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SubaruSgp, la piattaforma globale per i nuovi modelli

 

Non si vedono, ma rappresentano una parte importante dell’auto, per la loro influenza sulle prestazioni e sui costi di sviluppo e di produzione. Parliamo delle piattaforme, ovvero il complesso costituito dalle lamiere che formano il pianale (la base su cui poggiano le strutture e i pannelli della scocca) e la paratia tra motore e abitacolo, le sospensioni e altre parti secondarie quali l’impianto di climatizzazione.

Strutture modulari. Fino a qualche anno fa, ogni famiglia di modelli compatibili per schema tecnico e dimensioni era necessariamente basata su pianali specifici. Ma da qualche anno, per ridurre i tempi e gli investimenti necessari per la realizzazione di un nuovo modello, molte Case hanno adottato la politica delle piattaforme modulari, che con poche modifiche possono essere utilizzate per vetture diverse per taglia e tipologia. Ha iniziato la Volkswagen con la Mqb nel 2012 e ultima, in ordine di tempo, è la Subaru, che ha presentato in Giappone la sua Sgp (Subaru global platform): il primo modello che arriverà in Europa con questa architettura è la prossima XV, che sarà svelata a marzo al Salone di Ginevra, ma la Sgp sarà impiegata pure per i futuri sviluppi della Casa delle Pleiadi, anche con propulsione ibrida ed elettrica.

La piattaforma Sgp che la Subaru utilizzerà sui modelli futuri, a partire dalla XV

Tra tre a una. Secondo la Casa, la nuova piattaforma, che sostituirà le tre attualmente in uso, consente di abbassare di 5 mm il baricentro, di aumentare del 70% la rigidità torsionale, di incrementare del 40% l’assorbimento di energia negli impatti frontali e di dimezzare il rollio in curva. Ciò grazie al nuovo disegno dei longheroni, al collegamento più rigido tra montanti anteriori e duomi delle sospensioni e alla maggior robustezza di avantreno e retrotreno. Quest’ultimo, in particolare, prevede il fissaggio della barra stabilizzatrice sui longheroni e non più sul telaio di supporto dei bracci, che a sua volta è supportato da boccole di gomma. Il tutto è così più stabile e limita il rollio.

Il test su strada è stato effettuato prima con un modello attuale, la XV, poi con un prototipo che prefigura una media futura: le differenze dinamiche sono evidenti

Come va sui modelli attuali. Per un primo assaggio delle doti della Sgp la Subaru ha organizzato un test in pista, a sud di Tokyo. A confronto, l’attuale XV e una vettura cammuffata che prefigura una “media” di prossima introduzione nel mercato. Inizio con la XV, seguendo i colleghi stranieri al volante del nuovo modello, per “fare lo zero” su quanto è oggi in produzione. La macchina si guida agevolmente, ma mostra tutta la sua attitudine da vettura “alta” votata al confort e capace di cavarsela nel fuoristrada. Per questo, non è certo a suo agio in pista: il rollio è marcato, lo sterzo è turistico e i freni hanno un pedale dalla corsa un po’ lunga e mancano di mordente.

Tutto cambia su quelli futuri. Passando al nuovo modello le cose cambiano, e parecchio. Vero che trattandosi di una classica berlina due volumi l’assetto è più basso di quello della XV, e ciò senz’altro aiuta, ma il piglio è completamente diverso: a parità di gommatura, i movimenti del corpo vettura sono decisamente più contenuti, lo sterzo è più incisivo, i freni sono più reattivi e il pedale ha corsa più breve e corposa. Insomma, un’altra macchina, le differenze sono tali da essere notate anche da chi non ha grande sensibilità di guida. E si spiega così il perché prima, quando ero al volante della XV, mi sembrava che i colleghi andassero forte... Con questa è naturale alzare il ritmo, in tutta sicurezza. Vedremo, quando proveremo la nuova crossover Subaru, se il vantaggio sarà altrettanto tangibile.

Da Tokyo, Roberto Boni