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Cartello tedescoGermania, l’autorità di mercato indaga su Volkswagen e Daimler

 

Il caso del cartello tedesco finisce anche sulla scrivania della BaFin (Bundesanstalt Für Finanzdienstleistungsaufsich), l’autorità federale che supervisiona il mercato: l’ente regolatore ha infatti avviato un’inchiesta sul Gruppo Daimler e sul Gruppo Volkswagen, sospettate di aver violato la normativa nelle comunicazioni inviate alle autorità antitrust.

Focus sulle informazioni. Questa volta, l’oggetto delle indagini non è il cartello vero e proprio, o le dimensioni più o meno concordate dei serbatoi di AdBlue: la BaFin, semmai, è alla ricerca di eventuali illeciti nelle modalità con cui i due costruttori hanno trasmesso le informazioni in proprio posssesso, dando involontariamente inizio allo scandalo.

Il whistleblowing. Il caso del cartello, infatti, è emerso dopo che Volkswagen e Daimler hanno fatto ricorso al cosiddetto “whistleblowing”, autodenunciandosi all’antitrust tedesca e alla Commissione europea per “presumibili violazioni” sulla concorrenza nell’ambito delle forniture di acciaio: un’iniziativa nata dall’esigenza di arginare un’indagine già in corso (e le eventuali multe a essa collegate), ma che si è velocemente trasformata in slavina quando i documenti sono arrivati al settimanale Der Spiegel. L’inchiesta è nota e parla di “vent’anni di accordi sottobanco”, volti a condividere decisioni strategiche e tecniche in violazione delle norme antitrust.   

Partita politica. L’avvio dell’indagine della BaFin, annunciato dal quotidiano Handelsblatt e confermato alla Reuters dallo stesso entre, complica ulteriormente la posizione dei costruttori tedeschi, già chiamati ad affrontare i 5,3 milioni di richiami diesel concordati al maxi vertice di Berlino. Per il cartello, lo ricordiamo, risulta sotto accusa anche la BMW, che si è già difesa ricordando la specificità dei propri sistemi catalizzatori. Anche Daimler ha stigmatizzato la polemica mediatica: il gruppo di Stoccarda ha derubricato il a “utile scambio di opinioni”. Difficilmente arriveranno i pompieri: tra “intrallazzi segreti” e gasolio, l’industria automotive è finita involontariamente al centro della campagna elettorale per il voto di fine settembre.