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Area di servizioRicorsi, istruzioni per l'uso

 

È il dubbio che attanaglia chi, dopo aver ricevuto una multa “ingiusta”, decide, spesso dopo essersi “scontrato” con il comando di polizia che ha accertato la violazione, di fare ricorso. E qui sorge il primo dubbio: al prefetto o al Giudice di pace? Il verbale non aiuta, visto che propone entrambe le possibilità come semplici alternative. E non aiuta nemmeno il Codice della strada, che all’articolo 203 disciplina il ricorso al prefetto e all’articolo 204 bis quello al giudice di pace. Cerchiamo, dunque, di capirci qualcosa.

Ricorso amministrativo… La prima cosa da sapere è che il ricorso al prefetto è di tipo amministrativo, mentre quello al giudice di pace è di tipo giurisdizionale. Nel primo caso, in buona sostanza, si chiede un “semplice” riesame dell’operato degli agenti che hanno accertato la violazione e del comando di polizia che ha notificato il relativo verbale, esaminate anche, ovviamente, le circostanze invocate dal ricorrente.

… e ricorso giurisdizionale. Con il ricorso al giudice di pace, invece, ci si rivolge alla giustizia, cioè si portano all’attenzione del giudice i fatti e le circostanze che hanno portato alla violazione stradale e al suo accertamento. C’è la possibilità di portare all’attenzione del magistrato la giurisprudenza in materia, i documenti ritenuti necessari e di chiedere, eventualmente, l’ammissione di testimoni. Il giudice può disporre sopralluoghi e perizie e la “causa” può richiedere più di una udienza.

Insomma, il giudice di pace entra nel merito della violazione, del suo accertamento e delle modalità di notifica, mentre il prefetto verifica semplicemente la correttezza formale delle procedure.

A chi presentarlo. Nella pratica, dunque, basta il prefetto nei casi di evidente e manifesta irregolarità del verbale (per esempio, quando vi sono errori, omissioni o incongruenze). Quando invece si tratta di una questione più complessa o che occorre approfondire è necessario rivolgersi al giudice di pace.

I termini di presentazione sono diversi. Tutto ciò in teoria. Nella pratica, però, non si può non tenere conto di alcuni aspetti pratici che possono oggettivamente pesare nell’orientare la scelta dell’autorità a cui rivolgersi. Il primo aspetto da tenere in considerazione sono i termini per proporre opposizione. Il ricorso al prefetto, infatti, dev’essere presentato entro 60 giorni dalla notifica del verbale (o dalla contestazione su strada della violazione). Quello al giudice di pace, invece, ha un termine più breve, 30 giorni, sempre dalla notifica del verbale (o dalla contestazione su strada della violazione).

Il ricorso al prefetto è “automatico”... Non possono essere sottovalutati, poi, i diversi effetti della presentazione del ricorso. Se ci si rivolge al prefetto, infatti, l’opposizione va avanti da sé e non bisogna fare null’altro (a meno che non si chieda esplicitamente di essere ascoltati in relazione alla vicenda) fino a quando si riceverà l’ordinanza-ingiunzione prefettizia.

Se ci si rivolge alla giustizia, invece, bisognerà necessariamente essere presenti (personalmente o rappresentati da un legale) all’udienza o alle udienze che il giudice fisserà, proprio per portare all’attenzione del giudice quei documenti, quelle circostanze e quei testimoni citati nel ricorso e anche per ribattere, nel dibattimento, alla controparte. Ancorché semplificata, infatti, l’udienza dal giudice è un vero e proprio mini “processo”.

…ma se è respinto la multa raddoppia. Sono diverse anche le conseguenze nel caso in cui il ricorso venga respinto. Se a respingere l’opposizione è il prefetto, l’importo della multa automaticamente raddoppierà (gravata delle spese di notifica). Il giudice di pace, invece, con la sua sentenza in genere conferma il verbale ma dispone sulle spese, che può compensare (cioè ognuna delle parti si fa carico delle sue) o porre a carico della parte soccombente

Dopo l’ordinanza o la sentenza. Vi è poi una più importante conseguenza. La possibilità di non fermarsi al primo “livello”. Se il prefetto respinge l’opposizione, infatti, c’è sempre la possibilità di rivolgersi al giudice di pace (entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza-ingiunzione prefettizia). Se a respingere l’opposizione è invece il magistrato onorario, c’è la possibilità di presentare appello in tribunale (ma se davanti al Gdp ci si può difendere da sé, in tribunale è obbligatorio un avvocato) ed, eventualmente, ricorrere per Cassazione (e in quel caso serve un patrocinante in Cassazione).

Attenzione, però, perché in caso di ricorso giurisdizionale la stessa facoltà è concessa all’amministrazione. Insomma, se il giudice accoglierà il nostro ricorso non è detto che la controversia si fermi lì, visto che il comune, la provincia, lo stato (a seconda di chi ha accertato la violazione) possono presentare appello in tribunale.

Meglio la raccomandata. Vi è poi il mero costo dell’operazione. Il ricorso al prefetto non costa nulla. L’opposizione, infatti, può essere presentata “brevi manu” direttamente al comando che ha accertato la violazione, che ne rilascerà apposita ricevuta, oppure può essere inviato mediante raccomandata A.R. direttamente all’Ufficio territoriale del governo competente (Quattroruote consiglia di ricorrere sempre a questa seconda soluzione). In questo caso farà fede la data di spedizione.

Occhio alla tassa sui ricorsi. Al netto di eventuali onorari per un avvocato incaricato della difesa, dal 2008 per fare ricorso al giudice di pace bisogna pagare comunque il cosiddetto “contributo unificato”, una sorta di tassa sui processi proporzionale al valore della causa. Attualmente il contributo unificato, che si acquista dove sono venduti i valori bollati, tipicamente nelle tabaccherie, ammonta a 43 euro (per cause di “valore” fino a 1.100 euro, come la maggior parte delle multe, ma sale fino a 518 euro per le cause di valore indeterminabile, per esempio se ci si oppone esclusivamente a una sanzione accessoria). La “marca” va allegata (non applicata) al ricorso. Anche in questo caso il ricorso può essere depositato “brevi manu” presso la cancelleria dell’ufficio del giudice competente per territorio (che ne rilascerà una copia per ricevuta e per questo è bene presentarsi con più copie del ricorso) oppure inviato allo stesso ufficio con raccomandata A.R. (in questo caso fa fede la data di spedizione).

Ovviamente, come in tutte le cause, si può chiedere al giudice di porre a carico della controparte, in caso di accoglimento del ricorso, tutte le spese di giudizio, contributo unificato compreso. Attenzione, però, perché nella maggior parte dei casi i giudici tendono a compensare le spese (vuol dire che ognuno si fa carico delle sue) anche in caso di accoglimento del ricorso.

Se poi la causa dovesse andare avanti le spese legali aumenterebbero. Il solo contributo unificato per il tribunale, infatti, costa 64,50 euro (per le cause di valore fino a 1.100 euro). Per non parlare dell’avvocato, che in quel caso diventa indispensabile anche se in primo grado ci si era difesi da sé.

La “prescrizione” prefettizia. Un ultimo aspetto, infine. Nel caso di ricorso al prefetto la legge prevede una sorta di silenzio-assenso o di “prescrizione”, cioè il suo automatico accoglimento nel caso in cui l’ordinanza-ingiunzione sia emessa oltre il termine massimo di 210 giorni (nel caso di ricorso presentato direttamente in prefettura) o di 180 giorni (nel caso di ricorso presentato al comando di Polizia che ha inviato il verbale).

Mario Rossi

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