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AudiRecord di vendite e ricavi, profitti stabili

 

Il dieselgate impatta sui conti di Audi, ma in modo niente affatto trascendentale. La Casa di Ingolstadt ha chiuso l’esercizio 2015 con 1,8 milioni di auto vendute (+3,6% rispetto all’anno precedente) e con un fatturato record di 58,4 miliardi di euro (+8,6%), mentre i profitti operativi si sono attestati a 4,836 miliardi per effetto degli “special items”, cioè le poste accantonate per fronteggiare le conseguenze dello scandalo sulle emissioni del sei cilindri TDI e degli altri motori (228 milioni di euro, più 70 precauzionali precauzionali per richiami legati ad airbag difettosi).

Senza questi “items”, i profitti operativi avrebbero toccato quota 5,134 miliardi, sostanzialmente in linea con il 2014. La redditività (return on sales) è stata pari all’8,3%, al netto delle poste correttive ha raggiunto quota 8,8% (9,6% l’anno prima) mantenendosi comunque all’interno del corridoio strategico compreso tra l’8 e il 10%. I costi di distribuzione hanno toccato quota 5,8 miliardi, scontando l'aumento in volume delle consegne, i lanci di nuovi prodotti, la forte intensità competitiva e anche il tasso di cambio. Anche per effetto di minori introiti finanziari (448 milioni contro 841) i conti 2015 si sono chiusi con un utile lordo di 5,284 miliardi contro i 5,991 del 2014.

Gli accantonamenti per il dieselgate. Gli “special items” comprendono le spese per gli interventi tecnici e sulle vendite, più gli accantonamenti per i rischi legali. Rupert Stadler, ceo di Audi, nella conferenza di bilancio ha ribadito che la Casa è rammaricata per quanto accaduto in merito al dieselgate. “Noi – ha aggiunto – assicureremo la massima trasparenza e vi garantisco che rimetteremo le cose a posto”. Audi, ha aggiunto Stadler, ha già preso tre decisioni: chiarire "del tutto" il problema dei defeat devices, approntare dei rimedi per i clienti e assicurare "che l'onestà ha la priorità assoluta come principio di business". Occorre quindi individuare i problemi e approntare le soluzioni. La Casa dei quattro anelli, ha sottolineato il ceo, inizierà a intervenire sui 2.0 TDI dell'A4 (circa il 90% delle "issue" riguarda i 2.0 TDI) per un aggiornamento software non appena avrà l'ok dell'autorità federale tedesca dei Trasporti. Sul restante 10%, cioè i motori 1.6 TDI, saranno effettuati richiami hardware e software per installare una rettifica di flusso. Per i clienti, ha assicurato Stadler, questo significa una "visita di meno di un'ora" nelle concessionarie. e, "con tutta probabilità i richiami impegneranno l'Audi in tutta Europa fino al termine dell'anno in corso". 

Le questioni aperte in Usa. Il sei cilindri TDI è in regola nel Vecchio continente, ma negli Stati Uniti rimane sotto accusa. Audi, ha rilevato Stadler, ha presentato alle autorità americane (Carb ed Epa) delle soluzioni tecniche, che sono ancora sotto esame. "Posso anticipare - ha chiarito Stadler - che queste misure comporteranno una spesa di medio livello, intorno cioè a un esborso milionario a doppia cifra". Ma il ceo della Casa di Ingolstadt ha voluto anche precisare che i dealer e il mercato Usa hanno assoluta fiducia nel marchio, tanto che i concessionari hanno pianificato investimenti al 2020 per circa 1 miliardo di dollari, ammontare analogo a quello impegnato dal 2008 a oggi. 

da Ingolstadt, Fabio De Rossi