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Idrogeno Giappone, il piano del governo: 40 mila fuel cell entro il 2020

 

Il Giappone ci riprova con l'idrogeno. Dopo la prima fase, archiviata con 76 domande per altrettante stazioni (venti in meno rispetto a quelle previste e finanziabili), il governo ha avviato un piano per portare sulle strade 40 mila veicoli fuel cell: l'orizzonte è quello del 2020, anno cruciale in cui il Paese ospiterà le Olimpiadi.

Rilancio green. Il progetto, presentato la settimana scorsa dal ministero dell'Economia e dell'Industria, ipotizza il raddoppio delle 80 stazioni di idrogeno già aperte o in procinto di esserlo: il governo vuole salire a 160 strutture entro marzo 2021 e a 320 nei cinque anni successivi. Non sarà un'impresa semplice: ogni impianto costa quasi 5 milioni di euro e gli incentivi finora stanziati coprono solo la metà dell'investimento. Parallelamente, è prevista la moltiplicazione dei veicoli fuel cell, dai 400 di oggi ai 40 mila del 2020. Il piano si spinge fino al 2030, ipotizzando 800 mila mezzi green. 

Costruttori in pole. L'obiettivo dichiarato del Sol Levante è l'approdo a quella "società dell'idrogeno" prefigurata dalla Toyota e le Olimpiadi sembrano il palco ideale per promuovere l'obiettivo. Dal punto di vista industriale, il colosso di Nagoya è già in pista con la Mirai, mentre Honda ha appena avviato le vendite della Clarity Fuel Cell, proposta a poco più di 60 mila euro. Oltre all'adozione dell'idrogeno da parte dell'industria automotive, il Paese sta promuovendo anche pile a combustibile per uso domestico, oggi a quota 150 mila unità e destinate a diventare 5,3 milioni entro il 2030. D.C.