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Taxi autonomiSingapore, via ai test della Delphi

 

A Singapore c'è parecchio movimento: la città stato asiatica vuole il primato della guida autonoma applicata ai taxi e diverse tech company si stanno mobilitando per avviare i test. Tra queste c'è sicuramente nuTonomy, la start-up "made in Mit" del nostro Emilio Frazzoli, ma ora è entrata in campo anche la Delphi: assieme alla stessa nuTonomy, la multinazionale americana è stata infatti selezionata dall'autorità dei trasporti locale per sperimentare la tecnologia in ambito urbano, aprendo la strada a un servizio commerciale da proporre entro pochi anni.

La sperimentazione. Come spiega la stessa Delphi, il progetto pilota (condotto nell'ambito della Singapore Autonomous Vehicle Initiative) prevede una piccola flotta di vetture pubbliche autonome e on demand, richiamabili a distanza attraverso lo smartphone e altri dispositivi mobile. I prototipi circoleranno nei percorsi del Singapore Autonomous Vehicles Test Bed, un'area di prova situata nella parte occidentale della città. La sperimentazione, condotta in collaborazione con Mobileye, dureranno tre anni, con l'obiettivo di arrivare a un'implementazione definitiva entro il 2022.

Esperienza high-tech. Delphi ha annunciato che i taxi autonomi verranno testati anche in Europa e negli Stati Uniti: l'azienda non è entrata nei dettagli, ma si parla di altri progetti pilota simili a quello di Singapore. Oltre alle prove sulle strade della California, il fornitore ha recentemente completato il primo coast to coast autonomo della storia, percorrendo più di 5.600 km in nove giorni con un'Audi SQ5 modificata. La multinazionale è stata selezionata dalla stessa Casa di Ingolstadt per fornire i componenti dello zFAS, il computer che gestirà il Piloted driving sulle vetture di serie.

La concorrenza. La corsa per le flotte autonome è iniziata da tempo: oltre alla Delphi e alla stessa nuTonomy (intenzionata a rilasciare un software per Singapore entro il 2018), in campo ci sono l'alleanza GM-Lyft (attiva a San Francisco con due prototipi su base Chevrolet Bolt), Uber, la Google Car e altre Case automobilistiche interessate a diventare dei mobility provider a tutto tondo: Volkswagen, Ford, Daimler, BMW e Tesla.

Davide Comunello