Tesla Model SUn viaggio nel futuro

 

Duemilacinquecento chilometri da Milano ad Amsterdam e ritorno, e quattro Paesi attraversati saltando da una stazione di ricarica all’altra. Il tutto in quattro giorni a bordo di altrettante Tesla Model S. Questi, in estrema sintesi, i numeri di un viaggio organizzato dalla Confartigianato di Vicenza, nell’ambito del programma Reborn sull’elettrificazione delle vecchie auto. Un'esperienza che ha fatto toccare con mano a imprenditori, tecnici e addetti ai lavori, quello che attualmente viene definito lo stato dell’arte della tecnologia elettrica.

Viaggi a tappe. Diciamo subito che per affrontare un tragitto simile è necessario dimenticare tutto (o quasi) quello che si è sempre fatto con un’automobile tradizionale. Con la Tesla è necessario pianificare minuziosamente il percorso che, giocoforza, deve tenere conto dell’ubicazione delle stazioni di ricarica “Supercharger” della Casa. Grazie ai sistemi di bordo, in base alle condizioni di marcia vengono stimate le percorrenza residue e, al contempo, suggerite le stazioni più vicine alle quali è consigliato fermarsi. Qui, a seconda dello stato della batteria e della strada ancora da fare, si può sostare dai 20 ai 50 minuti (poco più di un’ora se la batteria è proprio a terra). E bisogna tener conto che non sempre si può avere il massimo della corrente disponibile, soprattutto quando ci sono altre vetture in ricarica. Comunque nell'attesa, una delle occupazioni preferite dei “Tesla drivers” è quella di chiacchierare con altri utenti del marchio americano che s'incontrano alla ricarica, cosa sempre più frequente man mano che si va verso Nord. Ad Achern (Germania) per esempio, abbiamo incontrato una coppia di norvegesi, con tanto di cani al seguito, diretti in Italia. Nel loro Paese, ci hanno raccontato, sgravi fiscali, bonus sulle tasse e ricarica gratis rendono molto appetibile l'acquisto della Model S, anche se il prezzo iniziale non è dei più contenuti.

Nessuna come lei. Il tempo della ricarica, tutto sommato, tra un caffè e una chiacchiera, passa abbastanza in fretta. Una volta tornati su strada la Model S fa dimenticare presto la relativa scomodità del rifornimento. Sui rari tratti di autobahn dove non erano presenti limiti di velocità e lavori in corso (in alcuni casi peggio della Salerno-Reggio Calabria...), la berlina a batteria ha dimostrato di non avere praticamente rivali in ripresa e accelerazione. Una veemenza nella risposta che diverte il conducente, ma che, talvolta, può disturbare il passeggero, vista la spinta impressa dal motore elettrico (o dai motori elettrici della versione). Giusto per dare due numeri, la Model S 85 a trazione posteriore che abbiamo guidato, impiega 5,6 secondi nello "zerocento", scaricando a terra tutti i 388 cavalli e i 440 Nm di coppia, e riuscendo a toccare i 225 km/h di velocità massima. Per la P85D si parla di 3,3 secondi per lo 0-100 (che scendono a tre netti in modalità Ludicrous); qui sono 510 i cavalli (più altri 262 dal motore anteriore) e ben 967 i Newtonmetri di coppia. Presi dall’euforia di essere a bordo di una specie d'incrociatore che fende la strada quasi in silenzio, quasi non ci accorgiamo di essere già arrivati alla ricarica successiva. A una distanza, tuttavia, inferiore ai 500 km e rotti promessi dalla vettura: quelli reali sono circa 300.

Automobilista 2.0. Con l’auto elettrica si entra in un mondo che mantiene pochi punti di contatto con le vetture tradizionali. E che, qualche volta, può lasciare interdetto il normale automobilista. Per esempio, la Model S è sempre connessa al web ed elabora molte informazioni proprio grazie a questo sistema, un plus che può rivelarsi un'arma a doppio taglio: se, come a noi, capita di perdere la connessione, è possibile sbagliare strada e perdere l’appuntamento con la ricarica. E brancolare alla cieca con la batteria quasi a secco non è un'esperienza consigliabile... Per quanto riguarda le funzioni di bordo, passare da un menù all’altro dell’ampio display da 17”, anche solo per regolare la climatizzazione o per attivare altre funzioni, fa distrarre un po' troppo. Ma di questo e altri aspetti, ne abbiamo parlato con Charles Delaville, responsabile della comunicazione Tesla per la Francia e, ad interim, per l’Italia.

Cosimo Murianni