Sei in: Home > News > Eventi > Istantanee da un mercato ancora in corsa

Salone di Shanghai 2017Istantanee da un mercato ancora in corsa

 

Una volta il Salone di Shanghai era un evento per avventurieri, vogliosi di raccontare l’impetuosa nascita dell’industria automobilistica cinese. Erano tempi di frontiera, perché Shanghai non era la metropoli di lusso e modernità che è oggi, perché il mercato domestico era lontano dai fasti odierni e perché i rarissimi giornalisti stranieri erano visti con palpabile sospetto, al di là della totale incomunicabilità dovuta alla ben nota ritrosia della popolazione locale verso gli idiomi stranieri.

Un mercato (sempre) in corsa. Oggi è tutto diverso (incomunicabilità a parte: quella rimane). Il Salone è l’espressione del maggiore mercato mondiale (28 milioni di auto nel 2016, +14% rispetto all’anno prima, ma il tasso di motorizzazione è ancora un quarto rispetto all’America: e si capisce perché la saturatissima Europa, nelle strategie dei global player, tende a essere messa in secondo piano), contende a quello di Pechino l’oscar per il più esteso (Francoforte, da noi considerato esempio di gigantismo, pare al confronto una fiera di paese) e attira qualcosa come un migliaio di espositori (tra auto, veicoli commerciali leggeri e pesanti e fornitori della più ampia varietà).

L'elettrico che avanza, spinto dal governo. Se amate i numeri, 1.400 sono i modelli esposti negli otto padiglioni, 159 di questi a emissioni zero o quasi, il che dà senso al sottotitolo buonista dell’evento, che è “Committed to better life” (impegnati per una vita migliore). Il Salone, infatti, asseconda nei fatti l’impegno del governo di Pechino di trasformare un Paese fino a poco tempo fa clamorosamente refrattario a qualsiasi sensibilità ambientalista in un laboratorio per propulsioni alternative. Rivoluzione che parte dalla rete di ricarica, ché certi cambiamenti devono essere in principio guidati dalla volontà politica: nel 2015 c’erano appena 50 mila punti di ricarica pubblici; oggi sono 150 mila ed entro il 2017 saranno 800 mila.

È tutto un fiorire di Ev. L’industria, com’è logico, si adegua. E sforna elettriche a iosa, spesso frutto di start up locali come Nio (prima conosciuta come NextEV, corre già in Formula E), Future Mobility e l’Hybrid Kinetic Group, controllato da Yeung Yung, già ceo della Brilliance, che qui presenta ben tre concept disegnate da Pininfarina (molti designer basati in Italia lavorano per le arrembanti aziende cinesi, dai Giugiaro alla ED di Mike Robinson).

Crescita Suv, oggi più che mai. In attesa che l’elettrico sfondi (ma è solo questione di tempo, ce lo ha ribadito anche François Prevost, capo di Renault Cina), tutti si lanciano sulle Suv, segmento cresciuto del 22% nei primi due mesi del 2017. Per gli stand se ne vedono di tutte le fogge e le dimensioni, alcune ben note in Europa, altre di Case totalmente sconosciute al di là della Grande Muraglia (Yudo, Haval, Wey, Hanteng, la bizzarra Singulato iS6 con le porte a libro e il marchio che scorre luminoso sul muso).

La Cina, immatura, dei cloni. Da citare, fra le curiosità, la Denza, che propone una crossover tonda tonda “engineered by Mercedes”, qualunque cosa voglia dire. E ovviamente non si può sorvolare sui cloni. La mania di copiare gli altri non è più epidemica come un tempo, ma qualche esempio rimane, soprattutto fra le Case minori: notevoli (si fa per dire), la finta Evoque della Land Wind e la finta Audi Q3 della Zotye (prima foto in alto). Ma sono gli ultimi sussulti di un andazzo ormai relegato al folklore.

Da Shanghai, Gian Luca Pellegrini