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Car e ride sharingGli americani preferiscono l'auto di proprietà

 

Car sharing, ride sharing (alla Uber o Lyft), flotte condominiali, trasporto multimodale e via di questo passo, di condivisione in condivisione: calma, c'è tempo. È questo il succo di un interessante sondaggio commissionato in America da Kelley Blue Book con l'obiettivo di valutare l'impatto dei servizi di nuova generazione: e il risultato, forse prevedibile ma comunque rilevante, è che l'auto di proprietà è ancora la "regina" della mobilità personale.

. Secondo lo studio della società di ricerca automotive, la grande maggioranza degli intervistati (1.900) ritiene che la propria auto sia "più affidabile (81% contro il 22% nel caso del car sharing), sicura (80% contro il 20) e conveniente (74% contro il 25)" rispetto alle soluzioni condivise. Di più: per l'80%, un'auto di proprietà o in leasing garantisce "libertà e indipendenza", mentre il 62% ritiene che le quattro ruote siano anche motivo di "orgoglio", o un simbolo di "successo".

La mobilità 2.0.
Ovviamente, la ricerca approfondisce anche il rapporto tra il pubblico e i servizi di mobilità alternativa. E in questo caso, i numeri sono un po' diversi da quelli finora prospettati da molti analisti: il 73% degli intervistati, infatti, dice di conoscere il ride sharing, ma solo il 16 conferma di aver usato Uber, Lyft o app simili. Per il car sharing, si scende addirittura al 7%. Ma c'è di più: il 76% di chi utilizza mezzi in condivisione dichiara di voler acquistare un'auto (o aprire un leasing) entro due anni. Infine, qualche incertezza: per il 69%, il ride sharing è un valido strumento di contrasto alla guida in stato di ebbrezza, ma solo il 33 definisce "sicuro" il servizio. In particolare, quasi la metà degli intervistati sostiene che si troverebbe "a disagio" nel condividere un viaggio da solo con l'autista.

L'auto si compra comunque. Di fronte a scenari apocalittici, con crolli di vendite e quant'altro, i risultati di Kelley Blue Book sono piuttosto confortanti: tra chi non possiede un'automobile, solo il 5% dice di aver rinunciato all'acquisto per l'esistenza dei servizi di ride sharing, una percentuale che scende al 3 nel caso del car sharing. In sostanza, la mobilità 2.0 non è (ancora) in grado di convincere le persone a rinunciare a un'auto di proprietà. Semmai, la condivisione di auto o passaggi è vista come "un'alternativa ai taxi" (dal 41% degli intervistati) o al noleggio (39%). Ovviamente, queste percentuali possono cambiare – e di molto – in aree densamente popolate, specialmente le metropoli: ma la tendenza generale, per ora, pare questa. Difficile dire cosa potrà succedere tra vent'anni: c'è chi prevede la fine dell'auto di proprietà, soppiantata da flotte autonome e condivise (come quelle prospettate proprio da Google e Uber); ammesso che il futuro sia davvero questo, la strada sarà ancora molto lunga.

Davide Comunello