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Area di servizioPick-up, tutto quello che c'è da sapere su circolazione e fisco

 

Sono il fenomeno del momento: i pick-up, seppur con numeri ancora di nicchia, stanno diventando popolari in un numero sempre maggiore di mercati, tanto che molti costruttori li stanno proponendo nella propria gamma. L'ultimo arrivato è il Fiat Fullback, che si aggiunge a molti altri mezzi ormai classici, dal Toyota Hilux al Mitsubishi L200. Spesso in Italia, quando si parla di pick-up, si confonde l’aspetto fiscale, disciplinato dal Testo unico sulle imposte sui redditi e da altre norme ad hoc, con quello legato alla circolazione stradale, disciplinato dal Codice della strada. E le domande che sorgono sono molte: con che patente si guidano i mezzi con il cassone? Possono essere acquistati da privati? Come si assicurano? Vediamo di fare chiarezza, con l’avvertenza che, in generale, i pick-up sono omologati come autocarri, anche se in passato un doppia cabina di una Casa giapponese fu omologato, in Italia, nel doppio allestimento, autovettura e autocarro.

Che cos’è un autocarro. Il Codice della strada definisce autocarro (categoria internazionale N1) un autoveicolo destinato al trasporto di cose. Dall’1 ottobre 1998, infatti, con il recepimento di una direttiva europea da parte dell’Italia, non esiste più la categoria “trasporto promiscuo di persone e cose”. O meglio, non sono più immatricolabili autoveicoli in questa categoria, anche se i veicoli per  “trasporto promiscuo” immatricolati prima di quella data possono ancora circolare.

Il Codice della strada è tranciante. A rigor di Codice della strada sugli autocarri, a prescindere da chi sia il proprietario del veicolo (persona fisica o persona giuridica), non possono essere trasportate, in cabina, persone, a meno che non si tratti di quelle addette all’uso o al carico/scarico delle cose trasportate. Lo prevede chiaramente il Prontuario delle violazioni alla circolazione stradale, in dotazione agli agenti di polizia stradale, secondo cui “è necessario che l’agente accertatore abbia prova inconfutabile della qualifica di dette persone”.

Multa e sospensione della Carta di circolazione. Tralasciando ogni altra considerazione su una norma che molti giudicano anacronistica e poco compatibile con la realtà delle cose, la violazione dell’articolo 82 del Codice della strada, sull'“utilizzo di veicolo per uso diverso da quello indicato sulla carta di circolazione”, prevede una sanzione pecuniaria e la sospensione della carta di circolazione da uno a sei mesi (da sei a 12 in caso di recidiva, cioè alla seconda violazione di questo tipo). E a nulla rileva, come ha specificato il ministero dell’Interno con una circolare del 14 luglio 2006, il fatto che l’articolo 172 del Codice della strada sull’ “Uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini” faccia riferimento anche al trasporto di bambini su autocarri.

Gli interventi del Garante del mercato. D’altra parte sono state molte, in passato, le prese di posizione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha censurato pubblicità di pick-up che ne esaltavano la praticità per l’uso “vacanziero”, diciamo così, per la famiglia.

Sul cassone solo con l’autorizzazione. Ancor più severamente è sanzionato il trasporto di persone sul cassone senza autorizzazione della Motorizzazione civile previo nulla osta del prefetto: 422 euro di multa e sospensione della carta di circolazione da uno a sei mesi (da sei a dodici in caso di recidiva).

Per guidare basta la patente B (o superiore). Ovviamente in base al Codice della strada l’autocarro può essere guidato da chiunque sia in possesso di patente della categoria corrispondente: nel caso di autocarri fino a 3,5 tonnellate, si tratta della patente di categoria B o superiore. Altrettanto ovviamente l’autocarro può essere condotto su qualsiasi tipo di strada e guidato senza limitazioni di orario o di giorni.

Il fisco li tratta meglio. Vi è poi l’aspetto fiscale. I dubbi sulle limitazioni alla guida, infatti, derivano chiaramente dalla diversa disciplina fiscale a cui sono soggetti gli autocarri rispetto alle autovetture. In generale, questa categoria di veicoli gode di un trattamento di favore, poiché si presume che siano utilizzati esclusivamente o prevalentemente per lavoro, cioè per produrre reddito (laddove siano, come in genere accade, intestati a persone giuridiche), sebbene possano essere acquistati anche da privati.

Deducibilità e tassa automobilistica. Il vantaggio fiscale è in termini di deducibilità delle spese ai fini dell’imposta sui redditi, fissata in una percentuale superiore rispetto alle autovetture (evidentemente nel caso in cui il veicolo sia di proprietà di un’azienda o, in generale, di un soggetto Iva, visto che per i privati non c’è possibilità di dedurre), ma anche dal punto di vista della tassa automobilistica, il cosiddetto bollo, che per gli autocarri è calcolato, in generale, in base alla portata e non in base alla potenza, come invece accade alle autovetture, e i cui importi sono generalmente molto più bassi.

Altolà agli abusi. Ciò ha provocato, soprattutto negli anni 90 e nella prima metà degli anni 2000, una corsa all’immatricolazione di vetture alto di gamma, spesso anche supercar, nella versione autocarro o una “trasformazione” in tal senso di veicoli immatricolati come autovetture. Sia da parte di privati (per risparmiare sul bollo), sia da parte di imprese (per dedurre di più e risparmiare sul bollo). Abusi che hanno indotto il legislatore, nel 2006 (decreto legge 4 luglio 2006 n. 223 convertito con modificazioni nella legge 4 agosto 2006, n. 248, reso operativo da un successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate), a modificare la tassazione degli autocarri affermando, in buona sostanza, che i veicoli immatricolati autocarro ma che hanno le caratteristiche di un’autovettura (carrozzeria F0, almeno quattro posti e rapporto potenza/portata superiore a 180) devono essere considerati, dal punto di vista fiscale, come autovetture. Anche se sulla carta di circolazione risultano di categoria N1.

Le aziende nel mirino del fisco. Questo intervento del legislatore ha indotto qualche volta in errore alcuni comandi di polizia, che hanno considerato tout-court autovetture certi autocarri, anche ai fini della circolazione stradale. Il fatto che ciò sia accaduto o il fatto che alcuni agenti di polizia stradale non si accorgano dell’uso improprio del veicolo in caso di controlli su strada non vuol dire, evidentemente, che la norma generale sul trasporto si possa eludere. Anzi, può accadere che laddove si utilizzi il veicolo di proprietà di un’azienda in maniera impropria dal punto di vista della circolazione scatti, da parte degli agenti di polizia stradale che hanno accertato la violazione, una segnalazione al fisco al fine di verificare che non siano state violate anche norme di natura tributaria.

Occhio all’assicurazione. Sullo sfondo resta l’aspetto assicurativo. In generale, i premi delle polizze Rc per gli autocarri sono più alti rispetto a una corrispondente autovettura. L’utilizzo improprio di un autocarro, però, può costituire una violazione del contratto stipulato con la compagnia e determinare, in caso di incidente con colpa, le condizioni per una possibile rivalsa dell’assicurazione rispetto al danno risarcito. Per questo motivo è bene informarsi preventivamente con il proprio assicuratore.

Mario Rossi

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