: sentenza

    Insomma, dopo quasi quattro anni di indagini (ma l'inchiesta, va detto, all'inizio era molto vasta), ci sono voluti otto mesi per sette udienze preliminari e altri dieci per 21 udienze in tribunale, dove, finalmente, si è andati piuttosto spediti. A gennaio, dopo sei anni e tre mesi dalla notizia-bomba del sequestro dei T-Red, avremo in mano una prima verità giudiziaria.

    Nel frattempo gli imputati, alcuni dei quali sono stati anche in galera, sono rimasti sulla graticola e sotto i riflettori per più di sei anni. E anche se gli automobilisti la loro personalissima sentenza l’hanno già emessa (e come dar loro torto visto l’uso disinvolto, diciamo così, che di queste apparecchiature è stato fatto, e non solo a Segrate ma in mezza Italia) tutto ciò non è bello. Io non so se gli imputati saranno giudicati colpevoli o innocenti, lo vedremo a gennaio. La giustizia, però, è un'altra cosa.

    Non capisco perché, quando si è fotografati da un autovelox o da un T-Red, il fotogramma non venga allegato al verbale. E' vero, c'è una legge che lo vieta (a mio avviso inspiegabilmente), ma così facendo qualcuno ci lucra sopra ("Vuoi la foto? Paga 9 euro. E vieni di persona a ritirarla"), come a Garlasco, in provincia di Pavia (ma chissà quanti altri comuni fanno lo stesso).

    Molte altre amministrazioni, invece, non fanno pagare nulla e anzi, bontà loro, caricano la foto su un'apposita sezione del sito internet del comune o della polizia locale. Un bel vantaggio per il malcapitato, che magari abita lontano. Peccato, però, che sia possibile visualizzare la foto indicando semplicemente il numero di verbale. E in questi casi non si capisce perché allegare il fotogramma a una busta verde sia una violazione della privacy e invece renderla disponibile a chiunque sul sito non lo sia.

    Giampiero Guarnerio, commercialista di Milano, ha segnalato l'anomalia (in realtà è una vera e propria violazione della legge sulla protezione dei dati personali) all'autorità garante. E l'Authority, dopo aver verificato che effettivamente chiunque, in possesso dei dati riportati sul verbale, può visionare la foto di una violazione, ha scritto al comune (di Pavia, in quel caso) per:

    1. ricordare che "l'accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni" deve essere consentito solo mediante carta d'identità elettronica oppure con strumenti alternativi ma che consentano "l'individuazione del soggetto che richiede il servizio"; 2. invitare la stessa amministrazione "a voler comunicare entro e non oltre il 30 novembre 2012 le iniziative assunte, o che si intende assumere, per garantire l'osservanza delle disposizioni citate".

    Inutile dire che, dopo un anno, non è successo nulla. Ancora oggi chiunque, avendo un verbale sottomano, può vedere la foto della violazione. Esattamente come se quella foto fosse allegata al verbale. In barba alla legge sulla privacy. Ma, allora, se alla fine non vi è alcuna differenza tra una foto allegata al verbale, visibile da chiunque (si fa per dire), e una consultabile online da chiunque (si fa per dire), perché continuiamo a prenderci in giro? Alleghiamo la foto al verbale e non parliamone più. Almeno i comuni (alcuni) smetterebbero di farci la cresta...

    Sarò ingenuo, ma ancora mi stupisco quando una pubblica amministrazione o delle persone in divisa fanno i furbi. Certo, siamo in Italia, il paese dove le cose non sono mai chiare e univoche, dove le norme si interpretano sempre e, quindi, dove i margini di discrezione sono alti. Però non fare lo sconto sulle multe per divieto di sosta fa veramente infuriare. E fa infuriare vedere che si insiste anche dopo che qualcuno più in alto di te ha detto "guarda che si deve fare".

    Il divieto di sosta è un accertamento particolare: c'è il veicolo ma non il trasgressore. In quei casi l'agente lascia sul parabrezza della macchina il cosiddetto preavviso, una specie di verbale assolutamente informale con allegato un bollettino di conto corrente che permette di pagare, in genere entro qualche giorno, solo l'importo della sanzione, senza spese di accertamento e notifica. Con vantaggio per tutti: per l'amministrazione, che risparmia una visura e una notifica e che incassa subito; e per il trasgressore, che può pagare solo l'importo della sanzione senza spese.

    Il fatto è che questa procedura non è prevista dal codice della strada, che del preavviso non parla mai. Sicché fin dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto lo sconto, che fa esplicitamente e unicamente riferimento al verbale, si è posto il problema di che fare con i preavvisi per divieto di sosta. Gli azzeccagarbugli hanno cominciato a discettare attorno alla questione concludendo che, in punta di diritto, lo sconto non doveva essere applicato, proprio perché la legge parla di verbale, il preavviso non è un verbale e quindi lo sconto non è applicabile.

    Le persone normali e di buon senso, invece, non si sono poste il problema, semplicemente perché lo spirito della legge era (ed è) quello di ridurre l'importo della sanzione per chi sceglie di pagare entro cinque giorni. E tale sconto, ovviamente, va fatto in tutti i casi: a chi si vede contestare una multa su strada, a chi se la vede recapitare a casa e a chi trova il preavviso sul parabrezza.

    A Torino, per esempio, il 20 agosto, il giorno prima dell'entrata in vigore della nuova legge, il comando di polizia municipale diffuse una circolare tra tutti i suoi agenti nella quale si affermava chiaramente che "i pagamenti relativi ai preavvisi di sosta dovranno essere accettati nei modi, nei termini e per l’importo ridotto del 30%".

    In Italia, però, si sa, qualcuno è sempre più furbo degli altri. A Firenze, per esempio, città che tra le altre cose si distingue per l'utilizzo automatico, in barba alla legge, degli autovelox in città, decisero per l'interpretazione più svantaggiosa per il trasgressore: il preavviso non è un verbale, lo sconto non s'ha da fare. Però, bontà loro, il 30 agosto scrissero al ministero dell'Interno per avere lumi sulla questione, ovvia per tutti gli altri comandi d'Italia.

    Il 7 ottobre scorso il Viminale, dopo aver sottolineato che nelle procedure operative sui preavvisi ciascun comando è autonomo, ha risposto che "esigenze di applicazione del procedimento e di equità sostanziale portano a valutare l'opportunità di accordare il beneficio anche durante il tempo in cui il trasgressore può pagare in modo bonario, dopo la redazione del preavviso di accertamento e prima dell'invio del verbale"; e che "tale scelta appare più coerente con lo spirito della nuova disposizione"; e che tale scopo "appare ugualmente evidente anche nella fase antecedente alla notificazione del verbale stesso".

    La comandante Antonella Manzione ha dovuto abbozzare, ma il boccone non deve esserle andato giù. "Ora lo sconto si può ottenere anche presentandosi con il foglio rosa (il preavviso, ndr). Ma consiglio comunque tutti i cittadini che dovessero trovarlo sul tergicristallo, prima di andare a pagare, di farsi contestare la multa da un vigile anche trovato per strada, oppure di rivolgersi al Nucleo operativo verbali e notifiche, in via delle Cascine 9. Solo così, con in mano il foglio di contestazione, un verbale ufficiale, nessuno potrà mai sollevare eccezioni sul termine dei cinque giorni" (La Nazione, 16 ottobre 2016).

    Insomma, la polizia municipale di Firenze, vuole a tutti i costi mettere in difficoltà i cittadini (e i concittadini). Non solo non ti scrivo l'importo scontato sul preavviso, ma ti induco, con la minaccia di un possibile errore che ti costerebbe parecchio caro, a cercare un vigile o ad andare al comando. Inutile dire che tutto ciò forse non è illegittimo ma è indiscutibilmente vessatorio. Classico esempio di pubblica amministrazione al servizio dei cittadini...

    Comandanti così bisognerebbe rottamarli. Come dite? Che ci vorrebbe un sindaco rottamatore?