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Emissioni FCAL'Ue notifica la procedura d'infrazione all'Italia

 

La Commissione europea ha avviato formalmente la procedura d'infrazione a carico dell'Italia per la vicenda delle presunte emissioni irregolari di alcuni modelli FCA equipaggiati con motore diesel. L'azione, che avevamo anticipato nelle scorse ore, nasce per chiarire l'eventuale "mancato adempimento da parte del costruttore degli obblighi previsti dalla normativa Ue in materia di omologazione". Ora, dopo la ricezione della lettera di messa in mora, l'Italia ha due mesi di tempo per rispondere, ed evitare così il proseguimento della procedura.

Indagine partita a settembre. L'indagine di Bruxelles è partita lo scorso settembre, a seguito della richiesta di mediazione inoltrata dal ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt: l'appello di Berlino era partito per dirimere la disputa sorta con Roma sulle diverse risultanze relative alle emissioni di ossidi di azoto della Fiat 500X.

Bruxelles: "Insufficiente giustificazione" sulla necessità dei dispositivi. Dopo aver concluso l'esame sui risultati dell'indagine italiana da cui FCA usciva scagionata, l'Ue ha deciso di chiedere formalmente "una risposta alle preoccupazioni europee sull'insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica - e quindi alla legittimità - dell'impianto di manipolazione usato".

La protezione motore "va interpretata in maniera restrittiva". La normativa Ue, d'altronde, vieta l'uso di impianti di manipolazione come "software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova", a meno che essi "non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo". Un'eccezione al divieto che, come tale "va interpretata in maniera restrittiva", secondo una disciplina ribadita a più riprese dagli organi comunitari.

Una responsabilità dei governi nazionali. Bruxelles vuole anche comprendere "se l'Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il veicolo in questione e di imporre sanzioni al costruttore di auto". La normativa comunitaria, in effetti, assegna alle autorità nazionali la responsabilità di verificare la regolarità di un'auto, prima che questa venga messa in vendita sui mercati Ue. Sempre ai governi dei singoli Paesi spetta, infine, l'applicazione di "misure correttive, come un richiamo, e di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive", contro chi dovesse risultare fuori dalla norma di legge.

Fabio Sciarra