Sei in: Home > Prove > Diario di bordo > Una settimana con la 2.0 CDTi 170 CV S&S Innovation

Opel ZafiraUna settimana con la 2.0 CDTi 170 CV S&S Innovation

 

Sette posti, accoglienza ad hoc e spazio da vendere. Sono qualità ancora importanti per le famiglie numerose o per chi, semplicemente, vuole caricare molto, mantenendosi ancora un buon margine operativo. Uno dei modelli più significativi e “storici” nel segmento delle monovolume medie è senz’altro la Opel Zafira, di recente sottoposta a restyling. Sarà la protagonista del diario di bordo di questa settimana, nella versione 2.0 CDTi 170 CV S&S Innovation. Prezzo: 33.070 euro.  

Day 5. Affrontare l'ultimo giorno del diario di bordo non è quasi mai "agevole", se non altro perché i colleghi hanno già snocciolato per filo e per segno dati, doti e caratteristiche della vettura di cui parliamo. Questa Opel Zafira, però, offre alcuni spunti che val la pena approfondire. E, ovviamente, spazio anche a voi navigatori, ai vostri dubbi o alle eventuali richieste. Il primo scoglio da affrontare quando ci si avvicina a questo modello è quello estetico. Inutile girarci attorno: bella non è, aggraziata neppure. Insomma, ad appeal siamo messi maluccio ed è forse anche questo, nonostante il recente restyling, uno dei motivi della penuria di vendite. Dentro, però, la musica cambia: spazio ce n'è a volontà per passeggeri e bagagli, per non parlare del confort di bordo. Si viaggia davvero comodi, insomma. Ma l'aspetto che mi ha stupido maggiormente è un altro: la sensazione di assoluta sicurezza associata alla dinamica di guida. Lungo i 160 km del mio percorso casa-lavoro e viceversa, che comprende principalmente tangenziale e autostrada, viaggiando placidamente convinto di avere assunto un'andatura da Codice a un tratto, guardando il contachilometri, ho dovuto toccare il freno: ero a 150 km/h. Il merito è dell'ottima insonorizzazione, dell'elasticità del motore e della quasi totale assenza di rollio. In definitiva, fatta la somma di tutto, la Zafira è un'auto che si odia o si ama, senza mezze misure. Lo dimostrano anche i vostri commenti, nei quali vi siete divisi più o meno equamente tra pro e contro: chi ci ha percorso serenamente centinaia di migliaia di chilometri (e la ricomprerebbe al volo) e chi la ritiene addirittura un furgone o una vettura da terzo mondo. Tra i tanti interventi, è interessante la questione sollevata da "guidosolo italiano", che la definisce "razionale, ma triste come tutte le GM e Ford": in realtà questo discorso può essere condivisibile in parte - e solo per questo modello, perché generalizzare è sempre sbagliato - per l'estetica. Come accennato anche dai colleghi, in questa Zafira di contenuti ce ne sono davvero tanti e per scoprirli bisogna mettersi al volante, fidatevi. Il fatto indiscutibile è che il segmento di cui fa parte, quello delle monovolume medio-grandi, ha vissuto momenti migliori. Ora, non c'è storia, è il tempo delle Suv. Roberto Barone, redazione Internet

Day 4. Nel 2000, esattamente un anno dopo la presentazione della prima Zafira, in Italia questo modello si vendeva al ritmo di oltre 1.700 unità al mese. Due anni dopo arrivava addirittura a 3.800 esemplari al mese, 127 al giorno. Oggi (dati di dicembre 2016) sono ancora 127, ma al mese. E per le altre non va tanto meglio. Sorry, grandi monovolume, il vostro tempo è passato. Caspita, state dicendo, non c’è modo peggiore di iniziare una giornata con la Zafira: sapere di guidare un modello, anzi di più, una formula d’auto che è stata letteralmente spazzata via dalle Suv. E invece io voglio difenderla. La Zafira è un’auto eccellente per chi fa strada, carica tanta gente e tanti bagagli. Vogliamo smitizzare le sport utility? Secondo voi, è più comoda una Zafira o una RAV4, tanto per prendere la più venduta delle grosse Suv? Ebbene, dopo molti chilometri sono in grado di dire che la Zafira è più comoda. Avete un divano da caricare? Sulla Zafira ci sta a pennello, sulle Suv delle stesse dimensioni forse, ma con grandi difficoltà. Non è un mistero che l’altezza da terra del pianale e del tetto non incrementino necessariamente le capacità di carico. E i prezzi? La Zafira col turbodiesel più piccolo viene via a 28 mila euro esclusi i generosissimi sconti, ma una RAV non va sotto i 30 mila. E allora, perché le monovolume languono e le Suv spopolano? Chiamatela moda, appeal, marketing, la sottile linea che sta fra l’auto noiosa e quella avventurosa e che spinge costruttori del calibro di Peugeot a “crossoverizzare” la 3008 e fare un modello che lascia a bocca aperta. Se ci sarà un’altra Zafira in futuro, vorrei che non perdesse un grammo delle qualità di confort, spazio, consumo e praticità di questa, ma che s’investisse un po’ di più nel design degli interni e della carrozzeria. E siccome, cari naviganti, ho visto che questo modello eccita ancora la vostra fantasia, contestatemi, complimentatevi, fate domande. Il quinto giorno, lo sapete, è dedicato a voi. Carlo Bellati, redazione WebTv

Day 3. Non c’è il pulsante per avviare il motore, sulla Zafira, ma il classico commutatore a chiave, magari démodé ma sempre intuitivo. Basta un istante e il due litri a gasolio s’avvia, manifestando una rumorosità abbastanza contenuta. Questo propulsore ha un po’ d’Italia nel Dna, perché è stato messo a punto nel GM Powertrain Europe di Torino, nato nel 2005 e oggi centro di competenza della Casa statunitense per i motori diesel. Rispetto alla precedente, retaggio della passata collaborazione tra la General Motors e la Fiat, la nuova unità è più silenziosa e, soprattutto, ha una “voce” più gradevole, con minor contenuto di basse frequenze. E si sposa bene con la Zafira: il due litri è bello pieno di coppia sin dai regimi più bassi e la progressione è regolare fino a 3.500 giri. Oltre non conviene andare, perché la spinta si affievolisce, meglio passare alla marcia superiore, tanto è una faccenda agevole, vista la frizione non molto pesante e la buona manovrabilità del cambio (ma l’automatico sarebbe perfetto). I chilometri scorrono via piacevolmente, perché la Zafira è comoda ma sta in strada con sicurezza, grazie alle buone doti dello sterzo e dell’assetto, mentre la visibilità in marcia è garantita dall’ampio parabrezza e dai doppi montanti sottili. Ottime premesse per viaggi gradevoli con tutta la famiglia o con una schiera di amici. Viaggi che non peserebbero troppo sul bilancio familiare, visto che il consumo medio indicato dal computer di bordo, al termine del solito percorso misto che comprende tangenziale, autostrada e città, si attesta a 6,9 litri/100 km. Roberto Boni, redazione Prove/tecnica

Day 2. Trecentocinquanta chilometri d’autostrada, Rozzano-Modena e ritorno in un pomeriggio: ordinaria amministrazione per il popolo dei commessi viaggiatori e, va detto, anche per la nostra Opel Zafira. La quale, nell’occasione (e, precedentemente, anche in altre), ha sfoderato una pressoché ineccepibile vocazione da stradista, che è pari, se non superiore, alle sue virtù in tema di capacità di carico e abitabilità. Sulla Zafira, l’insieme delle caratteristiche che concorrono alla definizione del benessere a bordo comprende l’ottimale posizione di guida, l’efficace insonorizzazione, l’ampia visibilità in ogni direzione. Neppure la presenza del cambio manuale, vagamente démodé in un’automobile come questa, scalfisce il perimetro di agio e funzionalità che circonda il guidatore (tranne quando ci si trova a discutere con lo Start&Stop in quelle situazioni di sfuggente incertezza tra il fermarsi e il ripartire). Ci si può ragionevolmente fidare anche del regolatore di velocità attivo: è prontissimo (anche troppo, in un’occasione) nel rilevare ostacoli e nell’azionare, eventualmente, i freni con commisurata energia, ma non altrettanto quando si annuncia un sorpasso utilizzando l’indicatore di direzione sinistro mentre si cambia corsia: concorrenti tipo Ford S-Max, per dire, lo sono. E tutto questo con una sempre apprezzabile sobrietà nella richiesta di gasolio: sono partito con meno di metà serbatoio (58 litri) e tornato prima di vedere accendersi la spia della riserva. Carlo Di Giusto, redazione Attualità

Day 1. Monovolume compatta? Beh, varrebbe quasi la pena di definirla media, la Zafira, lunga quattro metri e 66. Il genere ha ancora diversi estimatori, seppur meno che in passato: e il motivo sta nella concorrenza crescente delle Suv. Ma i punti forti e l’appeal della Zafira restano e, per capirlo, basta salire a bordo. Spaziosa è spaziosa, inoltre l’ampia modularità la rende adatta, per esempio, tanto a una famiglia di cinque persone con bagagli, quanto al trasporto di carichi extra-long o di sette persone, con equipaggiamento leggero. Davanti non ci sono vani nel pavimento o cassetti sotto i sedili. Rivolgo quindi l’attenzione al tunnel, che offre un pozzetto comodo e richiudibile e un appoggiabraccio/ripostiglio scorrevole, all’occorrenza sfruttabile anche da chi siede dietro. Ecco, la seconda fila è strategica: è composta da tre poltroncine scorrevoli (in opzione, è il Lounge seating), che si prestano a diverse configurazioni, a seconda che si vogliano privilegiare il carico o il confort dei passeggeri. Piace la possibilità di reclinare il posto centrale, per avere i due esterni più comodi. Ci sono, poi, le bocchette di ventilazione e le tendine parasole. Provo a raggiungere la terza fila: e, con la mia taglia media, non è un’impresa. Una volta sistemato, posso affrontare un breve tragitto, a patto che chi siede davanti faccia avanzare un po’ il sedile. Ovvio, in sette quel che resta del bagagliaio è minimo, ma non disprezzabile. In cinque, invece, con la terza fila a scomparsa nel pavimento, si può contare su un vano ampio, regolare e corredato da ganci e binari (in opzione): quel che non vedo è lo sblocco elettrico dei sedili. Andrea Stassano, Redazione Prove su strada