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Alfa Romeo MiToLa prova della 1.4 Turbo MultiAir TCT Super

 

Con il restyling, è più "Giulia". Quella “V“ larga, appena sottolineata da una leggera cornice, avvicina l'Alfa Romeo MiTo alla sorella maggiore. Così, con il muso ridisegnato, la più piccola tra le auto del Biscione acquista grinta, personalità e un’aria di famiglia che non guasta mai. Un maquillage di cui aveva bisogno, visto che gli anni passano per tutti e una rinfrescata non fa mai male. Muso a parte, comunque, rimane quella di sempre: le poche altre modifiche riguardano una rivisitazione dei loghi, nuovi colori e qualche altro dettaglio minore. Con le sue forme morbide e la linea di cintura alta, la piccola Alfa conserva intatta la forte identità che la rende riconoscibile.

Caratteristiche. Un filo sopra ai quattro metri e con tre sole porte, la MiTo non fa nulla per nascondere la propria vocazione sportiva. L’abitacolo è disegnato in modo da privilegiare chi siede davanti, mentre dietro lo spazio, nonostante l’omologazione a cinque posti, è in realtà abbastanza limitato. Il posto guida è posto parecchio in basso, il volante è verticale, anche se un po’ troppo grande e massiccio, la pedaliera appena disassata a destra, ma comunque disposta con cura. A destra, sulla plancia, spicca lo schermo del sistema multimediale Uconnect che funziona piuttosto bene, con l’unico, vero handicap di uno schermo di piccole dimensioni (appena cinque pollici).

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Come va. Dentro al cofano ritroviamo il ben noto quattro cilindri turbobenzina 1.4 litri con distribuzione MultiAir. In questa versione eroga 140 cavalli a 5.000 giri al minuto, con una coppia massima di 250 Nm, disponibile già a quota 2.500. Per il cambio non c’è scelta: l’unico è l’automatico Tct doppia frizione a sei marce. E il binomio funziona piuttosto bene. Il quattro cilindri è vivace, potente e risponde con prontezza, ma dà il meglio in un campo di giri abbastanza ristretto, tra i 2.000 e i 5.000. A regimi inferiori è un po’ pigro e spingersi oltre quello di potenza massima non ha molto senso. Il doppia frizione permette comunque di sfruttarlo nel migliore dei modi: in Natural le cambiate sono morbide, ma la risposta non è sempre pronta e decisa, in Dynamic il passaggio da una marcia all'altra si sposta progressivamente verso regimi superiori: ne risentono un po' i consumi, ma la guida diventa assai più dinamica. Il Tct può essere utilizzato anche manualmente con la leva o con i paddle dietro il volante (optional da 150 euro). In questo caso la risposta è abbastanza veloce e precisa, ma priva di quella verve che ci si aspetta da un'Alfa Romeo. Insomma, un po' più di cattiveria per il motore e per il cambio non guasterebbe proprio.

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Detto questo, al volante della MiTo ci si diverte lo stesso. L'assetto, pur senza le sospensioni elettroniche, è ben calibrato. Rigido al punto giusto, regala alla piccola Alfa una bella dinamicità. Lo sterzo risponde con prontezza e con una buona progressione, cosa che permette di mettere le ruote quasi sempre dove le si vuole. Ma, soprattutto, la MiTo infonde sicurezza, grazie a un retrotreno saldo e ben sostenuto, senza dimenticare l'Esp è sempre ben attento a sopperire a eventuali eccessi di guida. Validissima in città, dove, tra l'altro, non consuma neppure troppo (si fanno circa 12 km con un litro), la MiTo si presta anche a viaggi di un certo impegno. Le sospensioni assorbono abbastanza bene le asperità della strada e alle velocità autostradali il quattro cilindri è praticamente inavvertibile e il rumore diventa quasi tutto di origine aerodinamica.

Marco Perucca Orfei
(Prova Sprint ripresa da Quattroruote di ottobre 2016)