ScuolabusLA NOSTRA INCHIESTA

Scuolabus LA NOSTRA INCHIESTA
 

Su segnalazione di una nostra lettrice, abbiamo svolto un'indagine in merito alla categoria degli scuolabus. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Regolamentazione non aggiornata. Mancando una normativa più recente, gli scuolabus e miniscuolabus sono gli unici autobus fermi al 1977 o quasi. La normativa 2001/85 Ce, infatti, escludeva questa categoria dagli obblighi in termini di cinture di sicurezza, estintori e più in generale il lay-out interno dell'autobus. Per il codice della strada, ricordiamo, gli scuolabus sono autobus destinati espressamente al trasporto di scolari; la loro omologazione li suddivide in fasce di età dei passeggeri a seconda dell'allestimento interno. L'unico obbligo degli ultimi anni, in pratica, è l'Abs per gli scuolabus propriamente detti, cioè quelli da 16 posti in su (al di sotto, sono "miniscuolabus"). Obbligo difficile da trasgredire, visto che i modelli da cui gli scuolabus derivano ne sono dotati per legge.

Problema sul tavolo dell'Ue. A partire da febbraio di quest'anno dovrebbe riunirsi, in sede Ue, un tavolo per definire le caratteristiche di sicurezza e i lay-out interni degli scuolabus, proprio come è avvenuto per gli altri autobus nel 2001. In particolare dovrebbero uscire l'obbligo di cinture di sicurezza a due punti, materiali non infiammabili e resistenza della carrozzeria al ribaltamento secondo le norme Ece-Onu R66. In assenza di normative europee armonizzate, ogni Paese membro ha deciso per conto suo: la Francia, per esempio, ha introdotto l'obbligo dell'etilometro al posto guida.

Di chi è la responsabilità? Per il momento, a incrementare le dotazioni di sicurezza hanno pensato soltanto i capitolati di alcune aziende di trasporto e comuni coscienziosi. L'Atv di Verona, per esempio, richiede ai fornitori che gli scuolabus abbiano il "panic button" (la cui pressione avvisa la centrale operativa di un situazione di emergenza), la videosorveglianza e il sistema di estinzione automatica degli incendi nel vano motore. In Italia, per ora, mancano sia una compartimentazione delle responsabilità tra autista e azienda di trasporto sia una norma univoca: non è chiaro, per esempio, come guidatore e accompagnatori debbano comportarsi. Il dubbio riguarda sia le procedure d'emergenza sia le normali fermate, dove nessuna norma stabilisce se i bambini debbano essere "consegnati" ai genitori dall'autista, da un accompagnatore o lasciati liberi.

Un mercato "ghiotto". Per la sicurezza costruttori e carrozzieri fanno la loro, risultando quasi sempre più virtuosi della legge. Perché la fetta di torta degli scuolabus è ghiotta: valeva circa il 10% del mercato italiano di autobus e si è ridotta molto meno di quella degli altri bus; così oggi vale il 20% circa. Una quota troppo grande per non competere anche in termini di dotazioni di sicurezza. Anche il più "basic" degli scuolabus costruiti oggi, va ben oltre le dotazioni previste dalla legge.

Il parco circolante. Quanto al parco circolante, i modelli derivano quasi tutti da veicoli commerciali (Fiat Ducato, Iveco Daily o Mercedes Sprinter, tanto per limitarci ai più diffusi) o industriali medioleggeri (Iveco Eurocargo e Mercedes Vario si dividono il mercato). Essendo lo scuolabus un veicolo specifico, piuttosto caro e non molto sfruttato, è logico che durino parecchi anni e che ci sia un buon mercato dell'usato. Un po' meno logico è che veicoli usati in condizioni di manutenzione discutibili, quando non veicoli derivati da trasformazioni artigianali, passino regolarmente le revisioni e non vengano bloccati all'atto dei (frequenti) passaggi di proprietà.

Il caso del Veneto. Quest'ultimo sembra proprio il caso descritto dalla lettrice, e consueto nella zona in cui risiede. Alcuni anni fa, un paio di aziende pubbliche del Veneto Orientale, in una situazione di emergenza, aveva riadattato a scuolabus un discreto lotto di autobus Fiat 418 AL di metà anni Settanta, sostituiti nel loro compito da "macchine" più recenti. Il 418 è un veicolo robustissimo, ma inesorabilmente a pianale alto (è stato proprio l'obbligo di abbassare i pianali degli urbani a causare la sua uscita di produzione), con relative difficoltà di accesso; il motore è ovviamente Euro 0. L'installazione dei sedili bassi richiesti dagli scuolabus per le elementari, inoltre, pone i bambini lontani dai finestrini; il pianale con pavimenti irregolari (per esempio in corrispondenza dei passaruota) non è poi quanto di meglio ci sia per sistemare le file di sedili. Le cinture di sicurezza, non obbligatorie nemmeno oggi, non sono mai state montate. Ma quello che è peggio, a distanza di anni dalla trasformazione diversi di quegli ex-urbani sono ancora lì. Anzi, alcuni sono stati rivenduti ad aziende locali di autolinee, presso le quali continuano la carriera. Indubbiamente tenere in servizio un mezzo completamente ammortizzato dal punto di vista dei costi e in grado di portare molti bambini con un solo autista conviene, dal punto di vista dei conti dell'azienda. Ma quando la "merce" è cosi preziosa, è il caso di guardare soltanto l'efficienza economica del trasporto?

Massimo Condolo

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