Sei in: Home > Eco > Eco news > Scandalo incentivi, la Cina dimezza i modelli agevolabili

Elettriche e ibride plug-inScandalo incentivi, la Cina dimezza i modelli agevolabili

 

Dopo aver tagliato gli importi degli incentivi, la Cina ha dimezzato la lista dei veicoli elettrici e ibridi plug-in che possono accedere agli sconti: la mossa del governo punta a evitare il ripetersi di scandali come quello che ha coinvolto diversi costruttori locali (soprattutto di autobus), pronti a incassare sussidi per veicoli mai costruiti o non rispondenti ai requisiti.

L'elenco. Come riporta la Reuters, l’ultima lista del ministero dell’Industria cinese porta da 713 a 386 il numero di modelli ammessi ai benefici. Il dettaglio comprende veicoli della BYD, della SAIC, della Changan e del Gruppo GAC.

La stretta. In Cina, i contributi possono raggiungere il 35% dei prezzi di listino. Dal 1° gennaio, gli importi sono stati tagliati del 20% nel caso delle auto e del 50% in quello dei bus. Il progetto del governo prevede un ulteriore taglio del 40% tra il 2019 e il 2020, fino all'azzeramento nel 2021, data in cui le città chiuderanno le porte ai motori endotermici.

Lo scandalo. Per finanziare gli incentivi, nel 2015 la Cina ha speso l’equivalente di 4,3 miliardi di euro. Un piatto decisamente ricco su cui si sono gettati molti costruttori, anche a costo di falsificare i certificati di produzione e di vendita. Lo scorso settembre, il governo ha denunciato almeno 25 aziende, quantificando il danno economico in un miliardo di yuan (137 milioni di euro al cambio attuale). D.C.