Sei in: Home > Eco > Mobilità alternativa > Stop al tracking dei passeggeri dopo la corsa

UberStop al tracking dei passeggeri dopo la corsa

 

La app di Uber si appresta a un importante aggiornamento per meglio tutelare la privacy dei clienti: nel prossimo futuro sarà disattivato il tracking dei passeggeri, i cui spostamenti vengono oggi monitorati per i primi cinque minuti successivi alla corsa. Lo riporta la Reuters, che cita una dichiarazione di Joe Sullivan, il responsabile della sicurezza aziendale, alla vigilia di un annuncio ufficiale previsto nelle prossime ore.

Nessun legame con l'arrivo del nuovo ad. L'aggiornamento, secondo quanto reso noto, sarà disponibile dapprima per gli utenti iPhone, che lo potranno scaricare già nel corso di questa settimana, e più avanti anche per i dispositivi Android. Una notizia che, ha precisato Sullivan, non va messa in relazione con i cambiamenti ai vertici aziendali, coincidenti con l'imminente arrivo di Dara Khosrowshahi sulla poltrona di amministratore delegato dell'azienda. "Abbiamo iniziato a lavorare su un incremento della privacy degli utenti nel 2015", ha dichiarato il manager.

L'aggiornamento dello scorso novembre. In realtà, lo scorso novembre, era stata introdotta una nuova logica di trasmissione dati che escludeva la possibilità di limitarla soltanto ai frangenti in cui l'app fosse in funzione, costringendo gli utenti a scegliere tra il tracking continuo e l'esclusione completa (che richiedeva ai clienti di inserire manualmente gli indirizzi di partenza e destinazione per ogni corsa).

Il dietrofront. Quella novità venne subito accolta da forti critiche che hanno contribuito al dietrofront odierno: nell'intervista rilasciata alla Reuters, Sullivan ha ammesso che Uber ha sbagliato nel non rendere chiari quali benefici il "post-ride tracking" fornisse agli utenti, e nel privarli della possibilità di scelta.

L'accordo con la Ftc. Determinante per il cambio di strategia, in ogni caso, è stato l'accordo con la Federal Trade Commission: l'agenzia governativa aveva accusato l'azienda di non tutelare abbastanza la privacy di autisti e utenti e di non aver collaborato per prevenire comportamenti eccessivamente curiosi da parte dei suoi dipendenti. Ora l'intesa con Washington impone a Uber di sottoporsi a audit biennali per i prossimi vent'anni, allo scopo di verificare periodicamente il rispetto delle regole.