Tesla Model SAl volante della P90D sul ghiaccio del Pitztal

 

P come performance, 90 come i kWh della batteria, D come dual motor: sono le credenziali della Tesla Model S P90D, "bomba" elettrica che la Casa di Elon Musk ha deciso di portare in uno dei luoghi più affascinanti - e più alti - del Tirolo, il ghiacciaio austriaco del Pitztal. In poche parole neve, gelo e vento: non esattamente un paradiso per le auto alla spina. Eppure, per la Model S si tratta del banco di prova ideale per mettere in luce un'altra caratteristica distintiva, la trazione integrale.

Notte sottozero. Quando arriviamo a Sankt Leonhard im Pitztal, a notte inoltrata, la vallata dà il suo meglio: nevica, fa freddo ma non troppo (siamo attorno ai -10°), il silenzio è totale: le elettriche, insomma, fanno pendant con l'atmosfera. Le Model S, una decina, sono parcheggiate fuori dall'hotel, già coperte di neve: la prima cosa che viene in mente è annotare l'autonomia indicata per ricontrollarla al mattino, ma la Tesla ha preferito andare sul sicuro collegando i caricatori a un paio di generatori autonomi, in modo da garantire il "pieno" durante i test. In ogni caso, da Palo Alto assicurano che dopo una notte sottozero la perdita di km è minima, nell'ordine della decina.

Senza catene. L'indomani saliamo a oltre 1.600 metri di altitudine: nevica ancora e la temperatura è di -4°. Lo spazio scelto dalla Casa, alla base del ghiacciaio, è un'area privata dove i tecnici possono creare percorsi diversi variando la disposizione dei coni stradali. Il fondo, invece, è un blocco di ghiaccio ricoperto di neve fresca: insomma, si deve ballare, soprattutto considerando che nessuna delle Tesla cooptate per il test monta catene o gomme chiodate. Si usano solo le coperture invernali di serie, con cerchi da 21" e in un paio di casi da 19".

Smodata. La Model S P90D si presenta all'appello con il massimo della potenza di fuoco: accelerazione "smodata" (in modalità Ludicrous da 0 a 100 km/h in 3 secondi netti), coppia da 967 Nm, velocità massima 250 km/h e autonomia dichiarata di 520 km (per le condizioni reali, bisogna toglierne circa 200). La potenza, istantanea, è garantita da due motori elettrici (539 CV il posteriore, 262 l'anteriore), mentre la trazione integrale è gestita digitalmente. Su tutto questo vigila un rigoroso controllo elettronico della trazione, purtroppo (o per fortuna) non disattivabile.

Gita sul ghiaccio. Il tracciato è di fatto un fuoristrada, anzi un fuoripista più adatto agli sci che alle gomme, ma quando si inizia a girare ci si rende subito conto che l'auto non consente di strafare, a tutto vantaggio della sicurezza. La potenza, davvero parecchia, è molto controllabile e anzi, quando si imboccano i tornanti nella neve fresca viene quasi voglia di chiedere di più al sistema intelligente, inflessibile nel ripartire la coppia fino a limitare di molto la potenza a disposizione. Per mettere di traverso l'elettrica serve una certa volontà: la risposta al volante è praticamente immediata, si controsterza in relativa tranquillità e presto si inizia a osare qualcosa di più, sia sui rettilinei che nei cambi di pendenza. Certo, è meglio non spingere troppo: perché a forza di dai e dai, il "dritto" si trova anche con due motori, come insegna un piccolo fuori programma capitato a un collega.

High-tech ad alta quota. La P90D che abbiamo provato era ovviamente dotata di Autopilot, appena aggiornato alla versione 7.1 con le nuove funzioni Summon e Autopark: al momento il sistema made in Tesla è la soluzione più vicina alla guida autonoma, ma non è ovviamente attivabile su percorsi come quello austriaco né su asfalti dove la segnaletica è coperta dalla neve. Ci rifaremo presto: intanto, la Model S ha dimostrato il suo carattere su fondi più adatti a un rally invernale che alle prove di una berlina elettrica, un risultato che permette di affrontare con più confidenza le strade di tutti i giorni. Spesso, altrettanto insidiose.

Da Sankt Leonhard im Pitztal, Davide Comunello