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McLaren 570SLa prova della supercar inglese

 

Per il premio originalità ci vorrebbe qualcosina in più, a ben guardare, perché il tema, in sé, non è per niente nuovo: di rivali della Porsche 911, nei decenni, se ne sono viste a bizzeffe. L'Audi R8, l'Aston Martin V8 Vantage, la Mercedes-AMG GT, giusto per restare all'oggi. E, già che ci siete, metteteci anche la Nissan GT-R, che pure è un po' diversa. Ma non è un problema: tra le Porsche fighter, l'assenza di canoni appare quasi come qualcosa di cercato e voluto. E la McLaren 570S sembra un'ulteriore conferma in questo senso, perché di primo acchito si fatica a calarla nel ruolo di coupé-per-tutti-i-giorni. Questione stilistica, innanzitutto: linee e proporzioni mantengono quell'effetto “wow" che da sempre caratterizza le supercar (e ancor più le hypercar) della Casa inglese. Lontano anni luce da quella normalità, per così dire, che da sempre è uno dei segreti della 911 Turbo. In linea di principio, in effetti, viene difficile immaginare di avere a che fare nel quotidiano con porte che si aprono in verticale. Basta però cominciare a utilizzarle, e neppure per lungo tempo, per arrivare alla conclusione che, in fondo, si tratta di una remora dalle implicazioni psicologiche piuttosto che pratiche.

Il cockpit è perfetto. Appena più complicato, semmai, mettersi al volante, perché bisogna dribblare il brancardo, di dimensioni ridotte rispetto a quello della 650S o della 675LT, ma pur sempre ampio: sia in ingresso sia in uscita ci vuole una certa agilità. In compenso, il posto di guida è uno dei luoghi migliori nei quali si possa desiderare di trovarsi, automobilisticamente parlando, visto che siamo alla perfezione: sublime il rapporto tra volante, pedaliera e sedile. Quest'ultimo ha una conformazione che è tutto ciò che si può desiderare, perché trattiene, sostiene e contiene. Tutt'attorno, puro mclarenismo: la strumentazione riconfigurabile ben raccolta davanti agli occhi, la console stretta e lunga che confluisce nel tunnel e, in generale, uno stile lineare e pulito che procede per sottrazione più che per addizione. Superfici lisce e assenza di orpelli danno vita a un ambiente dal sapore vagamente minimal, caratteristica alla quale si può dare un significato, in un certo senso, programmatico. La filosofia no frills, infatti, può essere letta come un modo forbito e ricercato per ricordare che una parte (peraltro fondamentale) del fascino di una McLaren è racchiuso in tutto ciò che... non c'è. Da sempre, infatti, i signori di Woking evitano accuratamente di piazzare a bordo qualunque cosa che non abbia un radicato scopo funzionale. Un monoteismo dove ogni grammo risparmiato assume il valore della conquista, perché rappresenta un minuscolo contributo nella definizione delle qualità stradali. 

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Niente male l'entry level. In effetti, è la leggerezza il tratto più spiccato della personalità della 570S. I cambi di direzione sono fulminei, privi della minima inerzia, e non fai in tempo a pensare dove mettere le ruote che loro sono già là. Cose che accadono anche con altre macchine a motore centrale, in primis le Ferrari, ma qui sembra quasi di percepire il piacere e la naturalezza con cui tutto questo avviene. In termini di telaio, ciò che la distingue dalle sorelle maggiori è soprattutto l'utilizzo di barre antirollio convenzionali al posto del Proactive chassis control, ovvero la raffinata gestione attiva del telaio, realizzata con un sapientissimo mix di idraulica ed elettronica. Una scelta che serve a differenziare le vetture e a contenere i costi (farà sorridere, però questa, in fondo, è l'entry level della Casa), ma che, su strada, non toglie poi molto dal punto di vista del risultato. Che si riassume con grande facilità: la 570S è un'auto velocissima capace anche di andare piano. Riesce persino a essere confortevole, all'occorrenza. Basta mettere mano ai due manettini sulla console, tuttavia, per farle cambiare umore: quando si sceglie la T di Track, la 570S dimentica ogni buonismo e si trasforma in un oggetto per intenditori.

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Progressione straordinaria. Le due turbine tolgono qualcosa in termini di prontezza, ma sono sfumature che vengono coperte subito dalla veemenza con cui l'otto cilindri spinge: non sarà magico come il V10 della R8, ma la progressione è straordinaria e si cambia intorno agli 8.000, con passaggi di marcia fulminei. Motore e cambio formano davvero un bel duo, reso ancor più convincente dalla capacità di scaricare a terra i cavalli. Alla McLaren non amano il tradizionale differenziale autobloccante meccanico: lo considerano, per così dire, rozzo e preferiscono gestire tutto con l'elettronica. Una soluzione anticonvenzionale, tra le supercar, che però dà i suoi frutti, almeno su strada. 

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Il trio ruote-sterzo-visibilità. Ciò che però davvero entusiasma, nella 570S, è il dialogo perfetto e serratissimo tra avantreno e retrotreno. Le ruote davanti s'infilano ovunque, sembra non esistere traiettoria a loro proibita, e il retrotreno è uno strumento nelle mani del pilota, che può giocarselo a piacimento: può “tenerlo giù" o farlo scivolare quanto serve. Un secondo sterzo, in un certo senso, che si somma a quello vero e proprio, che merita soltanto lodi: un elettroidraulico con il quale riesci a contare i granelli di sabbia sull'asfalto. E, a rendere tutto più gustoso e coinvolgente, ci pensa la classica visibilità McLaren. Non quella per fare retromarcia senza patemi, ovviamente, ma tutto ciò che ci vuole per piazzare le ruote dove serve.