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Omicidio stradaleIl governo va sotto alla Camera

 

Colpo di scena alla Camera durante la discussione sull’omicidio stradale. L’assemblea di Montecitorio ha approvato con 247 sì e 219 no, a scrutinio segreto, un emendamento dell’opposizione, determinando, di fatto, un ulteriore passaggio al Senato, il quinto dall’inizio della discussione sul provvedimento, iniziata ormai dieci mesi fa.

Tutto da rifare. L’emendamento non modifica l’impianto della norma che, in estrema sintesi, prevede, per chi alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti provoca la morte di una o più persone, la pena della reclusione compresa tra 5 e 18 anni, a seconda della gravità dei casi, e la sanzione accessoria della revoca della patente, che va, sempre a seconda dei casi, da un minimo di cinque a un massimo di trent’anni.

Via l'arresto facoltativo. L'emendamento approvato, presentato da Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia, prevede che «il conducente che si fermi e occorrendo presti assistenza a coloro che hanno subito danno alla persona, mettendosi direttamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall’incidente derivi il delitto di lesioni personali colpose, non è soggetto all’arresto stabilito per il caso di flagranza di reato». Insomma, nella circostanza descritta scompare l'arresto facoltativo, che invece prevedeva il testo in esame.

Sconfitta bruciante. Uno smacco, per la maggioranza, ma anche per il Governo, visto che il testo oggi all'esame della Camera era frutto di un maxiemendamento dell'esecutivo sul quale lo stesso governo al Senato aveva chiesto (e ottenuto) la fiducia dell'aula. Ma il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, minimizza. "L'impianto della legge non è stato modificato, speriamo adesso che il Senato la approvi in fretta".

Mario Rossi