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Audi A4 AvantUna settimana con la 3.0 TDI Tiptronic quattro

 

L’Audi A4 Avant Tiptronic quattro Business Sport oggetto del diario di bordo di questa settimana è la versione top della gamma. Equipaggiata con un 3.0 TDI da 272 CV, ha un prezzo di listino di base di 55.170 euro. Una bella cifra, senza dubbio, ma l’esemplare a nostra disposizione è in più dotato di parecchi equipaggiamenti a richiesta, la maggior parte dei quali costa più di mille euro: dall’assetto sportivo con regolazione degli ammortizzatori (1.180 euro) all'impianto Bang & Olufsen Soundsystem (1.370 euro), dai cerchi di lega Audi Sport 8,5x19 (1.560 euro) all'head-up display (1.180 euro)... che alla fine portano il totale a sfondare la soglia degli 80.000 euro (81.225, per l’esattezza).

Day 1. L’assetto sportivo con ammortizzatori a smorzamento variabile abbassa la vettura di 20 mm e porta il tetto dell’A4 a soli 141 cm da terra. Così, grazie anche ai cerchi da 19 pollici bruniti con gomme da 245/35 il look è grintoso, tanto per sottolineare che non si tratta della solita vettura aziendale con dotazioni ridotte all’osso. Al contrario, qui c’è veramente di tutto, tanto che con il solo importo degli optional (ben 26.055 euro) si potrebbe addirittura acquistare un’A3 1.6 TDI. Il grosso degli accessori è tecnico (sistemi di assistenza alla guida, assetto, proiettori Matrix Led, Head-up display…) e non si vede, ma l’impatto dell’abitacolo è comunque notevole, grazie al design moderno e alla consueta, impeccabile, esecuzione Audi: impossibile trovare qualcosa fuori posto, persino il dettaglio più piccolo è curato, come il piccolo tappo seminascosto della presa di corrente, che riprende l’aspetto e la godronatura delle manopole sulla console centrale. La seduta è molto bassa, il che rende l’accesso e l’uscita dalla vettura non molto agevole, in compenso una volta a bordo la posizione di guida è pressoché perfetta e regolabile a piacere. Bello il volante sportivo multifunzionale (320 euro) e spettacolare la strumentazione riconfigurabile Audi virtual cockpit (600 euro). Le indicazioni che compaiono sul display Tft da 12,3 pollici si possono personalizzare con pochi tocchi dei tasti sul volante e volendo si può visualizzare la mappa del navigatore praticamente a pieno schermo. Una volta in moto, si apprezza la voce sommessa e rotonda del motore: i sei cilindri sono sempre meno diffusi per via del downsizing, ma soprattutto tra i diesel fanno ancora la differenza. Ai bassi regimi la vettura scivola via con grande souplesse, grazie anche all’ottimo Tiptronic a otto marce, ma quando si affonda il gas i 272 cavalli e i 600 Nm catapultano in un attimo i 1.770 kg dell’A4 Avant a velocità illegali (la Casa dichiara 5,4 secondi per lo 0-100 e un valore di punta di 250 km/h). Ad andature non esagerate, la guida è facile, ma lo sterzo (a rapporto variabile) non è precisissimo ed è pure un po' leggero, complice la gommatura invernale. Ottimo il funzionamento del cruise control adattativo, che lavora fino all’arresto della vettura e ne gestisce la ripartenza senza alcun comando se la sosta dura pochi secondi, così da rendere la guida in colonna pressoché automatica. Per provare, lo lascio inserito anche nel tratto periferico in città e, a parte un’ovvia esitazione in una rotonda stretta, mi porta quasi fino a destinazione. All’arrivo, il computer di bordo segna un consumo medio di 7,3 litri/100 km. Roberto Boni, redazione Prove su strada

Day 2. Per me, l'Audi A4 Avant 3.0 TDI 272 CV Tiptronic quattro è stata la compagna d’avventura nella recente “20quattro ore delle Alpi”: una manifestazione che mi ha portato, insieme al rallista Lorenzo Capelli, a valicare passi alpini, sempre inseguendo il cronometro. Quindi, una volta alla guida della station Audi per il nostro Diario di bordo, mi è subito tornata in mente quella esperienza speciale, caratterizzata dal susseguirsi di condizioni mutevoli, con neve, pioggia, nebbia e buio pesto. Proprio in quelle circostanze, e con la consegna di dover rispettare tempi stringenti, avevo apprezzato la facilità con cui la A4 Avant col V6 mi aveva permesso di viaggiare spedito per oltre quattro ore filate, senza sentirmi poi “centrifugato” al momento di consegnare l’auto al collega. E in questo, aveva avuto il suo ruolo il posto guida comodo e ben studiato. Dunque, un mix riuscito tra prestazioni elevate e “abbordabili”, un confort da ammiraglia, la capacità di reagire nel modo giusto a condizioni mutevoli, grazie alla gommatura invernale, presente anche sull’esemplare del diario di bordo, e alla trazione integrale. Detto questo, torniamo alla vita normale, quella vera. Questo concentrato di tecnologia, che è l’A4 Avant 3.0 TDI, mi assiste al meglio nel traffico più caotico, rendendo tutto semplice: oltre al quadro strumenti personalizzabile e al sistema d’infotainment al top, grande merito si deve al cambio automatico a otto marce, dolce e progressivo in ogni momento, quanto rapido e sportivo in manuale (tanto che, durante la “20quattro ore”, ho usato solo i paddle). Altro pezzo forte della tedesca è senz’altro il 3.0, sì diesel, ma a sei cilindri, e quindi nobile: vellutato, ma prontissimo nella risposta, già dai regimi più bassi, e quindi con un arco di utilizzo piuttosto ampio. Consente prestazioni istantanee fuori dell’ordinario, cui bisogna abituarsi e che vanno opportunamente dosate. Lo sterzo dinamico mi aveva già colpito la prima volta: a velocità umane, in modalità Auto, sembra quasi leggero, ma prontissimo, un po’ come erano gli “idraulici” una volta. Ad andatura sostenuta, però, è consistente, preciso e rende la A4, che piccola non è, compatta e agile come non ti aspetti. Andrea Stassano, redazione Prove su strada

Day 3. Lo scrivo subito e senza mezzi termini: per i miei gusti questa A4 Avant è un’auto quasi perfetta. Con buona pace dei Capuleti o dei Montecchi, scegliete voi qual è la fazione anti-tedesca (per chi non lo ricordasse, Audi Italia ha sede a Verona, dove si è svolta la faida familiare shakespeariana). Dico “quasi perfetta” perché qualche difettuccio c’è, tipo i Led della manopola di accensione dei fari, che di notte si riflettono sul retrovisore lato guida creando un po’ di fastidio, oppure la scarsa fluidità del cambio in discesa a bassissime temperature, relativa ma avvertibile. Per il resto siamo al top per ergonomia, qualità della vita a bordo, confort di guida e chi più ne ha più ne metta. Ma, secondo me, il punto è un altro. Vale davvero la pena di pagare 81.225 euro per la A4 tre litri diesel? E con quei soldi, ammesso e non concesso di averli e di volerli spendere da “privato”, che altra macchina si potrebbe comprare? Difficile rispondere. Se teniamo fisso il parametro della motorizzazione, del segmento e della “forma” (3.0 sei cilindri turbodiesel station) sul mercato c’è in pratica una sola alternativa: la BMW 330d, che a seconda delle versioni ha cavalli in più o in meno e un prezzo “base” di listino simile. Considerando solo il propulsore la scelta aumenta a dismisura: tanto per fare qualche esempio, e senza entrare nell’universo Suv e crossover, ci sono a listino la Maserati Ghibli, la Jaguar XF, le BMW 330d e 335d o la Mercedes Classe E. Qui però i prezzi variano considerevolmente, tutti verso l’alto. Fare però una comparazione economica tra le auto è ormai difficilissimo se non impossibile, vista la quantità infinita di allestimenti, pacchetti e optional di ogni tipo. Sull’A4 la lista degli accessori a pagamento è lunga 29 righe del foglio di prova, sei delle quali riservate a pack specifici. Gli optional valgono il 47% del costo base, cioè oltre 26 mila euro: ci si acquistano tre citycar, tanto per essere grossolani. Chiaro che ci troviamo di fronte a un caso limite, ma a questo punto la domanda la faccio a me stesso: senza tutta questa roba avrei definito “quasi perfetta” la A4? Sinceramente no. Avrei scelto un’altra espressione, lusinghiera ma meno roboante. Proseguendo, poi, con le valutazioni facili facili, con 80 mila euro e passa ci si compra un monolocale in periferia o un box doppio nel centro di Milano. Intendiamoci, ci può stare che il contenuto costi più del contenitore, ma qui manca il carattere dell’esclusività. L’A4 in questione è un prodotto che, ragionevolmente, può appartenere a pochi, senza però averne la riconoscibilità esteriore. Il che va benissimo per l’understatement legato alla qualità. Molto meno per chi vuole avere un riscontro anche d’immagine per un impegno finanziario così importante. Fabio De Rossi, vicedirettore

Day 4. Cambia il mondo, cambiano le automobili ma le Audi rimangono sempre fedeli a se stesse. Forse un po’ troppo per i miei gusti perché ci vuole un bel occhio per cogliere le differenze con la serie che l’ha preceduta. Ed è quasi  paradossale se si pensa che, in realtà, l’auto è completamente nuova, non è rimasto neppure un bullone di quella di prima.  In ogni caso è un gran bel vedere, parliamoci chiaro, con l’assetto sportivo e i mega cerchi da 19 pollici si fa guardare questa A4 Avant. Il salto generazionale, invece, è ben evidente quando, aperta la porta, mi accomodo al volante. E’ un altro mondo: l’abitacolo è stato completamente ridisegnato, ora è molto più moderno, lineare, minimalista se volete, ma bello, veramente bello.  La  selleria è splendida, la posizione di guida pressoché perfetta e, soprattutto, davanti agli occhi c’è l’Audi virtual cockpit, cioè la strumentazione virtuale riconfigurabile, diventato ormai un must della produzione Audi. Non ho dubbi al riguardo, credo sia davvero la soluzione giusta per avere il controllo completo dei dati senza rischiare di distrarsi più di tanto. Si fa tutto, o quasi, con i tasti sul volante. Bisogna imparare a usarli ma poi è un attimo passare da una configurazione all’altra. Posso avere la mappa del navigatore a tutto schermo, con il tachimetro e il contagiri ridotti a due mini indicatori relegati ai lati della strumentazione, oppure le informazioni del trip computer, dell’impianto audio, ma posso anche visualizzare, ed eventualmente settare ogni funzione o componente dell’automobile. Funziona talmente bene che, dopo un po’ di chilometri, finisco quasi per ignorare del tutto il manopolone sul tunnel e il tablet al centro della plancia. La facilità con cui si riesce a fruire di tutte le informazioni può addirittura sorprendere le prime volte. Ma poi ci si abitua, diventa la normalità, e solo quando si sale su di un’altra auto si finisce per comprendere appieno la genialità di una simile soluzione. Ma, ovviamente, l’A4 non è solo questo, c’è il V6, l’automatico a otto marce, la trazione integrale… ma queste cose ve le hanno già raccontate i colleghi che mi hanno preceduto. Marco Perucca Orfei, Centro Prove

Day 5. Otto ore di viaggio, quattro per andare e altrettante per tornare, da Milano a Ginevra, per il Salone dell’auto, e ritorno. Se consideri che, una volta arrivato agli augusti padiglioni della rassegna motoristica, giri come una trottola tra gli stand per incontri e appuntamenti, capisci che, se non vuoi uscirne con le ossa rotte, hai bisogno di un’auto all’altezza. E l’A4 Avant 3.0 TDI quattro che mi è stata affidata per l’occasione indubbiamente lo è. Tralascio le considerazioni tecniche, già ampiamente trattate dai colleghi in queste colonne, e mi concentro su due aspetti: confort e prestazioni. La station tedesca è, indubbiamente, una grande stradista. Silenziosa, comoda, tecnologica. Hai tutto a portata di mano, appena ti sei impratichito dei comandi la gestisci con facilità. Hai sedili che non stancano, sostengono bene. Fari che ti garantiscono una visione superlativa, anche quando, stanco sulla via del ritorno, ti ritrovi ad affrontare l’indegno slalom tra i cantieri infiniti di quello scandalo che è l’ammodernamento della Torino-Milano. Hai una posizione di guida impeccabile, che non ti affatica neanche dopo ore e ore di guida. Hai un cambio automatico come il Tiptronic, di cui ti puoi dimenticare, tanto fa tutto da solo in modo impeccabile (e se proprio ne hai voglia, sul versante francese più tormentato del Monte Bianco, puoi giocare al pilota con i paddle al volante). Poi, hai le prestazioni. Fantastiche. Persino esagerate. Perché basta che ti distrai un attimo e addio patente: ai 160-170 ti ritrovi, dopo la partenza dal casello, in meno di un attimo. Senza rumore, senza percezione. E non si fa. Sulle strade Svizzere, poi… E in Francia, oggi, sono sempre più numerosi i tratti autostradali dov’è imposto un limite di 110 km/h, invece dei canonici 130. Alla fine, però, è proprio questo aspetto che fa scattare nella mente qualche considerazione. Quest'A4 3.0 TDI è un’auto fantastica, ma forse un filo eccessiva. Al di là del prezzo (81.000 euro, optional compresi), ha senso comprarsi una station wagon diesel per poi pagare il superbollo? Sì, perché i 272 CV del suo generosissimo sei cilindri sono, burocraticamente, 200 kW: un filo in più (15) della fatidica soglia (185) oltre la quale scatta la famigerata “tassa sul lusso”. Non una gran cifra, per carità, ché si tratta di pagare 300 euro in più, che si aggiungono al “bollo” normale; ma che van versati direttamente all’Agenzia delle entrate, con modulo F24 e sbattimento che ne consegue. Ora, se si trattasse di una supercar, passi: sono sacrifici che, a fronte delle soddisfazioni, si possono anche mettere in conto. Ma per una familiare a gasolio, sia pur prestazionale… Così alla fine, quando a tarda sera la rimetti in garage, ti chiedi: ci sarà pure una versione di questa teutonica station altrettanto comoda, magari un po’ meno performante, ma un po’ più ragionevole? Emilio Deleidi, redazione Inchieste