Sei in: Home > Tecnologia > Nuove tecnologie > Audi e Mit studiano lo sharing dei taxi: "Meno corse, costi e CO2"

New YorkAudi e Mit studiano lo sharing dei taxi: "Meno corse, costi e CO2"

 

A prima vista, i tassisti di New York non salteranno di gioia. Già, perché HubCab, progetto di ridesharing applicato ai taxi e promosso da Audi, Massachusetts Institute of Technology e General Electric, si presenta come una soluzione capace di “ridurre il numero di corse del 40 per cento”, nel nome della condivisione, del “risparmio” e di città "più pulite e smart".

La "firma" di Ratti. Per ora HubCab è una ricerca, imbastita grazie al contributo scientifico del Senseable City Lab del Mit, diretto da Carlo Ratti, ingegnere e architetto italiano di fama mondiale. Il potenziale del sistema, basato sulla cosiddetta “Internet delle cose”, Big Data e la geolocalizzazione, è impressionante. Di fatto, la base di HubCub sono le tracce di oltre 170 milioni corse effettuate da 13.500 taxi nel corso del 2011: una mole enorme di flussi, quindi, visualizzati su una mappa con le strade divise in circa 200 mila segmenti da 40 metri l'uno.

Un database per lo sharing. Sulla cartina interattiva, HubCab permette di selezionare le partenze (ovvero i punti in cui il taxi hanno caricato i clienti) e le destinazioni, sia nelle diverse fasce orarie che nel corso dell'intero anno. Dopo ogni ricerca, il sistema restituisce il numero di viaggi registrati nell'intervallo di tempo prescelto, fornendo anche una stima dei "vantaggi dello sharing": i parametri considerati sono il risparmio economico, le miglia percorse e la riduzione di CO2. “HubCab è un altro passo verso il miglioramento dell'efficienza dei trasporti - spiegano i ricercatori - e il primo nella costruzione di un servizio taxi più efficiente e meno costoso”.

Pro e contro. Le informazioni di HubCab potrebbero diventare l'ossatura di un eventuale servizio di condivisione via smartphone: una piattaforma tecnologica, con database e algoritmi, per consentire ai taxi di caricare più persone lungo il tragitto. In sé non si tratta di una novità, ma la mole dei dati è certamente inedita. Inoltre, bisognerà mettersi a fare due conti: perché se da un lato i ricercatori ipotizzano un'importante riduzione delle corse, allo stesso tempo le tratte più battute potrebbero offrire lavoro non-stop. “È un tema affascinante ma credo sia impossibile un calo del 40 per cento - commenta Giovanni Maggiolo di Unica Filt Cgil – In tutti questi modelli manca l'approccio psicologico: in Italia, ad esempio, il taxi collettivo non attira l'interesse dell'utente, ma forse a New York l'idea può funzionare”.

La tendenza. “La cosiddetta sharing economy sta fiorendo ovunque su Internet – aggiunge Ratti – Oggi, la maggior parte delle iniziative si concentra su risorse immobili, ad esempio le case di Airbnb, ma un domani coinvolgerà sempre più l'infrastruttura della mobilità, sfumando i confini tra trasporto pubblico e privato”. Anche per i colleghi del Senseable City Lab Paolo Santi e Michael Szell, la condivisione resta la chiave per un “futuro urbano sostenibile”: lo sanno bene le Case automobilistiche, sempre più interessate dai business della nuova mobilità e dei suoi servizi, come dimostra Daimler con Car2go, Park2gether o l'app moovel.

La prospettiva di Audi. Non è un caso che HubCub piaccia a Ingolstadt. Le informazioni sui taxi, ma in futuro anche su altri veicoli o pedoni, potranno essere integrate in altre iniziative, ad esempio per Audi Urban Intelligent Assist, un progetto che sfrutta i dati raccolti nelle città per sviluppare tecnologia destinata all'auto connessa. Obiettivo, “ridurre la congestione, migliorare la sicurezza e rendere la guida urbana meno stressante”.

Davide Comunello