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La fabbrica della 500LAllarme della premier serba per gli scioperi

 

Le conseguenze dello sciopero dei dipendenti dello stabilimento di Kragujevac del Gruppo FCA potrebbero essere molto pesanti per l’economia della Serbia: è, infatti, dal 27 giugno che le maestranze dell’impianto, nel quale viene prodotta la 500L, hanno incrociato le braccia, rivendicando aumenti salariali, una diversa organizzazione dell’attività produttiva, il pagamento dei premi di produzione e il rimborso delle spese per i mezzi di trasporto.

L’allarme del governo. A esprimere preoccupazione per la situazione è stata il primo ministro serbo Ana Brnabic, che ha chiesto ai lavoratori di sospendere l’agitazione per non aggravare la situazione economica della Serbia. “Abbiamo perso molto”, ha dichiarato alla stampa e alla tv pubblica, “i lavoratori molti giorni di retribuzione, la Fiat la produzione, il Paese la sua attività economica e le esportazioni”. Le aspettative di una crescita dell’economia serba di circa il 3% per quest’anno potrebbero essere messe a rischio. Le ha fatto eco Ivica Dacic, vicepremier e ministro degli Esteri appartenente al Partito socialista, che ha sottolineato la vicinanza della sua formazione politica alle istanze dei lavoratori, ma ha anche ribadito come il Paese abbia bisogno d’investimenti stranieri, danneggiati da scioperi di tale lunghezza.

Rischio licenziamenti. Nei giorni scorsi, le rappresentanze sindacali si erano divise sull’opportunità o meno di “congelare” lo sciopero, in modo da poter avviare una trattativa con i dirigenti della FCA; era stata anche ventilata l’ipotesi d’indire un referendum al proposito. Secondo i media, l’azienda avrebbe prospettato, in caso di proseguimento dell’agitazione, una riduzione dell’80% del piano di produzione per il 2017, con il rischio di licenziamento di oltre 300 lavoratori. Da poco, del resto, era stata avviata a Kragujevac, che impiega circa 2.400 addetti, la realizzazione della più recente versione della 500L. Gli appelli del presidente serbo Aleksandar Vucic e della premier Ana Brnabic, però, sono rimasti finora inascoltati. E.D.