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DieselgateAccuse a PSA: defeat device su 2 milioni di auto

 

Il Gruppo PSA avrebbe utilizzato un dispositivo illegale per la manipolazione delle emissioni inquinanti su 2 milioni di veicoli. La pesante accusa è stata lanciata oggi dal quotidiano Le Monde, che avrebbe avuto accesso a fonti interne. L’azienda transalpina, in una nota stampa, ha subito smentito categoricamente un qualsiasi uso di defeat device nei propri propulsori.

Le accuse di Le Monde. Lo scorso febbraio, Peugeot-Citroën è diventato il quarto produttore automobilistico, dopo Volkswagen, Renault e FCA, a finire sotto la lente dei funzionari del Dipartimento antifrode del ministero dell’Economia francese a causa dei sospetti per la possibile manipolazione dei test sulle emissioni. Allora, il responsabile delle attività ingegneristiche del gruppo parigino aveva ammesso come nei motori diesel il dispositivo di trattamento delle emissioni degli ossidi di azoto venisse deliberatamente depotenziato in caso di temperature elevate e di mobilità in ambito extraurbano per migliorare l’efficienza dei consumi e ridurre le emissioni di anidride carbonica. Secondo Le Monde, da un documento interno all’azienda ottenuto dagli investigatori del dipartimento emergerebbe una discussione tra i tecnici del gruppo sulla necessità di "rendere l'aspetto del defeat device meno evidente e visibile".

Dura risposta da PSA. Il gruppo ha replicato con durezza alle accuse mosse da Le Monde. Oltre a precisare di non essere in contatto con le autorità giudiziarie, PSA esprime infatti la propria indignazione per aver saputo tali informazioni da terzi, anche perché non ha “mai avuto accesso al fascicolo presentato dal Dipartimento antifrode all’ufficio del pubblico ministero", quindi non è stata messa nelle condizioni di "presentare le proprie argomentazioni”. PSA respinge dunque con fermezza “qualsiasi strategia fraudolenta e conferma con forza le sue scelte tecnologiche”, già più volte illustrate alle autorità francesi, in particolare sul fronte delle tarature dei propulsori, e ribadisce il rispetto delle “normative di tutti i Paesi in cui opera”. I veicoli, conclude il gruppo guidato da Carlos Tavares, “non sono mai stati dotati di software o sistemi che consentano di rilevare i test di omologazione in atto e di attivare un dispositivo di trattamento delle emissioni inquinanti che sarebbe inattivo durante l'utilizzo da parte del cliente”.