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Fs sale in corsa sul metròSala: “Atm non deve fare finanza”

 

Le Ferrovie dello Stato si prendono un primo pezzo delle linee del metrò di Milano. Il sindaco Giuseppe Sala, infatti, ha deciso di non opporsi all’ingresso di Fs nell’azionariato di Metro 5 spa, la società che ha realizzato la linea Lilla. La battaglia che si era scatenata negli ultimi giorni attorno alla M5 si è chiusa con una decisione a sorpresa, visto che il sindaco sembrava ormai allineato con il tentativo di Bruno Rota, presidente dell’azienda di trasporti Atm, di tenere fuori le Fs dalla partita. Invece, Sala ha aperto le porte a Ferrovie provocando qualche mal di pancia nella sua maggioranza di centrosinistra. E le proteste delle opposizioni in consiglio comunale, che ora temono che l’arrivo dell’azienda statale porti "inefficienze in uno dei servizi di trasporto pubblico locale meglio gestiti in Italia”.

Tentativo di tagliafuori. Le Ferrovie dello Stato acquisteranno, dunque, il 36,7% di M5 messo in vendita da Astaldi per 64,5 milioni di euro. A questa soluzione ha cercato di opporsi fino all’ultimo Rota, che avrebbe voluto esercitare su quelle quote il diritto di prelazione di Atm per poi rivenderle al fondo F2i. Alla base della posizione del presidente di Atm, il convincimento che l’operazione di Fs fosse “confliggente” con gli interessi della stessa azienda di trasporti interamente posseduta dal Comune. Grazie all’ingresso in M5, infatti, Fs acquisirà i requisiti per poter partecipare alle gare per la gestione del trasporto pubblico locale e, in futuro, fare concorrenza nelle varie città italiane alle aziende di trasporto comunali, Atm compresa. Contro la linea di Rota si era espresso settimana scorsa l’assessore al Bilancio, Roberto Tasca, secondo il quale l’esercizio della prelazione da parte di Atm avrebbe tolto risorse da investire su bus e tram. Dopo qualche giorno di tiritera, il sindaco era sembrato assecondare la linea di Rota chiedendo, però, che le azioni eventualmente acquisite da Atm non fossero vendute al fondo individuato, ma messe all’asta.

Rota a fine corsa. Alla fine, però, Sala ha deciso che Atm non dovrà esercitare il diritto di prelazione: “Atm non deve fare finanza, le sue risorse devono essere dirette a sostenere il trasporto pubblico in città”, ha detto evidenziando il rischio di dover iscrivere debiti nel bilancio di Palazzo Marino qualora la successiva dismissione delle quote da parte di Atm avesse subito ritardi. La decisione ha anche due altre conseguenze: viene evitato ogni strappo tra Comune e Ferrovie, coinvolte anche nella delicata partita del recupero degli ex scali ferroviari, ma si apre un solco tra Sala e Rota, a cui da più parti è sempre stata riconosciuta la “buona gestione” di Atm: difficile che il suo contributo andrà oltre aprile, quando scadrà il suo secondo mandato da presidente.

Marco Bertani