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Honda Clarity Fuel CellAl volante della berlina a idrogeno - VIDEO

 

Un’auto capace di emettere dallo scarico soltanto innocua e "pulita" acqua. Per molti un sogno, per la Honda una realtà. La Casa giapponese ha appena fatto sbarcare anche in Europa la Clarity, una fuel cell alimentata a idrogeno. È lei la risposta definitiva per il futuro della mobilità? A volte le apparenze ingannano, quindi è meglio procedere per gradi.

Più bella dentro che fuori. Cominciamo dall’estetica. La Honda Clarity adotta il nuovo linguaggio stilistico della Casa giapponese. Il risultato è una sorta di Civic Sedan un po’ più grande (qui si superano i 4,9 m), ma con dettagli estetici ancora più arditi, a partire dalle vistosissime luci diurne anteriori a forma di C. Davvero curiosi, poi, i passaruota posteriori, che nascondo parzialmente le ruote. Un accorgimento che, insieme alle air curtain anteriori e laterali, aiuta a migliorare l’aerodinamica, diminuendo le turbolenze generate dal rotolamento dei pneumatici. Una soluzione - quella della ruota “annegata” - a cui gli ingegneri Honda devono essere particolarmente affezionati, visto che era già stata adottata dalla prima versione della Insight, presentata nel lontano 2000.

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Sicuramente più gradevole l’ambiente interno, che incontra il gusto europeo grazie a un’impostazione del tutto razionale. Rispetto alla Toyota Mirai, l’unica vera alternativa alla Clarity, sulla Honda troviamo materiali ancora più curati, che strizzano l’occhio al mondo delle premium. In più la Honda regala davvero moltissimo spazio ai passeggeri posteriori e offre una configurazione a cinque posti che, invece, la Mirai non prevede. Discorso diverso per il vano bagagli, che deve fare i conti con i due grandi serbatoi dell’idrogeno. Offre circa 330 litri di capacità, non pochissimi per la verità, ma la forma è molto irregolare e non permette di sfruttare al meglio gli spazi.

Come funziona la fuel cell. L’aspetto più interessante di quest’auto si nasconde sottopelle. Si tratta naturalmente del sistema fuel cell, che trasforma la Clarity in una sorta di laboratorio chimico mobile. La cella a combustibile riceve, attraverso un turbo compressore, l'ossigeno contenuto nell'aria, che viene combinato con l’idrogeno dei maxi-serbatoi. A questo punto, grazie a un processo elettrochimico, la membrana della fuel cell restituisce da un lato elettricità, dall’altro acqua, che viene poi eliminata attraverso un sistema di scarico. La corrente elettrica così generata viene quindi utilizzata per alimentare un motore elettrico, che provvede a generare motricità. Il sistema può contare anche su una batteria da 1,7 kWh agli ioni di litio, che si occupa di recuperare l’energia in frenata, proprio come avverrebbe su una classica ibrida o elettrica.

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Com’è da guidare. Su strada la Honda Clarity si comporta esattamente come un’auto elettrica. A tal punto che, se non si fosse a conoscenza della presenza dei due serbatoi, sarebbe praticamente impossibile accorgersi di essere al volante di un’auto alimentata a idrogeno. Si viaggia quindi avvolti nella massima silenziosità e con lo spunto tipico del motore elettrico. La coppia, pari a 300 Nm, è subito disponibile non appena si sfiora il pedale del gas e regala alla Clarity, nonostante i 1.840 kg di peso, un’accelerazione piuttosto interessante (0-100 km/h in circa 9 secondi). La potenza del motore elettrico è di 176 CV e consente di raggiungere i 165 km/h di velocità massima. L’assetto è pensato per privilegiare il confort, così, quando iniziano le curve, il peso inizia a farsi sentire. Ciononostante, la Clarity rimane sempre sicura e, soprattutto, molto prevedibile. Tirando le somme, questa Honda a idrogeno può essere considerata una sorta di “elettrica” che annulla però due dei principali difetti delle auto a batteria, ovvero l’autonomia e i tempi di ricarica. Per effettuare un pieno di idrogeno a 700 bar servono pochi minuti, proprio come per un tradizionale modello a benzina o gasolio. Del tutto paragonabile anche l’autonomia, visto che con questa Honda si riescono a percorrere circa 500 km in scioltezza.

I limiti dell’idrogeno. Fra i limiti che per ora ne impediscono la diffusione su larga scala c'è, soprattutto, l'assenza di rete di distribuzione. Mentre in Germania se ne contano una cinquantina, in Italia c'è un solo distributore di idrogeno a Bolzano. Senza un impegno concreto da parte dei singoli governi, sembra difficile che si possa sviluppare una rete adeguata, anche considerando che una singola stazione di rifornimento arriva a costare circa un milione di euro. Se è vero, poi, che la Clarity emette soltanto acqua allo scarico ed è quindi super ecologica, non bisogna dimenticare che produrre idrogeno è molto oneroso dal punto di vista energetico: per ricavarlo si finisce quindi per emettere nell’atmosfera un quantitativo non trascurabile di CO2. L’unica soluzione a questo problema sarebbe quella di ricavare idrogeno utilizzando esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili (sole, vento, onde del mare, ecc.,).

Una delle tante strade per il futuro. Per ora, la Clarity si può avere solo in leasing in Giappone e Stati Uniti (il valore è di circa 60.000 dollari). Un'eventuale commercializzazione si valuterà anche nel Vecchio Continente soltanto dopo il 2020, qualora evolvesse la rete di rifornimento.

Matteo Valenti