Sciopero bisarcheIl punto dopo il primo incontro

Sciopero bisarche Il punto dopo il primo incontro
 

E' durato diverse ore il primo incontro tra i bisarchisti italiani e i committenti delle case automobilistiche, dopo un mese di sciopero dei trasportatori di auto, in un clima che si sta facendo via via sempre più rovente: "Ci sono stati numerosi episodi di violenza tra cui incendi di automezzi, minacce e aggressioni ad autisti che non aderiscono allo sciopero", ha infatti denunciato la Fiat in un comunicato.

Le trattative. Il tavolo di confronto ha visto la partecipazione degli operatori logistici, i cui principali sono Ambrosetti, Mercurio, Bertani e I Fast, legato alla Fiat, e i piccoli trasportatori, riuniti nell'associazione Bisarche italiane che fa capo al sindacato di categoria Trasportunito guidato dal segretario generale Maurizio Longo. Longo, tuttavia, non ha partecipato alle trattative per "evitare strumentalizzazioni". Al centro della discussione la questione delle tariffe, che per i cosiddetti "subvettori" sono di 1/1,20 euro al chilometro a fronte di spese vive di 1,70/1,75 euro al chilometro. E qualcuno ha affermato di aver messo in cassa integrazione i propri autisti e di aver riconsegnato i tagliandi assicurativi dei dieci automezzi di cui dispone. Lo sciopero delle bisarche, dichiara la Fiat, sta provocando "danni particolarmente gravi per Fiat Group Automobiles, che è stata costretta a fermare più volte l'attività in alcuni stabilimenti italiani, con rilevanti perdite economiche per l'azienda e per i lavoratori".

Impianti chiusi. Il Lingotto ha già programmato per la prossima settimana nuove fermate produttive. Cassino sarà chiuso 27, 28 e 29 marzo, Pomigliano il 26 e 27. Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom non ha dubbi: "Siamo di fronte a un conflitto tra un grande padrone e dei padroncini, effetto della vecchia ristrutturazione dei trasporti. La Fiat ha deregolamentato il settore esternalizzandolo molti anni fa e oggi questo è soggetto, nella crisi, a un conflitto di mercato e di costi". "E' grave – precisa Airaudo, che condanna gli episodi di violenza - che anche questo problema venga scaricato sui lavoratori che pagano tutte le conseguenze di politiche aziendali sbagliate. La Fiat risolva la questione anche per poter affrontare i problemi che purtroppo hanno sul mercato i suoi prodotti". E un grido di allarme arriva anche da Pomigliano dove si produce la Panda: "E' molto grave che prosegua lo sciopero dei bisarchisti senza che si trovi una soluzione ragionevole", dice il leader della Uilm Campania, Giovanni Sgambati. "Visto che sta mettendo in ginocchio il già precario mercato dell'auto – continua Sgambati - le conseguenze della mancata produzione non solo gravano su tanti lavoratori metalmeccanici italiani, ma anche sullo stato di salute dell'economia nazionale, perché il fermo del settore auto comporta un arretramento già in un precario mercato. Anche Fiat - aggiunge Sgambati - dovrebbe interrogarsi sulla scelta non lungimirante di esternalizzare il lavoro dei bisarchisti". La voce dei delegati Uilm della Fiat di Melfi viene invece diffusa su twitter dal segretario provinciale del sindacato, Vincenzo Tortorelli: "Siamo - ha scritto sul social network - in un fase delicata". "Tra sciopero dei bisarchisti e cassa integrazione già stabilita, a Melfi, la produzione della Punto è ferma dallo scorso 14 marzo e dovrebbe riprendere solo il prossimo 3 aprile: i piazzali dello stabilimento lucano sono pieni di migliaia di automobili".

Confapi. Piero Arduini, presidente di Unionmeccanica Confapi (40 mila imprese attive in tutta Italia che occupano 450 mila addetti): "E' chiaro che anche il comparto dell'autotrasporto con bisarche vive una situazione difficile - aggiunge Arduini - ma è necessario, vista proprio la particolare difficile congiuntura e la delicatezza del momento che sta attraversando l'economia, che tutte le parti in causa assumano un atteggiamento di grande responsabilità. Non è certo con il muro contro muro che si possono risolvere i problemi che dobbiamo affrontare e tanto meno quelli legati alla metalmeccanica e all'automotive in particolare. Non ci dimentichiamo, poi, che questa situazione accrescerà certamente l'uso della cassa integrazione anche nelle pmi del settore". Per il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo: "Si tratta di un'agitazione - osserva - che, per il suo protrarsi, e per le gravi conseguenze che sta provocando, è irresponsabile e odiosa perché si ripercuote soprattutto sui lavoratori del settore auto, costretti a lunghi periodi in cassa integrazione. Ci domandiamo come sia possibile protrarre un'agitazione per settimane intere, ci chiediamo quante e quali risorse economiche abbiano a disposizione questi bisarchisti se possono sostenere uno sciopero così lungo. Sono domande inquietanti ma non possiamo fare a meno di porcele. E' ormai urgente che qualcuno intervenga per far cessare questa agitazione irresponsabile che di sindacale ormai non ha più nulla".

Silvio Campione

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Domenico Ricciardi
23 marzo 2012 22.11
La cosa si commenta da sola il grande Marchionne non solo non produce auto nuove e performanti come fanno tutti ma sta' trovando altre persone da vessare oltre ai suoi operai. Risultato, per coprire i danni e la mancanza di nuovi prodotti,potra' dire che la colpa non e' la sua o di Fiat,ma degli operai assenteisti che non hanno voglia di fare nulla e degli autotrasportatori.
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andrea michielan
23 marzo 2012 22.59
I soliti commenti di parte. Qualsiasi cosa succeda colpa di Marchionne. Nei commenti bisognerebbe lasciare spazio alla ragione e cercare la verità cosa che lei non sta facendo. Il suo mi sembra proprio un commento non molto oggettivo. D'altra parte 56 anni e pensionato, si spiega da se...
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edoardo zaghi
24 marzo 2012 0.22
Lo ripeto i padroncini sono persone che lavorano in proprio e come ogni imprenditore se non lavorano non mangiano.Se con carta e penna ti dimostro che <Pomigliano Bologna costa x euro e tu mi dai x meno,io non posso pagare per lavorare.Aumentano assicurazione,autostrada,gasolio,ecc. e FIAT abbassa le tariffe.
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