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Lamborghini Huracán SpyderSegni particolari: bellissima

 

È davvero bella questa nuova Lamborghini Huracán Spyder, forse ancora di più della coupé da cui deriva. La soluzione soft top, cioè con la capote di tela, ha consentito agli stilisti e ai tecnici di ridisegnare completamente, e in modo molto più libero, tutta la parte posteriore fino a conferire alla scoperta questa bella ed emozionante linea da roadster biposto. Ci sono tutti i tratti salienti delle Lamborghini degli ultimi anni, compresa la finestratura laterale a forma esagonale con in più, su questa Spyder, una grinta sensazionale.

La capote si chiude in 17 secondi. La capote, realizzata con tre strati di tessuto, si ripiega con un movimento spettacolare nel vano dietro alle spalle in soli 17 secondi lasciando in vista i due cupolini. Il rollbar di sicurezza c’è, ma non si vede, fuoriesce automaticamente in caso di incidente.  Non cambia, invece, la meccanica. Sotto al cofano posteriore vi è il solito, si fa per dire, V10 aspirato di 5.2 litri capace di ben 610 cavalli a 8.250 giri (il limitatore taglia a 8.500) e di 560 Nm di coppia. Un motore dall'architettura molto particolare visto che, per ridurre il peso e gli ingombri, ha le bielle delle due bancate accoppiate su uno stesso perno (soluzione common pin). In più è a corsa lunga (92,8 mm con un alesaggio di 84,5 mm), cosa insolita per un motore che gira così alto, ma che ha il pregio di garantire una risposta prontissima e una curva di coppia particolarmente piena fin dai regimi più bassi.

Scocca rinforzata. Il cambio, come sulla coupé è a doppia frizione a sette marce e la trazione integrale realizzata con una frizione controllata elettronicamente che si incarica di trasferire sulle ruote davanti la coppia in eccesso. Come sulla coupé, la scocca è realizzata con un'inedita tecnologia in carbonio e alluminio. Sulla Spyder, però, sono stati aggiunti alcuni rinforzi per sopperire alla mancanza del tetto. Poca cosa, comunque, dato che la Huracán è stata pensata fin dall’inizio per esistere sia in versione chiusa che aperta. 

Precipitati nel posto guida. Con un'altezza di soli 118 centimetri la Huracán Spyder è, con ogni probabilità, una delle auto più basse al mondo. Precipitato, nel vero senso della parola, nel posto guida, il mondo esterno assume sembianze diverse. Il sedile quasi da corsa (optional) ha ben poca imbottitura e pochissime regolazioni (solo quella longitudinale). Bisogna abituarsi a questa spartanità, addolcita da rivestimenti di pelle con cuciture a vista di rara bellezza. In realtà, poco più che una seconda pelle che, però, fa vivere in tutta la sua straordinarietà questa Lambo aperta. Basta premere il pulsante Start e dar vita al 10 cilindri per rendersene conto. Peccato che le strade attorno a Miami, dove si è svolta la prova, non siano certo la soluzione migliore per provare questa automobile. D’altronde la Huracán, almeno la coupé, la conosco bene e so perfettamente di cosa è capace. E allora non resta che godersi il lato più urbano ed educato di questa Spyder. 

Niente vortici nell'abitacolo. Mentre mi muovo tra enormi pick-up e improbabili Suv - avete mai visto una Chevrolet  Suburban dal vero? È immensa, almeno dal mio punto di vista - ho modo di apprezzare alcune caratteristiche della Spyder che normalmente non avrei notato. Premuto uno dei tanti tasti presenti sul volante faccio scomparire il grande contagiri da corsa ed ecco al suo posto la mappa tridimensionale di Miami con le indicazioni (molto precise) del sistema di navigazione. Ogni volta che mi fermo il dieci cilindri si ammutolisce per poi riaccendersi in modo discreto come rilascio il piede dal freno. Mentre viaggio a 50 miglia all’ora in settima marcia vedo accendersi una strana spia  a sinistra sul cruscotto. Indica che una delle due bancate è spenta e sto viaggiando con soli cinque cilindri. Così la Spyder consuma e, soprattutto, inquina meno. I chilometri, o meglio le miglia, scorrono via lentamente, ma in modo alquanto piacevole. Ogni tanto un’accelerata, dove è possibile, giusto per sentire il V10 in tutta la sua spettacolarità, e poi di nuovo nei rigorosissimi limiti americani. Nonostante l’attento studio aerodinamico per limitare i vortici nell’abitacolo - vi sono anche due bellissime alette sui cupolini per questo scopo - un po’ d’aria arriva comunque. E per fortuna mi vien da dire dato che sono su di una spider, e del Toro per giunta.  Cambiano i tempi, davvero. Le Lamborghini del terzo millennio sono anche questo. L’avreste mai detto soltanto dieci anni fa? 

Da Miami, Marco Perucca Orfei