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EmissioniIl Parlamento Ue dà il via libera ai test in condizioni reali

 

Via libera del Parlamento europeo al nuovo regolamento sulle emissioni che istituisce la procedura per i test degli autoveicoli in condizioni reali di guida ("Real Driving Emission"): l'assemblea plenaria non ha dato seguito alla risoluzione della commissione ambiente - la quale raccomandava di porre il veto al compromesso sulle tolleranze già approvato dai Paesi - spianando di fatto la strada al provvedimento.

L'approvazione. La proposta della commissione ambiente è stata respinta con 323 voti contrari, 317 a favore e 61 astensioni. Il voto di oggi, dunque, permetterà alla Commissione Europea di attuare il secondo pacchetto RDE: per completare il procedimento - sottolineano da Bruxelles - ne devono ancora essere approvati due, ma intanto il sì è definitivo. La commissione ambiente terrà un'audizione pubblica sulla procedura RDE il prossimo 23 febbraio.

La road map e le tolleranze. Il secondo pacchetto RDE, approvato il 28 ottobre scorso dal Comitato tecnico dei veicoli a motore (TDMV, un organo della Commissione Ue composto dagli esperti dei 28 Stati membri) mira a stabilire i requisiti quantitativi all'interno della procedura, "al fine limitare le emissioni dei tubi di scarico dei veicoli passeggeri e commerciali leggeri (Euro 6)". Come è noto, l'introduzione prevede due fasi distinte: nella prima, i Costruttori dovranno ridurre il divario tra le emissioni da ciclo e quelle reali a un "fattore di conformità" (CF) di massimo 2,1 (tolleranza del 110%), per i nuovi modelli entro settembre 2017 e per le auto nuove entro il settembre 2019. Nella seconda fase, il divario dovrebbe essere ridotto a un fattore di 1,5 (50%), entro gennaio 2020 per tutti i nuovi modelli ed entro gennaio 2021 per tutte le auto nuove. Resta da definire fattore di conformità per il numero di particelle (PN).

L'industria alla prova. Come ha spiegato ieri l'Anfia, l'Associazione Nazionale Filiera Automobilistica, con questa normativa l’Europa "è la prima regione al mondo ad adottare, nel calcolo dei limiti alle emissioni dei veicoli, un approccio basato sul ciclo omologativo e sulle condizioni di guida reali": ai risultati del test di laboratorio (oggi espressi nel ciclo Nedc) verranno dunque associati i dati dei cosiddetti PEMS, i dispositivi portatili di misurazione delle emissioni. Secondo l'esecutivo Ue, le tolleranze dovrebbero proprio permettere di sciogliere i dubbi tecnici relativi al loro utilizzo e al rilevamento delle emissioni dei motori diesel.

"Non è un indebolimento della normativa". Secondo l'Anfia, il veto parlamentare avrebbe potuto avere "gravi conseguenze per l'industria automobilistica: questo non è un indebolimento della normativa vigente - ha sottolineato il presidente Aurelio Nervo - né una discutibile concessione al settore che, invece, si trova a dover fronteggiare un enorme impegno. Di fatto questi parametri impongono ai Costruttori l’adozione forzosa della tecnologia SCR (Selective Catalytic Reduction) nei motori diesel per la riduzione delle emissioni degli ossidi di azoto (NOx), vale a dire l’introduzione di pesanti modifiche per le quali sono necessari tempi e investimenti ingenti". D.C.