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Indagine CapgeminiL’auto privata (e tech) tiene: “La nuova mobilità sarà complementare"

 

L’auto privata non scomparirà. Nonostante il boom di servizi alternativi come il car sharing o il ridesharing (alla Uber, per capirci), la tradizionale vettura di proprietà continuerà a essere al centro delle scelte dei consumatori, interessati a cogliere i vantaggi della flessibilità ma sempre determinati a visitare il concessionario. È una delle conclusioni del 17esimo “Cars Online report” di Capgemini, società di consulenza globale specializzata in tecnologie e servizi di outsourcing.

Un settore in fermento. La ricerca, basata sulle risposte di 8 mila utenti nei principali mercati mondiali, si concentra sui grandi cambiamenti della mobilità e dell’industria automotive: la digitalizzazione, l’ingresso di nuovi attori (per esempio, le grandi tech company come Alphabet, Apple e Samsung) e i piani di trasformazione previsti dai costruttori tradizionali, intenzionati a diventare fornitori di mobilità a tutto tondo (la Ford, il Gruppo Volkswagen e altri).

Orizzonte roseo. Secondo Capgemini, nei prossimi anni il mercato dell’auto continuerà a crescere: in particolare, il raddoppio del parco circolante è previsto entro il 2030. In questo quadro di massima, la nuova mobilità avrà un impatto rilevante, anche se non esattamente rivoluzionario: per il 56% degli intervistati, infatti, i servizi di taxi e ridesharing saranno “complementari all’acquisto di un’auto nuova”, mentre solo il 34% (per lo più giovani, tra i 18 e i 34 anni, oppure cittadini di mercati emergenti come Cina e India) li interpreta come una valida alternativa alla vettura di proprietà.

L’impatto della tecnologia. Il rapporto prende in considerazione anche la guida assistita e semiautonoma, diventate un optional decisamente desiderabile: l’81% degli intervistati, per esempio, è disposto a pagare di più per sfruttare le nuove funzionalità, a patto che sia garantita la sicurezza digitale dei sistemi. Non è un tema da poco: il 68% degli acquirenti, infatti, ritiene che la capacità di resistere agli attacchi di pirati informatici potrebbe influenzare le proprie decisioni di acquisto, facendo propendere per un marchio piuttosto che un altro. Rilevante è anche la fiducia riposta nei costruttori tradizionali: nonostante il generale interesse per le ipotetiche (quanto improbabili) vetture di colossi tech come Apple e Google, il 51% degli intervistati tende a fidarsi maggiormente dei sistemi autonomi prodotti dalle case automobilistiche.

Redazione online