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Kia RioAl volante della 1.0 T-GDI - VIDEO

 

Design scolpito e dalle linee taglienti, più orizzontali dentro e fuori, nuovi motori tra i quali il mille tre cilindri turbo, tanta tecnologia per la sicurezza, persino innovativa – come il riconoscimento pedoni per la prima volta in questa categoria - e un infotainment che stupisce. La quarta generazione della Kia Rio, modello che finora non ha propriamente “spaccato” dalle nostre parti, nonostante le buone caratteristiche anche nelle versioni precedenti, ora punta più in alto.

E non è la solita espressione retorica da regalare facilmente a ogni nuova auto. Parto da un dettaglio, quello del touch screen: dopo aver visto e persino apprezzato la scelta alquanto low profile della Hyundai i20, cugina della Rio, che si accontenta di un supporto per lo smartphone, trovare un tablet flottante in cima alla console è una significativa inversione di rotta dei coreani, decisi a far crescere la loro quota di mercato anche nel segmento B, finora un po' trascurato rispetto per esempio a quello delle Suv (dove la Sportage è da anni ai vertici).

Caratteristiche. La Rio non cambia granché nelle dimensioni e ai meno attenti potrebbe sembrare simile alla precedente: tutto sommato si è allungata di un paio di centimetri (ora 407) e abbassata di uno, ma le nuove linee e il cofano allungato la rendono più dinamica. All’interno, si trova una plancia più orientata verso il guidatore e, appunto, il tablet ad alta risoluzione, da 7 pollici sulla versione che provo in anteprima, dotata di navigatore (di base, con la sola radio, comunque connessa allo smartphone con Android Auto o CarPlay, sarebbe da 5”). Per la cronaca, la Rio di questo primo test sulle strade del Portogallo è una 1.0 T-GDI da 100 CV e già questa è un’ottima premessa. Il motore, un tre cilindri turbobenzina come vanno per la maggiore, mi ha già più che convinto nella prova della i20 Active (su Quattroruote di aprile 2016): spinge forte e sale rapido di giri, seppur con qualche vibrazione tipica dei “tre”. Con i suoi 172 Newtonmetro da 1.500 giri, ovvero fin dai regimi più bassi, assicura un gradevole brio in ogni situazione, persino quando il motore sembra dormire e invece è pronto a risvegliarsi con prontezza appena si preme sull’acceleratore.

Come va. La virtù della Rio 1.0 T-GDI è il notevole confort di marcia. L’abitacolo resta silenzioso anche a velocità autostradale, ben isolato dal fondo stradale e dai fruscii aerodinamici, mentre le sospensioni neutralizzano in modo efficace le irregolarità dell’asfalto e persino qualche tratto di pavé. Buono anche il feeling dello sterzo, non certo di sapore sportivo, ma preciso e piacevole nella guida turistica. Come anticipato all’inizio, la Rio si prende il lusso di lasciare indietro tutte le rivali in fatto di dispositivi di sicurezza. Con il riconoscimento dei pedoni, finora riservato alle auto di categoria superiore, la compatta coreana completa l’ottimo pacchetto composto dalla frenata di emergenza e dall’avviso di superamento della corsia. L'ho provato con un fantoccio in un piazzale del circuito dell'Estoril e il risultato è notevole. L'auto si ferma da 60 km/h inchiodando senza che il guidatore nemmeno tolga il piede dall'acceleratore. Non si può dire che sia strabiliante, dato che questo dispositivo esiste da anni sulle Volvo e altri modelli (tra cui la stessa Kia Optima), ma trovarlo su una "piccola" è - questo sì - abbastanza strabiliante.

Listino. Quanto ai prezzi, si dovrà aspettare la commercializzazione nel nostro Paese a metà febbraio. In ogni caso, per l'1.2 da 84 CV in versione base, si può ipotizzare un prezzo allineato a quello della i20. Infine, due anticipazioni: a giugno ci sarà la bifuel benzina/Gpl sulla versione 1.2; l'anno prossimo, invece, arriverà il cambio automatico a doppia frizione, sette marce, abbinato all'1.0 T-Gdi.

Da Lisbona, Andrea Sansovini