Autocarri

Società/imprese individuali - Acquisto - Iva.


Art. 19-BIS 1, DPR 26 ottobre 1972, n. 633

ESCLUSIONE O RIDUZIONE DELLA DETRAZIONE PER ALCUNI BENI E SERVIZI

In deroga alle disposizioni di cui all'articolo 19:

a) l'imposta relativa all'acquisto o all'impor­tazione di aeromobili e dei relativi componenti e ricambi è ammessa in detrazione se i beni formano oggetto dell'attività propria dell'impresa o sono de­stinati ad essere esclusivamente utilizzati come stru­mentali nell'attività propria dell'impresa ed è in ogni caso esclusa per gli esercenti arti e professioni;

b) l’imposta relativa all'acquisto o all'impor­tazione dei beni elencati nell'allegata tabella B (motocicli per uso privato con motore di cilindrata superiore a 350 cc. n.d.r.) e delle navi e imbarcazioni da diporto nonché dei relativi componenti e ricambi è ammessa in detra­zione soltanto se i beni formano oggetto dell'attivi­tà propria dell'impresa ed è in ogni caso esclusa per gli esercenti arti e professioni;

c) l'imposta relativa all'acquisto o all'importazione di veicoli stradali a motore, diversi da quel­li di cui alla lettera f) dell’allegata tabella B (motocicli per uso privato con motore di cilindrata superiore a 350 cc. n.d.r.), e dei relativi componenti e ricambi è ammessa in detra­zione nella misura del 40 per cento se tali veicoli non sono utilizzati esclusivamente nell'esercizio del­l'impresa, dell'arte o della professione. La disposizione non si applica, in ogni caso, quando i predetti veicoli formano oggetto dell'attività propria del­l'impresa nonché per gli agenti e rappresentanti di commercio. Per veicoli stradali a motore si intendo­no tutti i veicoli a motore, diversi dai trattori agri­coli o forestali, normalmente adibiti al trasporto stradale di persone o beni la cui massa massima autorizzata non supera 3.500 kg e il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, non è superiore a otto;

d) l'imposta relativa all'acquisto o all'impor­tazione di carburanti e lubrificanti destinati ad ae­romobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore, nonché alle prestazioni di cui al terzo com­ma dell'articolo 16 e alle prestazioni di custodia, manutenzione, riparazione e impiego, compreso il transito stradale, dei beni stessi, è ammessa in detra­zione nella stessa misura in cui è ammessa in detra­zione l'imposta relativa all'acquisto o all'importa­zione di detti aeromobili, natanti e veicoli stradali a motore;

………….

g) abrogata

COMMENTO

L’art. 19-BIS 1 del DPR 633/72 concernente l’esclusione o la riduzione della detrazione per alcuni beni e servizi non pone alcuna limitazione circa la detraibilità dell’IVA relativa ai “veri” autocarri (veicoli stradali con massa massima pari o superiore a 3.500 kg).

Ne consegue che per detti veicoli immatricolati da società o imprese individuali e utilizzati come strumentali per l’esercizio dell’attività delle stesse, l’IVA assolta sull’acquisto o sull’acquisizione mediante contratti di locazione finanziaria o di noleggio nonchè sulle spese di riparazione e manutenzione, di custodia, di acquisto carburanti e lubrificanti ecc. sarà detraibilesecondo le  regole  generali  stabilite  negli  articoli  19  e  seguenti  del menzionato D.P.R n. 633 del 1972. 


Art. 19, comma 4, DPR 26 ottobre 1972, n. 633

DETRAZIONE

“1. Per  la   determinazione   dell'imposta  dovuta a norma del primo comma dell'articolo 17 o  dell'eccedenza di cui al secondo comma dell'articolo 30, è detraibile dall'ammontare dell' imposta relativa alle operazioni effettuate, quello dell'imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa  in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte  o professione. Il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l'imposta diviene esigibile e può  essere esercitato, al più  tardi, con la  dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione  e' sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo.

  ……………..

  4. Per i beni ed i servizi in parte utilizzati per operazioni non soggette all' imposta la detrazione  non e' ammessa per la quota imputabile a tali utilizzazioni e  l'ammontare   indetraibile  e' determinato secondo criteri oggettivi, coerenti con  la natura dei beni e servizi acquistati. Gli stessi criteri si applicano per determinare la quota di imposta indetraibile relativa ai beni  e  servizi in parte utilizzati per fini privati o comunque estranei all'esercizio dell'impresa, arte e professione.

……..”

Art. 19-BIS 2, DPR 26 ottobre 1972, n. 633

RETTIFICA DELLA DETRAZIONE

"La detrazione dell’imposta relativa ai beni non ammortizzabili ed ai servizi è rettificata in aumento o in diminuzione qualora i beni ed i servizi medesimi sono utilizzati per effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione in misura diversa da quella inizialmente operata. …

Per i beni ammortizzabili, la rettifica di cui al comma 1 è eseguita in rapporto al diverso utilizzo che si verifica nell’anno della loro entrata in funzione ovvero nei quattro anni successivi ed è calcolata con riferimento a tanti quinti dell’imposta a quanto sono gli anni mancanti al compimento del quinquennio.

…..

Le rettifiche delle detrazioni di cui ai commi precedenti sono effettuate nella dichiarazione relativa all’anno in cui si verificano gli eventi che le determinano, sulla base delle risultanze delle scritture contabili".


Agenzia delle Entrate- Direzione centrale normativa e contenzioso - Risoluzione del 23/07/2002 n. 244

Oggetto:

Interpello dell'art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. XY- Articoli 50 (ora art. 54), DPR 22 dicembre 1986, n. 917 e 19 bis 1, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.

Sintesi

La risoluzione, relativa ad una istanza di interpello presentata ai sensi dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, fornisce chiarimenti in merito alla possibilita' da parte di un notaio di fruire anche parzialmente delle deduzioni Irpef e delle detrazioni Iva relativamente all'acquisto e all'uso di un veicolo immatricolato ai sensi della lettera d) dell'art. 54 del C.d.S (autocarro). A tale proposito l'Agenzia non ritiene che sussista un rapporto di stretta inerenza tra l'attivita' professionale svolta e l'utilizzo del veicolo immatricolato quale "autocarro".

Testo:

Con istanza di interpello del 27 marzo 2002, inoltrata ai sensi dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212 e indirizzata alla Direzione Regionale ......, il Sig. XY ha chiesto un parere in merito all'esatta applicazione dell'art. 50 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 concernente "determinazione del reddito di lavoro autonomo" e dell'art. 19-bis 1 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, concernente "esclusione o riduzione della detrazione" dell'Iva "per alcuni beni e servizi".

Esposizione del quesito

Il Sig. XY, esercente l'attivita' di notaio, intende acquistare un veicolo da utilizzare ai fini dello svolgimento della propria attivita' professionale.

In particolare, intende immatricolare il suddetto veicolo come autocarro, ai sensi della lettera d) dell'art. 54 del C.d.S., in quanto destinato "al trasporto di cose e delle persone addette all'uso o al trasporto delle cose stesse".

In particolare l'istante sostiene che tale veicolo gli occorre in ragione della sua attivita', per lo svolgimento della quale ha necessita' di trasportare "con notevole frequenza documentazione da e verso Pubblici Uffici, nonche' da e verso soggetti privati. Ha inoltre esigenza di provvedere talvolta al trasporto di forniture necessarie alla propria attivita'".

Chiede, pertanto, di conoscere se possa interamente dedurre i relativi costi di acquisto ed utilizzo e detrarre l'imposta ad essi relativa.

Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente

L'istante ritiene possibile, in quanto compatibile col principio di inerenza e con la normativa vigente, dedurre integralmente ai fini dell'Irpef i costi relativi all'acquisto nonche' quelli relativi all'uso del veicolo, quali, ad .html, le spese sostenute per il carburante o la manutenzione del veicolo stesso e detrarre la relativa imposta.

Parimenti ritiene possibile operare l'integrale detrazione dell'Iva assolta o addebitata per rivalsa in relazione alle predette spese.

Parere dell'Agenzia delle Entrate al contribuente istante

Al fine di dare corretta risposta al quesito bisogna prendere in considerazione, oltre all'art. 50 (ora art. 54), comma 1, relativo alla "determinazione del reddito di lavoro autonomo", l'art. 121-bis (ora art. 164) del Tuir e l'art. 19-bis 1, comma 1, lett. c), del D.P.R.26 ottobre 1972, n. 633, come integrato dall'art. 30 della l. 23 dicembre 2000, n. 388 (aggiornato ad oggi con il D.L. 3 ottobre 2006, 262).

L'art. 50 (ora art. 54), comma 1, del Tuir afferma che "il reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni e' costituito dalla differenza tra l'ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodi di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell'esercizio dell'arte o della professione..."

La disciplina contenuta nell'art. 121-bis del Tuir (ora art. 164), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, concernente "limiti di deduzione delle spese e degli altri componenti negativi relativi a taluni mezzi di trasporto a motore, utilizzati nell'esercizio di imprese, arti e professioni", trova applicazione esclusivamente nei riguardi di taluni mezzi di trasporto a motore individuati dalla norma stessa.

In particolare, con riferimento agli autoveicoli, la norma in commento individua dei limiti di deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi, solo per le autovetture e gli autocaravan, di cui alle lettere a) ed m) dell'articolo 54 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (nuovo Codice della Strada).

Per gli altri autoveicoli, non espressamente individuati dalla norma, e', invece, consentita l'integrale deducibilità  nella determinazione del reddito sempre che risulti soddisfatto il principio generale dell'inerenza, che, per quanto riguarda i professionisti, e' ricavabile dall'art. 50, comma 1, del Tuir, il quale richiede che "i beni di cui si tratta siano impiegati nell'esercizio dell'arte o della professione ". Deve, pertanto, sussistere un rapporto di diretta inerenza tra l'utilizzo del veicolo e l'esercizio dell'attività  professionale (cfr. Circolare n. 48 del 10 febbraio 1998).

Riguardo, poi, al diritto alla detrazione dell'Iva, occorre far riferimento innanzitutto al disposto dell'art. 19-bis 1 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.

Tale articolo, in deroga ai principi di carattere generale indicati nei precedenti articoli 19 e 19-bis, prevede, per alcuni beni e servizi limitazioni generalizzate al diritto alla detrazione.

…………………………..

La disciplina Iva non individua, invece, nessun tipo di limitazione di detraibilità per gli autoveicoli di cui alla lettera d) dell'art. 54 del C.d.S. (NB:ciò non è più vero in parte, poiché con modifica introdotta dalla Finanziaria 2008 in vigore  dal 01/01/2008 la disciplina non fa più riferimento alle categorie di veicoli individuate dal Codice della Strada, bensì distingue i veicoli stradali con massa massima autorizzata inferiore a 3.500 kg, per i quali l’art. 19bis-1 fissa limiti alla detraibilità, da quelli con massa superiore a 3.500 kg, per i quali non esistono limitazioni di detrazione).

Pertanto, per essi (per i veicoli immatricolati “autocarro” con massa massima superiore a 3.500kg) si applichera' la disciplina generale di cui all'art. 19 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 che prevede che "é detraibile dall'ammontare dell'imposta relativa alle operazioni effettuate, quello dell'imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o da lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione".

Dalla lettura delle richiamate disposizioni si ricava che, poiché  le limitazioni alla deduzione Irpef e alla detrazione Iva previste, rispettivamente dall'art. 121-bis del Tuir (ora art. 164) e dell'art. 19-bis 1 del D.P.R. n. 633/72 (letto in connessione con il richiamato art. 30 della l. n. 388 del 2000) non operano in relazione ai veicoli di cui alla richiamata lettera d) dell'art. 54 del C.d.S. (autocarri), la spettanza o meno delle predette deduzioni Irpef e detrazioni Iva, nel caso in esame va valutata esclusivamente in relazione alla sussistenza o meno del requisito dell'inerenza.

Affinché l'istante possa dedurre integralmente dal reddito la spesa sostenuta per l'acquisto del veicolo e gli altri componenti negativi di reddito ad esso correlati, e' necessario che vi sia un rapporto di stretta inerenza tra l'attività  di notaio, dallo stesso esercitata e l'utilizzo del veicolo immatricolato quale "autocarro". Identica condizione deve essere verificata in relazione alla detrazione Iva.

Al riguardo, la scrivente ritiene, in linea generale, che non sia possibile riscontrare un nesso di diretta strumentalità  tra l'utilizzo di un autocarro e lo svolgimento di un'attività professionale, quale quella notarile, che si caratterizza logicamente per il fatto di fondarsi sull'applicazione di energie intellettuali da parte del prestatore del servizio e che viene normalmente esplicata in ambienti organizzati in ufficio.

Per quanto riguarda la necessità, invocata dall'istante, di trasportare frequentemente documenti, si fa presente che, a parte il fatto che l'introduzione di procedure telematiche per la registrazione degli atti sta riducendo il movimento dei supporti cartacei, risulta francamente difficile ipotizzare che la quantà di fascicoli da trasportare richieda addirittura l'utilizzo di veicoli attrezzati per il trasporto professionale di merci.

Poiche' nel caso di specie, sulla base degli elementi di fatto rappresentati alla scrivente non e' stato individuato uno stretto rapporto di strumentalità  tra l'esercizio dell'attività  di notaio e l'utilizzo del bene, deve ritenersi esclusa per l'istante la possibilita' di fruire, anche parzialmente, delle deduzioni Irpef e delle detrazioni Iva relativamente all'acquisto e all'uso del veicolo immatricolato quale autocarro.

La risposta di cui alla presente Risoluzione, sollecitata con istanza di interpello presentata alla Direzione Regionale ....., viene resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo del decreto ministeriale 26 aprile 2001, n. 209.


Fisco oggi – rivista telematica – edizione delle 16:30 del 11/02/2008

SENTENZA N. 1421 DEL 23 GENNAIO 2008

La materia del contendere
Ai fini della detraibilità dell'Iva (articolo 19 del Dpr 633/72), il requisito dell'inerenza deve essere accertato verificando se l'acquisto del bene possa considerarsi necessario al tipo e alle modalità dell'attività economica effettivamente svolta, alla luce dell'oggetto sociale perseguito a termini statutari. E’ quanto stabilito dalla Corte di cassazione nella sentenza 23 gennaio 2008, n. 1421.
Nella fattispecie oggetto della sentenza in rassegna, una società a responsabilità limitata, esercente attività di commercio all’ingrosso di frutta e verdura, aveva posto in essere una complessa operazione economico-finanziaria per sollevare da uno stato di difficoltà finanziarie altra società, rilevando - attraverso un contratto di locazione finanziaria - un bene immobile, di cui è poi divenuta proprietaria.
In sede di dichiarazione annuale, la società si era quindi portata in detrazione l’Iva relativa ai canoni pagati in virtù di un contratto di leasing, ma l’ufficio finanziario competente, ritenendo che i canoni medesimi non potessero essere considerati costi inerenti l’attività d’impresa, contestava tale circostanza mediante avviso di rettifica, recuperando a tassazione l’importo delle detrazioni operate.
Il ricorso della società veniva accolto in primo grado e confermato dalla Commissione tributaria regionale, la cui ultima sentenza ha ritenuto, alla luce sia del diritto interno sia di quello comunitario, che la detrazione dell’Iva era stata effettuata nel pieno rispetto della normativa vigente. In particolare, secondo il giudice del riesame, il concetto di “inerenza” andava rapportato non solo all’esercizio dell’attività effettivamente svolta dalla stessa ma anche come potenziale produzione di ricavi (futuri).
Avverso tale pronuncia, la parte soccombente proponeva ricorso per Cassazione, affidandolo a un unico motivo di impugnazione, con il quale, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 19 e 4 del Dpr 633/1972, deduceva che la Commissione regionale avrebbe errato nella valutazione del requisito dell’inerenza dell’operazione di leasing immobiliare, giungendo ad affermare che tale requisito "si identificherebbe con il potenziale ricavo di guadagni futuri".
L’Amministrazione finanziaria sosteneva, invece, che l’erroneità interpretativa del giudice dell’appello era basata sulla circostanza che il requisito dell’inerenza andrebbe accertato verificando se l’acquisto potesse considerarsi necessario al tipo e alle modalità dell’attività economica, effettivamente svolta alla luce dell’oggetto sociale perseguito a termini statutari. Secondo la ricorrente, tale oggetto riguardava "esclusivamente il commercio all’ingrosso di frutta e verdura e non anche l’attività di acquisto e vendita di immobili"; operazioni che sarebbero, pertanto, estranee all’oggetto sociale della società in questione nel periodo temporale venuto a evidenza.

La decisione della Corte
La Corte di cassazione, nell’accogliere il gravame dell’Amministrazione finanziaria, ha stabilito al riguardo i seguenti principi di diritto:

§ che l’articolo 19, comma 1, del Dpr 633/1972, consente al compratore di portare in detrazione l’Iva addebitatagli a titolo di rivalsa dal venditore solo quando si tratti di acquisto effettuato nell’esercizio di impresa, richiedendo un quid pluris rispetto alla qualità di imprenditore dell’acquirente, cioè l’“inerenza” o “strumentalità” del bene comprato rispetto all’attività imprenditoriale

§ che è escluso che la sussistenza di detti requisiti possa presumersi in ragione della qualità di società commerciale dell’acquirente, ma esige che l’accertamento debba essere compiuto “in concreto”, non già in astratto, rapportandolo all’oggetto sociale quale risulta dai documenti che la contribuente deve aver cura di allegare e provare, risultando quindi che la sentenza impugnata è stata pronunciata sulla base di una erronea regula iuris

§ che la norma richiamata non introduce alcuna deroga agli ordinari criteri civilistici in tema di onere della prova, lasciando la dimostrazione del detto principio di inerenza o strumentalità a carico dell’interessato

§ che il diniego della detrazione dell’Iva "a monte", quando il bene comprato non sia strumentale all’esercizio dell’impresa, non determina un’illegittima duplicità d’imposizione

§ che in base alla disciplina derivante dal combinato disposto degli articoli 4, comma 2, n. 1), e 19, comma 1, del Dpr 633/1972, mentre le cessioni di beni da parte di società commerciali sono da considerare "in ogni caso" - cioè senza eccezioni - effettuate nell’esercizio di impresa, in ordine agli acquisti di beni da parte delle stesse società, l’inerenza all’esercizio dell’impresa di tali operazioni passive, ai fini della detraibilità dell’imposta, non può essere ritenuta tout court in virtù della semplice qualità di imprenditore societario dell’acquirente, ma occorre invece accertare, attraverso un ponderato giudizio di fatto, che le operazioni medesime siano effettivamente compiute nell’esercizio dell’impresa, cioè in stretta connessione con le finalità imprenditoriali.

Considerazioni
Con la sentenza n. 1421/2008, la Corte di cassazione ribadisce il criterio generale secondo il quale l’imprenditore è tenuto a dimostrare che la spesa sostenuta è inerente alla sua attività, involgendo alcune norme fondamentali della sistematica dell’Iva, riguardanti la possibilità per l’imprenditore di acquistare beni e servizi nell’ambito della propria attività d’impresa e di recuperare poi la relativa imposta assolta sull’acquisto. Trattasi delle basilari disposizioni contenute negli articoli 19 (Detrazione) e 18 (Rivalsa), nonché, con specifico riguardo alle società, nell’articolo 4 del Dpr 633/1972.
La pronuncia offre così lo spunto per rimarcare che l’unico vincolo che limita il diritto alla detrazione Iva (a parte le specifiche norme sulla riduzione della detrazione di cui agli articoli 19-bis e seguenti del Dpr 633/1972) è rappresentato dal criterio dell’inerenza, desumibile indirettamente dal disposto del primo comma dell’articolo19, il quale prevede che, per la determinazione dell’imposta dovuta, è detraibile dall’ammontare dell’Iva assolta, o dovuta, dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione a beni o servizi importati o acquistati nell’esercizio di impresa o di arti e professioni.

Peraltro, il diniego alla detrazione nel caso in oggetto, opposto dal preesistente ufficio Iva e confermato dal giudice di legittimità, si fonda sulla constatazione che l’inerenza o strumentalità del bene comprato, al contrario delle operazioni attive poste in essere dalla società, è stato solo asserito teoricamente dai giudici di merito come rientrante nell'oggetto sociale, ma non è stato affatto provato con un giudizio fattuale che tenesse conto di una pluralità di elementi (accertamento concreto dell’inerenza dell’operazione passiva all’attività d’impresa; riconduzione in concreto dell’inerenza “all’oggetto sociale quale risulta dai documenti che la contribuente deve aver cura di allegare e provare”), di modo che non risulta soddisfatto - secondo la Cassazione - il presupposto della "strumentalità" dell'acquisto all'effettivo esercizio d'impresa, indispensabile, anche per le società commerciali, al fine di vedersi riconosciuto il diritto a detrarre - a valle - l'Iva assolta sulle forniture “a monte”.

La presunzione di cui all'articolo 4, secondo comma, del Dpr 633/1972, per cui le cessioni di beni fatte da società commerciali debbono essere "in ogni caso" considerate compiute nell'esercizio di impresa, non può, infatti, tradursi - secondo la sentenza che si commenta - in un'analoga conclusione in ordine alle operazioni passive, per le quali l'imposta rimane detraibile solo al ricorrere del presupposto dell’"inerenza", nei termini stabiliti dall'articolo 19 del Dpr 633/1972.

La soggettività passiva delle società commerciali
La sentenza in rassegna affronta, dunque, ancora una volta il delicato problema della correlazione esistente per le società commerciali, ai fini Iva, tra presunzione assoluta di imprenditorialità e diritto alla detrazione dell'imposta assolta sugli acquisti di beni e servizi. In sostanza, richiamando l’articolo 19 del Dpr 633/1972, la connessione in capo ai soggetti passivi tra tassazione delle operazioni attive e detrazione dell'imposta assolta sulle quelle passive è un meccanismo di fondamentale importanza perché consente di "neutralizzare" l'Iva nelle fasi intermedie di produzione e commercializzazione dei beni e servizi fino al consumatore finale, sul quale grava in definitiva l'onere della tassazione (in tal senso Cassazione, sentenza 5599/2003).

Peraltro, l'articolo 1 del Dpr 633/1972 individua nell'esercizio di impresa una delle fattispecie atte a integrare il presupposto soggettivo dell'Iva, fornendone poi all'articolo 4, primo comma, una definizione di carattere generale.
Secondo tale disposizione, talune attività economiche (segnatamente le attività commerciali o agricole di cui agli articoli 2195 e 2135 del Codice civile), se esercitate per professione abituale, ancorché non esclusiva, soddisfano di per sé il requisito soggettivo per l'applicazione del tributo.
Inoltre, il comma 2 dell'articolo 4, per le tipologie di società ivi indicate e per gli enti commerciali, pone una presunzione assoluta di imprenditorialità, in forza della quale le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese da tali soggetti si considerano “in ogni caso” effettuate nell'esercizio d’impresa. Per detti soggetti, quindi, la previsione dell'articolo 4, comma 2, rende superflua l'indagine sulla sussistenza in concreto dei requisiti della professionalità e dell'abitualità nell'esercizio di attività economiche, essendo tali elementi presupposti in virtù della veste giuridica assunta dall’operatore, ma di per sé sufficiente a far sorgere l'obbligo di tassazione, indipendentemente dall'attività concretamente svolta. Ne consegue che, per le società commerciali e per gli enti assimilati, non è ipotizzabile la partizione, che può essere operata con riferimento alle persone fisiche ed enti non commerciali, tra attività imprenditoriali e commerciali rientranti nel campo di applicazione dell'imposta, da una parte, e attività svolte nel perseguimento di finalità private o istituzionali, estranee all'Iva, dall'altra.

La ratio di detta presunzione ha chiara finalità antielusiva e va ancorata sia alla natura di enti preordinati necessariamente allo svolgimento di attività economica riconosciuta alle società commerciali dall'ordinamento interno, sia alle garanzie di affidabilità che una tale presunzione offre all'acquirente di beni o servizi che si trovi ad interagire con l'ente stesso (Cassazione, sentenza 5599/2003).
Le medesime esigenze antielusive impongono, tuttavia, sul fronte delle operazioni passive, una valutazione che, all’incontro, non può mai essere “automatica”, ma sempre tendente a verificare - ex professo - la stretta connessione tra acquisti e finalità imprenditoriali perseguite con l’esercizio dell’attività.

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La posizione dell'Amministrazione finanziaria
L’orientamento dell'Amministrazione finanziaria sull’argomento concorda nell'affermare che la presunzione di imprenditorialità disposta dall'articolo 4, secondo comma, del Dpr 633/1972 operi esclusivamente per le operazioni attive, mentre, in ordine alle operazioni passive incombe sui soggetti passivi (società commerciali comprese), l'onere di dimostrare, a prescindere dalle previsioni statutarie e dalla veste giuridica assunta, l'inerenza in concreto all'esercizio d'impresa di beni e servizi acquistati (circolare 57/1991, risoluzione 530643/1992, risoluzione 224/1995, circolare 128/1996, circolare 128/1997).
Il fondamento giuridico di tale asserzione è individuato nel contenuto dell’articolo 19, primo comma, del Dpr 633/1972, il quale, ai fini dell'ammissibilità del diritto di detrazione sull'Iva relativa alle operazioni passive, pone una precisa condizione, che tali acquisti siano sempre afferenti all’effettivo esercizio dell'impresa. Tant’è che di recente, in più circostanze, l’agenzia delle Entrate ha avuto modo di chiarire che il disposto della direttiva n. 77/388/Cee del 17 maggio 1977, sostituita dal primo gennaio 2007 dalla direttiva n. 2006/112/Ce, trasfuso nell’articolo 19 del Dpr 633/1972, consente la detrazione dell’imposta pagata al momento dell’acquisto o dell’importazione di beni e servizi solo nella misura in cui tali beni e servizi siano erogati “ai fini di sue operazioni soggette ad imposta” (circolare 3/2007), e che una società può detrarre l’Iva assolta all’atto dell’acquisto o della realizzazione di un impianto (…) solo nel caso in cui utilizzi l’impianto stesso per compiere operazioni attive ovvero per dare in locazione l’impianto realizzato, ma, al di fuori di questi casi (cioè in assenza dell’inerenza, della corrispondenza tra acquisti effettuati e operazioni svolte nell’ambito dell’attività imprenditoriale o professionale), la detrazione dell’imposta non è ammessa nello stesso documento di prassi, peraltro, con riguardo alla deducibilità dei costi in materia di imposizione sui redditi, ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del Tuir, secondo il quale "le spese e gli altri componenti negativi (...) sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito (...)", l’agenzia delle Entrate sostiene che, nella specie, "per ammettere la deducibilità delle quote di ammortamento del bene concesso in comodato è indispensabile dimostrare l'inerenza tra il contratto di comodato e l'attività d'impresa svolta dal comodante, ovvero verificare che la società istante, realizzando il bene e concedendolo in comodato o in locazione a terzi, persegue sue finalità e vantaggi" (risoluzione 22/2008).