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UberIl presidente lascia l’incarico dopo soli sei mesi

 

Dopo l’addio di diversi dirigenti, consumatosi l’anno scorso, Uber perde un altro pezzo. Stavolta tocca nientemeno che al presidente Jeff Jones, dimessosi dal colosso di ridesharing a sei mesi dall’inizio dell’incarico: un altro colpo per il ceo e cofondatore Travis Kalanick, alle prese con proteste, conti in rosso nonostante la valutazione stellare (70 miliardi di dollari) e magre figure rimediate con i propri autisti.

La polemica. Jones, ex responsabile marketing della catena di negozi Target, ha spiegato le proprie ragioni in una dichiarazione diffusa dalla stampa Usa: “Mi sono unito a Uber per la sua missione e la sfida di costruire competenze che consentano all’azienda di maturare e crescere nel lungo termine. Tuttavia, è ora chiaro che le convinzioni e che l’approccio alla leadership che hanno guidato la mia carriera sono in contrasto con ciò che ho visto e sperimentato”.

Contrasti e scandali. Secondo la Reuters e Bloomberg, che ha ottenuto una copia dell’informativa inviata da Kalanick ai dipendenti, la scelta di Jones potrebbe dipendere dalla ricerca di un nuovo chief operating officer, avviata da Uber all’inizio del mese: la figura, da affiancare al fondatore (anche per risollevarne l’immagine un po’ sbiadita), avrebbe avuto una parte delle mansioni ricoperte dall’ormai ex presidente. Altri puntano il dito sul clima aziendale e sugli scandali che hanno recentemente colpito l’azienda, come le accuse di "sessismo" avanzate da un’ex dipendente nei confronti di un superiore. In ogni caso, Jones non sarà l’ultimo manager ad andarsene: il responsabile mappe e business Brian McClendon ha già dichiarato che intende lasciare l’azienda entro fine mese, per seguire una carriera politica nel Kansas.

Redazione online