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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

    Questa notte, l'avrete sicuramente vista, è stata presentata alla stampa la nuova Mazda MX-5, "l'iconica roadster giapponese". Alt! Iconica? Sì, iconica. Ok, magari talvolta le parole le usiamo un po' così, estendendo e piegando il significato originale per farlo meglio aderire a quello che vogliamo trasmettere, eppure per certe automobili viene naturale promuoverle a un livello superiore, quello di icona, quasi fossero la rappresentazione in forma automobilistica di un'epoca, di un fenomeno, di un concetto. Forse - e anche senza forse - si potrebbe persino fare l'elenco di ciò che rende iconica un'auto: se ne avete voglia, possiamo farlo assieme. Intanto, mi sono divertito a fare la lista delle dieci auto più iconiche di sempre: vediamo se siete d'accordo con me, oppure (come spero) no. Non è una classifica, le ho scritte così come mi sono venute in mente: secondo voi c'è qualcosa che le accomuna? E vi avverto: ne ho lasciata fuori (di proposito) qualcuna... Vediamo se le citate voi.

    1. Il pulmino Volkswagen
    2. La 911
    3. Il Maggiolino
    4. La Mazda MX-5
    5. La Golf
    6. La 2CV
    7. La 500
    8. La Mini
    9. La Mustang
    10. La Corvette

    Sono appena tornato da un workshop organizzato dall'Audi sui suoi motori TDI, che proprio quest'anno celebrano il venticinquesimo anniversario dalla loro introduzione (sull'Audi 100 TDI del 1989, per l'esattezza). Ha aperto i lavori Ulrich Weiss, il capo dello sviluppo dei motori diesel, che ha subito iniziato a snocciolare numeri impressionanti: "Oggi - ha riportato Weiss durante il suo intervento - circola un miliardo di veicoli, del quale 750 milioni sono automobili. Entro il 2030 - riportando le stime della Vda, l'associazione tedesca dei costruttori d'auto - con l'aumento dell'urbanizzazione si stima che circoleranno circa tre miliardi di veicoli". Non avrà un tantino esagerato? Alla nostra osservazione, Weiss ha risposto che "C’è un margine di oscillazione, ma presumiamo che i tre miliardi siano un ordine di grandezza plausibile. L’Europa, più o meno, è un mercato saturo, ma i mercati asiatici e soprattutto quelli dell’America Latina sono in crescita".

    Sempre nel 2030, ci dice Weiss, circa il 40% dei veicoli circolanti sarà elettrico o ibrido. L'80% dei motori in circolazione pertanto sarà ancora a combustione interna. E sarà proprio dallo sviluppo e dal miglioramento dei propulsori tradizionali che si potrà operare un abbattimento della CO2 nell'ordine del 50% rispetto a oggi. Ed ecco che entra in gioco il motore diesel: "La convinzione dell'Audi - ha affermato Ulrich Weiss ai nostri microfoni - è che il motore diesel avrà un ruolo molto importante, perché sul piano termodinamico è il motore più efficiente che ci sia. E per poter abbassare i valori di CO2 della propria flotta circolante, si dovranno avere quote di diesel nell’ordine delle due cifre praticamente su tutti i mercati. Ovviamente a tappe e con differenziazioni per quanto riguarda lo sviluppo, ma certamente i veicoli a gasolio dovranno essere diffusi su scala mondiale".

    E come saranno i diesel del futuro? Un assaggio l'abbiamo avuto con i due prototipi equipaggiati con il turbo elettrico, che arriveranno relativamente a breve, ma Weiss guarda oltre: "Sarà decisivo perseguire il concetto di “rightsizing”, cioè il dimensionamento del motore giusto per ogni tipo di veicolo. Ecco perché siamo convinti che sia i motori V6 sia i V8 abbiano un futuro accanto al classico quattro cilindri. È difficile fare delle previsioni precise, ma sono sicuro che nel 2020-2030 il V6 TDI sarà certamente un motore ibridizzato".
    All'Audi, dunque, credono fermamente nelle potenzialità dei motori diesel. E i fatti, dalle vendite ai successi nel motorsport, sembrano dare loro ragione. Vuol dire che un domani andremo davvero tutti a gasolio?

    "Io ne ho guidate macchine che voi umani non potreste immaginarvi"... In effetti, facendo il mestiere che faccio da vent'anni, ho avuto il privilegio di mettermi al volante veramente di qualsiasi tipo d'automobile. Storiche e moderne. Siccome me lo chiedono spesso qual è la macchina che mi è piaciuta di più ed essendocene per tante ragioni più d'una, ecco in ordine sparso quelle che mi sono rimaste dentro.

    Bugatti Tipo 13. Esperienza indimenticabile quella di correre su e giù per le colline piacentine sapendo di contare solo su un freno a leva (esterna), da azionare a mano. Con un'auto che a tutti gli effetti può raggiungere i 120 orari... Una guida completamente immersiva.

    Bugatti Veyron. Dalla Gran Sport alla Vitesse, passando per la Super Sport. Decisamente l'auto più potente che abbia mai guidato: 1.001 e 1.200 cavalli. Se avete voglia di leggerle, trovate le mie impressioni di guida sul sito, qui http://bit.ly/1lUI6dY e qui http://bit.ly/1pIA8aw.

    Ferrari 275 GTB/4. Gialla. Per me è la più bella Ferrari di tutti i tempi. Di una bellezza classica, senza tempo, come il suo dodici cilindri da 300 CV. Pochi? Provate a guidarla come si deve, poi mi dite... Massima concentrazione.

    Porsche Carrera GT. Guidata su strada e in pista. Domandola solo alla fine della giornata. Partire era  un'impresa, con quella frizioncina da 17 cm di diametro che andava fatta slittare, pena lo spegnimento del motore, un immenso V10 di 5.7 litri che avrebbe dovuto gareggiare a Le Mans.

    Rolls-Royce 102EX. Ero indeciso se parlarvi della Phantom Drophead Coupé (una lussuosissima, monumentale cabriolet) o di questo prototipo a propulsione elettrica. Beh, che ci crediate o meno, la Rolls del futuro dovrà essere elettrica: così potremmo capire una volta per tutte il vero significato della guida in souplesse. Quasi in assenza di gravità.

    KTM X-Bow. Macchina commercialmente sfortunata, è vero. Incompresa, forse. Ma micidiale in pista: su quella meraviglia di pista che è l'Ascari Circuit, nel cuore dell'Andalusia, ho riscoperto il significato dell'espressione piacere di guidare.

    BMW M3 CSL. La E46, quella col tetto di carbonio. Perdonatemi la banalità dell'affermazione: la miglior M3 di sempre. Ho ancora in mente la rapidità nel salire di giri di quel sei cilindri in linea aspirato... E il sound di meccanica di precisione. E il rispetto con il quale dovevi guidarla.

    Porsche 997 GT3. La 991 GT3 non l'ho guidata, perciò devo fare riferimento al modello precedente. Mentre facevo finta di andare forte, in Germania per la presentazione internazionale (alla quale c'era anche un tale Walter Röhrl), mi chiedevo perché mai uno dovrebbe comprare la 911 normale. Ancora oggi non so darmi una risposta...

    Ferrari 612 Scaglietti. 3.000 chilometri in India, velocità media 30 km/h: difficile dire di averla veramente guidata. Eppure, un po' per il viaggio e un po' perché è una signora granturismo, la ricordo sempre con molto affetto.

    Subaru Impreza. Quella della metà degli anni 2000. Che su strada era disgustosamente noiosa (rispettando i limiti e guidando col cervello, intendo), ma che in pista si trasformava un animale feroce. Mi ricordo di averla guidata un giorno intero per la festa dei 50 anni di Quattroruote: finite prima le gomme della benzina nel serbatoio. Puro divertimento.

    Maserati GranSport. Due cose: interni inguardabili e sovrasterzi da paura. È la macchina che più di ogni altra mi ha fatto sentire un gallo al volante: ammettiamolo, non c'è niente come esibirsi in controsterzi perfetti, uno dietro l'altro, con tanto di ruote fumanti. Ecco, questa è la macchina giusta.

    Citroën C4. Non una qualsiasi: la C4 di Sébastien Loeb. Prima l'ha guidata il Cannibale, poi l'ha passata a me. Per fortuna, il fango profondissimo del tracciato di prova ha impedito che il confronto fosse palesemente impietoso. Di quella macchina ricordo che rispondeva a ogni minimo impulso, impressionante!

    Mercedes-Benz SLR McLaren Roadster. Non saprei dire se ho provato più piacere nel guidarla o nel guardarla: durante il test drive mi sono dovuto per forza fermare, scendere e osservarla nel suo insieme. Ancora oggi è per me uno dei più riusciti mix tra tecnologia ed eleganza.

    Auto Avio Costruzioni 815. C'è tutta la suggestione di guidare un pezzo di Storia dell'Automobile, al volante di questa barchetta. La prima automobile di Enzo Ferrari. L'origine del mito. La possibilità di guidare quest'auto è stata un vero privilegio.

    Lamborghini Murcielago. Ricordo bene quel giorno a Vairano. Pioveva, ma la macchina era bilanciatissima e poteva andare comunque molto forte. Uno, due, tre giri tirati, poi prima del tornantino, i freni accusano la fatica: imposto la traiettoria e la Murcielago s'infila in curva come un fuso. E resta dentro. Che brivido!

    Questo è un post "auto-celebrativo", nel senso che è l'automobile a essere celebrata. Mi sono chiesto quale sia il motore della passione che ci spinge ad amare l'automobile ed è venuto fuori questo elenco di risposte. Sono le mie, ma non escludo che ce ne possano essere di altre. Anzi...

    1) Perché sono il sistema più efficiente di mobilità individuale;
    2) Perché solo l'espressione dell'ingegno e della creatività dell'uomo;
    3) Perché creano benessere e occupazione;
    4) Perché emozionano;
    5) Perché stupiscono;
    6) Perché sono l'espressione di un'epoca e riflettono le tendenze del momento;
    7) Perché non è vero che "le macchine sono tutte uguali";
    8) Perché popolano i sogni dei bambini e di quelli che sono bambini da tanto tempo;
    9) Perché i viaggi più belli li ho fatti in auto (e non in aereo);
    10) Perché mi consentono di fare questo meraviglioso lavoro.

    A questo punto lascio a voi la parola. Gli spunti sono tanti e abbiamo una gran voglia di parlarne!

    Che le coupé non siano propriamente tra le tipologie di auto più apprezzate è un fatto: sono praticamente scomparse dal paesaggio e, con le solite eccezioni, pure dai listini del nuovo. Ne aveva parlato anche Carlo Cavicchi, in un post di tanto tempo fa. E se invece vi dicessi che c'è forse le cose stanno diversamente? Che in fondo sono proprio le coupé il tema di questo periodo storico? Beh, la mia chiaramente è una provocazione, ma quello che ci sta proponendo l'industria dell'auto merita una riflessione.

    Al Salone di Pechino, in corso in questi giorni, abbiamo visto l'Audi TT offroad concept, la Mercedes-Benz Concept Coupé Suv, la Volkswagen New Midsize Coupé. Tutte auto che con le coupé tradizionali hanno apparentemente davvero poco da spartire, ma con le quali certamente condividono il sapore, la suggestione, la presenza. O quantomeno ci provano. Paradossalmente, tutte assieme, sono quasi più le berline-coupé a quattro porte, le Suv coupé, le coupé-cabriolet e le station wagon-coupé - volendo considerare tali le shooting brake - delle coupé-coupé (e non ho menzionato le monovolume-coupé che pure ci sono state). Insomma, mi sembra qualcosa più di una coincidenza...

    Voi che ne pensate?

    Una ricerca condotta da una nota società di consulenza internazionale ha rivelato che, per circa il 40% degli automobilisti intervistati, la connettività di bordo sia un motivo d'acquisto di un'auto, mentre soltanto il 14% ha dichiarato di prestare più attenzione ai parametri tradizionali, come le prestazioni.

    Il dato non mi ha sorpreso per niente. Anzi, è solo un'ulteriore conferma di come sia mutato il rapporto tra utenti - chiamarci "automobilisti" sembra ormai anacronistico - e la loro automobile. Il passaggio dall'era della tecnica a quella della tecnologia è silenzioso, lento e coinvolge tutti. Anche quelli che oggi, e non solo per ragioni anagrafiche, inorridiscono all'idea che si possa avere un collegamento a banda larga nella propria auto. Pensate semplicemente alla comodità della connettività Bluetooth tra il vivavoce e il proprio smartphone: abbiamo smesso di trafficare coi cavi dell'auricolare o di guidare con una mano sola perché l'altra è impegnata a reggere il telefononino. Tornereste indietro? Io no. Figuriamoci coloro che sono nati connessi... I quali, s'era capito anche senza la ricerca, non hanno certamente la preoccupazione dello zero-cento o del valore di coppia massima al tal numero di giri.

    Un amico ha comprato da poco una Toyota Yaris Hybrid. Davide - uso un nome di fantasia - non è un appassionato d'auto... anzi, non è esatto: diciamo che in un certo modo si è appassionato, anche se non nel senso più classico del termine.

    Vi spiego: lui, che pur avendo la patente da sempre, ha comprato la macchina solo quando non ne ha potuto più fare a meno. Ha ceduto di fronte al fatto che coi mezzi pubblici o in bicicletta non si può andare dappertutto. Alla fine di una tormentata (nel senso che ha tormentato me) ricerca, ha scelto - con la mia benedizione - la citycar ibrida giapponese.

    Alla fine, abbiamo "creato il mostro": da essere vivente privo di interesse per l'auto è diventato un fanatico dei consumi e delle percorrenze. Guida facendo la gara con la sua fidanzata a chi consuma di meno. Mi telefona per dirmi quanto ha consumato in autostrada, sulle statali, in città. Addirittura mi ha confessato che quando ha incrociato un'altra Yaris ibrida che gli ha lampeggiato, come fanno i motociclisti, si è esaltato. Come vi dicevo, si è appassionato. A modo suo, ma si è appassionato.

    Ecco un esempio di quello di quello di cui discutevamo qualche settimana fa, cioè di come le (nostre) passioni si adeguino ai tempi. E non solo le passioni: si adeguano pure le automobili. C'è un modello che lo dimostra: la Golf. Golf che negli anni è stata GTI, poi GTD quando si è scoperto che il gasolio poteva essere un'alternativa percorribile, e ora GTE, l'ibrida plug in che promette di traghettare la popolare media tedesca (che non vedo l'ora di provare) nel futuro prossimo. Serve altro? La Formula 1, per dire, che - sia pur con le difficoltà iniziali di ogni profondo cambiamento - sta ritornando a fare da apripista per le tecnologie da applicare in futuro alle auto di serie. I ben informati (tipo il nostro direttore) sostengono che ci sarà un'accelerazione delle tecnologie ibride, tali da consentire enormi riduzioni nel consumo. E io sono curiosissimo di vedere cosa ci riservano i prossimi anni...

    Stamattina, venendo in redazione al volante di una Kia Rio bianca a gas (a proposito, l'avete letto il nostro Diario di bordo?), ho incrociato con lo sguardo una Porsche 911 Carrera S, ultimo modello, serie 991. Cosa c'è di strano, direte voi. Niente, se non il fatto che l'automobile in questione ha catturato la mia attenzione per più di un istante. Motivo: l'abbinamento tra il colore della carrozzeria e quello dei cerchi.

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    Ho letto in questi giorni che - secondo i colleghi di AutoExpress che l'hanno rivelato - esisterebbe un piano segreto delle forze di Polizia europee per sviluppare un sistema che consentirebbe loro di bloccare le auto dei fuggiaschi da remoto. Questa tecnologia, che evidentemente verrebbe applicata alle auto "a nostra insaputa", potrebbe essere pronta per il 2020, l'ormai ricorrente orizzonte temporale che fa da comune denominatore alle più importanti rivoluzioni tecnologiche del settore dell'auto.

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    Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati di un sondaggio sulla maleducazione alla guida promosso da una compagnia di assicurazioni. Il sondaggio, in sé, è chiaramente un espediente per far parlare della propria azienda (la Direct Line, per stare al gioco), ma il tema è senz'altro adatto a essere dibattuto qui, tra "signori del volante".

    Alzi la mano chi non si è mai arrabbiato con qualche altro guidatore. Con l'età, confesso, m'è passata la voglia di mettermi a discutere con gli automobilisti distratti o maleducati, non foss'altro perché litigare da dietro il finestrino non porta da nessuna parte e alla fine a farne le spese è sempre la propria serenità. Così lascio (quasi sempre) correre: se qualcuno mi taglia la strada, rallento, se qualcuno mi sta troppo vicino, lo lascio passare, e così via. E poi può benissimo succedere che sia io - più o meno inconsapevolmente - ad attirare gli improperi degli altri automobilisti... D'altra parte, in quella sorta di anonimato che garantisce la propria automobile è facile prendersi delle libertà border line. Un po' come in rete, quando siamo protetti dal nickname.