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Porsche 911Di "Turbo" vera ce n'è una sola

 

Adesso che tutte le Porsche 911 sono sovralimentate, lei, che "turbo" lo è da sempre o quasi, potrebbe avere perso un po' della sua identità. Invece no, niente di più sbagliato. Di Turbo, in un certo senso, continua a essercene una sola. Ed è appunto questa: l'unica che, da sempre, esibisce con orgoglio questo elemento tecnico già nel nome. E la differenza con le altre 911 è semplice, facile, elementare: qui, la sovralimentazione non è un espediente tecnico per rimanere al passo con i tempi, ma una tradizione di muscoli e potenza che si perpetua da oltre quarant'anni. Nell'anno del signore 2016, i cavalli sono cresciuti per l'ennesima volta (+20, per essere precisi) e sono arrivati alla pregevolissima soglia dei 540 (580 per la Turbo S), sempre rigorosamente piazzati là in fondo, oltre le ruote posteriori. Sono il doppio rispetto ai 260 delle origini, ma è inutile perdere tempo con ragionamenti di tal fatta, ormai digeriti e assodati anche dal frequentatore più zuccone del bar dello Sport.

In pista a Kyalami. Molto meglio mettere in moto subito: un po' per non perdersi un gesto leggendario come girare la chiave con la mano sinistra (come se i sistemi keyless fossero ancora di là da venire), un po' perché davanti a noi si stendono i 4.522 metri della pista di Kyalami, Sud Africa. Un tracciato che, per quanto rivisto, aggiornato, ammodernato (e oggi di proprietà della Porsche stessa), trasmette ancora il fascino dei tempi che furono, quando la Formula 1 passava anche da queste parti. E se, il più delle volte, in pista le prestazioni non sembrano mai abbastanza, in quest'occasione non è così e la Carrera fa una gran figura.

Disegnare le traiettorie. L'importante è sapere come trattarla, perché, come tutte le 911, predilige una guida pulita: se non si esagera con i trasferimenti di carico, la Turbo risponde con un assetto piatto e facile da gestire, dove le ruote anteriori e quelle posteriori sembrano sempre dialogare prima di prendere una decisione. A quel punto, si ha la netta sensazione del perché, quando si parla di traiettorie, si utilizzi il verbo disegnare: curve e rettilinei, infatti, si raccordano magicamente in un'unica linea lunga tanto quanto il circuito e, di tutto il resto, si incaricano da un lato le qualità della sterzo e, dall'altro, la straordinaria capacità di mordere l'asfalto garantita dalla trazione integrale.

A tutto gas. Se invece preferite guidarla in maniera "cattiva" (ignorante, come si dice in gergo) la 911 turbo si sottoporrà di buon grado, ma non aspettatevi da lei la minima comprensione, perché appena comincerete a fare sul serio con i trasferimenti di carico, farà valere la sua impostazione (tanto per cominciare il motore a sbalzo) e il risultato saranno clamorosi sovrasterzi e memorabili sottosterzi. Certo, è la volta che potete fare sfoggio di tutte le vostre capacità di pilota, ma attenzione: devono essere vere, reali, perché altrimenti la 911 non ha la minima pietà e, in un nanosecondo, vi manda a stendere con poco edificanti gite nelle vie di fuga.

Una stradale che ama i cordoli. L'iniezione di qualche decina di cavalli non inventa nulla di radicalmente nuovo, ma questo non toglie che il boxer faccia semplicemente spavento. Ha prontezza da vendere, spinge forte anche in basso, ma è il crescendo dai 3.500/4.000 giri che lo rende strepitoso: da lì in avanti, ha un tiro entusiasmante o incredibile, a seconda dei personalissimi riferimenti che ciascuno di noi ha. E per rendere tutto ancora più incredibile, non dimenticate un dettaglio che non è poi tanto un dettaglio: questa non è (o non sarebbe, vedete voi) la 911 per la pista. Per stare tra i cordoli ci sono la GT3, la GT3 RS, la GT2, non certo la Turbo, che è e rimane la versione più potente delle Carrera normali. Una normalità dove in tre secondi netti si è già a 100 orari, peraltro.

da Kyalami, Alessio Viola