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Take a Breath 2016Loccioni torna la casa del futuro con la quarta edizione dell'evento

 

Arriverà l'elettrico puro, arriverà la guida autonoma, arriverà la condivisione totale dell'auto, ma i tempi e i modi dei tre "megatrends" cui l'industria guarda con sentimenti contrastanti, divisa tra timori e grandi aspettative, sono tutt'altro che chiari.

Idee a confronto sulle soglie della rivoluzione. È quanto emerso durante la due giorni di "brainstorming" sulla mobilità del futuro ospitata da Loccioni: il 19 e 20 settembre scorsi, l'azienda marchigiana, che fornisce strumenti e servizi di misurazione e controllo qualità a numerosi costruttori, ha ospitato la quarta edizione di Take a Breath. Un'occasione d'incontro, come suggerisce il nome, e un appuntamento per riflettere sul futuro del settore. In anni, come quelli che stiamo vivendo, che vedono uno dei cambiamenti più vasti e profondi della storia dell’automobile.

Elettrico e termico fianco a fianco. Pur dando credito alle previsioni emerse nel corso dell’evento – Christoph Stürmer di PwC, per esempio, ha presentato stime secondo cui sui mercati evoluti il 25% delle nuove immatricolazioni sarà rappresentato da modelli elettrici o ibridi plug-in nel 2030 – è vero d’altra parte che il grosso del mercato sarà costituito da motori tradizionali.

Le sfide dei nuovi limiti. Molteplici i problemi che si pongono in un contesto del genere: prima di tutto i costruttori dovranno soddisfare le richieste dei legislatori (a partire dallo “scalone” UE dei 95 g/km di CO2 fissato al 2021, dai 130 g/km odierni), in un mercato sempre più orientato su modelli alti e pesanti, come ha evidenziato Dario Sacco, head of powertrain research & technology di FCA.

Le Ev e i conti da far quadrare. Questione ancor più importante: i grandi gruppi potrebbero non avere, sul lungo termine, le risorse finanziarie per portare avanti la ricerca sul doppio binario dei motori a combustione interna e dell’elettrico. Mettere i primi in linea con le normative anti-inquinamento sarà sempre più costoso, ma d’altra parte le Case dovranno capire in fretta come generare profitti dalle vetture elettriche. Un “miracolo” in cui finora non è riuscito nemmeno Musk, come aveva sottolineato Marchionne lo scorso gennaio a Detroit, indicando nel fondatore della Tesla il guru della mobilità a zero emissioni.

Quanto andrà veloce il futuro? Sfide altrettanto impegnative sono la progressiva automazione della guida, cammino ancora lungo e ricco di ostacoli (ancora una volta, tecnologici e soprattutto legislativi e infrastrutturali), e i nuovi modelli di proprietà: nelle megacities della shared economy il servizio-mobilità sostituirà il bene-automobile, provocano i futurologi come Thomas Neckermann, autore del libro “The Mobility Revolution”. Opinione tutt’altro che condivisa da chi, invece, sottolinea la progressività di certi cambiamenti e la natura circoscritta dei fenomeni che li spingono e che riguarderanno fasce ristrette della popolazione mondiale.

La necessità del cambiamento. La “silver bullet”, il coniglio dal cilindro, insomma, non esiste: l’auto deve cambiare, vedremo quanto e in che modo. Però il fatto che si sia rimboccata le maniche è già un buon segno. F.S.