Nissan LeafRaggiunte le 100 mila unità, il 45% delle elettriche

Nissan Leaf Raggiunte le 100 mila unità, il 45% delle elettriche Nissan Leaf Raggiunte le 100 mila unità, il 45% delle elettriche
 

Architetti, medici, persino monaci buddisti come il giapponese Wasei Hirai, uno dei primi "pionieri". Sono solo alcuni dei centomila proprietari di Nissan Leaf sparpagliati nel mondo: un numero tondo tondo per un veicolo che ha appena superato una boa senza precedenti nel mercato delle emissioni zero. Per l'occasione la Casa giapponese ha realizzato un evento speciale, con la carrozzeria ricoperta da 100 mila monetine, equamente divise fra due pence di sterlina e due centesimi di euro.

Inghilterra e Usa. L'annuncio di Yokohama è proprio di queste ultime ore. Il cliente "green" numero centomila è un dentista di Fareham, un paese sulla costa sud dell'Inghilterra. L'uomo utilizza la Leaf per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro e sostiene di non aver difficoltà nel ricaricare la propria auto. L'inglese è stato preceduto di pochissimo da Amy Eichenberger, architetto 47enne di Charlottesville, in Virginia: per lei, cliente numero 99.999, il "colpo di fulmine" è arrivato dopo aver visto la Leaf di un collega nel parcheggio dell'università dove insegna.

Il primato. Al di là delle scelte dei proprietari, il traguardo della giapponese aggiunge un altro tassello alla storia delle emissioni zero. Lanciata a dicembre 2010 e oggi venduta in 35 Paesi, la Leaf rappresenta da sola il 45% del mercato elettrico, superando per vendite ogni altro modello e in alcuni casi molto particolari (come la Norvegia) anche modelli a combustione navigatissimi.

Il futuro. Mentre la Leaf si gode il risultato, la Nissan guarda avanti. Per quest'anno, infatti, è prevista la commercializzazione dell'e-NV200, veicolo commerciale leggero pronto allo sbarco in Europa e Giappone. A giugno, invece, la Casa parteciperà alla 24 Ore di Le Mans con la Zeod RC: obiettivo dichiarato, battere il record del giro più veloce a emissioni zero.

Davide Comunello

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Giovanni Ramboni
20 gennaio 2014 18.14
Emissioni zero? E nella zona della centrale elettrica? Diciamo che, in realtà, si verifica una delocalizzazione delle emissioni.
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Giovanni Risato
20 gennaio 2014 21.41
Quello che ho sempre sostenuto. Oltretutto questo fortunato acquirente che risparmia sul carburante, che bolletta si trova a fine anno? Alla faccia del risparmio energetico.
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s h
20 gennaio 2014 22.56
Ancora... molto più facile tenere sotto controllo una centrale elettrica che 100.000 automobili... elementare direi. Poi nel caso della Norvegia, quelle centrali sono quasi tutti ad emissione zero.
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peer peter
20 gennaio 2014 23.47
Cari Giovanni scrivete cose di cui non sapete nulla in materia.
Andate a documentarvi prima di tutto in cosa incidono le centrali termoelettriche sulla produzione di energia elettrica nazionale e potete pure sputarvi in faccia per le cavolate che scrivete.
Poveri ignorantelli, l'energia elettrica è prodotta in gran massa dalle centrali idroelettriche+geo, metano, nucleae(FR) e fotovoltaici.
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peer peter
20 gennaio 2014 23.55
Cari Giovanni, mi stupisco di dover ancora leggere commenti di livello sottozero.
Solo per aggiungere poi che un conto è dover respirare gas tossici appena usciti da casa con percentuali spesso oltre i limiti di legge, un conto è se vai tu verso una centr. termoelettrica. E poichè non sapete nemmeno questo, man mano le centrali termoelettriche le stanno chiudendo! Anche per i costi e vecchiaia.
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