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BiometanoIl pieno (di gas) dai rifiuti non è utopia

 

Il pieno (di gas) dai rifiuti? Non è il sogno di qualche ecologista, ma una realtà già tecnicamente possibile. Sono infatti 1.500 gli impianti in Italia che trasformano in biogas i rifiuti organici, quelli zootecnici e le biomasse: e visto che il biogas è composto dal 65% di metano e il resto è anidride carbonica e poco altro, con poche modifiche da tali strutture si potrebbe ricavare metano puro al 99%, lo stesso che alimenta le caldaie di casa o che rifornisce le vetture a gas naturale. Secondo FCA, che ha organizzato a Torino una giornata sul biometano e ha una gamma completa di vetture e veicoli commerciali a metano, tale potenziale capacità produttiva sarebbe sufficiente ad alimentare ben due milioni di vetture. Il tutto senza modificare radicalmente le abitudini degli automobilisti e utilizzando la rete di rifornimento del gas già esistente (adeguata in varie regioni del nord, ma da ampliare in molte altre).

Emissioni pari alle elettriche. Sempre secondo FCA, vista la provenienza del gas ottenuto dai rifiuti le emissioni di CO2 “dal pozzo alle ruote” (ovvero tenendo conto di tutta la filiera di produzione del carburante) di una Panda TwinAir Natural Power alimentata con il biometano sono pari a quelle di una vettura elettrica a batterie se ricaricate con corrente generata con energie rinnovabili, e inferiori del 97% di quelle di una Panda 1.2  benzina. Invece, nel caso l’elettrica venisse ricaricata con energia prodotta col mix di fonti europeo, lo stesso livello di emissioni di anidride carbonica, pari al 44% di quelle dell’utilitaria Fiat a benzina, sarebbero raggiunte con una miscela composta dal 40% di biometano e dal 60% di gas naturale.

Impianti di produzione. Abbiamo visitato due impianti di produzione del biometano, entrambi in provincia di Torino: il primo, della società Egea ad Ozegna, lavora scarti agricoli, quali deiezioni animali e resti vegetali, e li digerisce in due grossi serbatoi cilindrici entro il quale si genera il biogas; attualmente viene utilizzato per alimentare un motore collegato a un generatore di energia elettrica, che nel 2015 ha immesso nella rete 4,2 gigawattora di corrente. Il biogas può però attraversare il modulo aggiuntivo dell’impianto che separa l’anidride carbonica e le impurità e rende così disponibile il biometano.

Energia elettrica e termica. A Pinerolo, invece, il Polo Ecologico dell’ACEA pinerolese, società a capitale pubblico per la raccolta e il trattamento dei rifiuti urbani e la distribuzione di gas, utilizza un processo brevettato dall’azienda stessa per effettuare una prima trasformazione anaerobica in appositi digestori chiusi della frazione umida dei rifiuti urbani: in tal modo si evitano cattivi odori (l’impianto è vicino alla cittadina piemontese). Dai digestori si ricava il biogas e il digestato, una sorta di fango molto liquido che viene disidratato e mischiato a rifiuti verdi (sfalcio dell’erba, rami e foglie triturate). Lasciato all’aperto si trasforma in compost in circa un mese; il biogas viene invece utilizzato in un impianto di cogenerazione. Nell’ambito del progetto Biomethair, finanziato dalla regione Piemonte e coordinato dal Centro ricerche FCA, è stato poi aggiunto un impianto di raffinazione del biogas per ottenere biometano. Il Polo Ecologico di Pinerolo ogni anno tratta 60.000 tonnellate di rifiuti organici e 20.000 tonnellate di rifiuti verdi ed è in grado di produrre 6.000 tonnellate di compost (interamente venduto), 17,1 GWh di energia elettrica e 18,8 GWh di energia termica utilizzata per il teleriscaldamento.

Le norme oggi lo vietano. Non aspettatevi, però, di rifornire la vostra auto con biometano. Le norme attualmente in vigore ne consentono solo l’utilizzo per i mezzi della società proprietaria dell’impianto di trasformazione. Un domani, però…

Roberto Boni