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Le grandi stagioni della F.1Benetton, da sponsor a costruttore

 

Da semplice sponsor a costruttore di successo: non stiamo parlando della Red Bull Racing, ma di una squadra che l’ha preceduta in questo cammino, la storica Benetton. Dopo aver sponsorizzato Tyrrell e Alfa Romeo, seguendo da vicino le gesta di Michele Alboreto, Luciano Benetton decide di fare il grande passo e, rilevando strutture e competenze della Toleman e della Spirit, porta il famoso marchio d’abbigliamento in Formula 1 come costruttore. Un’avventura che durerà dal 1986 al 2001, con 206 Gran Premi, 27 vittorie, 15 pole position, due titoli mondiali Piloti - entrambi con Michael Schumacher - e uno Costruttori.

Gli anni ruggenti. Flavio Briatore, al timone della Benetton dopo disparate esperienze che lo portano a diventare uno degli uomini di fiducia dei proprietari del team, riesce a strappare Michael Schumacher alla Jordan, con la quale ha debuttato in maniera convincente, già nel 1992, dando vita a uno dei matrimoni più azzeccati della storia del Circus. Michael riesce a conquistare la sua prima vittoria in un Gran Premio in Belgio, sulla stessa pista in cui - appena un anno prima - ha mosso i primi passi in F.1. Al volante della sua Benetton, piega le resistenze di Mansell e Patrese, infliggendo oltre un minuto di distacco a Senna. Erano i primi segnali che qualcosa stava cambiando. L’anno seguente, la coppia Schumacher-Patrese sfrutta le potenzialità della B193 motorizzata Ford per conquistare il terzo posto nella classifica Costruttori, con il tedesco che coglie l’unica vittoria stagionale nel Gran Premio del Portogallo. Nel 1994 cambiano i regolamenti e già nei test invernali si intuisce che la nuova Benetton B194 è una delle monoposto più accreditate avversarie della Williams, che per la nuova stagione ha assoldato Ayrton Senna.

Debutto vincente. La B194 è sostanzialmente un’evoluzione della vettura dell’anno precedente, con grosse fiancate e muso alto, spinta dal nuovo motore V8 Ford Zetec-R. Il telaio si adatta alla perfezione alle esigenze di Schumacher, che fa incetta di vittorie. Il tedesco è primo nella gara inaugurale in Brasile e si ripete anche nel successivo Gran Premio del Pacifico, corso ad Aida (in Giappone). A Imola - nel tragico weekend in cui muoiono Ratzenberger e Senna - Schumacher taglia ancora per primo il traguardo, per poi calare il poker di vittorie a Monaco. In Spagna, alla quinta tappa del campionato, la Williams rialza la testa dopo la grave perdita di Ayrton: Damon Hill vince di forza la gara, ma Schumacher è comunque secondo. Il tedesco riprende velocemente la sua marcia trionfale, sorseggiando lo champagne del vincitore nelle gare in Canada e in Francia. Una superiorità schiacciante che porta con sé uno strascico di polemiche.

I soliti sospetti. Fin dalle prime gare del Mondiale, i diretti rivali della Benetton accusano la squadra di utilizzare un sistema di controllo della trazione, vietato dal regolamento. Senza prove concrete, però, non c’è modo di muovere accuse formali. Ma dopo il tragico weekend di San Marino, la Formula 1 vive un momento di caos che porta la Fia a chiedere alle prime tre squadre di fornire il codice della centralina per un’analisi accurata. Mentre la Ferrari lo fa immediatamente, Benetton e McLaren vanno oltre il tempo limite per la consegna, incappando in una multa di 100 mila dollari e alimentando ancor di più i sospetti. Nel frattempo, la Federazione decide d’introdurre nuove e più stringenti regole allo scopo di rallentare le vetture, imponendo anche l’uso di un pattino di legno sul fondo piatto che deve mantenere lo spessore di almeno un millimetro alla fine della gara: una soluzione un po’ spartana, che serve a evitare che le vetture si abbassino troppo a scopi aerodinamici.

La Benetton nell’occhio del ciclone. A metà della stagione 1994, quando Schumacher sembra essere ormai involato verso la vittoria finale, la Federazione ingaggia con la Benetton un periodo di forti tensioni. Al GP di Gran Bretagna, durante il giro di formazione, Schumacher si avvicina troppo a Hill e lo supera per due volte. La manovra viene punita dai commissari di gara solo trenta minuti dopo il via, infliggendo al tedesco uno stop & go. Dopo una serie di incomprensioni, a Schumacher viene temporaneamente data la bandiera nera - segnale di squalifica - che il tedesco però ignora, rientrando poi ai box per scontare la penalità prima di tornare in pista. Per la Federazione, il comportamento del pilota è da punire: gli viene inflitta una multa da 25 mila dollari e la squalifica dalla gara, confermata dal Consiglio Mondiale della Fia il 26 luglio, alla quale si aggiunge un’ulteriore esclusione da due gare (Italia e Portogallo). A queste, si aggiunge la squalifica che arriva nel GP del Belgio, dopo una splendida vittoria, a causa dell’usura eccessiva del pattino di legno, che si era danneggiato in seguito a un testacoda del tedesco su un cordolo alto.

L’epilogo mondiale. Nonostante le otto vittorie e i due secondi posti, su Schumacher pesano come macigni i quattro GP a vuoto che consentono alla Williams di Damon Hill di arrivare all’ultima gara con un solo punto di ritardo dalla vetta. In corsa, la tensione è alta: il tedesco della Benetton rimane in testa per metà corsa, mentre Hill non cede e insegue da vicino il rivale. Michael si distrae, esce di pista e tocca il muretto, ma con scaltrezza si riporta in traiettoria, proprio mentre arriva Hill che intravede uno spazio per superare l’avversario. Schumacher però chiude bruscamente la porta e i due si toccano: la sua Benetton quasi decolla, per poi finire la corsa a bordo pista. Hill prosegue, ma i danni alla sospensione anteriore sinistra sono troppi per permettere di continuare: l’inglese si ritira, lasciando a Schumacher la possibilità di gioire per il suo primo titolo mondiale. Non senza polemiche, visto il finale: qualcosa che si ripeterà nel 1997, quando il duello sarà tra il tedesco, passato alla Ferrari, e un’altra Williams, quella di Jacques Villeneuve (che avrà la meglio).

1995, il bis. Dopo una stagione passata a lottare tanto in pista, quanto nelle aule dei tribunali, per la Benetton arriva il momento del vero dominio. Il team anglo-italiano, passato al motore Renault al posto del precedente Ford, vive il suo anno migliore: Schumacher vince nove Gran Premi che, uniti alle altre due vittorie conquistate dal compagno di squadra Herbert, portano al team di Luciano Benetton sia il titolo Piloti che quello Costruttori (andato, invece, l’anno prima alla Williams). Il team di Briatore è al vertice: con il passaggio alla Ferrari di Schumacher, Brawn e Byrne, la squadra inizierà a perdere colpi, fino alla sua uscita di scena. Si chiude così un ciclo che il trio aprirà qualche anno dopo a Maranello, sotto le insegne del Cavallino Rampante.

Davide Reinato

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