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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

    Alzi la mano chi non si è mai perso negli incantevoli meandri dei configuratori online, anche solo per puro cazzeggio. L'attività di mettere insieme talvolta improbabili combinazioni, spesso costosissime, se la gioca alla pari con la consultazione compulsiva degli annunci di auto esotiche usate. Roba da malati di macchine, ma so che qui trovo terreno fertile, gente che (mi) capisce. Potete confessare liberamente, qui nessuno vi giudicherà.

    Quando poi si tratta di ordinare la macchina nuova, però, come agite? Io non ho mai compreso del tutto quelli che acquistano la macchina "in pronta consegna", così come l'ha scelta qualcun altro, se non per un fatto di pura necessità contingente (tempo e/o denaro, per intenderci).

    Un po' per l'entità dell'esborso, che è sempre impegnativo, e un po' per il fatto che non si cambia auto ogni due per tre, la configurazione della propria macchina dovrebbe essere sempre qualcosa di molto personale, individuale, tarato sui gusti e sulle preferenze di chi poi quell'automobile la dovrà usare per anni.

    E non è solo un fatto di piacere personale: chi sa di tenere la macchina per tanto tempo e di usarla tutti i giorni dovrebbe preoccuparsi anche di sceglierla a prova di futuro, cioè con quelle dotazioni che dovrebbero garantire un domani sia un utilizzo di durevole soddisfazione sia una maggior appetibilità sul mercato dell'usato. Il prezzo inevitabilmente sale, ma come dice un mio amico, "meglio soffrire un giorno - quando la si paga - e godere tutti gli altri"...

    Chi mi conosce (bene) sa che non vivo solo di automobili: ho anche passioni che vanno al di là del mondo delle quattro ruote. Talvolta, per caso o per qualche specifica ragione, queste passioni s'intersecano. È capitato un paio di giorni fa, nell'area off topic di un forum che con l'auto non c'entra nulla, mi ha incuriosito un post intitolato così, "Le 5 auto da sogno", dove s'invitavano un po' tutti a esprimere le proprie cinque preferenze.

    È venuto fuori che nei sogni dei più albergano quasi esclusivamente macchine sportivissime con nomi altisonanti e prestazioni monstre, per lo più biposto a motore centrale e gran turismo a motore anteriore: tutta roba da far girare la testa (e l'economia), ma anche tutti modelli in qualche modo "a listino", prodotti in serie, pur piccola e limitata. Solo uno, per fortuna, ha osato "immaginare" una one off fatta sui suoi gusti personale (una BMW M3 Touring, per l'esattezza).

    Forse sono io che mi aspettavo qualcosa d'altro, ma magari sono io che ho una concezione di "auto da sogno" un filo meno convenzionale, tipo un'auto su misura, qualcosa che non esiste, un pezzo unico. Se devo sognare, tantovale che lo faccia come si deve, no?

    Adesso è ufficiale: anche la Porsche 911 Carrera abbandona il classico boxer a sei cilindri aspirato per passare a un'unità propulsiva turbo. La svolta è epocale, paragonabile a quella del passaggio dal raffreddamento ad aria a quello ad acqua di una ventina di anni fa. È un buon momento, quindi, per stimolare una discussione sull'argomento.

    Il turbo a me piace. Mi piace soprattutto sulle auto normali, di piccola cilindrata, perché riesce a conferire consistenza e concretezza ai bassissimi e bassi giri, quelli che uso più di frequente: credetemi, con la Yeti 1.2 TSI di famiglia non superiamo mai i 3.000 giri. Da 1.500 a 3.000 c'è tutto quello che serve, complice anche un bel cambio a sei marce correttamente rapportato, per muoversi in scioltezza su ogni tipo di strada, anche e soprattutto in salita. Sono super soddisfatto, insomma.

    Ma un'utilitaria è una cosa, una sportiva di razza un'altra: va detto che i modelli che sono passati al turbo - e me ne vengono in mente diversi, tipo la 488 GTB o la M4, non hanno perso un grammo della loro personalità, anzi, e sono altrettanto sicuro che alla Porsche abbiano fatto un lavoretto coi fiocchi. Eppure è innegabile che per l'appassionato, quello capace di cogliere e riconoscere le sfumature, il motore turbo appiattisce un po' le differenze, come se la ricerca della perfezione tecnica finisse per cancellare quelle sottili incongruenze che determinano la personalità di un'unità propulsiva.

    C'è davvero il rischio che i motori turbo finiscano per assomigliarsi un po' tutti? Non lo so, ma il tema è stimolante. Vediamo come la pensate.

    In queste ultime settimane m'è capitato abbastanza di frequente di parlare di piccole roadster con amici, colleghi e conoscenti. In particolare di quelle che imperversavano tra la fine degli anni 90 e i primissimi Duemila. A pensarci bene, sono ancora tutte macchine godibilissime: così, chiacchierando, abbiamo rievocato l'Audi TT Roadster prima serie, le BMW Z3 e Z4, la Mercedes SLK, la Porsche Boxster e, ovviamente, la regina delle roadster, la Mazda MX-5. Tutte spider che si trovano a due lire e in discreto numero, tanto da poter scegliere persino il colore.

    Se non avessi già una vecchia Boxster, andrei dritto sulla TT Roadster, anche e soprattutto quella da 180 CV a trazione anteriore. Tanto non mi servono prestazioni monstre, m'interessa piuttosto che siano facili da gestire e mediamente affidabili. Viaggiare con la capote abbassata è già un privilegio e un piacere tale che tutto il resto diventa superfluo.

    Sono dell'idea che siano queste, oggi, le vere auto da appassionato (italiano, aggiungo, ché magari all'estero ci si può permettere ben altro), macchine che possono essere comprese solo da chi ha davvero gli ottani nel sangue. Se siete tra questi, forse è arrivato il momento di fare un pensierino...

     

    Goodwood

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    29 giugno 2015 17.50 | | 11 Commenti | Lascia un commento

    Il Regno Unito è unito intorno all'automobile. Sono appena tornato da Goodwood, dove, giusto per inquadrare correttamente il Festival of Speed, al posto del camion che vende panini con la salamella c'è un elegantissimo stand che offre "Seafood & Champagne", dove le famiglie portano i neonati per dar loro l'imprinting, dove qualsiasi cosa abbia un motore dà spettacolo, dove persino i parcheggi meriterebbero una visita. Insomma, se l'automobile è nata in Germania, di sicuro la passione è di casa in Gran Bretagna.

    Per noi, che produciamo (signore) macchine pressoché proibite agli italiani stessi - Ferrari, Lamborghini, Maserati e, ora, pure Alfa Romeo (la Giulia Quadrifoglio pagherà più di 5.000 euro di bollo l'anno) - e che viviamo in un Paese nel quale le auto sportive si stanno pian piano estinguendo, il Regno Unito è il Paese delle supercar. Non è un caso se lì hanno venduto negli anni più di 40 Bugatti Veyron e da noi nemmeno una.

    Sono più di vent'anni, dal 1993 per l'esattezza, che Charles Gordon-Lennox, conte di March e Kinrara, ospita il Festival of Speed, per cui do per scontato che sappiate di cosa si tratta. Per chi non lo sapesse, invece, dico che il FoS è un evento difficile da descrivere correttamente nella sua interezza: bisogna andarci di persona. Il viaggio vale ogni singola sterlina spesa. È qui che si possono apprezzare tutti insieme la Storia dell'Automobile e la Storia del Motorsport, i protagonisti dell'industria e delle corse, l'evoluzione stilistica, il fenomeno delle fuoriserie... Insomma tutto lì e a portata di mano, campioni del mondo delle due e quattro ruote compresi. Senza barriere, né sociali né fisiche. Solo qualche balla di paglia per proteggere le persone da quelli che a stare in strada non ci riescono proprio (e ogni anno sono tanti). Spettacolo puro.

    Manca meno di una settimana al fatidico 24 giugno, il giorno del rilancio dell'Alfa Romeo. È dall'estate del 2007, quando venne presentata la Fiat 500, che non si percepisce un eccitamento collettivo di questa portata. Il che è un segnale chiaro, chiarissimo, di quanto sia potente, forte e resistente la passione per l'Alfa Romeo. Nonostante tutto, verrebbe da dire.

    Ripenso alle dichiarazioni di Marchionne al Salone di Detroit del 2010: "C'è ancora gente che sogna un'Alfa che non può più esistere", oppure "Per fare delle auto che facciano concorrenza ai tedeschi ci vogliono i soldi e noi ne abbiamo già messi troppi nell'Alfa". Cinque anni dopo eccoci qui, alla vigilia della presentazione di un'Alfa Romeo che, per quel poco che ci è dato di sapere, sembrerebbe avere tutte le caratteristiche per dare sostanza ai sogni. E per ricordare Marchionne come l'uomo che ha ridato la trazione posteriore all'Alfa...

    Le aspettative sono evidentemente altissime, alimentate per lo più dai rumors, dalle pochissime informazioni e dalle tante congetture e speculazioni che circolano in rete (a proposito: enorme l'impegno della pagina Facebook "Alfa Romeo Project 952": so che ci tenete a essere citati, ecco fatto). Così, mi è venuta la curiosità di chiedervi quali sono le vostre aspettative su quest'Alfa Romeo, come ve la immaginate, cosa deve avere per essere una vera Alfa e come state vivendo quest'attesa. Su, aprite i vostri cuori (sportivi)!

    Se vi chiedessi di dirmi tre modelli di auto ispirate a modelli del passato come mi rispondereste? Facilmente, al di là delle personali esibizioni di cultura automobilistica, la maggior parte delle persone direbbero Fiat 500, Mini e Volkswagen Maggiolino. Ovvio: nessuna di queste "nuove" auto fa mistero di riprendere e reinterpretare gli stilemi dei modelli storici.


    Bene. In realtà, ci sono tanti modelli che in un modo o nell'altro si rifanno alle automobili del passato. Senza dichiararlo, per svariate ragioni. Mi vengono in mente la Porsche 911 (troppo facile), ma anche e soprattutto la Boxster, la cui prima serie - e in particolare la concept - ricordava la 550 Spyder del '53. La stessa Range Rover, senza scomodare la pressoché immutata Defender, porta ancora addosso il Dna della prima serie del 1970. Per non dire della Jeep Wrangler...

    Alla Mercedes-AMG hanno dichiarato che la loro GT non è un'auto rétro, ma i volumi - abitacolo arretrato, cofano lungo, linea del padiglione - ricordano molto quelli delle 300 SLR Coupé (anche senza "ali di gabbiano", "citazione" presente invece sulla SL AMG). Tra le sportive, in effetti, il recupero - più o meno forzato - del passato sembra essere un passaggio ineluttabile, spesso sottolineato anche dalla scelta del nome. Anche Oltreoceano: Mustang, Camaro, Corvette vi dicono niente?

    Sono sicuro di aver "dimenticato" tanti modelli e di non aver nominato neppure una concept (bellissima, per esempio, la BMW 328 Homage del 2011): proviamo assieme a ricordarle tutte, magari commentandole? Dai!

    Neppure Wikipedia riesce a fare chiarezza sul numero di figli di Ferdinand Karl Piëch ("dodici o tredici", si legge). Quello che invece sappiamo con certezza è che il primo "figlio" - professionalmente parlando - dell'ingegnere austriaco è il motore boxer a sei cilindri della prima Porsche 911.

    Sì: la responsabilità dello sviluppo tecnico del motore della nuova sportiva Porsche fu il primo incarico di spessore affidato al venticinquenne ingegner Piëch. Il suo ruolo fu quello di tradurre in realtà il progetto di Hans Mezger, che a sua volta aveva ripreso alcuni elementi del sei cilindri tipo 745 di Klaus von Rüker, e di completarne lo sviluppo in tempo per l'inizio della produzione, fissato per la fine del 1963. Che cos'è diventato e cos'ha rappresentato il "flat six" per la Porsche lo sapete tutti. E basterebbe questo per dedicare a Ferdinand Piëch una lunghissima standing ovation.

    fileUn giovanissimo Ferdinand Piëch assieme allo zio Ferry Porsche davanti a un prototipo del motore a sei cilindri al banco.

    Che ci sia una grande nostalgia della Lancia di una volta è fuori di dubbio. Addirittura sui social network c'è chi è disposto a credere al ritorno nel 2016 di una rivisitazione della Delta Integrale... Questo per dire quanto sia ancorato il marchio Lancia alla memoria collettiva.

    La Lancia, però, non è stata sempre una cosa sola, anzi: nel corso degli anni - e sono tanti, ormai: 109 - si sono succedute "tante Lancia". La Lancia innovativa, la Lancia sportiva, la Lancia lussuosa, la Lancia elegante, la Lancia nuovamente sportiva... tante anime diverse, tante declinazioni, ognuna sicuramente significativa ma anche talvolta un po' slegate tra loro.

    Ecco, mi piacerebbe sapere a quale Lancia si riferiscono gli appassionati quando invocano il suo rilancio. E sarebbe interessante farlo alla luce della situazione attuale, che vede il comparto sportivo del Gruppo FCA piuttosto ben carrozzato (Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e Abarth, sulle cui radici corsaiole c'è poco da discutere, dovrebbero assecondare tutti i gusti e tutti i portafogli).

    Interrompo (scusandomi con tutti) questo lungo periodo di silenzio con questo tema che mi frulla per la testa da ieri. Cioè da quando è stata annunciata la nuova Porsche Boxster Spyder. Con il cambio manuale, con la capote manuale e la "climatizzazione solo tramite riscaldamento o capote aperta", che è un suggestivo giro di parole per dire che quando fa caldo non raffredda.

    Io ve lo dico: un'automobile sportiva superessenziale mi eccita. Ma non sono proprio certissimo che la comprerei. Primo: non amo il cambio manuale e su una sportiva, oggi, pretendo i paddle dietro il volante. Secondo: non faccio track day (purtroppo, mi viene da dire). Terzo: per il 99,9% guido su strade aperte al traffico, dove le differenze tra una sportiva civile e una essenziale si assottigliano. Insomma, temo che il fascino dell'essenzialità si traduca in autentica scomodità. Eppure queste auto sono le preferite dagli appassionati di tutto il mondo, risvegliano le velleità corsaiole più recondite, finiscono in cima alle graduatorie delle visualizzazioni su YouTube e, anzi, più sono scomode, crude ed essenziali più piacciono, più fanno sognare. Di materiale sul quale discutere ce n'è e sono sicuro che più di qualcuno di voi ha in mente come dovrebbe essere fatta la propria sportiva ideale.