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Salone di FrancoforteÈ anche uno show di motori - VIDEO

 

Il Salone di Francoforte fornisce anche l’occasione per un “ripasso” sintetico delle tecnologie oggi applicate nei motori delle auto stradali, come ci spiega l'ingegner Paolo Massai in questo video. 

Dall'elettrico all'8 cilindri. Nello stand della BMW, per esempio, sono esposti tutti i propulsori della gamma, con particolari sezionati che permettono di apprezzarne i dettagli costruttivi. Si parte, non casualmente, con il motore elettrico della i3 S, caratterizzato da una potenza di 184 CV e collocato sulle ruote posteriori, per rendere la dinamica della vettura più divertente. Nella gamma dei propulsori a benzina, il primo step è invece costituito dal 3 cilindri 1.500 con turbo Twin Power e collettore di scarico corto, per ridurre il ritardo di risposta della turbina. La sua cilindrata unitaria è di 500 cm3, ideale per ottenere maggiore potenza e minore consumi; non a caso, la ritroviamo replicata sul 4 cilindri 2 litri, dotato di turbo Twin Power (con chiocciola a doppio condotto) e contralberi di equilibratura (con potenza fino a 252 CV) e sul 6 cilindri 3 litri, dotato di sovralimentazione a doppio stadio, quindi con quattro turbogruppi sequenziali e turbine a geometria variabile che consentono di ottenere 400 CV.

Al vertice. La gamma dei propulsori a benzina della BMW è completata dall’8 cilindri Twin Power, nel quale le turbine sono collocate in posizione centrale così da ridurne gli ingombri (le potenze sono di 450 e 462 CV) e, al top, dal 12 cilindri a V di 60°, sempre sovralimentato, ma con un solo turbogruppo e un intercooler per bancata, perfettamente equilibrato per sua natura e in grado di erogare ben 800 Nm di coppia già a partire da 1.500 giri/min (la potenza è di 610 CV). 

La soluzione Mercedes. Sul fronte della Casa di Stoccarda, la novità più significativa è certamente quella utilizzata per l’hypercar Project One, il cui sistema di propulsione è strettamente imparentato con le power unit impiegate dal 2014 in Formula 1. Cuore del sistema è, dunque, un V6 1.600 turbo, abbinato a due motori elettrici, uno da 90 kW collegato all’asse della turbina, l’altro, da 120 kW, connesso con l’albero motore. A differenza delle monoposto da Gran Premio, la vettura è però dotata di due altri motori elettrici, ognuno dei quali da 120 kW, collocati sull’asse anteriore. La potenza complessiva dichiarata è così di 1.000 CV. Ma la cosa forse più interessante di questo sistema è l’assenza della valvola wastegate, che controlla l’eccesso di pressione del turbo: questa funzione è, infatti, svolta da uno dei motori elettrici, che impiega l’energia per ricaricare le batterie. Una soluzione che, se sviluppata dalla Mercedes con un’adeguata riduzione dei costi (oggi sostenibili solo nelle competizioni del più alto livello), potrà essere preziosa per le auto stradali ibride plug-in.