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Mini ClubmanUna settimana con la One D

 

La protagonista del Diario di Bordo di questa settimana è la Mini Clubman in allestimento One, equipaggiata con il tre cilindri turbodiesel di 1.5 litri da 116 CV a 4.000 giri e 270 Nm di coppia massima a 1.750 giri, abbinato a un cambio manuale a sei marce. La Casa dichiara 192 km/h di velocità massima e uno 0-100 da 10,4 secondi, a fronte di consumi medi nell'ordine dei 3,8 litri per 100 km. Lunga 4 metri e 25 cm, larga 1,80 m e alta 1,44 m, dispone di un bagagliaio con capacità compresa fra 360 e 1.250 litri e ha una massa di 1.395 kg. Il listino prezzi parte da 20.050 euro.  

Day 1. In questi anni ho avuto la fortuna di mettermi al volante di una buona parte delle varianti e degli allestimenti della gamma Mini, dalla Cabrio alla Countryman, dalla Cooper SD alla John Cooper Works, giusto per citarne alcuni. Mi mancava proprio la Clubman. La prima sensazione che ho salendo a bordo è quella di un'auto davvero comoda e spaziosa... tutt'altro che "mini". Scheda tecnica alla mano, le dimensioni sono solo di poco inferiori a quelle della Suv di famiglia, la Countryman, il che consente di stare comodi anche sui sedili posteriori, senza obbligare chi siede davanti ad alcun sacrificio. Per chi salisse per la prima volta sulla nuova generazione, ricordo che il sistema Keyless GO (di serie) non presenta più lo spazio per inserire la chiave con il tasto Start-Stop accanto al cruscotto, ma dispone di una più scenografica levetta rossa al centro della console centrale. Messo in moto e percorsi i primi chilometri, sono immediate due sensazioni: la prima riguarda l'ottima insonorizzazione, la seconda è che il classico go kart feeling di famiglia qui è un po' edulcorato. Sarà anche colpa del propulsore, più improntato ai consumi che alle prestazioni, e dello sterzo, un po' troppo morbido e poco diretto soprattutto quando si guida in modo sportivo. Sta di fatto che ti viene proprio voglia di goderti qualsiasi spostamento a bordo di questa Clubman, più che di lanciarti in sorpassi o in manovre "brillanti" in mezzo al traffico. In più il cambio ha sì un leveraggio corto, ma gli innesti sono abbastanza contrastati. Piuttosto, grazie alla rapportatura lunga e all'elasticità del tre cilindri, non si rimpiange (quasi mai) l'automatico. Alessandro Carcano, redazione Internet

Day 2. Una Mini è una Mini. Punto. Sia corta, lunga, alta, larga, con una porticina laterale (come la vecchia Clubman), con uno sportello posteriore che si apre da solo scattando come una molla e, se non stai attento, te lo trovi sui denti (vabbè, un po’ più in basso). Dunque, anche questa Clubman è una Mini, con tutto quello che ne consegue: storia, immagine, ricordi. Personalmente, possiedo una Mini: una Countryman Cooper, da chiamare ormai prima serie, visto che da poco c’è in giro quella nuova. Quindi, m’interessa molto confrontare questo esemplare con quello che staziona abitualmente nel mio garage: primo perché è una piccola station, secondo perché è diesel (la mia è a benzina). Prima osservazione: si sta seduti molto più in basso rispetto alla Countryman. Questione probabilmente di centimetri, ma la differenza si sente. Seconda considerazione, fatti pochi chilometri: alla faccia di chi gli vuole male, un turbodiesel, anche a tre cilindri, anche di modeste cubatura e potenza (la One D è un 1.500 da 116 CV), è molto più divertente di un 1.600 aspirato a benzina, come quello della mia Countryman. Questo, per di più, a differenza di altri piccoli e ormai diffusi propulsori dal frazionamento dispari, non vibra, non balla (quando riparte con lo Start&Stop), non emette rumori sgradevoli. Quindi, la Clubman permette di sgattaiolare allegri nel traffico, slalomando tra i lentigradi che popolano le strade delle nostre città (d’accordo, non si dovrebbe fare, ma per una volta). Difetti? Ritrovo lo stesso cambio un po’ legnoso della Countryman. E i comandi sono molto scenografici, molto colorati (con effetti luce un po’ psichedelici: basta scegliere la musica giusta e, di sera, fai un tutto dritto nei favolosi 60), ma non sempre intuitivi, anche se probabilmente basta poco per farci l’abitudine. Del resto, è una Mini: poteva essere banale? Emilio Deleidi, redazione Attualità - Inchieste

Day 3. Che la Mini Clubman sia un’auto pensata per un pubblico giovane (o anche per chi ha superato gli “anta”, ma si sente tale) si intuisce da molti dettagli: a partire dalle luci colorate della plancia e dell’abitacolo che fanno un po' effetto discoteca. Per non parlare dell’assetto sportivo con tanto di seduta rasoterra (benedetta la possibilità di regolare il sedile in altezza), anche se ciò ti obbliga a tenere le braccia in alto per afferrare il volante e ti permette di guardare il cofano, ma non la strada. Vogliamo poi parlare dell'illuminazione esterna delle maniglie, che quando si aprono le portiere dal lato del conducente proietta il marchio della Mini sull'asfalto e ricorda il Bat-segnale di Batman? Dettagli che possono esaltare o infastidire. A bordo, comunque, il sedile si regola facilmente tramite i comandi manuali. Unica eccezione quello che permette di adattare l'inclinazione dello schienale: una leva con un gancio ad anello da tirare verso l'alto che non è particolarmente intuitiva. O almeno, non per me. La plancia, comunque, è indubbiamente piacevole. In pieno stile Mini. Anche se un po' troppo affollata di tasti e tastini. Tre i settaggi del comparto motore, sterzo, sospensioni: Eco, per una guida rilassata votata al risparmio di carburante; Mid, per la maggior parte delle situazioni; Sport per affrontare le strade in maniera più briosa e dinamica. Ciascuno con una sua specifica colorazione nella ghiera del display centrale. In tutti i casi le sospensioni sono abbastanza morbide e consentono di assorbire molto bene buche e dossi. In generale c'è poco da eccepire, anche se avrei preferito uno sterzo un po' più reattivo. Pollice verso, invece, per il lunotto posteriore: piccolo e diviso a metà a causa dello sportello del bagagliaio frazionato, offre una visibilità limitata. Per fortuna, in fase di manovra, vengono in aiuto i sensori di parcheggio posteriori. L'ultima nota (non per importanza) riguarda i consumi. Al termine del mio viaggio (80 km circa) il computer di bordo segnava una media di 17,5 km/l: niente male, se si considera che non ho avuto il piedino leggero. Roberto Barone, redazione Internet

Day 4. Noi, cresciuti nel mito della Mini di Issigonis, mai ci saremmo aspettati di vedere una Clubman con un bagagliaio vero. Eppure, la seconda generazione della Mini station wagon - passateci l’iperbole - forse per la prima volta ha tutte le caratteristiche per essere definita tale. Non per la volumetria del vano di carico, s’intende: 320 litri (misurati dal nostro Centro prove e comprensivi dello spazio nel doppiofondo) sono quelli di una hatchback compatta. Più che altro, sulla nuova Clubman non manca nulla a livello di dotazioni e soluzioni. Il numero di porte, sei, inganna perché dietro, in omaggio all’originale Traveller del 1960, la Clubman ha mantenuto l’apertura ad armadio a due ante. Tali ante hanno il pregio di essere virtualmente senza peso, perché, una volta sbloccata la serratura, due stantuffi si occupano di agevolarne l’apertura: sulle prime, fanno un po’ effetto queste porticine che si aprono da sole, ma basta un attimo per abituarsi e apprezzarne la comodità. Il vano sul quale si spalancano non impressiona per capienza, l’abbiamo già detto. Tuttavia, al di là di essere rifinito in modo pressoché impeccabile, offre la cappelliera arrotolabile, l’illuminazione su entrambi i lati, una presa di corrente, ganci e svariati pertugi e ripostigli con rete, per sistemare quelle piccole cose che finirebbero per vagare incontrollate, in preda alle forze vive, sulla moquette del piano di carico. Una mossa e gli schienali vanno giù, casomai servisse una superficie quasi piatta lunga fino a 168 cm. Carlo Di Giusto, redazione Attualità

Day 5. La Clubman l’avevo provata con il turbodiesel due litri da 150 CV, ovviamente più “pieno” e prestante, ma tutto sommato questo tre cilindri non mi delude per niente. L’1.5 della BMW, in effetti, segna in ogni caso un bel passo avanti rispetto ai precedenti propulsori a gasolio “entry level” della gamma Mini. Non solo nei confronti del primo, l’1.4 D-4D della Toyota della prima One D, ma anche rispetto all’1.6 HDi di provenienza Peugeot. La Clubman One D, considerate le dimensioni, mi sorprende per la piacevolezza di guida in tutte le situazioni, scattante quanto basta nel traffico, e con una lunga sesta per i viaggi autostradali. Ha una buona erogazione, e solo al minimo, inevitabilmente, s’impigrisce un po’. La cosa diventa evidente sulle strade scorrevoli, ma a velocità moderata, sui 50-60 all’ora, quando si fatica a mantenere la quarta e, per avere un minimo di brio, devo mettere la terza, anche per lunghi tratti. Il confort è buono, ma non mi dilungo sull’argomento perché è già stato detto. Invece, in mezzo a tanti elogi, devo sottolineare un aspetto non troppo positivo: l'assenza di alcuni dispositivi importanti come il monitoraggio degli angoli bui, o la frenata automatica. Bisogna accontentarsi dell'avviso rischio collisione. E poi c’è una novità nell’infotainment. Confesso che la noto soltanto perché fa parte degli upgrade della recentissima Countryman (che ho provato su Quattroruote di febbraio). In pratica, nella plancia sembra tutto uguale a prima, ma ora c’è il touch screen: oltre al manopolone multifunzione sul tunnel e al touchpad che lo accompagna, lo schermo da 8,8" è diventato "digitabile", e quindi ancora più intuitivo e rapido da usare. Andrea Sansovini, redazione Prove su strada

Day 1. In questi anni ho avuto la fortuna di mettermi al volante di una buona parte delle varianti e degli allestimenti della gamma Mini, dalla Cabrio alla Countryman, dalla Cooper SD alla John Cooper Works, giusto per citarne alcuni. Mi mancava proprio la Clubman. La prima sensazione che ho salendo a bordo è quella di un'auto davvero comoda e spaziosa... tutt'altro che "mini". Scheda tecnica alla mano, le dimensioni sono solo di poco inferiori a quelle della Suv di famiglia, la Countryman, il che consente di stare comodi anche sui sedili posteriori, senza obbligare chi siede davanti ad alcun sacrificio. Per chi salisse per la prima volta sulla nuova generazione, ricordo che il sistema Keyless GO (di serie) non presenta più lo spazio per inserire la chiave con il tasto Start-Stop accanto al cruscotto, ma dispone di una più scenografica levetta rossa al centro della console centrale. Messo in moto e percorsi i primi chilometri, sono immediate due sensazioni: la prima riguarda l'ottima insonorizzazione, la seconda è che il classico go kart feeling di famiglia qui è un po' edulcorato. Sarà anche colpa del propulsore, più improntato ai consumi che alle prestazioni, e dello sterzo, un po' troppo morbido e poco diretto soprattutto quando si guida in modo sportivo. Sta di fatto che ti viene proprio voglia di goderti qualsiasi spostamento a bordo di questa Clubman, più che di lanciarti in sorpassi o in manovre "brillanti" in mezzo al traffico. In più il cambio ha sì un leveraggio corto, ma gli innesti sono abbastanza contrastati. Piuttosto, grazie alla rapportatura lunga e all'elasticità del tre cilindri, non si rimpiange (quasi mai) l'automatico. Alessandro Carcano, redazione Internet