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Ride sharingToyota entra nel capitale di Grab

 

La Toyota ha annunciato un investimento in Grab, società che opera nel Sud-Est asiatico nei servizi di ride-hailing in una posizione di quasi-monopolio. La Casa, che non ha diffuso le cifre dell'accordo (finanziato tramite il Next Technology Fund istituito in aprile), ha avviato anche una vera e propria collaborazione sul campo con il nuovo partner, per supportarlo nel suo core business nel quadrante geografico di riferimento.

Accesso ai dati sugli spostamenti. Nella fattispecie, l'intesa prevede che Grab metta a disposizione di Toyota i dati su posizione, percorsi e abitudini di guida raccolti da TransLog, un dispositivo di telemetria sviluppato da una controllata del costruttore giapponese e installato su cento "taxi" della startup asiatica in attività a Singapore.

Servizi su misura per i driver. Sulla base di questi dati, la Toyota si riserva la possibilità di sviluppare e fornire agli autisti di Grab nuovi servizi connessi, come polizze d'assicurazione, servizi finanziari su misura e manutenzione predittiva nell'ambito della Toyota Mobility Service Platform.

È il modello Toyota-Uber. Il modello su cui è stato plasmato l'accordo con Grab ricorda molto da vicino quello del memorandum d'intesa con Uber, siglato nel maggio dell'anno scorso: anche in questo caso il binario su cui ci si muove è quello doppio della partecipazione azionaria da un lato e dell'esplorazione di nuovi modelli di business legati ai servizi digitali dall'altro.

Cresce l'interesse per Grab. La Toyota, del resto, non è il primo grande investitore straniero a dimostrare interesse per il giovane operatore: prima di lei hanno creduto nei progetti di Grab la divisione motociclistica della Honda, la cinese Didi Chuxing e la giapponese Softbank. Una sequenza di iniezioni di capitale che, secondo gli osservatori, porterà il valore della società oltre i sei miliardi di dollari.