UberParigi, scontri e arresti durante lo sciopero dei taxi

 

Clima tesissimo a Parigi e in altre città della Francia, dove oggi si sovrappongono lo sciopero dei taxi e quello dei funzionari pubblici, degli insegnanti e dei controllori di volo. A quanto riferisce la stampa locale, l'iniziativa delle auto pubbliche è degenerata in blocchi stradali, feriti e incidenti.

Guerriglia urbana. I taxi impegnati contro la "concorrenza sleale" di Uber (già andata in scena lo scorso giugno per UberPop) e di altri servizi di trasporto con conducente sono circa 300, di cui alcuni provenienti dall'estero. I resoconti individuano nella zona di Porte Maillot (importante snodo a nord ovest della capitale) come il fulcro della protesta, iniziata nelle prime ore del mattino e ancora in corso: qui sono stati incendiati degli pneumatici ed è dovuta intervenire la polizia. Bloccata anche la vicina tangenziale. All'aeroporto di Orly - altro punto caldo - una navetta ha cercato forzare il blocco dei manifestanti, investendone due: uno è stato ricoverato d'urgenza, mentre il conducente del mezzo risulta essere in stato di fermo. Secondo la polizia, gli arresti sarebbero una ventina, ma la situazione è in piena evoluzione.

Mobilitazione anche in Italia. In segno di solidarietà con i colleghi francesi si sono mobilitati anche i tassisti di Firenze, Roma e Napoli. Alle varie iniziative, declinate in forme e orari diversi, hanno aderito anche alcuni sindacati delle auto pubbliche. Oltre alla lotta "all'abusivismo", tra le istanze c'è anche il no a un emendamento presentato dal Pd e in discussione al Senato: secondo i taxi, infatti, il provvedimento "spiana la strada alle multinazionali". Nel nostro Paese, il Tribunale di Milano ha già bloccato UberPop, la versione ride sharing con autisti privati (l'altra, Black, è con le berline NCC): la scorsa estate i giudici si sono pronunciati negativamente tre volte, confermando la linea secondo cui UberPop è "concorrenza sleale" e "violazione della disciplina amministrativa che regola il settore". Tuttavia, il tema è ancora sul tavolo, soprattutto dopo che l'Antitrust si è pronunciata a favore di un "regolamento che disciplini il servizio nel modo meno invasivo possibile".

Redazione online