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FerrariLa Dino "è argomento di discussione"

 

“Sì, la Dino è ancora un argomento di discussione ed è un argomento non banale: noi non accantoniamo mai niente”. Così Nicola Boari, product marketing chief della Ferrari, ha risposto a una domanda di Quattroruote su una possibile sportiva Ferrari più piccola della Portofino, che è stata presentata in anteprima mondiale al Salone di Francoforte.

Dino sì, ma senza perdere l’esclusività. Niente è ancora deciso, naturalmente, ma se mai dovesse prendere corpo l’espansione di gamma su cui il Cavallino sta lavorando per incrementare vendite e margini, questa potrebbe non contemplare soltanto l’ormai famoso “utility vehicle” ventilato da Sergio Marchionne. “Su un progetto del genere, però, dobbiamo tenere in massima considerazione i temi di esclusività e posizionamento: una Dino sotto i 150 mila euro non sarebbe un progetto da Ferrari, né rappresenterebbe la strada attraverso cui vogliamo crescere”.

Un primo, possibile, identikit. Il ragionamento di Boari, naturalmente condiviso con il resto della dirigenza (oggi, all’incontro con la stampa italiana hanno preso parte anche Flavio Manzoni, responsabile del design, Michael Leiters, direttore tecnico, ed Enrico Galliera, direttore commerciale e marketing), verte invece su una vettura con altre priorità: “Il concetto di una Dino sportiva, compatta, leggera, divertente, su cui anche un guidatore meno esperto possa salire e sentirsi a suo agio, invece può trovare un suo spazio. Anche perché quel guidatore può crescere in prospettiva, e passare a un modello della gamma granturismo o supersportiva”.

Crossover: “Niente a che fare con Levante e Cayenne”. Dino a parte, ormai non è più un segreto che anche la Ferrari stia iniziando a buttare giù le prime idee per un modello diverso dalle GT e dalle sportive a motore centrale: l'utility vehicle di cui sopra non è solo un sogno, e anche la descrizione dei suoi connotati già appare molto precisa. “Stiamo lavorando per sviluppare un nuovo concetto di vettura non ancora presente sul mercato, ma la nostra non sarà una Suv simile alla Porsche Cayenne o alla Maserati Levante, perché la sportività non è la loro priorità”, ha dichiarato Enrico Galliera. Concludendo: “Pensiamo a una Ferrari più versatile, ma ad oggi non c’è niente di pronto né di approvato”.

Leiters. “Elettrico no, ibrido sì” (e anche presto). Le idee, del resto, sono chiare anche su altri fronti. Come quello dell’elettrificazione. “Su una Ferrari elettrica, oggi il no è netto”, ha dichiarato Leiters. “Con i vincoli di quest’alimentazione non vedo la possibilità di fare una sportiva vera a zero emissioni. Ci vorranno tempo e innovazione per ottenere non solo le stesse performance dei motori tradizionali, ma anche lo stesso piacere di guida. E alla luce di tutto questo crediamo che per noi la carta vincente sia quella dell’ibridizzazione”. Approccio identico sull’automazione della guida: “Sì ai sistemi di assistenza al servizio delle prestazioni, ma non abbiamo alcun progetto di raggiungere anche solo il livello 3”, ha dichiarato Boari.

Una Ferrari su quattro sarà Portofino. Last but not least, si è parlato anche della Portofino, che dopotutto è la protagonista italiana assoluta di quest’edizione di Francoforte disertata dall’industria tricolore. “La vettura, che in Italia sarà in consegna da febbraio-marzo, con listini da 196 mila euro, ha avuto un riscontro positivo tra i concessionari, che hanno già un portafoglio ordini importante”, ha spiegato Galliera. “La California rappresentava il 20-25% dell’immatricolato totale Ferrari, e la Portofino rimarrà da quelle parti”.

Un salto prestazionale dalla California. Sviluppata a partire dalla precedente generazione della V8 a motore anteriore, la nuova granturismo ne rappresenta un’evoluzione radicale: “C’è solo lo scudetto in comune”, scherza Leiters. “Qui siamo partiti da una base completamente nuova, che ci ha permesso di risparmiare 80 kg e di ottenere prestazioni migliori. Ce le chiedevano quei clienti che hanno già un’altra Ferrari più performante, ma che ne volevano una per ogni occasione. Senza però fare rinunce in termini di performance”.