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Dietro la Low Emission ZoneIl progetto è un altro dazio

 

La rete di controllo costerà 7,5 milioni di euro, in parte finanziati dal ministero dei Trasporti. Ma il progetto della Low Emission Zone fa alzare i toni della discussione. Il rumore è già massimo sull’intento dichiarato, cioè bloccare l'ingresso dei tir e i veicoli di “vecchia generazione” con i criteri dell'Area C, estesa però ai confini cittadini e sorvegliata da 150 telecamere. Molti, anche alla luce di dimostrate politiche comunali anti-auto, vedono invece prendere forma lo strumento che costringerà a pagare dazio i tanti city user che ogni giorno vengono in città. Si parla di inquinamento ma, nella logica della congestion charge, alla fine per entrare a Milano basta pagare...  

Parlamentini. L'assessore ai Lavori pubblici, Gabriele Rabaiotti, preoccupato di far quadrare i conti di Palazzo Marino, qualche giorno fa non ne aveva fatto mistero: “Le strade di Milano sono usate dal doppio delle auto dei residenti e questo comporta un costo che pesa sulle spalle di chi vive in città”. Ma il progetto non piace per niente all'opposizione, che lo ha bocciato nei cinque Municipi non guidati dal partito di governo cittadino. E al parere negativo dei parlamentini (2, 4, 5, 7 e 9), si sono aggiunti anche i voti dei consiglieri 5 Stelle. Durante una conferenza stampa a Palazzo Marino sarebbero stati smentiti persino i presupposti “scientifici” portati dalla giunta a sostegno del progetto. Non solo: "Nelle slide fornite dall’assessore alla Mobilità, Marco Granelli”, ha detto Marco Bestetti, presidente forzista del Municipio 7, “si capisce che la Lez cancellerebbe il 10% del PM10 oggi nell’aria e che creerebbe, in compenso, un grande disagio: 200.000 auto di residenti non potrebbero più circolare”. G.C.