Mini Cooper S CabrioAgile e reattiva: ecco come va la più sportiva della gamma

 

Fa caldo a Los Angeles e la Mini Cabrio è già lì con il tetto ripiegato. In effetti, non è il caso di stare troppo a pensarci: 25-26 gradi sono la temperatura perfetta e la Mini ci viene appunto consegnata così, con la sua brava capote accucciata sopra il bagagliaio. Dove rimane comunque a vista, a segnare i legami (stilistici, of course) con un passato in cui le capote non erano oggetti perfetti capaci di sparire nella carrozzeria con l'abilità di un prestigiatore. E, anche quando guidi, della sua presenza non ti dimentichi. Cerchi di venire a capo del traffico losangelino, e lei, la capote, a volte si mette di mezzo tra te e le auto che s’immettono da destra. Chessò, una Chevrolet Impala o un delle mille Suv giapponesi con poco volto e tanta sostanza. Oppure una Tesla Model S, che qui ha la diffusione di una qualunque automobile. Non che le strade ne siano zeppe, ma vederne una, da queste parti, non ha quell'aura di eccezionalità che ha invece da noi.

Si fa riconoscere da quindici anni. In mezzo alle altre macchine, la Mini si muove agile, con quel piacevole mix fatto di dimensioni compatte e reattività del motore che la contraddistingue da quindici anni. Sì, perché non è la prima cosa che viene in mente, ma la Mini (quella del terzo millennio) è in giro da ben tre lustri.

Verso le strade giuste. Noi, invece, siamo in giro da una buona mezz'ora quando finalmente riusciamo a uscire dalla città. Puntiamo verso nord, destinazione Malibu, e la strada sulla costa sarebbe l'ideale per arrivare rapidamente a destinazione. Non siamo però qui per individuare l'itinerario più veloce e razionale. O, per lo meno, non è il nostro interesse principale: siamo qui, a diecimila chilometri da casa, per avere la conferma che, anche questa versione Cabrio, abbia lo spirito di sempre. E allora meglio, tanto meglio, infilarsi un po' in collina, dove aumentano le curve e diminuiscono le pattuglie della Polizia. Insomma, il terreno ideale per cominciare a giocare con il telaio, il motore, lo sterzo, i freni.

Un manuale... da manuale. D'altra parte questa è la versione più potente, e i suoi 192 cavalli si sentono tutti. Appena si sfiora l'acceleratore, il quattro cilindri è subito lì, pronto a tenere fede alla scritta Cooper S orgogliosamente esibita sul posteriore: è pronto, prontissimo, e il merito è anche del cambio, che prevede sei marce piuttosto corte e molto ben ravvicinate, oltre a una leva così precisa e piacevole da rendere un po' meno granitiche le certezze degli integralisti del'automatico. Che pure non manca, sulla Mini: si tratta di un sei marce dell'Aisin, perfetto per andare a spasso, perché è morbido e sempre molto puntuale, ma non troppo incisivo quando si comincia a fare sul serio. A quel punto, infatti, le marce arrivano senza quella gagliardia che ci si aspetta invece da una Cooper S, soprattutto in scalata. In compenso, la scalatura dei rapporti è perfetta, perché è esattamente quel che serve per avere l'ago del contagiri sempre dove serve, ovvero nella zona di massima efficacia del turbo, che spinge alla grande soprattutto tra i 2.000 e i 5.000 giri. Oltre questo regime ce n'è ancora, ma si tratta di qualcosa che può definirsi divertente piuttosto che realmente sportivo.

Gratificante anche andando piano. Dopo l'incursione nell'entroterra, non resta che tornare sulla costa e godersi l'altra Mini, quella rilassante e di soddisfazione, capace di avere una personalità tutta sua anche quando non le si chiede nulla di speciale. Un dettaglio che può sembrare secondario, se non addirittura privo di peso, ma che è forse il suo segreto più riposto. Da sempre.

da Los Angeles, Alessio Viola