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VairanoRing | il blog di Carlo di Giusto

    Una ricerca condotta da una nota società di consulenza internazionale ha rivelato che, per circa il 40% degli automobilisti intervistati, la connettività di bordo sia un motivo d'acquisto di un'auto, mentre soltanto il 14% ha dichiarato di prestare più attenzione ai parametri tradizionali, come le prestazioni.

    Il dato non mi ha sorpreso per niente. Anzi, è solo un'ulteriore conferma di come sia mutato il rapporto tra utenti - chiamarci "automobilisti" sembra ormai anacronistico - e la loro automobile. Il passaggio dall'era della tecnica a quella della tecnologia è silenzioso, lento e coinvolge tutti. Anche quelli che oggi, e non solo per ragioni anagrafiche, inorridiscono all'idea che si possa avere un collegamento a banda larga nella propria auto. Pensate semplicemente alla comodità della connettività Bluetooth tra il vivavoce e il proprio smartphone: abbiamo smesso di trafficare coi cavi dell'auricolare o di guidare con una mano sola perché l'altra è impegnata a reggere il telefononino. Tornereste indietro? Io no. Figuriamoci coloro che sono nati connessi... I quali, s'era capito anche senza la ricerca, non hanno certamente la preoccupazione dello zero-cento o del valore di coppia massima al tal numero di giri.

    Un amico ha comprato da poco una Toyota Yaris Hybrid. Davide - uso un nome di fantasia - non è un appassionato d'auto... anzi, non è esatto: diciamo che in un certo modo si è appassionato, anche se non nel senso più classico del termine.

    Vi spiego: lui, che pur avendo la patente da sempre, ha comprato la macchina solo quando non ne ha potuto più fare a meno. Ha ceduto di fronte al fatto che coi mezzi pubblici o in bicicletta non si può andare dappertutto. Alla fine di una tormentata (nel senso che ha tormentato me) ricerca, ha scelto - con la mia benedizione - la citycar ibrida giapponese.

    Alla fine, abbiamo "creato il mostro": da essere vivente privo di interesse per l'auto è diventato un fanatico dei consumi e delle percorrenze. Guida facendo la gara con la sua fidanzata a chi consuma di meno. Mi telefona per dirmi quanto ha consumato in autostrada, sulle statali, in città. Addirittura mi ha confessato che quando ha incrociato un'altra Yaris ibrida che gli ha lampeggiato, come fanno i motociclisti, si è esaltato. Come vi dicevo, si è appassionato. A modo suo, ma si è appassionato.

    Ecco un esempio di quello di quello di cui discutevamo qualche settimana fa, cioè di come le (nostre) passioni si adeguino ai tempi. E non solo le passioni: si adeguano pure le automobili. C'è un modello che lo dimostra: la Golf. Golf che negli anni è stata GTI, poi GTD quando si è scoperto che il gasolio poteva essere un'alternativa percorribile, e ora GTE, l'ibrida plug in che promette di traghettare la popolare media tedesca (che non vedo l'ora di provare) nel futuro prossimo. Serve altro? La Formula 1, per dire, che - sia pur con le difficoltà iniziali di ogni profondo cambiamento - sta ritornando a fare da apripista per le tecnologie da applicare in futuro alle auto di serie. I ben informati (tipo il nostro direttore) sostengono che ci sarà un'accelerazione delle tecnologie ibride, tali da consentire enormi riduzioni nel consumo. E io sono curiosissimo di vedere cosa ci riservano i prossimi anni...

    Stamattina, venendo in redazione al volante di una Kia Rio bianca a gas (a proposito, l'avete letto il nostro Diario di bordo?), ho incrociato con lo sguardo una Porsche 911 Carrera S, ultimo modello, serie 991. Cosa c'è di strano, direte voi. Niente, se non il fatto che l'automobile in questione ha catturato la mia attenzione per più di un istante. Motivo: l'abbinamento tra il colore della carrozzeria e quello dei cerchi.

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    Ho letto in questi giorni che - secondo i colleghi di AutoExpress che l'hanno rivelato - esisterebbe un piano segreto delle forze di Polizia europee per sviluppare un sistema che consentirebbe loro di bloccare le auto dei fuggiaschi da remoto. Questa tecnologia, che evidentemente verrebbe applicata alle auto "a nostra insaputa", potrebbe essere pronta per il 2020, l'ormai ricorrente orizzonte temporale che fa da comune denominatore alle più importanti rivoluzioni tecnologiche del settore dell'auto.

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    Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati di un sondaggio sulla maleducazione alla guida promosso da una compagnia di assicurazioni. Il sondaggio, in sé, è chiaramente un espediente per far parlare della propria azienda (la Direct Line, per stare al gioco), ma il tema è senz'altro adatto a essere dibattuto qui, tra "signori del volante".

    Alzi la mano chi non si è mai arrabbiato con qualche altro guidatore. Con l'età, confesso, m'è passata la voglia di mettermi a discutere con gli automobilisti distratti o maleducati, non foss'altro perché litigare da dietro il finestrino non porta da nessuna parte e alla fine a farne le spese è sempre la propria serenità. Così lascio (quasi sempre) correre: se qualcuno mi taglia la strada, rallento, se qualcuno mi sta troppo vicino, lo lascio passare, e così via. E poi può benissimo succedere che sia io - più o meno inconsapevolmente - ad attirare gli improperi degli altri automobilisti... D'altra parte, in quella sorta di anonimato che garantisce la propria automobile è facile prendersi delle libertà border line. Un po' come in rete, quando siamo protetti dal nickname.

    Sapete tutti cos'è l'arab drift, vero? È quel modo assurdo di andare in automobile (non uso di proposito la parola guidare, che per noi ha un valore molto più alto), rischiando le penne proprie e altrui, in gran voga appunto nei Paesi arabi. Per farvi un'idea molto precisa di cosa stiamo parlando, è sufficiente una piccola ricerca su youtube: saltano fuori decine di video con milioni di visualizzazioni, che rendono bene l'idea della portata - non solo mediatica - del fenomeno (e nonostante le colonne sonore che li accompagnano).

    Chiaramente, com'è facile intuire, non va sempre tutto bene. Anzi, gli incidenti sono piuttosto frequenti. Ed è così che, "con grande rammarico per gli appassionati del genere" verrebbe da dire, il governo saudita ha deciso di inasprire le pene, trasformando l'arab drift da violazione del codice della strada a vero e proprio crimine, sanzionato con arresto, confisca dell'auto fino a cinque anni e reclusione. Persino passeggeri e pubblico saranno considerati complici e quindi puniti.

    Qualcuno dirà che era ora. Ma qualcun altro si è già lamentato, quantomeno è quello che si evince, leggendo i commenti dei lettori sugli organi di stampa locali: c'è chi invoca la creazione di piste specifiche dove lanciarsi in interminabili testacoda perché - sostengono - il drifting fatto così è uno sport estremo (!), altri si chiedono se il prossimo passo sarà quello di introdurre i limiti di velocità, altri ancora se la prendono con il rumore (?). Insomma, intorno all'auto c'è sempre da discutere... Anche parlando di cose che dovrebbero essere fuori discussione.

    L'avete mai fatto un pensierino su un'auto storica? Non quelle vecchissime. Parlo delle automobili che sognavamo una ventina d'anni fa, massimo trenta. Macchine tutto sommato abbastanza moderne da svolgere serenamente il ruolo di seconde o terze auto, sufficientemente sfiziose per appagare i gusti di un appassionato e mediamente semplici da mantenere. In più, tranne qualche rara eccezione, il tempo le ha rese senz'altro più abbordabili di quanto non lo fossero alla loro epoca.

    Alla fine di ogni anno, c'è sempre una nuova infornata di modelli che stanno per compiere i fatidici vent'anni. Che, per quello che mi riguarda, li ho trascorsi tutti qui: nel 1994 cominciavo a lavorare per Ruoteclassiche e, al di là del cortile, c'era il Centro Prove di Quattroruote, esattamente dove ora c'è la redazione, dalla quale sto scrivendo. Da lì passavano tutte le novità del momento. Vent'anni sono un mucchio di tempo, se ce l'hai davanti. A guardarti indietro, invece, sembra ieri, tanto più se lo misuri con le automobili.

    E che automobili! Oltre agli inavvicinabili mostri sacri, scorrendo le foto delle candidate del referendum Le auto che preferisco del 1995 (pubblicato a ottobre 94), si trovano la Renault Alpine A610, la Toyota Supra, l'Audi 80 RS2 Avant, la BMW M3 E36... Se dovessi votare oggi le novità del '94, indicherei la Mercedes-Benz Classe G: sarà per via dell'inverno o per la nostalgia della mia ex Range Rover, ma m'è venuta una certa voglia di fuoristrada...

    Buone feste a tutti! ;-)

    Non sono uno che smania di andare forte in macchina. Anzi, mi piace rispettare le regole, guidare senza fretta, godermi la strada (quando merita) e viaggiare sicuro. Ormai la velocità e i g laterali non esercitano una grande presa sul mio modo di guidare. A dirla tutta non mi vergogno neppure di indossare il cappello: lo metto apposta, così mi stanno un po' tutti più alla larga, così riesco a guidare senza stressarmi ;-)

    Però è rimasta una sola cosa a farmi letteralmente impazzire: il sound. Il rumore, sarebbe, ma quello gradevole, affascinante, irresistibile. Ogni motore ben fatto ne ha uno suo, inconfondibile: è la voce dell'automobile che amplifica l'emozione. Musica, per gente tipo noi. Non importa quanto sia potente il motore o quanto forte vada la macchina, quello che conta sono le onde sonore che m'arrivano al cuore.

    Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché sono stato appena ispirato dal sound di una 911 GT3 a 9.000 giri e perché voglio capire se sono l'unico "malato" qui dentro o se - come credo - sono in buona compagnia... Voi che dite?

    Prima o poi doveva succedere. Un uomo, tale Mark Parisi (sull'origine del cognome preferirei glissare), ha dichiarato di voler donare alla scienza una parte del suo corpo, un testicolo per l'esattezza, per la somma di 35 mila dollari. L'ha detto in televisione (dove sennò?), in un programma della CBS che se dio vuole non è ancora arrivato in Italia e che si chiama The Doctors. Motivo della vendita: comprare una Nissan 370Z. Se non ci credete, guardate il video.

    Spero che lo spezzone vi abbia strappato qualche sorriso, anche e soprattutto perché non è certo una situazione da prendere sul serio. Spero. Mi piace però pensare che la passione - anche quella, rispettabilissima, per una 370Z - possa arrivare all'estremo, come nel caso del nostro amico Mark Parisi. Magari ce lo diciamo, tra appassionati, che rinunceremmo a un rene pur di avere questa o quella macchina, ma poi la cosa finisce lì. Finisce lì, vero?

    Eccoci di nuovo qui. Questa volta vi avevo promesso un post un po' più nelle vostre corde, capace magari di scavare nella vostra cultura automobilistica. Il tema è questo: ci sono indubbiamente automobili che sono diventate delle vere e proprie icone. Auto simbolo che hanno universalmente caratterizzato un'epoca, un periodo, un marchio stesso. E che sono diventate dei veri e propri riferimenti del settore per svariati meriti, dal design alla tecnica fino alle imprese sportive.

    Ora, il rischio è di elevare al ruolo di icona modelli che magari sono significativi solo per noi, mentre invece mi piacerebbe mettere insieme un numero - non necessariamente grande - di auto che hanno segnato un prima e un dopo (anche un durante, se ci fosse). Per poi discuterne assieme e valutare se il titolo di "icona della storia dell'auto" è meritato o meno.

    Faccio qualche esempio, giusto per capirci. Per me, il Maggiolino di Ferdinand Porsche è un'icona. Così come lo è il pulmino Volkswagen. La Porsche 911. La Mini di Issigonis. La Jeep. La Corvette. E chissà quante altre ancora... Proviamo a metterle un po' tutte assieme e cerchiamo di capire cos'è che le rende così speciali.

L'educazione al volante ne deve fare di strada...

17.01.2014 | tag: Sicurezza

Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati di un sondaggio sulla maleducazione alla guida promosso da una compagnia di assicurazioni. Il sondaggio, in sé, è chiaramente un espediente per far parlare della propria azienda (la Direct Line, per stare al gioco), ma il tema è senz'altro adatto a essere dibattuto qui, tra "signori del volante".

Alzi la mano chi non si è mai arrabbiato con qualche altro guidatore. Con l'età, confesso, m'è passata la voglia di mettermi a discutere con gli automobilisti distratti o maleducati, non foss'altro perché litigare da dietro il finestrino non porta da nessuna parte e alla fine a farne le spese è sempre la propria serenità. Così lascio (quasi sempre) correre: se qualcuno mi taglia la strada, rallento, se qualcuno mi sta troppo vicino, lo lascio passare, e così via. E poi può benissimo succedere che sia io - più o meno inconsapevolmente - ad attirare gli improperi degli altri automobilisti... D'altra parte, in quella sorta di anonimato che garantisce la propria automobile è facile prendersi delle libertà border line. Un po' come in rete, quando siamo protetti dal nickname.

Arab drift: ora diventerà un crimine

09.01.2014 | tag: Sicurezza

Sapete tutti cos'è l'arab drift, vero? È quel modo assurdo di andare in automobile (non uso di proposito la parola guidare, che per noi ha un valore molto più alto), rischiando le penne proprie e altrui, in gran voga appunto nei Paesi arabi. Per farvi un'idea molto precisa di cosa stiamo parlando, è sufficiente una piccola ricerca su youtube: saltano fuori decine di video con milioni di visualizzazioni, che rendono bene l'idea della portata - non solo mediatica - del fenomeno (e nonostante le colonne sonore che li accompagnano).

Chiaramente, com'è facile intuire, non va sempre tutto bene. Anzi, gli incidenti sono piuttosto frequenti. Ed è così che, "con grande rammarico per gli appassionati del genere" verrebbe da dire, il governo saudita ha deciso di inasprire le pene, trasformando l'arab drift da violazione del codice della strada a vero e proprio crimine, sanzionato con arresto, confisca dell'auto fino a cinque anni e reclusione. Persino passeggeri e pubblico saranno considerati complici e quindi puniti.

Qualcuno dirà che era ora. Ma qualcun altro si è già lamentato, quantomeno è quello che si evince, leggendo i commenti dei lettori sugli organi di stampa locali: c'è chi invoca la creazione di piste specifiche dove lanciarsi in interminabili testacoda perché - sostengono - il drifting fatto così è uno sport estremo (!), altri si chiedono se il prossimo passo sarà quello di introdurre i limiti di velocità, altri ancora se la prendono con il rumore (?). Insomma, intorno all'auto c'è sempre da discutere... Anche parlando di cose che dovrebbero essere fuori discussione.

Desideri sotto l'albero

23.12.2013 | tag: Automobili

L'avete mai fatto un pensierino su un'auto storica? Non quelle vecchissime. Parlo delle automobili che sognavamo una ventina d'anni fa, massimo trenta. Macchine tutto sommato abbastanza moderne da svolgere serenamente il ruolo di seconde o terze auto, sufficientemente sfiziose per appagare i gusti di un appassionato e mediamente semplici da mantenere. In più, tranne qualche rara eccezione, il tempo le ha rese senz'altro più abbordabili di quanto non lo fossero alla loro epoca.

Alla fine di ogni anno, c'è sempre una nuova infornata di modelli che stanno per compiere i fatidici vent'anni. Che, per quello che mi riguarda, li ho trascorsi tutti qui: nel 1994 cominciavo a lavorare per Ruoteclassiche e, al di là del cortile, c'era il Centro Prove di Quattroruote, esattamente dove ora c'è la redazione, dalla quale sto scrivendo. Da lì passavano tutte le novità del momento. Vent'anni sono un mucchio di tempo, se ce l'hai davanti. A guardarti indietro, invece, sembra ieri, tanto più se lo misuri con le automobili.

E che automobili! Oltre agli inavvicinabili mostri sacri, scorrendo le foto delle candidate del referendum Le auto che preferisco del 1995 (pubblicato a ottobre 94), si trovano la Renault Alpine A610, la Toyota Supra, l'Audi 80 RS2 Avant, la BMW M3 E36... Se dovessi votare oggi le novità del '94, indicherei la Mercedes-Benz Classe G: sarà per via dell'inverno o per la nostalgia della mia ex Range Rover, ma m'è venuta una certa voglia di fuoristrada...

Buone feste a tutti! ;-)

La voce delle macchine

11.12.2013 | tag: Passione

Non sono uno che smania di andare forte in macchina. Anzi, mi piace rispettare le regole, guidare senza fretta, godermi la strada (quando merita) e viaggiare sicuro. Ormai la velocità e i g laterali non esercitano una grande presa sul mio modo di guidare. A dirla tutta non mi vergogno neppure di indossare il cappello: lo metto apposta, così mi stanno un po' tutti più alla larga, così riesco a guidare senza stressarmi ;-)

Però è rimasta una sola cosa a farmi letteralmente impazzire: il sound. Il rumore, sarebbe, ma quello gradevole, affascinante, irresistibile. Ogni motore ben fatto ne ha uno suo, inconfondibile: è la voce dell'automobile che amplifica l'emozione. Musica, per gente tipo noi. Non importa quanto sia potente il motore o quanto forte vada la macchina, quello che conta sono le onde sonore che m'arrivano al cuore.

Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché sono stato appena ispirato dal sound di una 911 GT3 a 9.000 giri e perché voglio capire se sono l'unico "malato" qui dentro o se - come credo - sono in buona compagnia... Voi che dite?

Dove porta la passione...

28.11.2013 | tag: Passione

Prima o poi doveva succedere. Un uomo, tale Mark Parisi (sull'origine del cognome preferirei glissare), ha dichiarato di voler donare alla scienza una parte del suo corpo, un testicolo per l'esattezza, per la somma di 35 mila dollari. L'ha detto in televisione (dove sennò?), in un programma della CBS che se dio vuole non è ancora arrivato in Italia e che si chiama The Doctors. Motivo della vendita: comprare una Nissan 370Z. Se non ci credete, guardate il video.

Spero che lo spezzone vi abbia strappato qualche sorriso, anche e soprattutto perché non è certo una situazione da prendere sul serio. Spero. Mi piace però pensare che la passione - anche quella, rispettabilissima, per una 370Z - possa arrivare all'estremo, come nel caso del nostro amico Mark Parisi. Magari ce lo diciamo, tra appassionati, che rinunceremmo a un rene pur di avere questa o quella macchina, ma poi la cosa finisce lì. Finisce lì, vero?

Quando un'auto diventa icona

11.11.2013 | tag: Automobili

Eccoci di nuovo qui. Questa volta vi avevo promesso un post un po' più nelle vostre corde, capace magari di scavare nella vostra cultura automobilistica. Il tema è questo: ci sono indubbiamente automobili che sono diventate delle vere e proprie icone. Auto simbolo che hanno universalmente caratterizzato un'epoca, un periodo, un marchio stesso. E che sono diventate dei veri e propri riferimenti del settore per svariati meriti, dal design alla tecnica fino alle imprese sportive.

Ora, il rischio è di elevare al ruolo di icona modelli che magari sono significativi solo per noi, mentre invece mi piacerebbe mettere insieme un numero - non necessariamente grande - di auto che hanno segnato un prima e un dopo (anche un durante, se ci fosse). Per poi discuterne assieme e valutare se il titolo di "icona della storia dell'auto" è meritato o meno.

Faccio qualche esempio, giusto per capirci. Per me, il Maggiolino di Ferdinand Porsche è un'icona. Così come lo è il pulmino Volkswagen. La Porsche 911. La Mini di Issigonis. La Jeep. La Corvette. E chissà quante altre ancora... Proviamo a metterle un po' tutte assieme e cerchiamo di capire cos'è che le rende così speciali.

I nuovi automobilisti con la macchina condivisa

31.10.2013 | tag: Car sharing

L'altro ieri abbiamo dato la notizia sui numeri di Car2go a Milano: in due mesi hanno aderito 50.000 persone, segnando un record assoluto nella storia del servizio di car sharing della Daimler-Europcar. Tutta gente che in un modo o nell'altro ha sentito il bisogno di disporre di un'auto (o di un'altra auto) e di affiancarla al sistema di trasporto pubblico. Cinquantamila automobilisti.

Non voglio dilungarmi tanto su Car2go nello specifico, quanto sulle ragioni - o sulle condizioni - che hanno spinto i milanesi ad accogliere con tanto entusiasmo la formula del car sharing, l'auto in condivisione, come se fosse attesa da tempo una soluzione concreta alle esigenze di mobilità individuale.

Sicuramente quello che è successo a Milano è un segno dei tempi, visto quanto costa avere un'auto oggi, in questa Italia. Tenere la tesserina azzurra in tasca è come disporre di centinaia di auto parcheggiate un po' ovunque in tutta la città, senza gli oneri legati al possesso, al mantenimento, alla manutenzione. Una bella fetta di costi tagliata, insomma.

D'accordo, c'è un po' di rodaggio da fare come in tutti i momenti di passaggio, qualcosa ancora da mettere a punto, volendo, ma è chiaro che è emerso un modo nuovo, diverso, di approcciarsi all'auto e, con esso, è emersa anche una generazione di nuovi automobilisti. Che stanno dimostrando quanto l'auto svolga ancora un ruolo essenziale nel sistema dei trasporti. Insostituibile, verrebbe da dire.

Saremo diversamente appassionati

24.10.2013 | tag: Passione

Si dibatteva, nell'ultimo post, sulla sopravvivenza degli appassionati di automobili: c'è chi sostiene che spariranno del tutto e chi invece è convinto che un domani ce ne saranno meno. La curiosità, che mi auguro non sia soltanto mia, è quella di scoprire come cambierà il mondo intorno al quale gravitiamo. Le teorie, le visioni, gli scenari che ci prospettano per il futuro sono indubbiamente affascinanti quanto incerti, ma sono convinto di una cosa, e cioè che l'automobile - in qualunque forma potrà esistere - eserciterà sempre una certa attrazione.

Ricordo che da piccolo avevo le mie fisse: un'automobile, per essere degna di essere chiamata tale, doveva avere prima di tutto il contagiri, la parte superiore delle porte rivestita, i fari abbaglianti separati dagli anabbaglianti e dei doppiocorpo sotto il cofano grossi così. Sul resto si poteva discutere. All'epoca, il mio benchmark era la Fulvia HF, che avevo imparato a disegnare dettagliatamente forse prima ancora di aver imparato a scrivere. Era questo il nostro mondo, quello di noi nati negli anni Sessanta. Da allora le cose sono cambiate parecchio e sono cambiate pure le mie fisse. Oggi, lo sapete perché ne abbiamo parlato, la lista delle cose che non devono mancare è composta da cambio automatico, sensori di parcheggio, fari allo xeno e navigatore satellitare. Le auto si sono evolute e io mi ci sono adeguato. Senza perdere un grammo di passione, di amore, di poesia.

Magari qualcuno di voi è rimasto più ancorato al passato, qualcun altro meno, altri ancora sono tornati indietro: ci facciamo rassicurare da ciò che conosciamo e diffidiamo da tutto quello che non riusciamo a codificare. Ma ciò che è stato nessuno potra togliercelo e sarà sempre lì ad attenderci, se lo vorremo: la vecchia 500, la Vespa, la Fulvia HF che sognavo da bambino. Ma chi può dire che quello che verrà non sarà altrettanto interessante?

Si dice che i giovani siano più attratti dalla tecnologia che dall'auto. Ne siamo certi oppure è solo una questione di prospettiva? Ve lo chiedo perché da uno studio condotto negli Usa da GfK e Consumer Electronics Association, ribattezzato "Il futuro della tecnologia automobilistica", è emerso che circa tre quarti dei consumatori tra i 25 ei 34 anni e quelli tra i 18 ei 24 anni sono i più interessati alle nuove tecnologie. Sapete cos'è venuto fuori? Che circa il 70 % dei primi e il 61 % dei secondi si sono detti particolarmente interessati alla tecnologia in automobile. L'entusiasmo si smorza un poco per via dei prezzi, ritenuti troppo alti. Ma il segnale è chiaro: c'è interesse. Il seme della passione.

I millennial vogliono un'auto diversa

17.10.2013 | tag: Tecnologia

I post sul futuro dell'auto delle ultime settimane - e soprattutto ciò che ci sta dietro, cioè letture, discussioni, confronti con i colleghi - mi hanno in qualche modo indotto a immaginare il giorno in cui potrei consegnare le chiavi della mia auto (una vecchia Boxster S di fine 2001 alla quale sono molto legato affettivamente) a mio figlio. Oggi Mattia ha tre mesi e mezzo e perciò se ne parlerà non prima del luglio del 2031 (duemilatrentuno...).

Ve lo dico subito: non ho idea di dove saremo io e voi nel 2031 e in tutta onestà non saprei neppure dirvi se è vicino o lontano come orizzonte temporale. Facciamo finta di esserci arrivati, in un modo o nell'altro, abbastanza bene. Ecco, mi domando, quali reazioni potrebbe avere un diciottenne del futuro nel vedersi consegnare le chiavi di un'auto del 2001? Può essere divertente immaginarsi la scena... voi che ne pensate?

Mentre date sfogo alla vostra immaginazione, vi do un paio di aiutini: la pista con le macchinine autonome del futuro (neanche tanto in là, il prossimo 23 ottobre) che abbiamo pubblicato proprio oggi - con la quale si presume giocherà la generazione di Mattia - e le riflessioni che un millennial statunitense fa dalle pagine dell'ultimo numero di Popular Science. I temi sono sempre gli stessi, le auto devono essere abbordabili, rispettose dell'ambiente, efficienti e - soprattutto, tanto da metterlo al primo posto - autonome. Altrimenti, dice rivolgendosi alle Case automobilistiche, non compreremo più le vostre auto. Leggetelo, se vi va, e mettete insieme i dati con quello che ci siamo detti nelle scorse settimane: lo scenario diventa tutto più chiaro...

Zero incidenti con le auto connesse

12.10.2013 | tag: Sicurezza

La prossima settimana si apre a Tokyo uno dei più importanti appuntamenti mondiali sui Sistemi di Trasporto Intelligenti, l'ITS World Congress, giunto alla sua ventesima edizione. Nel contesto di questo evento, la Toyota, che è pur sempre il primo costruttore d'auto del mondo, si sta preparando al lancio, nel giro di un paio d'anni, di nuovi sistemi di assistenza alla guida: li ha annunciati proprio ieri. L'obiettivo, realisticamente più a lungo termine, però, è quello di eliminare totalmente gli incidenti stradali. Lo scenario è indubbiamente affascinante e oltretutto non c'è solo il colosso giapponese a impegnarsi in questo senso: basti pensare alle ormai numerose sperimentazioni che si stanno svolgendo in tutto il mondo (anche in Italia).

Potrebbero essere tutte delle grandissime frottole, ma allora qualcuno dovrebbe spiegare perché in gioco ci si mettono nomi - e relative reputazioni - rispettabilissimi... L'auto autonoma, l'inatteso ritorno dell'idrogeno e gli studi per ridurre a zero gli incidenti prefigurano uno scenario molto diverso da quello attuale. Innanzitutto, questa visione globale consacra l'auto come mezzo di trasporto individuale per eccellenza, irrinunciabile e insostituibile. Ma definisce anche un nuovo modello di automobile, assai più sostenibile, efficiente e integrato, che non concederà altro spazio ai detrattori e a coloro che ritengono di poterne fare a meno sempre e comunque.

 

 

Il futuro da qui a dieci anni

03.10.2013 | tag: Tecnologia

Ripeto sempre che l'automobile è giunta all'alba di una nuova era. Al di là del mio inguaribile ottimismo, va detto che il futuro che si sta delineando appare ricco di spunti. È solo di qualche giorno fa la notizia che la Germania ha annunciato un programma per lo sviluppo di una rete di distributori di idrogeno per alimentare le vetture elettriche fuel cell.

L'obiettivo - si legge nella nota diffusa dalla Daimler - è di passare dagli attuali 15 distributori a 400 (quattrocento) entro il 2023, contando pure di aprirne un centinaio nel giro dei prossimi quattro anni. Roba da far impallidire persino la California, che per i prossimi dieci anni ha recentemente confermato di voler aprire "solo" un centinaio di stazioni di rifornimento di idrogeno.

Gli investimenti sono ovviamente importanti: il consorzio tedesco - composto da sei aziende - ritiene di potercela fare con 350 milioni di euro, mentre lo stato della California ha stanziato oltre due miliardi di dollari che verranno erogati sotto forma di incentivi all'acquisto di veicoli a emissioni zero e che serviranno a creare la necessaria infrastruttura sul territorio.

Se poi consideriamo che si sono già formate alleanze strategiche tra grandi Costruttori per lo sviluppo e la produzione di automobili a idrogeno (Honda e General Motors, BMW e Toyota, Daimler con Ford e Renault-Nissan, senza contare chi corre da solo, come la Hyundai), ecco che il cerchio si chiude.

Quando vedremo le prime auto a idrogeno di serie? Beh, c'è chi dice nel 2015 (Daimler, sul mercato tedesco) e chi, più prudentemente, si spinge fino al 2020. Quante novità per il futuro: ibride plug-in, elettriche, fuel cell, la guida autonoma, strade connesse alle auto... la sensazione, la mia quantomeno, è che i prossimi dieci anni passeranno in fretta: l'accelerazione tecnologica procede in modo esponenziale. E di cose (nuove) da raccontare ne avremo parecchie...

Le auto che guidano da sole sono già fra noi

26.09.2013 | tag: Sicurezza , Tecnologia

Sono molto attratto dal futuro. Un po' perché il mestiere che faccio mi porta a guardare avanti, il più lontano possibile, un po' perché sono intimamente convinto che l'automobile e il modo di utilizzarla stiano per affrontare cambiamenti profondi. Uno dei grandi temi della nostra epoca - ne abbiamo già parlato qui e ne parliamo sempre più spesso sul sito - ruota intorno a quella che viene definita "guida autonoma". Ora abbiamo anche un orizzonte temporale: il 2020. Praticamente dopodomani.

Un paio di giorni fa Forbes ha pubblicato un'interessante ricerca condotta da Orc International che entra nel dettaglio dell'approccio alla guida autonoma degli automobilisti. In sintesi, emerge il fatto che non siamo ancora pronti ad accettare l'idea di lasciarci trasportare dall'auto: solo il 18% degli intervistati - un migliaio di automobilisti - si è detto disposto ad acquistare un'auto che guida da sola e appena il 22% affiderebbe a essa un proprio caro. Naturale che ci sia un po' (tanta) diffidenza, nonostante l'obiettivo finale delle auto a guida autonoma sia quello di ridurre il numero di incidenti.

La cosa curiosa messa in luce dalla ricerca è che, invece, gli stessi mille intervistati hanno espresso parere positivo sui singoli dispositivi di sicurezza automatici già disponibili: l'88% vorrebbe sulla propria auto il controllo del mantenimento della corsia di marcia, il 77% pagherebbe per il sistema anticollisione con frenata automatica, quasi il 70% ha espresso la volontà di equipaggiare la macchina con il regolatore di velocità attivo che mantiene costante la distanza di sicurezza.

Di fatto, tutti i più recenti sistemi di sicurezza introdotti dalle Case negli ultimi anni non sono altro che tappe di avvicinamento all'auto che guida da sola: radar, sensori, telecamere e raggi laser che oggi popolano l'elenco degli accessori rappresentano ognuno una piccola parte dei sistemi di guida autonoma. La direzione è segnata e, anche se noi abbiamo bisogno di procedere (o evolvere) a piccoli passi, l'obiettivo finale è togliere all'automobilista l'incombenza della guida e la conseguente possibilità di commettere errori e provocare incidenti.

Quanto siete soddisfatti della vostra auto?

19.09.2013 | tag: Le nostre automobili

Non so se sia così anche per voi, ma il periodo estivo è sempre un bel banco di prova per l'automobile di famiglia. Vuoi perché la si usa al di fuori del solito tragitto casa-lavoro, vuoi perché la si carica all'inverosimile o perché la si impegna in trasferimenti lunghi, finisce che le nostre vacanze si trasformano in un vero esame per la nostra macchina. Mi soffermo su questo argomento perché io stesso mi sono ritrovato a pensarci, rientrando dalle ferie un paio di settimane fa: pensa, mi sono detto, questa macchina - che poi in realtà è quella della mia compagna - ha saputo assecondare in modo dignitoso tutte le necessità della mia famiglia.

Non lo davo per scontato, anche e soprattutto perché la nostra scelta è stata guidata più da ragioni economiche che da altri fattori. Così ho pensato subito a voi, a come misurate il grado di soddisfazione della vostra auto, se vi sentite pienamente soddisfatti o se vi manca qualcosa. Credo che l'argomento sia meno banale di quanto sembri: non è così automatico prendere sempre la decisione corretta quando acquistiamo un'automobile. Magari talvolta ci facciamo trasportare dall'emozione o dall'entusiasmo del momento oppure prendiamo per buono un consiglio interessato ed è un attimo scoprire che avremmo potuto fare una scelta migliore.

La bella stagione delle auto inglesi

13.08.2013 | tag: Automobili

Oggi, le Poste britanniche hanno immesso sul mercato una serie di francobolli - li vedete qui di fianco - che celebrano le "British Auto Legends Thoroughbreds", sei automobili fotografate da James Mann, che, in un modo o nell'altro, sono rappresentative della produzione automobilistica del Regno Unito. Sono raffigurate la Jaguar E Type, la MG B, la Rolls-Royce Silver Shadow, la Lotus Esprit, l'Aston Martin DB5 e la Morgan Plus 8. Non voglio entrare nel merito della scelta, sulla quale si potrebbe discutere per secoli senza riuscire a metterci d'accordo.

In realtà, la notizia dell'emissione dei francobolli è una buona occasione per stimolare una riflessione su come l'industria automobilistica del Regno Unito si sia risollevata da quella profonda crisi che l'aveva colpita negli anni Ottanta, dopo decenni di automobili affascinanti. Se è vero che una quarantina di marchi british sono scomparsi, è anche vero che la maggior parte di quelle rimaste - quelle evidentemente gestite nel modo corretto - ora producono alcune tra le vetture più desiderabili del pianeta (e producono anche utili).

Senza togliere nulla alle sei storiche "purosangue inglesi" dei francobolli, ma secondo me - che un debole per le auto british ammetto di averlo - ci sarebbero state bene anche altrettante automobili di questo brillante presente: che so, una Range Rover, una McLaren 12C, un'Aston Martin Vanquish, una Rolls-Royce Wraith, una Bentley Continental GT o una Jaguar F-Type. E magari una Morgan, se non altro perché è l'unica tra le marche citate a essere ancora tutta inglese.

 

Gomme "invernali", lo dice il nome...

07.08.2013 | tag: Pneumatici , Sicurezza

Su Quattroruote, negli anni, abbiamo spiegato agli automobilisti più e più volte l'opportunità di montare pneumatici invernali durante la brutta stagione. E va detto che a qualcosa è servito, visto che sono sempre di più coloro che si affidano a gomme stagionali. A questo punto, vi starete già chiedendo perché ve ne parlo adesso, in pieno agosto. Beh, per ricordarvi di sostituirli con quelli estivi!

Non so se ci avete fatto caso anche voi, ma noto sempre più di frequente auto con le gomme da neve anche d'estate (l'ultima, un paio di giorni fa, con 40 °C). È pericoloso? L'ho chiesto a chi di gomme se ne intende e mi ha confermato i miei timori: usare le gomme invernali d'estate significa allungare gli spazi di frenata in caso d'emergenza, abbassare i limiti di tenuta di strada e andare incontro a un'usura precoce, uno spreco, in altri termini. Ne vale la pena? No, perché qui c'è in ballo la sicurezza propria e altrui.

Giochi di guida, roba da grandi

01.08.2013 | tag: Videogiochi

Un po' per la stagione che invita al relax, un po' per dare un seguito allo spunto del sempre presente Francy, credo che sia arrivato il momento di parlare di videogiochi. Racing games, ovviamente, giochi di corse in auto, cos'altro sennò?Sarò sincero: non so cosa aspettarmi da voi, e questo di sicuro aumenta il mio interesse sul tema. Io, premetto, non sono un giocatore, non possiedo console e, più per curiosità che per interesse vero, dedico ai videogiochi di corse su smartphone o su tablet al massimo un paio d'ore all'anno (e la cosa mi fa sentire più vecchio di quanto creda di essere, in un certo senso).

Però capisco perfettamente quelli che, come l'amico di Francy, dicono che "se ti piace guidare il loro realismo ti conquisterà". In effetti, gli ultimi titoli pare abbiano raggiunto un livello di precisione tale da lambire la qualifica di simulatori di guida, tanto più da quando le stesse Case automobilistiche collaborano attivamente con i produttori di videogiochi (Nissan, Srt e Mercedes-Benz, per citare le prime che mi vengono in mente).

Anche qui, tra noi appassionati intendo, sicuramente ci esaltiamo all'idea di guidare ogni tipo di macchina, sia pur anche solo davanti al televisore. E in effetti, va detto i giochi di guida godono del supporto incondizionato di un pubblico di appassionati vastissimo (solo Gran Turismo 5 ha venduto oltre 10 milioni di copie). E anche se i racing game automobilistici pesano per l'otto/nove per cento del mercato italiano dei videogiochi, il loro pubblico, oltre a essere più maturo (abbastanza maturo da indurre i progettisti di F1 2013 a introdurre anche monoposto d'epoca...), è fedele, esigente. E compra. Lo sanno bene anche i produttori di console: non a caso, ogni lancio di un nuovo prodotto è sempre accompagnato da un videogioco di guida di altissimo livello (per esempio, Forza Motorsport 5 con l'Xbox One). Insomma, altro che giochini: mettersi al volante delle auto virtuali è roba da grandi.

 

P.S.: buone vacanze a tutti.

Basta col touch screen: torniamo alla manopola

17.06.2013 | tag: Accessori

Secondo quanto riportato dall'autorevole Wall Street Journal, la Ford sarebbe pronta a fare marcia indietro sull'utilizzo della tecnologia touch screen sulle proprie automobili: meglio usare comandi fisici, più intuitivi e compatibili con la guida. E quindi più sicuri. Il cambio di rotta - che arriva dopo aver piazzato Sync e MyFord Touch complessivamente  sul 79% di tutte le nuove auto vendute nel corso del 2013 - sarebbe stato suggerito dalle difficoltà degli automobilisti a utilizzare i comandi virtuali sullo schermo a sfioramento, in particolare quelli per la regolazione del volume e della sintonia dell'autoradio.

In effetti, noi (per noi intendo quelli nati nel secolo scorso) ci portiamo dentro il retaggio di generazioni di apparecchi con manopole e pulsanti e ci sta che alla fine ci si trovi meglio con quelli. E come se non bastasse, è anche vero che negli Usa - e forse anche da noi, in Europa - chi compra un'auto nuova è mediamente una persona già matura... Vuoi vedere che si tratta di un problema generazionale? Magari i nativi digitali, quelli veri, preferiranno ritrovare in auto gli stessi "meccanismi" di un iPhone o un Galaxy (lo smartphone, non il monovolume). Vedremo.

La tecnologia fa passi da gigante. E noi?

21.05.2013 | tag: Design

Un giovane lettore di Quattroruote, Davide Gallina, product designer e appassionato d'auto, mi ha scritto, sollevando un tema che personalmente trovo piuttosto stimolante, perché mette in relazione i rapidi sviluppi della tecnologia con l'approccio dell'utente finale, degli automobilisti, noi. Ecco il suo spunto, che parte dallo stile della fanaleria, ma che noi possiamo estendere anche ai mondi al di fuori dell'automobile:

"Sempre più spesso ci troviamo a dover inseguire la tecnologia che corre qualche passo avanti a noi. Mi spiego meglio. Negli ultimi anni i progressi tecnici e tecnologici si sono susseguiti raggiungendo traguardi inaspettati, ma la cosa che più ci sorprende è la rapidità con cui vengono raggiunti.

La mia riflessione cade su un particolare di design che connota fortemente un'auto, la fanaleria. Perchè siamo ancora così ancorati alla vecchia idea progettuale di fanale?

Vediamo automobili con fanalerie sempre più grosse, spesso create per stupire più che per “illuminare”. Ma l’illuminazione è cambiata radicalmente in 100 anni. Siamo passati da una lampadina ad incandescenza, grande, deteriorabile, fragile e con un alto consumo energetico a led microscopici, altamente durevoli, ad alta capacità illuminante e bassissimo assorbimento energetico.

Il mondo dell’auto sembra non sfruttare appieno queste caratteristiche. I tentativi certo ci sono, ma non vengono tutti portati a termine con coerenza o, forse, coraggio. Le normative, l’ impossibilità di usare il vetro per la copertura dei fanali e il costo costruttivo (più componenti, più costo) potrebbero determinare la scomparsa del vecchio fanale ampio e tondeggiante, che risulta una vero e proprio oggetto lampada, in favore di una linea di luce esile, costruttivamente semplice che aprirebbe un nuovo corso per la progettazione dei frontali automobilistici.

Siamo forse noi utenti finali a non essere pronti ad abbandonare una rassicurante “installazione luminosa" in favore di un'asettica linea di luce?"

Al di là dell'esempio dei fari, le annotazioni di Davide Gallina ci accompagnano dentro un tema non banale e cioè nella nostra effettiva capacità di accettare, comprendere, apprezzare e, in ultima analisi, di trarre beneficio dalla tecnologia. Siamo abbastanza pronti e aperti alle novità? Ho già una vaga idea di come risponderete...

L'abito (della sportiva) non fa il monaco

29.04.2013 | tag: Prove su strada , Sportive

Il nostro NascarMan ha voglia di parlare di sportive. In particolare delle sei vetture protagoniste di un insolito confronto pubblicato sullo scorso numero di aprile (è già in edicola quello di maggio, per questo lo considero "scorso"): sport utility, station wagon, citycar, berline. E coupé. Tutte accomunate da un bel caratterino.

Se l'avete letta, la prova - basata su rilevazioni strumentali specifiche, come il giro pista e lo scatto e staccata 0-160-0 km/h, ha premiato la Ford Focus ST... Wagon. Una giardinetta a trazione anteriore (e turbo), insomma, più rapida di oltre mezzo secondo sul giro nei confronti della Subaru BRZ, una coupé a trazione posteriore (ma aspirata). A seguire le altre, più staccate.

Di materiale sul quale discutere ce n'è parecchio: turbo vs aspirato, posteriore vs anteriore, suv vs coupé... NascarMan, ora tocca a te! ;-) Volete sapere come la penso? A me non piacciono un granché le auto sportive derivate dalle auto normali: la storia è costellata da gradevolissime eccezioni, ma in linea generale non mi lascio sedurre da qualche cavallo in più o da una caratterizzazione estetica più spinta. Ma questa è solo la mia opinione e spero tanto che non coincida con la vostra.

La "verde" del vicino... a quattro euro al litro

12.04.2013 | tag: Benzina

In Svizzera è tornata alla ribalta in questi giorni la "considerazione" sull'opportunità di aumentare il prezzo della benzina fino a cinque franchi al litro, oltre quattro euro. Pare che Rudolf Wehrli - presidente di Economiesuisse, l'equivalente della nostra Confindustria - sia convinto che spostarsi in auto "costi troppo poco" e che pertanto gli automobilisti non siano indotti a prestare la corretta attenzione ai temi ambientali.

Della cosiddetta "ecotassa" di 2,70 franchi al litro in Svizzera se ne parla da tempo e il fatto stesso che la proposta - lanciata la scorsa estate - non sia stata abbandonata, nonostante le inevitabili polemiche, la dice lunga sulla determinazione di voler attuare il provvedimento. Del resto, non è la prima volta che gli automobilisti vengono presi di mira (sì, anche lì): recentemente il prezzo della vignetta, cioè della tariffa per viaggiare in autostrada, per dire, è stato quasi triplicato.

Insomma, ci sono buone probabilità che la proposta diventi realtà, augurandosi che chi ci governerà non ne tragga ispirazione. La notizia, però, un piccolo sorriso me l'ha strappato: ve l'immaginate le file di macchinoni svizzeri in coda nelle stazioni di servizio di Como?

E ora tocca all'aspirapolvere

27.03.2013 | tag: Accessori

Che l'automobile per qualcuno sia come una seconda casa non è certo un fatto fuori dal mondo. Ma che a bordo potesse arrivare perfino l'aspirapolvere, beh, questo era veramente difficile da prevedere. Eppure è così: in queste ore, al Salone di New York, la Honda ha presentato la Odyssey Touring Elite, una monovolume equipaggiata con il vacuum cleaner, l'aspirapolvere appunto.

Se credevamo di aver visto tutto dopo il vasetto per i fiori della New Beetle e la macchinetta del caffè della Fiat 500L, eccoci serviti. Dopotutto ammettiamolo: da appassionati quali siamo, cosa c'è di più gratificante dell'entrare in un'auto pulita e profumata? O di più irritante delle briciole sui sedili? Ecco la soluzione. A pensarci bene, in un'auto che sembra fatta apposta per ospitare torme di bambini, l'aspirapolvere a bordo semplifica di molto le cose e va dato atto alla Honda di aver intercettato un'esigenza pratica tutt'altro che trascurabile (anche e soprattutto considerando la discutibile abitudine degli automobilisti americani di mangiare in auto: sono loro che hanno inventato il portalattine...).

La domanda, casomai, è un'altra: quale delle numerose suppellettili casalinghe sarà la nuova frontiera della vivace creatività dei progettisti di auto? Sentiamo le vostre idee...

 

Che bella Italia al Salone di Ginevra!

12.03.2013 | tag: Uncategorized , Passione

Con il Salone di Ginevra ancora in corso, non posso non condividere con voi un certo orgoglio per quello che l'industria automobilistica italiana ha portato sul palcoscenico più importante del mondo. Considero questo blog una zona franca, personale, e quindi ne parlo da appassionato: vedere con quanta creatività, entusiasmo, vigore gli italiani siano riusciti a catalizzare l'attenzione dei media di tutto il mondo mi ha riempito di gioia. E, perché no, di speranza. Maranello ha lasciato tutti senza fiato con una delle Ferrari più belle di sempre, a Sant'Agata Bolognese hanno realizzato un missile terra-terra che più coerente di così non si poteva e da Modena arriva una di quelle Alfa Romeo che sembravano perdute per sempre. E vogliamo parlare dei nostri Carrozzieri (rigorosamente con la C maiuscola)? Beh, tra auto sportive e concept, qualcuno potrebbe obbiettare che non sono queste le vetture che la gente compra. Vero, ma il segnale lanciato in Svizzera è chiarissimo: l'Italia, con tutti i suoi problemi, è ancora il posto dove nascono le automobili più belle del mondo. Scusate se è poco.

Da analogica a digitale, come cambia l'automobile

25.01.2013 | tag: Tecnologia

Non so se state osservando come sta cambiando il modo di usare l'automobile. Non passa giorno, o quasi, senza una notizia che riguardi la connettività in auto, la rete wi-fi a bordo, la possibilità di interagire con la propria vettura a distanza. Siamo all'alba di una nuova era e forse quelli che stiamo facendo ora sono i primi passi che ci porteranno a usare la macchina come se fosse un accessorio del nostro smartphone. Roba da nativi digitali.

Vi confesso, invece, che mi piace l'idea di vivere "nel passaggio", di essere un "nativo analogico" e allo stesso tempo di vivere nel mondo digitale. E mi chiedo (e giro la domanda a voi) se anche per l'automobile esista un prima e un dopo, un passaggio insomma, e cosa l'abbia determinato: fino a quando l'auto è rimasta "analogica" e cos'è che la renderebbe "digitale"?  Così, con la complicità dei miei compagni di banco qui in redazione, abbiamo cominciato a cercare degli spartiacque, tipo i carburatori sono "analogici", l'iniezione elettronica è "digitale"? Oppure, l'auto a guida autonoma è "digitale", quella "da guidare" no? O ancora: è "culturalmente digitale" la vettura che prenotiamo in car sharing e "analogica" quella che compriamo? Il tema è interessante e, spero, anche divertente.

Prestereste la vostra auto al vicino di casa?

07.01.2013 | tag: Car sharing

Nonostante alcuni sostengano il contrario, l'automobile rimane il mezzo di trasporto individuale più efficiente in assoluto: impossibile pensare di farne a meno in senso assoluto. A cambiare, semmai, sarà l'approccio: si dice che passeremo da un modello di possesso dell'auto a un modello di utilizzo dell'auto (laddove sarà possibile farlo, s'intende: se abiti nella campagna lodigiana, per dire, la macchina te la devi comprare per forza). Il car sharing, come viene definita questa formula di utilizzo, è ormai una realtà istituzionalizzata anche nel nostro Paese, quantomeno nei grandi centri urbani.

Qualcuno, però, si è spinto ancora più in là. In Olanda, per esempio, è nato il car sharing fra vicini di casa: le auto che vengono utilizzate poco dai rispettivi proprietari sono messe in condivisione tra i residenti del quartiere. I vantaggi sono quelli di disporre di un'auto praticamente sotto casa e, dall'altro lato, di ridurre i costi di possesso. In Francia, invece, il proprietario di una vettura può decidere di noleggiarla a chi ne ha temporaneamente bisogno. Le due iniziative, va detto, sono accomunate dal fatto di essere gestite attraverso piattaforme web che dovrebbero dare un minimo di garanzia su chi offre e su chi chiede la vetture, ma è chiaro che in entrambi i casi sia necessaria una certa propensione a condividere un bene, l'automobile appunto, così personale. Ed è proprio sul tema culturale e sociale che vorrei sentire la vostra opinione: oggi, certe trasformazioni avvengono alla velocità della luce, ma personalmente, se non da un lato non ho il benché minimo problema a utilizzare un servizio di car sharing, dall'altro faccio un po' fatica ad accettare l'idea di prestare la mia auto a uno sconosciuto. Magari ragiono un po' troppo da appassionato, senza dubbio carico l'auto di valori che vanno oltre la funzione di mezzo di trasporto, ma mi chiedo quanto tempo dovrà passare prima di cambiare atteggiamento così radicalmente. E dire che sono uno piuttosto aperto ai cambiamenti.

Buone feste!

24.12.2012 | tag: Passione

Non c'è bisogno di tante parole, questa volta. Vi faccio i miei personali auguri di buone feste e vi ringrazio per avermi seguito anche quest'anno e per aver partecipato con entusiasmo alle nostre discussioni. Vi stringo tutti in un ideale abbraccio pieno di sana passione per l'automobile. A proposito, un regalino alla vostra macchina l'avete fatto?

A guidare s'impara da giovani

18.12.2012 | tag: Sicurezza

Mi collego in qualche modo al post precedente. Un paio di settimane fa mi era capitato sott’occhio un articolo che parlava di sicurezza stradale. In breve: un’indagine effettuata nel Regno Unito ha dimostrato che i giovani neopatentati, che hanno effettuato in un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni dei corsi di guida sicura, hanno un indice di incidentalità nei primi sei mesi più che dimezzato rispetto alla media.

Non sono padre, ma posso immaginare che una delle preoccupazioni più grandi di un genitore sia quella degli incidenti stradali. Per me lo sarebbe, come o forse più della droga, dell’abuso di alcool e di tutti quelle comportamenti rischiose che possono mandare in frantumi una giovane vita. Così, negli anni, mi sono convinto che prendere presto dimestichezza con i veicoli, con il mezzo meccanico, aiuti in qualche modo a debuttare su strada, nel traffico, con una maggiore consapevolezza e un pizzico d’esperienza in più.

La mia era una sensazione, magari un po’ troppo personalizzata, ma l’esito di quella ricerca conferma - di fatto - che probabilmente prendere presto confidenza con l’automobile attraverso una formazione specifica aiuta a diventare guidatori migliori. E magari insegna anche ad amare di più questo mezzo di trasporto fin troppo bistrattato… Che però ancora ci regala ancora emozioni e libertà. Nonostante tutto.

 

Quella volta che presi la macchina di nascosto...

21.11.2012 | tag: Le nostre automobili

Sono passati molti anni, non ricordo nemmeno più quanti. Ma la prima volta che mi misi al volante di un'automobile me la ricordo bene. Abitavo in Friuli, in un paesino di meno di mille anime, contando anche quelle delle mucche del vicino, dove la sera andavo a fare rifornimento di latte. Il giardino di casa mia era abbastanza grande da disegnarci su un piccolo circuito: partenza dal garage, una curva a sinistra e una a destra in rapida successione, tornantino a sinistra in fondo che immetteva nel rettilineo della roggia (praticamente sull'argine del fiume che segnava il confine della proprietà) e quindi di nuovo a sinistra, a chiudere il giro, intorno all'albero del melo. Mi esercitavo così a coordinare i movimenti dei piedi e delle mani: prima, seconda, prima (freno a mano, qualche volta)... Al volante della Fulvia Coupé 3 blu Agnano di mia madre, sullo sterrato del giardino, mi sentivo un piccolo Munari: era evidente che andassi molto più forte con la fantasia che con la macchina...

Un giorno di qualche tempo dopo decisi che quel piccolo tracciato in giardino mi stava stretto. Così, col cuore a settemila giri, m'impossessai furtivamente della Lancia Delta 1.5 di mio padre: partenza dal garage, sinistra, destra... e anziché imboccare il tornantino, m'infilai in strada. Avevo il mio piano: poche centinaia di metri d'asfalto, poi dentro su una di quelle lunghe strade bianche che segnavano la campagna della Bassa friulana. Vi lascio immaginare l'eccitazione. Finalmente potevo mettere tutte le marce, raggiungere una velocità degna di essere chiamata tale, sentire il fruscio del vento che accarezzava la carrozzeria. Il debutto fu naturalmente condito dall'imprevisto: una esse sulla ghiaia mi tradì e finii per "parcheggiare" la Delta in un fosso. Panico. Ovviamente non avevo la minima idea di come venirne fuori, in tutt'i sensi. La soluzione si materializzò all'istante sotto forma di un camion sbucato dal nulla. L'autista, vedendo l'auto nel fosso, accostò. Scese. Mi guardò. Senza dire una parola, tirò fuori una fune, legò un'estremità al suo camion, un'altra alla Delta. La macchina schizzò fuori dal fosso in un amen e, per miracolo (il secondo, quel giorno, dopo l'apparizione del camionista), senza un graffio: l'erba aveva attutito il colpo. L'autista del camion se ne andò senza proferir parola. E mio padre tutt'ora non sa nulla di questa storia.

Se vi state chiedendo perché vi abbia raccontato tutto questo, pensate alla prima volta che avete guidato. E raccontatemi com'è andata: sono sicuro che avete storie incredibili da condividere.

C'è bisogno di essenzialità

29.10.2012 | tag: Low cost

È da un po' che voglio scrivere un post sulle auto low cost qui, nel blog della passione. Una contraddizione in termini? Forse, ma secondo me c'è molto spazio per parlarne. Anche perché, avendo imparato un po' a conoscere i più assidui frequentatori di questo spazio, so di trovare terreno fertile per dare voce alle vostre opinioni su questo tema... E alle vostre considerazioni. La mia è che le automobili cosiddette low cost ci potrebbero aiutare a tornare all'essenzialità, alle cose basilari. Back to basics.

Oggi ai giovani l'auto non interessa? Diciamo che i prezzi assurdi di mantenimento (e acquisto) hanno allontanato l'auto dai giovani e che forse - anche senza forse - non ci sono modelli capaci di interpretare le necessità dei ragazzi in età di patente. I quali, anche e soprattutto in tema di auto, sono tutt'altro che choosy. E allora perché non provare a tornare all'essenziale?

Se mi chiedete quali sono i modelli attuali che interpretano in chiave moderna quello che sono state per la nostra generazione la 500, la 2CV, la R4, la Panda prima serie, ecco faccio fatica a rispondere.

Le auto continuano a emozionare

28.09.2012 | tag: Passione

Il Salone di Parigi è appena cominciato. Spero che abbiate già dato un'occhiata alle fotogallery e ai video che abbiamo pubblicato in questi due giorni: è stato un lavoro lungo e faticoso, come per ogni Salone, ma la squadra di quattroruote.it anche questa volta non si è risparmiata. E anzi, merita il mio personale ringraziamento per l'ottimo lavoro svolto assieme.

Veniamo al punto. Leggevo, qualche settimana fa, un'intervista a Bill Ford su Usa Today che s'intitolava così: "L'auto non volerà, ma continuerà a stupire". Il titolo m'è tornato in mente proprio ieri, durante la prima giornata dedicata alla stampa: "l'auto continuerà a stupire". Lo dico da appassionato più che da addetto ai lavori, se me lo concedete: tra le numerose novità presentate in questi giorni, ce ne sono alcune che sono entrate di slancio nella mia personalissima (e assolutamente virtuale) lista dei desideri.

La Porsche Panamera Sport Turismo Concept. Quando ho letto il tweet del direttore, in cui diceva che quasi tutti i designer l'hanno votata come auto più interessante del Salone, m'è sembrato normale, logico, quasi ovvio. Non potete saperlo (o forse sì, mi pare, non dev'essere la prima volta che lo dico), ma ho un debole antico per le shooting brake e per le giardinette derivate dalle coupé. E quella della Porsche m'è sembrata la sintesi perfetta di come dovrebbe essere la mia automobile ideale. Parlo dello stile e del concetto, naturalmente.

Ecco, vi confesso che sento il bisogno di parlare un po' d'automobili come si faceva una volta, senza troppi ma e senza nessun però. Ci state? Credo che possiate capire bene come ci si possa emozionare ancora guardando un'automobile. E sono ben felice di constatare che l'automobile è ben lungi dal diventare quell'elettrodomestico che qualcuno vorrebbe...

L'invecchiamento (precoce) della tecnologia

10.09.2012 | tag: Tecnologia

Mi riallaccio al post precedente. Visto che (anche in famiglia) finiamo per tenerci la stessa macchina per un periodo più lungo del previsto, mi sono soffermato a osservare che cos'è che davvero invecchia nelle automobili moderne. Lo dico perché ci sono modelli in giro che non solo fanno il loro dovere, ma che sono godibili e gradevoli anche dopo dieci anni...

Non penso tanto sia una questione di usura: in fondo, tutto quello che si consuma lo si può anche sostituire, e poi con una corretta manutenzione periodica si può davvero assicurare all'automobile una lunga vita utile. A far invecchiare veramente un'auto è la tecnologia. Il che, se vogliamo, è un bizzarro paradosso: più un modello ne è infarcito, più sembra proiettato in avanti nel tempo. Fino a quando la tecnologia non diventa tutta d'un tratto obsoleta.

L'esempio più lampante è il navigatore satellitare. Chi, una decina di anni fa, ha speso quanto un'utilitaria per integrare in plancia l'ambitissimo apparecchio, oggi si ritrova con un pezzo da museo, per il quale non viene più garantito alcun supporto. Allora ci sembrava una meraviglia, oggi invece ci domandiamo come potessimo esserne soddisfatti... Eppure...

Eppure al fascino della tecnologia sembra essere difficile sottrarsi, se è vero - e  lo è - che nella top ten dei desiderata dei giovani ci sono tablet, smartphone e console. Non a caso sono già comparsi oggetti simili sulla plancia dei modelli più recenti e già si parla di connettività wi-fi, app e internet. D'accordo: lo sanno tutti che il mondo dell'elettronica di consumo va veloce, quello delle auto (molto) meno. Ma allora mi domando, se una bella macchina tradizionale è ancora gradevole e godibile dopo tanto tempo, che ne sarà di quelle elettriche? Massì, un aggiornamento del firmware e via...

Come cambiano le abitudini...

14.08.2012 | tag: Acquisto

Più o meno per tutti, cambiare l'automobile è un momento di grande euforia. Ognuno poi lo vive a modo suo, caricando o meno l'evento di significato: per noi appassionati è di sicuro un'emozione. Le persone, però, cambiano auto sempre meno spesso. Il ché, se vogliamo, è anche il risultato del costante perfezionamento tecnico del prodotto automobile: ci siamo lasciati alle spalle i tempi delle carrozzerie che marcivano, delle vernici che sbiadivano o dei motori che non andavano oltre i cento mila chilometri... Insomma, la necessità di sostituire ogni tot anni la propria vettura con una "più fresca" è venuta meno perché le auto di oggi sono oggettivamente migliori di quelle di anche solo 15-20 anni fa. Alla fine, ammettiamolo, il più delle volte, l'auto l'abbiamo cambiata per ragioni diverse dall'invecchiamento.

Ora, quantomeno qui da noi, c'è parecchia incertezza nel mercato dell'auto, quindi è abbastanza normale tenersi stretta la propria macchina. Ma siamo poi così sicuri che quando le cose andranno meglio torneremo a sostituire l'auto di frequente? Ve lo domando, perché negli Stati Uniti - dove di solito le cose succedono prima che da noi - dopo la ripresa del mercato, gli automobilisti sembrano poco interessati a una sostituzione nel breve periodo: un sondaggio online condotto da AutoMD.com ha dato risultati eclatanti, con addirittura il 78% degli intervistati (circa 4.000 persone) che hanno dichiarato di mantenere il possesso della propria vettura per almeno dieci anni e di resistere alla tentazione di sostituirla più di frequente. D'accordo: a questo dato occorre fare la tara perché il sito americano autore del sondaggio è un riferimento nel settore dei ricambi e delle riparazioni e quindi ha un pubblico già piuttosto orientato in questo senso. Ma anche ridimensionando il risultato, quello che emerge è come gli automobilisti americani intervistati siano meno propensi ad acquistare un'auto di frequente, a prescindere dalla situazione economica generale. È evidente che c'è un grande cambiamento collettivo in atto.

La cultura della sicurezza

23.07.2012 | tag: Sicurezza

Fibbie cinesiC'è ancora chi non indossa le cinture di sicurezza. Lo so, è assurdo, ma è così. Lo spunto per parlarne me lo offre un amico che lavora in Cina, Luigi, che mi ha appena spedito una fotografia piuttosto sconcertante: l'immagine ritrae le confezioni di finte fibbie da agganciare all'attacco delle cinture per mettere a tacere il cicalino. Lì, in Cina, le vendono per l'equivalente di due euro e mezzo la coppia. Sulla confezione ovviamente c'è scritto fibbia multifunzione per cinture di sicurezza e apparentemente vorrebbe sembrare una prolunga. Nel migliore dei casi, l'utilizzo di un componente non omologato e di dubbia provenienza compromette l'efficacia della cintura, nel peggiore, appunto, serve a non indossarla del tutto. Due euro e mezzo che vanificano in un colpo solo tutti gli sforzi dei Costruttori, che sulla sicurezza passiva delle proprie automobili investono ogni anno milioni di euro. Uno potrebbe pensare che in Cina, dove l'automobile è tutto sommato una conquista recente, la cultura della sicurezza non sia così sviluppata. Invece, il problema riguarda anche le nostre abitudini: Mario Rossi mi dice che nei primi sei mesi di quest'anno la Polizia Stradale ha elevato oltre 40 mila multe per mancato uso delle cinture, senza contare quelle fatte da Carabinieri e polizie locali. In Italia. Tra poco milioni di connazionali si riverseranno su strade e autostrade per le consuete vacanze estive: ecco, facciamo fare un piccolo passo avanti a questo Paese, indossando le cinture di sicurezza. Anche dietro.

La mia prima auto costava poco e aveva un valore enorme

28.06.2012 | tag: Le nostre automobili

Rovistando nel sottoscala della memoria ho ritrovato le immagini della mia prima auto. La prima con il mio nome sulla carta di circolazione. È una Lancia Fulvia Coupé prima serie, classe 1966, bianco Saratoga interni neri. Siamo alla fine degli anni Ottanta: amici di famiglia, che l'avevano acquistata qualche anno prima di seconda mano, decidono di disfarsene e pensano bene di regalarmela. Certo, non è che l'avessero amata poi tanto: avevano lasciato marcire i sottoporta, c'era una bella botta sul muso, pezzi sistemati alla bell'e meglio... Insomma, era conciata parecchio male. Ma ai miei occhi era l'automobile più bella del mondo. Perché ve ne sto parlando? Beh, un po' perché i miei ricordi più belli con le auto sono ormai consegnati al passato, un po' perché m'è venuta un po' di nostalgia... Sì, quell'auto per me aveva un significato straordinario, capite, voleva dire libertà, indipendenza, responsabilità. E c'era tutta la componente di passione e divertimento, naturalmente. Certo, è chiaro: per mantenerla qualche sacrificio lo dovevo fare, ma questa piccola auto sapeva bene come ripagarmi. E il fatto che fosse un mezzo di trasporto era l'ultima cosa: prima di tutto era la mia macchina, scusate se è poco...

La foto che vedete è stata scattata durante la prima edizione della Coppa dei Tre Laghi - Varese-Campo dei Fiori, una manifestazione di regolarità riesumata nel 1990, dopo un passato da gara vera dagli anni Trenta fino al 1960. A quell'epoca non sapevo ancora che sarei andato a Ruoteclassiche! E il lavoro che faccio adesso non esisteva nemmeno. Ecco, se sono qui a scrivere delle cose che amo, un po' di merito ce l'ha anche la Fulvia. Non sottovalutiamo mai il valore delle proprie passioni: qualche volta ci portano in posti bellissimi!

Un'ultima annotazione: non ho resistito alla curiosità di sapere che fine avesse fatto la mia prima auto. Attraverso una visura col numero di targa l'ho localizzata a Portogruaro, in provincia di Venezia. Spero di rivederla, un giorno.

Il galateo dell'auto elettrica

05.06.2012 | tag: Elettriche

Avete mai pensato a come cambieranno le nostre abitudini automobilistiche quando le auto elettriche saranno più diffuse? Io sì, me lo domando spesso, anche e soprattutto perché per il lavoro che faccio ho bisogno di gettare lo sguardo un po' più in là. Ebbene, oggi mi sono imbattuto in un tweet interessante, che linkava a un articolo di Todd Woody pubblicato su forbes.com. Ve lo riporto (poi, se volete, leggete l'originale, ché ne vale la pena). Insomma, mentre Woody se ne stava tranquillo, gli arriva un sms dalla Ford Focus Electric che aveva in uso: "Tuxedo Black CA 3801 si è scollegata accidentalmente mentre era in ricarica". Per farla breve, era arrivato un tizio con un'altra auto elettrica e senza porsi alcun problema ha staccato la spina alla Focus per connetterla alla sua Coda EV (l'altra auto, sarebbe). Non si fa così, è evidente. L'episodio, però, una certa ansia me la procura: e se a qualche buontempone venisse in mente nottetempo di staccare le spine alle auto parcheggiate fuori? Io me l'aspetto che succeda, prima o poi...

@carlodigiusto

Rischi del mestiere...

25.05.2012 | tag: Prove su strada

Chiamandosi come si chiama, Vairanoring, questo blog non poteva esimersi dal mostrare cosa succede in pista, quando proviamo le automobili a caccia del miglior tempo: allora oggi vi facciamo vedere un video del nostro driver Maurizio Giani, mentre tenta di fare un tempone al volante della BMW M550d xDrive, una delle auto selezionate per il prossimo Dossier Sportive. Quella è la prima di tre curve in rapida successione ognuna con un raggio inferiore alla precedente: è uno dei punti più complicati di tutta la pista. Per un collaudatore è naturale tentare, almeno al primo tentativo, di percorrere in pieno la prima curva, per poi alleggerire sulla seconda e frenare all'ingresso della terza. Ecco: non sempre va tutto come si vorrebbe...

 

P.S.: vi aspetto sabato e domenica al Raduno dei Raduni!

Coupé, sì, coupé a quattro porte!

10.05.2012 | tag: Passione

Questo mi pare un buon tema per tornare sulle parole della nostra passione. Ci pensavo stamattina, mentre caricavo sul sito il testo delle impressioni di guida della BMW 640i Gran Coupé, la prima "coupé a quattro porte" della Casa tedesca. Io lo so - ormai vi conosco - quanto vi fa innoridire la definizione di "coupé a quattro porte", però è anche vero che dobbiamo in qualche modo distinguere le "quattro-porte-derivate-dalle-coupé" dalle berline vere e proprie. Perché non sono esattamente la stessa cosa.

Ebbene, guardando quella nuova BMW, all'improvviso ho come avuto la sensazione di averla già vista un'automobile così, come se un file "coupé a quattro porte" fosse stato già aperto in passato. Non so se avete presente quando un'idea è sul punto di nascere: ecco, quella sensazione lì.

E poi mi sono ricordato di questa copertina di Quattroruote (ottobre 1980) e di quell'automobile, la Lancia Gamma Scala, che turbava i miei sonni pre-adolescenziali. Nato e cresciuto in una famiglia di Lancisti, non potevo restare indifferente all'eleganza di quella "coupé a quattro porte" ante litteram. Pininfarina, va detto, s'era cimentato sul tema già qualche anno prima, quando aggiunse due porte alla Fiat 130 Coupé (io ero troppo piccolo per restarne folgorato). Dimostrando che si potevano ottenere belle berline partendo dalle coupé.

@carlodigiusto

Tutto, tranne guidare...

04.05.2012 | tag: Tecnologia

Gli automobilisti sarebbero disposti a pagare per disporre in automobile di strumenti che consentano loro di essere connessi e produttivi. È quanto emerge da uno studio della J.D.Power and Associates sulle tecnologie emergenti nel settore automotive negli Stati Uniti. Gli automobilisti americani sono molto interessati alle tecnologie che rendono più sicura la propria vettura, ma sta crescendo l'attenzione verso le funzionalità e i dispositivi che consentono loro di essere produttivi e connessi a internet. Circa il 70% degli intervistati - parliamo di circa 17.400 proprietari di veicoli in tutto - ha risposto che pagherebbe per avere la connessione wi-fi nell'abitacolo e una percentuale analoga sarebbe disposta a spendere 750 dollari per un sistema anticollisione (evidentemente le due cose sono in qualche modo una la conseguenza dell'altra...). Addirittura il 20% degli automobilisti interpellati ha ammesso che si lascerebbe (probabilmente o sicuramente) sedurre da sistemi di guida autonoma - tipo l'auto senza guidatore di Google - se l'aggravio di prezzo fosse intorno ai 3.000 dollari. Altro che cambio manuale... Questi non hanno nemmeno più voglia di guidare! M'immagino già le risposte se l'avessero chiesto a voi di descrivere cosa vorreste avere sulla vostra automobile: trazione posteriore, sospensioni a quadrilateri, scarico aperto...

Start&Stop, favorevoli o contrari?

23.04.2012 | tag: Tecnica

L'altra sera, con un gruppo di amici molto appassionati d'auto, tutti molto competenti, s'è accesa una bella discussione attorno allo Start&Stop, il sistema che spegne il motore al semaforo, per capirsi. L'ho fatta semplice: in realtà, il dispositivo è molto più sofisticato di quello che sembra, è indubbiamente un costo supplementare, ma contribuisce a ridurre consumi ed emissioni.

Naturalmente, lo Start&Stop ha un impatto anche sulle nostre abitudini di guida e, a quanto pare, ha già diviso i guidatori in due: da una parte quelli come me, che lo utilizzano e lo apprezzano, dall'altra quelli come i miei amici, che hanno persino chiesto alla concessionaria di disattivarlo in via definitiva (senza riuscirci: è talmente integrato con gli altri sistemi dell'auto che non è possibile farlo). Mi chiedevo voi da che parte state, se l'avete provato e cosa ve n'è parso.

Twitter: @carlodigiusto

Ruote in città: ci vediamo questo fine settimana?

19.04.2012 | tag: Passione

Non so se avete fatto caso all'articolo in home page oppure sulla nostra fan page su Facebook in merito alla nostra iniziativa Ruote in città. Ve ne sto parlando per un motivo molto semplice: oltre a provare le automobili più ecologiche del momento (così, anche solo per discutere in seguito a ragion veduta) e farsi un'idea piuttosto precisa di dove sia arrivato il progresso, sarà anche e soprattutto una bella opportunità per conoscerci di persona. Io sarò lì il sabato mattina, ma già da domani molti di noi - compresi direttore e vicedirettori - saranno a disposizione di chi vorrà venire a trovarci. Cominciamo col darci appuntamento a Milano e chissà che in futuro non ci possano essere altre opportunità anche in altre città d'Italia.

Ah: e poi non dimenticatevi del Raduno dei Raduni! Su due giornate!

Twitter: @carlodigiusto

Non solo low cost, di questi tempi

10.04.2012 | tag: Passione

Che gli automobilisti siano il bancomat dei governi italiani non è un novità di oggi. E non varrebbe neppure la pena di parlarne ancora, per lo meno qui a Vairanoring, se non fosse per l'impatto della pressione fiscale e dell'aumento insostenibile del prezzo dei combustibili sul prodotto automobile. Il caro-auto, è ovvio, non condiziona solo le nostre abitudini, ma obbliga anche i costruttori a prendere le specifiche contromisure. Non sarebbe la prima volta.

Negli anni Ottanta, persino un marchio prestigioso e assoluto come Ferrari si dovette adeguare a un regime fiscale che penalizzava le auto con cilindrata superiore ai due litri: nacque così la 208 (con un aspirato da 155 CV...). La BMW, qualche anno più tardi, introdusse la 320is (con la s minuscola, mi raccomando), che altro non era che una M3 con parafanghi stretti e motore "duemila" trasparente al fisco italiano.

Visto il contesto, insomma, prepariamoci a vetture adeguate al nostro mercato. Magari non sarà più il caso delle sportive anni Ottanta, ma di sicuro non saranno solo modelli low cost. Anzi, qualcuna è anche già arrivata: mi vengono in mente le Mercedes-Benz Classe M e Classe S con il motore a quattro cilindri, la BMW Serie 1 EfficientDynamics Edition, l'Audi A8 Hybrid (che monta un due litri), l'Alfa Romeo MiTo TwinAir...

Ferdinand Alexander Porsche

05.04.2012 | tag: Passione

Mi sono commosso, oggi pomeriggio, quand'è arrivata la notizia della scomparsa, direi prematura vista l'età, di Ferdinand Alexander Porsche. Lì per lì l'ho presa come una brutta notizia, qual è, del resto... poi, nel rileggere il pezzo che l'amico Lorenzo Corsani ha generosamente mandato in redazione, mi sono accorto che avevo gli occhi lucidi. Non mi capita spesso di commuovermi per persone che non ho conosciuto... ricordo di aver pianto per Gilles Villeneuve quand'ero un ragazzino, ecco.

Oggi è successo di nuovo per "Butzi" Porsche. Dev'essere per via della potenza di quello che ci ha lasciato, quell'inconfondibile profilo che accompagna i sogni di ogni sano appassionato d'auto. Una linea tra le infinite che avrebbe potuto scegliere. Creatività, intuito, ingegno, esperienza, colpo d'occhio, gusto... Pensate a quanta percentuale d'Uomo può esserci dentro un'automobile. Il bello è che la sappiamo riconoscere.

Tornano le tre volumi

03.04.2012 | tag: Berline

Ve lo dico subito: a me, le auto a tre volumi non dicono un granché, vuoi per una questione di gusti, vuoi per il mio stile di vita. Però ci sono automobilisti che le apprezzano e probabilmente sono molti di più di quello che sembra. M'è bastato scorrere i commenti in calce alla notizia della Fiat Viaggio, la quattro porte prodotta in Cina, per avere la conferma che il partito delle berline a tre volumi è vivo e vegeto anche da noi. Oltretutto, alle tre volumi già esistenti, se ne aggiungeranno di nuove: mi vengono in mente le future Audi A3 e Mercedes-Benz CLC (o CLA), la Seat Toledo e la Skoda Rapid, ma anche la Chevrolet Malibu, per citare una novità imminente. Il dubbio (che poi dubbio non è) è che il fenomeno non dipenda tanto dal ciclico rincorrersi di tendenze temporaneamente abbandonate o da rinnovate necessità (vere o presunte) di noi automobilisti, quanto piuttosto dall'influenza che ormai esercitano i grandi mercati in crescita. Dove le sedan (come le chiamano loro) vanno per la maggiore.

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Evoluzione e cambiamento

28.03.2012 | tag: Salone di Ginevra

Con la chiusura del Salone di Ginevra, ricorderete (non è passato un secolo...) abbiamo lanciato sul sito un sondaggio su quale tra Audi A3, Volvo V40 e Mercedes-Benz Classe A avesse maggiormente incuriosito i nostri lettori. Beh, dei circa tremila appassionati che hanno espresso la propria preferenza, quasi la metà (il 48,6% per l'esattezza) ha premiato l'inedita Mercedes, mentre solo una minoranza - il 13,6% - ha gradito la terza generazione dell'A3. Un terzo abbondante dei voti (37,9%), infine, se l'è accapparrato l'outsider svedese.

Possiamo leggere il risultato in un altro modo. La logica evolutiva - quella che ha contribuito, per dire, al planetario successo della Golf - ha meno appeal dei cambiamenti radicali, come quello della Classe A, cresciuta da monovolume compatta a hatchback. D'accordo l'effetto novità, ma non è che per caso siamo particolarmente sensibili al tema del cambiamento?

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Ginevra: con cosa sareste tornati indietro?

13.03.2012 | tag: Salone di Ginevra

E anche il Salone di Ginevra è passato. Lo dico con un certo sollievo, ché quest'anno è stato più impegnativo del solito: non le ho contate tutte, ma le novità erano veramente tante. Forse persino troppe, verrebbe da dire se non fossimo gli insaziabili appassionati quali siamo. Se avete seguito il nostro Speciale Ginevra, avrete sicuramente fatto mentalmente una classifica delle vostre preferite, che v'invito a condividere qui. L'ho fatta anche io, ovviamente, e mi sono anche chiesto che automobile avrei scelto per tornare a Milano (dovreste saperlo, conoscendomi...). Però, vi devo confessare che la curiosità professionale è più forte della passione: così, quello che mi piacerebbe veramente fare è una vera esperienza d'uso quotidiana con un'automobile elettrica. E a Ginevra c'era la Zoe. Ora, al di là del fatto che trovo bellissimo il nome (non chiedetemi perché, ma mi fa venire in mente Parigi in una di quelle fotografie di Willy Ronis scattate di domenica), quello che mi incuriosisce è il rapporto che si può instaurare con un'auto non convenzionale, voglio sapere a che punto del processo di cambiamento siamo giunti. E soprattutto ho voglia di sorprendermi. Voi, invece?

Perché, esistono auto "utili"?

12.02.2012 | tag: Passione

Riprendiamo il discorso sulle parole della nostra passione. Molto spesso, quando si parla di certi tipi di automobili, c'è sempre quello che tira in ballo l'inutilità, che sentenzia: "Macchina inutile". Sì, sì: andate a cercare tra gli oltre cento interventi al mio post sulle Suv, tra i commenti alle notizie, nel forum. Non ci metterete molto a trovarne uno... Ora, vi confesso, a me sfugge il significato di quell'espressione. E ce l'ho messa tutta per cercare di capirla, lo giuro, ma l'unica conclusione alla quale sono giunto è che si tratti di una superficiale espressione di disprezzo (per non definirla in altro modo, esiste una parola precisa...).

Curiosamente, la presunta inutilità è spesso associata ad automobili che, a vario titolo, gravitano intorno alla sfera del lusso: ammiraglie, sportive, Suv, esemplari unici, cose così. Ora non ho voglia di tirare in ballo il trito e ritrito aforisma di Oscar Wilde, ma posso citare l'incipit di un discorso che Ferry Porsche fece davanti a una platea di attoniti giornalisti: "Le Porsche sono automobili inutili, ma tutti le vogliono". Questo per spiegare che per fortuna esistono automobili capaci di andare molto oltre la mera funzione di trasporto: automobili capaci di emozionare, di soddisfare, di appagare, di gratificare e di premiare chi se le può permettere e chi le sa apprezzare, anche solo vedendole passare. Gente tipo noi, insomma. E questo solo per restare a un livello superficiale. Perché se invece scendiamo in profondità, si scopre che tutte queste automobili inutili, alla fine sono tutt'altro che inutili: andatelo a dire agli operai di Maranello, di Sant'Agata Bolognese, di Molsheim o di qualunque altro posto al mondo dove si costruiscono le cosiddette auto inutili che quello che fanno è inutile...

Sport utility, crossover e i gusti di chi va in macchina

24.01.2012 | tag: Sport utility

Non credo che vi sia sfuggita la notizia pubblicata sul nostro sito un paio di giorni fa sul centomillesimo esemplare di Porsche Cayenne sfornato dalla fabbrica di Lipsia. Centomila nuove Cayenne dal 2009 a oggi, che si sommano alle 360 mila della generazione precedente. Questo significa che in giro per il mondo ci sono quasi mezzo milione di Cayenne, una cifra che mi fa un certo effetto, non ve lo nascondo. Ricordo ancora quando andai a Lipsia, all'inaugurazione della fabbrica, poco meno di dieci anni fa: all'epoca gli scettici erano molti più di coloro che, dimostrando più entusiasmo che lungimiranza, prospettavano un futuro roseo per questa inattesa Porsche a cinque porte, che tradiva (solo apparentemente) oltre cinquant'anni di tradizione.

Beh, oggi sappiamo tutti com'è andata... Nel prossimo futuro arriveranno le sport utility di piccole dimensioni (sul numero di febbraio di Quattroruote ve ne anticipiamo addirittura dieci tra quelle che usciranno nei prossimi due anni), non necessariamente a trazione integrale, ma pur sempre più alte e pratiche delle compatte tradizionali, dalle quali erediteranno piattaforme e organi meccanici.

Insomma, qui (tra chi frequenta il blog, intendo) magari le Suv non raccoglieranno troppi consensi (come mai?), ma è indubbio che nel mondo reale siano piuttosto gettonate. Sono cambiati i gusti degli automobilisti, è giusto che cambino anche le automobili.

Evoluzione o stravolgimento: le due facce del design

12.01.2012 | tag: Design

Avevo in mente di aprire l'anno con una riflessione sul Salone di Detroit (avete visto quante ibride?)... Poi stamattina ho visto la nuova Boxster e non ho capito più niente... Scherzi a parte, la nuova Porsche mi ha fatto venire in mente un tema più ampio, che si collega un po' al post precedente sulla durata nel tempo delle auto. Mi riferisco al design. Da un lato abbiamo Costruttori che evolvono le linee del proprio modello, seguendo un invisibile filo di continuità tra le generazioni dei modelli (e la Porsche è probabilmente l'esempio più rappresentativo); dall'altro c'è chi preferisce rompere con il passato, proponendo di volta in volta vetture molto diverse tra loro. L'impatto sul prodotto è tutt'altro che trascurabile, anche e soprattutto in termini di appeal e di valore residuo. Insomma, più o meno inconsciamente ne teniamo conto, quando scegliamo un'auto nuova e soprattutto quando la stiamo per acquistare usata. Ci avete mai pensato prima? Ve lo chiedo perché io - nelle mie scelte personali - lo faccio sempre e inevitabilmente finisco col preferire quelle auto che cambiano apparentemente poco negli anni. E dire che sono tutt'altro che abitudinario...

Passano gli anni... Anche per le auto

27.12.2011 | tag: Le nostre automobili

Ci siamo. Tra pochi giorni avremo definitivamente archiviato questo 2011. Un altro anno che passa per noi e per le nostre automobili. Una volta avevo sentito dire che gli effetti del tempo condizionano lo stato di un'automobile più di quanto non facciano i chilometri percorsi: come dire, meglio un'auto che ha fatto tanta strada piuttosto che una con tanti anni addosso. Probabilmente è vero (e lo è di sicuro per tutto ciò che riguarda il progresso tecnico), anche se sono convinto che la vera differenza la facciano la cura e le attenzioni quotidiane riservate dal proprietario. Non guidiamo tutti allo stesso modo: c'è chi lo fa consapevolmente e chi invece tratta la propria auto distrattamente. Non dico male, ma neanche bene, magari cominciando dopo un po' a risparmiare sui tagliandi, sulle gomme, sulle riparazioni... E infatti, quando mi domandano quanto può durare un'auto, mi viene istintivamente da dire "per sempre": è ovvio che si tratta di una piccola provocazione, ma utilizzando l'auto con rispetto e accettando l'idea di effettuare la manutenzione regolarmente, una vettura può davvero effettuare il suo servizio per anni. E lo dice il sottoscritto, che si gode delle signore automobili praticamente al loro secondo ciclo di vita... Il 2012 è alle porte: vanno a voi i miei più sinceri auguri di buon anno. ;-)

Una su 6.000: il dilemma della scelta

16.12.2011 | tag: Acquisto

Come potete immaginare, vengo regolarmente interpellato quando qualcuno dei miei amici decide di acquistare un'auto. Ultimamente, proprio osservando come questi amici e conoscenti si comportano di fronte alla scelta di un modello piuttosto che un altro, mi si è rafforzata un'opinione che mi sono fatto da tempo. E cioè che, a fronte di un'offerta amplissima - il nostro listino contempla 5.801 modelli - alla fine, le alternative realmente e realisticamente acquistabili si riducono a due, massimo tre vetture. Come se l'offerta, pur sovrabbondante, non riuscisse a soddisfare appieno le singole esigenze. Non so se anche voi avete avuto questa sensazione e sinceramente non so neppure se è normale: a me ha solo fatto effetto constatare più volte che a fronte di un'offerta che definirei sovrabbondante, le alternative fossero sempre poche, pochissime. Quello che so, e lo dico sempre, che quello della scelta dell'auto (con tutti i riti che comporta, dalla lettura delle inserzioni alle visite in concessionaria) è uno dei momenti più belli del processo d'acquisto: ma io sono un appassionato e non faccio testo...

E adesso difendiamola, la passione!

07.12.2011 | tag: Passione

C'era da aspettarselo. Le misure per salvare l'Italia hanno nuovamente preso di mira gli automobilisti. Tutti gli automobilisti, senza distinzioni. E tra gli automobilisti ci siamo anche noi appassionati. Ho letto sul sito, nel forum, sulla nostra pagina su Facebook lettere d'amore indirizzate alla propria automobile, appelli diretti al ministro dei trasporti, richieste di intervento, sfoghi e centinaia di commenti in calce alle notizie... Potete immaginare come si possa percepire forte da questa parte il comune sentire di chi si sente come un bancomat per lo Stato (non è mia, è stata lasciata in un commento). Vi confesso che in questi giorni ho avuto più di qualche titubanza nel proporre notizie sulle supercar, sulle automobili costose e su quelle potenti. Mi sono ovviamente interrogato sull'opportunità di parlare di vetture che sono proibitive da nuove e che da ora lo saranno anche da vecchie. Poi mi sono immedesimato in chi, come me, non è solo un automobilista. E ho detto no, la passione non si tocca! I sogni non me li faccio portare via. A quelli come me, che parlano la mia stessa lingua, voglio dire questo: non facciamoci fregare i desideri, non diamogliela vinta. A quelli che non ci capiscono, invece, vorrei spiegare che se uno ha una Porsche del 98, una Mercedes del 94 o una Jaguar del 96 non significa che sia ricco sfondato: è solo uno che nutre uno sviscerato amore per l'Automobile e che sacrifica qualcos'altro in nome della propria passione.

Lo scorso luglio vi avevo chiesto come la vivevate questa passione per l'automobile. Oggi mi rispondereste allo stesso modo? Beh, io sì: non è cambiato niente, ho lo stesso entusiasmo di prima. La stessa voglia di viaggiare e di guidare, forse di più. Nonostante le tasse, i prezzi della benzina e i blocchi delle Euro 3 diesel (come la mia, ça va sans dire). Ecco, passata l'incazzatura, sbollita la rabbia, ho pure ripreso a leggere gli annunci: vuoi vedere che tra un po' si cominceranno a fare buoni affari?

L'occupazione virtuale della GM

25.11.2011 | tag: Saab

Avete sicuramente seguito la sofferta vicenda della Saab, da diversi mesi pericolosamente in bilico tra la sopravvivenza e la chiusura. Le sorti dello storico marchio svedese sono evidentemente legate alle negoziazioni tuttora in corso tra la General Motors e la Saab con i suoi nuovi padroni cinesi, Pang Da e Youngman. Il nocciolo della questione è la cessione delle licenze per la produzione delle 9-3 e 9-5 New Generation: la GM non vuole mollare né la tecnologia né proseguire nella fornitura della 9-4X, prodotta in Messico dalla stessa GM. Le irremovibili posizioni della Casa automobilistica numero uno al mondo hanno perfino indotto il governo svedese a mediare. Senza risultati apprezzabili, per il momento.

In queste ore, però, sta succedendo qualcosa di straordinario: l'intero esercito degli appassionati Saab di tutto il mondo sta occupando virtualmente la pagina di Facebook della General Motors al grido unanime di Let Saab go, lascia andare la Saab! Questa è indubbiamente una testimonianza di passione. Magari l'iniziativa non condizionerà l'esito delle trattative, ma è di sicuro destinata a lasciare il segno.

Intanto, in onore alla Saab 900i 16V che possedevo nella seconda metà degli anni Novanta, anche io ho lasciato il mio let Saab go.

Si fa presto a dire: "Apri il bagagliaio"...

21.11.2011 | tag: Tecnologia

L'altra sera ero a cena da un amico. Uno dei nostri, per capirsi: appassionatissimo, preparato, ottimo guidatore. Proprio quel giorno aveva ritirato la sua nuova BMW 535d Touring (Individual, peraltro). Ce la guardiamo per bene fuori, dentro, nei dettagli... Beh, come si fa in queste occasioni, no? Mentre ammiravo estasiato l'originale abbinamento cromatico (grigio medio opaco fuori, marrone scuro dentro), mi fa: "Perché col telecomando si apre solo il lunotto e non tutto il portellone (elettrico, ndr)?" e lo dice mostrandomi il pulsante del telecomando con il simbolino del bagagliaio. Dico, guardiamo. In effetti, la funzione è assolta da un altro pulsante del telecomando, quello contraddistinto dall'icona di un rombo, che quando viene premuto per un attimo accende le luci di cortesia esterne tutt'intorno alla carrozzeria, ma se lo si tiene premuto per un paio di secondi attiva il portellone. Bene. Poi mi viene in mente un'altra cosa: mi metto le chiavi in tasca e sfioro col piede la parte sotto il paraurti e voilà, il portellone si solleva magicamente. Alla fine, abbiamo contato sei modi diversi per aprire il bagagliaio della sua Serie 5. Sei in tutto per portellone e lunotto. Sei diverse modalità per un gesto semplice e antico come aprire il bagagliaio. Roba che se uno ti domanda ingenuamente di sollevare il portellone ti mette in crisi...

Retronebbia: istruzioni per l'uso

14.11.2011 | tag: Sicurezza

Oggi alle porte di Milano è arrivato l'inverno. Temperatura di 3 °C, molta umidità, un filo di foschia. E almeno la metà degli automobilisti in coda - uno dietro l'altro, incollati come francobolli - coi loro bei retronebbia accesi, orgogliosi di cotanto accessorio e fieri di dare il loro contributo alla sicurezza stradale. Ecco, è ora di smetterla! Il retronebbia va acceso solo se dietro non c'è nessuno e va spento non appena un altro automobilista s'avvicina. Serve per farsi scorgere in lontananza, non per accecare chi segue. Tra l'altro, non è nemmeno difficile capire se serva o meno. Basta guardare davanti a sé: se si possono distinguere le luci di posizione delle auto che ci precedono, vuol dire che non c'è bisogno di accendere il retronebbia. Chi accende il retronebbia quando non serve è come se puntasse gli abbaglianti contro le vetture sulla corsia opposta. Quella luce rossa è così intensa che spesso crea un alone totalmente impenetrabile alla vista. E da dispositivo di sicurezza, il retronebbia si trasforma in potenziale pericolo. Prima di accendere il retronebbia, date un'occhiata allo specchietto: se non c'è nessuno e siete su una strada di campagna o state percorrendo un'autostrada deserta, accendetelo. Non appena v'accorgete che qualcuno vi sta seguendo, spegnetelo: gli farete una cortesia. In città non serve quasi mai, di sicuro non serve in coda o nel traffico. E se qualcuno dietro di voi vi fa i fari, prima di mandarlo a quel paese controllate di non aver dimenticato il retronebbia acceso.

Non si vive di sola tecnica

04.11.2011 | tag: Tecnica

Leggo tutti i commenti che vengono lasciati in calce alle notizie. Dopo due anni, mi sono fatto un'idea abbastanza fedele di quali siano le grandi correnti di pensiero. E c'è una cosa che mi ha colpito: le persone dalle quali mi sarei aspettato un atteggiamento di maggior apertura, i giovani, sembrano piuttosto contrariate difronte ai grandi cambiamenti. E via di luoghi comuni: le Alfa devono avere la trazione posteriore, una BMW non è una BMW se non ha il sei cilindri in linea, quelle raffreddate ad acqua non sono vere Porsche.... Potrei andare avanti ancora. Insomma: l'idea che un Costruttore possa prendere una direzione tecnica diversa dalla precedente spaventa i più. Come se il successo commerciale di un modello dipendesse essenzialmente da una scelta tecnica. Ricordo che qualche mese fa la BMW scoprì (probabilmente con orrore) che l'80% dei proprietari di Serie 1 era convinta di guidare un'auto a trazione anteriore. Ecco, magari noi - noi che abbiamo gli ottani nel sangue, intendo - ci facciamo sedurre facilmente da soluzioni tecniche particolari perché sappiamo riconoscere sia il valore sia l'effetto. Ma gli altri, siamo poi sicuri che badino a queste cose? Secondo me no, quantomeno non consciamente. Così poco importa se una Mercedes avrà il sei cilindri in linea e la BMW un quattro cilindri turbo o se le Subaru non sono più a trazione integrale. La tecnica - e la tecnologia - sono un mezzo: quello che conta è il risultato. O no?

Quando le misure fanno a pugni col portafoglio

18.10.2011 | tag: Pneumatici

Questa volta lo spunto me lo offre il nostro NascarMan. Che mi chiede: "Ma con quale criterio una Casa automobilistica sceglie le misure dei pneumatici?". E per dare un senso alla sua domanda, mi fa un esempio: i 235/45 R 18 della Peugeot RCZ costano molto di più dei maggiormente diffusi 235/40 R 18 omologati per l'Audi TT. È assurdo, dice Nascar, che un'auto come la RCZ, che si propone come alternativa più economica della TT, monti gomme più costose. Lo stesso vale per la Grande Punto, omologata, fra gli altri, con i 205/45 R 17 anziché con i più economici 215/45 R 17.

Ho approfondito la questione con il collega Roberto Boni della redazione tecnica, che in passato è stato un progettista di pneumatici. Per lo sviluppo di un’auto - mi ha spiegato l'ingegnere - di solito non si parte da zero, ma da una piattaforma esistente con ingombri fissati. E i pneumatici devono rispettare i vincoli dimensionali, di circonferenza di rotolamento (che non può variare oltre i 5% tra una misura e l’altra) e di capacità di carico. Per questo, talvolta si devono fare scelte che a prima vista possono sembrare bizzarre, ma sono motivate da ragioni tecniche e anche organizzative. Se, per esempio, una dimensione da 18” è già utilizzata su un altro modello, si tenderà a sceglierla (se tecnicamente possibile) per non dover gestire a magazzino un altro pneumatico.

Il punto di vista del Costruttore è comprensibile. Anche se sarebbe auspicabile una maggior attenzione a questi particolari, che alla fine incidono sui costi di gestione. Altrimenti non mi stupirei se cominciassimo a guardare le gomme per capire se possiamo permetterci un'auto. Anzi, io ho già iniziato a farlo...

La matematica della velocità

10.10.2011 | tag: Prove su strada

Alzi la mano chi non ha chiesto, almeno una volta, anche da bambino "Quanto fa?". Sicuri di non aver mai dato una sbirciatina al fondo scala del tachimetro? Io da piccolo lo facevo sempre: per apprezzare veramente la cifra tecnica di un'auto dovevo conoscere la sua velocità massima. E siccome leggevo già Quattroruote, sapevo che dovevo togliere venti o trenta km/h dall'ultima tacca per farmi un'idea sufficientemente realistica. Allora non c'era niente di più seducente, affascinante e attraente della velocità. Oggi, invece...

Magari ve lo siete chiesti perché continuiamo a pubblicare il valore della velocità massima, soprattutto di questi tempi. Un po' per tradizione (lo facciamo da sempre), ma soprattutto perché è un dato di progetto: una vettura deve essere perfettamente funzionale, cioè sicura e guidabile, a qualsiasi andatura, anche a quelle vicino al limite. Durante le prove dinamiche possiamo approssimarci molto alla velocità di punta, ma i due chilometri del rettilineo principale della nostra pista non ci consentono di stabilizzarla: per farlo, servirebbe un rettilineo di almeno cinque o sei chilometri. Per questa ragione, non è un mistero, il dato che pubblichiamo viene calcolato. Da tempo abbiamo messo a punto un algoritmo che ci permette di ottenere il dato della velocità massima sulla base di dati sperimentali. A cominciare da quelli ricavati dalla prova di scorrevolezza, che chiamiamo roll-test (oppure coast down, per usare il gergo delle Case automobilistiche). In pratica, lasciamo rallentare spontaneamente la vettura dalla velocità di 130 km/h, misurando la decelerazione. Questa prova ci fornisce i valori di resistenza passiva. Quindi, utilizziamo i dati di ripresa in terza marcia e nel rapporto in cui si raggiunge la velocità massima per ottenere i valori delle forze attive. Grazie agli algoritmi che abbiamo elaborato, siamo in grado di estrapolare il dato della velocità massima, che coincide con il momento in cui le forze passive eguagliano quelle attive. Mi rendo conto che la spiegazione è complessa, ma se l'argomento vi appassiona e vi interessa, possiamo approfondirlo insieme, come abbiamo fatto con il tema della stabilità.

P.S. La scorsa settimana è andato tutto benissimo. Grazie a tutti per la compagnia che mi avete fatto con i vostri commenti.

Fuori le vostre wishlist!

29.09.2011 | tag: Wishlist

Da oggi e per una settimana non sarò in redazione: devo affrontare una piccola operazione chirurgica con il conseguente periodo di riposo. Nulla di preoccupante, ma non sarò molto presente in questi giorni, soprattutto nel weekend. Così ho pensato a un tema molto leggero, giusto per far volare via velocemente questa settimana, prima di tornare con argomenti... da pista (quello sulla prova di stabilità è stato molto interessante grazie soprattutto alla vostra partecipazione). Dunque: mi sono sorpreso, ultimamente, a desiderare un'automobile. E mi sono detto: "se ce l'ho io, una personalissima wishlist di modelli, di sicuro l'avranno anche i ragazzi del blog". Voglie, desideri, sogni, obiettivi, mete e traguardi: non ditemi che non avete mai configurato il vostro box ideale! Io l'ho fatto e ora mi aspetto che anche qualcuno di voi faccia outing.

Intanto, per cominciare, preferisco i desideri esaudibili ai sogni irrealizzabili e questo è il motivo per cui la mia lista contempla solo automobili usate. Molto usate. Su una ho già messo gli occhi: è la Boxster S di un amico, un model year 2002 che già adesso ha più di 130 mila chilometri e che dovrebbe "liberarsi" il prossimo anno, quando arriverà il modello nuovo. Probabilmente dovrò rinunciare a un paio di moto storiche che non uso più da tempo, ma questo non farà altro che amplificare il piacere di possederla: se una cosa non ti costa un po' di sacrificio, finisce per perdere presto il suo posto nel cuore. Non c'è una vera ragione che mi spinga ad acquistare una roadster di dieci-undici anni, ma solo l'idea di farci un giretto di tanto in tanto insieme alla mia compagna mi fa stare bene. Vi sembra poco?

Quando imparai cos'era la stabilità

16.09.2011 | tag: Prove su strada

Torno sul vocabolario della passione, quello delle parole che usiamo noi quando parliamo di automobili. Vorrei proporvi l'argomento "stabilità". Ed ecco la mia storia. Poco prima che arrivassi a Quattroruote, alla fine degli anni Novanta, l'allora capo della Redazione prove, il carissimo Paolo Giubilo (che saluto affettuosamente, casomai mi leggesse), mi portò in pista per insegnarmi alcune cose che mi sarebbero state utili per il mio futuro lavoro. Ho dimenticato che auto avessimo - si vede che non era memorabile - ma ricordo perfettamente lo spavento quando, del tutto inaspettatamente, Paolo simulò la manovra di evitamento di un ostacolo in curva con rilascio del gas (don't try this at home, kids). Quel giorno imparai a valutare la stabilità delle automobili. Tra le prove che potevamo fare in pista, il test di stabilità era tra quelli che preferivo (dopo il giro pista, s'intende). In un paio di manovre potevo capire molte cose sull'auto che stavo guidando: le qualità dello sterzo, la risposta di telaio e sospensioni sollecitati nelle situazioni estreme, la capacità di attenuare gli errori di guida... Quella prova, insomma, mi affascinava, perché faceva emergere le differenze tra un'auto sana e una così così. Differenze che sulla strada, allora, potevano determinare l'esito di una manovra d'emergenza. In quel periodo avevo cominciato a far caso alle strisciate di pneumatici sull'asfalto: guardandole, sapevo riconoscere le perdite di controllo dovute alla stabilità precaria di certe auto. Poi ha cominciato a diffondersi l'Esp e oggi non se ne vedono più tante, di quelle strisciate lì. L'Esp dunque ha risolto tutti i problemi? No, e infatti anche noi abbiamo messo a punto nuove metodologie di prova, più precise di quelle di una dozzina di anni fa, che ci consentono di giudicare anche la qualità e la rapidità dell'intervento dell'elettronica. Eppure, oggi come allora, la prova di stabilità (nel frattempo sono diventate tre) mette in luce le differenze tra un'auto e l'altra. Perché le auto non sono tutte uguali. E talvolta lo si scopre quand'è ormai troppo tardi.

P.S.: Se avete delle curiosità sul test, prometto che farò il possibile per soddisfarle. E vi chiedo scusa se vi ho trascurato per qualche giorno.

Adoro le concept

02.09.2011 | tag: Concept

Mancano ormai pochi giorni all'apertura del Salone di Francoforte. Mi sta passando sott'occhio un numero impressionante di nuovi modelli e vi devo confessare che quelli che trovo più stimolanti sono le concept.

Non è stato sempre così. Quando da bambino sfogliavo avidamente le pagine di Quattroruote, le concept - che allora si chiamavano ancora prototipi oppure show car - mi annoiavano: uno, perché non le capivo, e due, perché era chiaro che non le avrebbero mai prodotte.  Oggi, invece, succede esattamente il contrario: apprezzo moltissimo l'advance design e le visioni dei progettisti, soprattutto quelle proiettate molto nel futuro, e ho rivalutato tantissimo le show car, perché sono la libera espressione della creatività di ingegneri e designer. Mi lascio sedurre anche dai piccoli dettagli delle concept che prefigurano i modelli definitivi, anche se so che talvolta vengono realizzate dopo aver congelato lo stile della vettura che andrà in produzione. Proprio mentre scrivevo queste righe, ho provato a interrogarmi sulle ragioni che mi hanno fatto spostare l'attenzione dalle auto di serie alle concept car. Dev'essere indubbiamente l'overdose di informazione che subiamo tutt'i giorni. Ma vuoi vedere che un po' di responsabilità ce l'hanno anche i costruttori? Con la scusa delle sinergie - per l'amor di dio, giustissime e legittime - alla fine sappiamo già cosa ci aspetta: quel pianale, quei motori, quel cambio, quel family feeling... E l'effetto sorpresa svanisce.

Le sviste dei Costruttori

23.08.2011 | tag: Uncategorized

L'altro giorno stavo tornando a casa con una Hyundai Veloster. Dalla redazione a casa sono appena tre chilometri e mezzo di strada pressoché tutta diritta, interrotta da qualche rotonda e da qualche semaforo. A un certo punto, mi sono accorto che la spia dell'Esp era accesa e che pertanto il controllo elettronico della stabilità non era attivo. Beh, ve la faccio breve: non mi ci è voluto molto per capire che l'avevo disattivato senza rendermene conto, con il ginocchio sinistro. Il pulsante ha una corsa breve, basta una pressione lieve ed è lì, a portata di ginocchio, appunto. Colpa mia, se vogliamo: per quel breve tragitto non avevo ritenuto necessario sistemare millimetricamente la posizione di guida. Poi, guardando meglio, ho capito che sarebbe stato sufficiente spostare il pulsante nell'alloggiamento superiore (presente e inutilizzato) per evitare qualsiasi disattivazione accidentale. E mi è venuta in mente quella volta, in Germania, con la Porsche 911 tipo 997 (quella appena mandata in pensione dalla 991): l'esemplare era equipaggiato con i sedili elettrici con memoria. I pulsanti erano sul pannello porta e anche in quell'occasione, sul tortuoso percorso di prova, con la gamba sinistra ne avevo accidentalmente premuto uno, trovandomi in pochi istanti in una posizione decisamente scomoda. Quando l'avevo fatto notare a uno dei progettisti presenti all'evento, ero stato anche vagamente preso in giro: "Lei è un fine collaudatore" m'aveva apostrofato con una certa ironia. Intanto, sul nuovo modello, quei pulsanti da lì sembrano spariti. Un'altra volta, in Svezia, ricordo l'imbarazzo di un ingegnere della Volvo quando, dopo che aveva passato la mattinata a elencare i numerosi, innovativi (ed efficaci) sistemi elettronici di sicurezza della S60, gli avevo chiesto perché non avessero messo neppure un semplice catarifrangente adesivo che segnalasse, di notte, la porta aperta. Mi disse che forse non ci avevano pensato...

La mia macchina...

10.08.2011 | tag: Uncategorized

Passiamo le giornate a scrivere e parlare di automobili nuove, di quelle appena arrivate sul mercato e di quelle che verranno, perfino delle auto storiche, talvolta. E alla fine, l'unica che trascuriamo è quella a cui teniamo di più: la propria.

Così, approfittando della stagione estiva e della settimana più oziosa dell'anno, quella di Ferragosto, vorrei dedicare un post intero alle nostre automobili, quelle che abbiamo ora e che ci accompagnano ovunque tutt'i giorni o quasi. Anche e soprattutto perché tra appassionati questa è una delle prime informazioni che ci si scambia. Comincio io, d'accordo?

Spero di non deludervi, dicendovi che da un paio d'anni guido una (o un, non saprei) Volkswagen Multivan del 2005. Un pulmino, sarebbe. Non esattamente una driver's car, d'accordo, eppure tutte le volte che la guido - ho percorso 25.000 km in due anni - mi soddisfa e piace come il primo giorno. Non ho una famiglia numerosa, se è questo che vi state chiedendo. Le ragioni che mi hanno spinto a scegliere la/il Multivan piuttosto che un'automobile tradizionale sono per lo più legate alle mie passioni, agli hobby e all'amore per i viaggi: carico tutto quello che mi serve e via, senza troppi sbattimenti. Non devo neppure rinunciare a un granché, se non al fatto di avere un'auto à la page (cosa che m'interessa poco, peraltro): il T5 (è la serie) ha un turbodiesel di vecchia generazione da 174 cavalli, dentro sembra di stare in una Passat e soprattutto ha una qualità di guida paragonabile a quella di un'automobile. E poi, diciamolo, per quanto moderno ed evoluto, è pur sempre "il pulmino Volkswagen", con tutto il carico di storia e tradizione che si porta dentro.

A questo punto tocca a voi: parliamo un po' delle vostre auto...

Dio salvi la regina (del 4x4)

01.08.2011 | tag: Land Rover

La Jeep compie 70 anni. La Toyota Land Cruiser festeggia i sessanta. E la Land Rover Defender si avvia a superare il traguardo delle 65 primavere (nel 2013, per l'esattezza). Sono tutte delle autentiche icone, non solo del fuoristrada, ma della Storia dell'automobile. Eppure per l'inglese il futuro è quanto mai incerto. A Gaydon, dove ha la sede il quartier generale della LR, avrebbero diverse opzioni e cioè prolungarne l'esistenza, lasciandola così com'è e adottando motori Euro 6, evolverla in qualcosa di diverso per catturare l'interesse di nuovi clienti con il rischio di fare un buco nell'acqua oppure smettere definitivamente di produrla. Un certo imbarazzo nel dover scegliere che cosa fare è comprensibile: da un lato c'è la difficoltà di mettere mano a un modello leggendario, carico di tradizione al punto da identificare l'intero marchio e con una sua definita nicchia di utilizzatori, dall'altro le imprescindibili esigenze di un'azienda che deve generare utili.

Cosa vuol dire premium?

27.07.2011 | tag: Premium

Continuiamo il nostro viaggio intorno alle parole della nostra passione. Mi riallaccio al post della scorsa settimana per approfondire il tema delle automobili cosiddette premium. Mi pare che siate piuttosto sensibili all'argomento (che è venuto fuori spontaneamente a più riprese), anche e soprattutto in considerazione del fatto che - come succede per quasi per tutti i termini inventati dai reparti marketing - ognuno ha una percezione differente, personale e più o meno condivisibile. Insomma, i presupposti per scaldare un po' quest'estate capricciosa ci sono tutti (a proposito, buone vacanze).

Gli anni passati alla redazione Prove su strada mi hanno aiutato a capire cosa fa la differenza tra un'automobile, diciamo, generica e una premium, ma anche che ogni costruttore interpreta liberamente il concetto di vettura premium, contribuendo ad alimentare la confusione. Vero è che io non sono un esperto di marketing, anzi, da buon friulano sono uno piuttosto concreto. E in quanto tale non sono disposto a pagare di più se non ho in cambio un vantaggio tangibile anche e soprattutto dal punto di vista tecnico e tecnologico. Insomma, giustifico il delta di prezzo solo se è corrisposto da contenuti di valore (che possono anche essere di stile, intendiamoci), devo percepire lo sforzo del costruttore per differenziare il prodotto e non mi basta un marchio più esclusivo o qualche cromatura in più se poi so di guidare la stessa macchina che viene venduta a qualche migliaio di euro in meno. E voi?

Infiniti e il pedale intelligente

21.07.2011 | tag: Infiniti

Qualche settimana fa ero a Francoforte per guidare la Infiniti M35h. La berlinona giapponese è un concentrato di tecnologia e dispositivi elettronici tesi a migliorare - secondo la visione dei progettisti - la qualità della vita a bordo, la sicurezza e l'efficienza complessiva. Fra tutti, mi ha colpito quello che loro chiamano Eco Pedal, che ho ritrovato qualche giorno dopo anche sulla M37 S e che non avevo mai sperimentato in precedenza. In pratica, il pedale dell'acceleratore è attivo, vivo mi verrebbe da dire: anziché avere una resistenza costante e lineare, come succede normalmente, l'Eco Pedal si oppone alla pressione, inducendo chi è al volante a guidare col piede leggero e a non premere l'acceleratore più del necessario. La particolarità di questo dispositivo (disattivabile, volendo) risiede nel fatto che il punto di resistenza non è fisso, ma varia in base ad alcuni parametri, fra i quali le caratteristiche del percorso, tipo la pendenza, il carico, la marcia inserita. Superato il primo impatto, ché fa un po' strano sentire una spinta, seppur lieve, sotto il piede destro, s'impara ad assecondarlo e ad apprezzarne l'aiuto, che si traduce in una guida più fluida e regolare e, si presume, in una certa riduzione del consumo (la Casa dichiara un risparmio di benzina compreso tra il 5 e il 10%). Tutti sappiamo quanto lo stile di guida influenzi le percorrenze medie, ma non saprei dire, in assenza di prove specifiche, se e quanto l'Eco Pedal sia efficace. Di sicuro, per abbassare consumi ed emissioni, servirà intervenire anche sulle nostre abitudini di guida. E questo è un primo passo.

Cosa fareste scrivere sulla targa?

19.07.2011 | tag: Targhe personalizzate

Lo spunto per parlare di targhe personalizzate me l'ha dato la foto qui sopra, pubblicata sulla pagina di Facebook di Fiat Usa. In Italia, mi ha confermato l'amico Mario Rossi, dal 2003 il Codice della strada le prevede, ma manca il decreto attuativo: in altre parole, esistono, ma solo in teoria. In ogni caso, le targhe sarebbero personalizzabili soltanto nell'ambito del codice alfanumerico attuale (due lettere, tre cifre e altre due lettere), una cosa tipo RR 102EX, per dire, oppure AM 000RE (ho il sospetto che questa sia già stata assegnata...). Non è molto, ma sarebbe già qualcosa e non escludo che più di qualcuno sarebbe disposto a pagare una cifra ragionevole (e magari anche irragionevole) per ornare la propria automobile con qualcosa di unico e personale. Anche se, con il vincolo del codice alfanumerico prefissato, scegliere una targa che abbia un senso è un'impresa di enigmistica. Faccio perciò appello alla vostra creatività per trovare sigle curiose. Magari accompagnate da una riflessione sul tema, anche solo per capire se fa bene lo Stato a non occuparsene o se invece sta perdendo un'opportunità di guadagno.

Questa passione, come la viviamo?

12.07.2011 | tag: Passione

Sarà l'età, oppure soltanto la stagione, ma per me l'automobile oggi è sinonimo di viaggio. Da appassionato, intendo: accertato che ogni velleità corsaiola l'ho messa da parte da un pezzo - un po' per le stagioni agonistiche amatoriali con le auto storiche, un po' per i tanti anni in cui ho potuto girare sulla nostra pista - i miei desideri automobilistici ora si concentrano nell'atto del viaggiare. L'automobile mi consente di attraversare il mondo alla velocità giusta: abbastanza rapidamente per coprire distanze elevate in un tempo ragionevole e sufficientemente piano da lasciarmi apprezzare la bellezza del pianeta e della gente che lo abita. Ho fatto viaggi indimenticabili in automobile - ho attraversato l'Europa, la Russia e parte dell'India - e sogno di percorrere la Route 66 e di disputare un'edizione del Mongol Rally, da Milano a Ulan Bator. Tre miei amici l'hanno fatto con una Panda, di quelle vecchie, e sono tornati a casa con il cuore pieno di emozioni. Perché vi sto dicendo questo? Perché volevo condividere con voi il mio modo di essere appassionato e raccontarvi qual è il mio personale rapporto con l'auto. E soprattutto perché vorrei sapere da voi come vivete questa immensa passione per l'automobile. Siete come me oppure preferite i track day al Nürburgring? Vi gratificate acquistando modelli superlativi oppure andate a fare del fuoristrada il fine settimana? Questo è il periodo delle vacanze e non c'è niente di meglio come rilassarsi pensando alle cose che ci fanno stare bene. Come l'aspetto ludico dell'auto, appunto.

La vostra prossima auto sarà marrone

07.07.2011 | tag: Colori

Ve l'avevo promesso: nel post sugli accessori a richiesta, a un certo punto è venuto fuori l'argomento colore e ora ne parliamo. Io, che non ho mai acquistato un'automobile nuova in vita mia, mi sono sempre dovuto accontentare di tinte che, se proprio non facevano a pugni con i miei gusti, di sicuro non sarebbero state la mia prima scelta e neppure la seconda. Così, ho cominciato a dare poca importanza a questo aspetto. Da quello che mi pare di capire, invece, tra di voi ci sono autentici cultori del gusto, che scelgono accuratamente i colori e gli abbinamenti della propria vettura. Giustissimo. Al di là delle preferenze personali (che sono sempre piacevoli da scoprire), però, ci sono altri aspetti che varrebbe la pena approfondire. Come il fatto che la verniciatura sta diventando sempre più un modo per farci pagare di più la macchina: i colori realmente di serie si sono ridotti a uno, massimo due, e se fino a poco tempo fa si pagavano i metallizzati, ora ci si trova costretti a esborsi supplementari anche per i classici pastello, soprattutto per quelli che piacciono di più. Quelli di moda, per intenderci. E la moda è un altro argomento interessante. Il bianco ormai ha imboccato il viale del tramonto e dai segnali che arrivano dall'industria dell'automobile, si direbbe che ormai sia arrivato il momento dei marroni, dei beige, dei cioccolato e dei cappuccino e di tutte le sfumature del nocciola e dello champagne. Rigorosamente metallizzati, ça va sans dire. Non ditemi che la vostra prossima auto avrà il colore delle castagne, vero? Beh, certi modelli lo portano bene, va riconosciuto. Ultimamente, invece, sempre per le ragioni di cui sopra, confesso di essere attratto dalle pellicole da applicare alla carrozzeria (il car wrapping, sarebbe), che ti consentono di cambiare il look della tua vettura in modo reversibile. In centro a Milano, per dire, ce ne sono parecchie di auto - per lo più suv e sportive - che esibiscono livree opache, satinate e a effetto alluminio spazzolato, titanio o carbonio... Non c'è limite alla fantasia, verrebbe da dire. Ma al buon gusto?

Vi lasciate sedurre dalle versioni speciali?

03.07.2011 | tag: Versioni speciali

Un'abitudine piuttosto diffusa delle Case automobilistiche è quella di proporre di tanto in tanto delle versioni speciali, edizioni limitate ovvero varianti più o meno accessoriate delle proprie vetture. Che ribattezzano coi nomi più strani, magari abbinando il proprio marchio a quello di una griffe prestigiosa. Spesso servono a spingere le vendite di modelli sui listini da tanto tempo, per non dire a fine serie. Altre volte, l'operazione serve a giustificare un ribasso del prezzo, a fronte di una più o meno evidente riduzione dei contenuti, magari per fronteggiare una situazione di mercato difficile. Più raramente, invece, si tratta di piccole serie davvero più esclusive e caratterizzate da modifiche di sostanza che non vengono condivise con il resto della gamma. Gli esempi si sprecano, ogni Casa ha le sue modalità e per valutare l'effettiva convenienza, ammesso che ci sia, bisognerebbe entrare nel dettaglio di ogni singolo caso. Proviamo, però, a cambiare punto di vista: con il vostro aiuto, mi piacerebbe indagare un po' su quale sia la reale percezione di queste operazioni commerciali agli occhi di gente come voi, appassionati informati e smaliziati, che sanno riconoscere trucchi e opportunità.

Full optional o no?

29.06.2011 | tag: Accessori

Ognuno ha le sue fissazioni, automobilisticamente parlando. Mi riferisco agli accessori, quelli che sulla propria automobile non possono mancare. Per dire, sulla mia vorrei che ci fossero sempre quelli che, dal mio personalissimo punto di vista, migliorano la qualità della vita in macchina. In tanti anni trascorsi alle Prove su strada, durante i quali ho potuto sperimentare l’utilità e, perché no, anche il piacere delle dotazioni delle vetture in prova, mi sono fatto un’idea abbastanza chiara su quello che ritengo utile e, per opposte ragioni, di quello a cui posso benissimo rinunciare.

La mia wishlist ha tutto sommato poche voci. La prima è il cambio automatico, che mi libera dallo stress del pedale della frizione nel traffico cittadino e nelle code in tangenziale; poi vengono i fari allo xeno, che danno un grande contributo alla propria sicurezza; apprezzo tantissimo anche i sensori di parcheggio, anche quelli che fanno solo bip bip; infine, trovo utilissimo il navigatore satellitare, che mi permette di gestire al meglio una delle cose più preziose che ho, il mio tempo.

Bene, io ho fatto outing: adesso tocca a voi confessare ogni più piccolo particolare del vostro rapporto con gli optional. Vediamo se abbiamo gli stessi gusti, oppure no.

 

Adieu, Veyron!

24.06.2011 | tag: Bugatti

L’ultima Bugatti Veyron 16.4 coupé è stata venduta a un cliente europeo (non italiano, si presume, visto che qui da noi non sono mai riusciti a venderne una). Gliela consegneranno il prossimo autunno, la sua prima Bugatti. Chissà se il fortunato appassionato ha atteso volutamente l’ultimo esemplare o se ha fatto appena in tempo a coronare il suo sogno… Di sicuro, s’è assicurato un pezzo di Storia dell’Automobile. Una vettura irripetibile. In effetti, nell’apparente follia di un progetto lunghissimo e travagliato, la Veyron resterà una delle automobili più iconiche di tutti i tempi. Per realizzarla, è servita una combinazione straordinaria di elementi: un grande gruppo automobilistico con molte risorse da investire, un marchio di assoluto rilievo e soprattutto un fuoriclasse come Ferdinand Piëch. Questa Bugatti è probabilmente anche l’ultima automobile che celebra il mito della velocità in senso assoluto, la più irrazionale e allo stesso tempo la più affascinante delle prestazioni. La Veyron, una volta terminata anche la produzione della roadster Grand Sport, ancora disponibile, non avrà eredi. E non a caso ci sono già svariate candidate a prendere il suo posto  (la Jaguar C-X75, la Porsche 918 Spyder, la riedizione della McLaren F1): sapranno essere all’altezza?

 

Saranno tutte uguali?

23.06.2011 | tag: Elettriche

Voglio rimanere in quel territorio, per lo più inesplorato, che sono le automobili elettriche ancora per un po’. Ho la sensazione che il futuro – neppure troppo lontano se è vero, come sostiene la Frost & Sullivan, che entro cinque anni quasi un terzo del mercato sarà costituito da automobili ibride o elettriche - ci riservi delle belle sorprese e che potremmo considerarci fortunati a vivere questa fase di passaggio. Mi spiego. Oggi le automobili tradizionali hanno un carattere, ognuna ha un suo modo specifico di funzionare, tant’è che noi appassionati sapremmo riconoscere un modello da un altro a occhi chiusi, se potessimo guidare bendati. Pensate alle good vibrations che differenziano un V8 da un sei in linea o l’erogazione di un quattro cilindri turbo rispetto a un aspirato. E ancora alla risposta più o meno gradevole dei diversi tipi di trasmissione. Insomma, facciamo mente locale su tutto ciò che oggi – al di là dell’aspetto, delle dimensioni, degli accessori – rende un’auto diversa da un’altra. E proiettiamo tutto a domani. Voglio dire, avremo automobili con un motore elettrico più o meno potente, con batterie che potranno durare di più o di meno, senza cambio e con tutti i servizi – freni e sterzo, per dire – dipendenti completamente dall’energia elettrica. E allora le auto saranno tutte maledettamente uguali? No, per fortuna: di motori elettrici ne esistono svariati tipi, ognuno con caratteristiche diverse e modalità di applicazione differenti. Semmai saremo noi a dover imparare a distinguerli, come sappiamo fare oggi con quelli tradizionali, a riconoscerne le peculiarità, le attitudini, le sfumature. Insomma, impareremo a parlare di motori out-runner, statori, poli… e sarà questo il nostro nuovo linguaggio.

I nuovi pionieri dell’auto

17.06.2011 | tag: Elettriche

Di sicuro stiamo vivendo un momento decisivo del percorso evolutivo dell’automobile. È in atto una profonda trasformazione tecnica e anche concettuale, che segna l’inevitabile passaggio tra la propulsione tradizionale a quella (o quelle) del futuro. Le vetture ibride, le plug-in, le extended range, le elettriche pure e via dicendo: sono auto che esistono, che si possono comprare, non è fantascienza. Ora, non voglio entrare tanto nel merito tecnico o ambientale e men che meno fare previsioni. Questa trasformazione, questo passaggio, però, può essere rallentato o accelerato secondo la personale attitudine degli automobilisti nell’accettare o meno i cambiamenti. E dunque veniamo a noi: se siamo qui, è evidente, è perché le automobili ci piacciono, ci interessano, ci incuriosiscono e ci emozionano. E allora mi domando se tocca agli appassionati consapevoli e informati come noi diventare i pionieri della nuova automobile. Vi sentite pronti? Ecco, mi piacerebbe sapere se un pensierino a queste “forme di automobile alternative” l’avete fatto, se vi siete già lasciati sedurre dal vento del progresso. E perché sì, o perché no.

 

La qualità della vite

31.05.2011 | tag: Qualità

Non ve lo voglio nascondere: sto provando un’emozione fortissima nello scrivere queste righe. Non so quanti mestieri riescano a regalare sensazioni così forti, intense, sincere, anche dopo tanti anni, come quelle che provo tutti i giorni qui, nel sentirmi orgogliosamente uno di “Quattroruote”. Questa emozione la voglio condividere con voi, un po’ perché naturalmente racconta qualcosa di me – mi piace pensare che approfondiremo la nostra reciproca conoscenza strada facendo, un po’ alla volta – e soprattutto perché le emozioni sono la benzina della passione. Ed è di questo che parleremo qui, della nostra passione per le automobili.

VairanoRing si ispira evidentemente a quel luogo magico che è la pista di “Quattroruote”, dove avviene l’azione, dove proviamo le automobili e dove le smontiamo pezzo per pezzo. Ecco: l’altro giorno osservavo gli ingegneri Bruno Cena e Paolo Massai intenti ad analizzare, registrare, osservare, fotografare ogni dettaglio costruttivo di una serie di automobili, che avevano fatto opportunamente smontare. Loro sono degli addetti ai lavori, le auto le hanno progettate, sanno dove e cosa guardare per valutare la qualità. Già, la qualità. Una parola che noi – noi e voi, s’intende – usiamo tantissimo, tutt'i giorni. Ma quando vi trovate di fronte a un’automobile per la prima volta, come fate a dare un giudizio sulla qualità? Quali strumenti utilizzate? Cosa guardate, cosa toccate? È sempre una percezione consapevole e conscia oppure talvolta vi fidate dell’istinto e delle sensazioni? Ve lo chiedo anche perché mi piace l’idea di iniziare questo giro di pista insieme a voi così, scavando nel significato delle parole che girano intorno la nostra passione. Qualità è la prima parola, ma ne verranno molte altre.

CHI SONO

Chi sono? La prima risposta che mi viene in mente è che "sono uno di voi". Ho cominciato a sfogliare "Quattroruote" prima ancora di aver imparato a leggere.

Da bambino sapevo riconoscere le auto al buio, solo guardando i fari (e non era mica facile come adesso…), e alle elementari mi facevo accompagnare da mia madre, che aveva una Fulvia coupé rossa: "fammi sentire il motore", le dicevo. Ecco, sono cresciuto così.

Ancora oggi, per dire, mi scopro a sorridere se guardo il display proprio alle 9:11 e scalo due marce in galleria per sentire più forte l’urlo di un V8, quelle rare volte che mi capita (del resto, di V8 che urlano non ce ne sono tanti). Mi piacciono le macchine e mi piacciono tutte, lo confesso. Nel curriculum della passione c’è anche una piccola parentesi agonistica con le auto storiche, sulla quale preferirei elegantemente glissare (i colleghi di "Ruoteclassiche" mi avevano affibbiato lo pseudonimo di "Lumacher"). Poi, un giorno, nella mia vita è entrato "Quattroruote" e finalmente ho cominciato a fare sul serio.

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