• player icon La funzione Remote View 3D per la nuova BMW Serie 5
    News
    La funzione Remote View 3D per la nuova BMW Serie 5
  • player icon Nuova Porsche Panamera Turbo: le nostre prime impressioni
    Première
    Nuova Porsche Panamera Turbo: le nostre prime impressioni
  • player icon Ford avrà la guida autonoma nel 2021
    News
    Ford avrà la guida autonoma nel 2021
  • player icon Hyundai i30: il design alla base nuova generazione
    News
    Hyundai i30: il design alla base nuova generazione

Alfa Romeo 4CIl viaggio: 1700 km in una vasca di carbonio

 

Le orecchie sono avvolte dal respiro del turbobenzina che ci sta a pochi centimetri dalla testa: soffia o sbuffa, a seconda di come premo l’acceleratore. Non sarà mai chiaro fino in fondo quanto, in Alfa, si siano rifatti all’effetto decollo che Horacio Pagani ha inventato per la sua Huayra (perché il suono ricorda da vicino quello di un jet). Con le sfumature del caso, certo, ma l’effetto è simile: sfruttare i sibili prodotti dal turbo e renderli emozionali era stata una gran trovata dell’argentino. E lo è anche qui, su questa 4C. Non storcete il naso, so di aver pescato in alto nel novero di esempi possibili, ma le cose stanno così. Sotto molti aspetti quest’Alfa Romeo porta con se una quantità tale di sfumature, trovate ed emozioni che alla fine i suoi riferimenti, è chiaro, arrivano da altri mondi. È realmente una sportiva diversa, che ha preso il meglio dal passato e dal presente per proporre una formula inedita: sia per il modo d’intendere la velocità (un po’ alla SestoElemento) sia per quel modo tutto suo che ha di mettere insieme dotazioni non d’avanguardia (sterzo non servoassistito) ad altre ipermoderne (scocca di carbonio e cambio doppia frizione). Col risultato che offre un’esplosione ai "sensi" della guida.

Superdiretta. È come riscoprire i gusti dopo aver avuto per giorni il naso tappato. Si tuffa fra le curve all’istante: il mix fra un cut-off del motore di tipo motorsport, trasferimento di carico immediato e sterzo iperdiretto, fa sì che la velocità con cui si muove ti rapisca. Aumentando il passo, poi, hai pochi momenti di respiro mentre sudi per tenertela stretta fra le mani: col crescere della velocità in curva, aumenta il carico del volante. Dopo neppure 50 km percorsi sulla Route Napoleon sono già teso. In curva è un moltiplicatore di "g" e farla scodare è un gioco d’azzardo: devi levare l’elettronica mentre le auto che oggi andrebbero così veloci fra queste strade (12C, 458 e pochissime altre) hanno fior di elettronica proattiva a darti manforte nei traversi. E ci hanno drogato abituandoci a velocità (e ritmi) impressionanti in cambio di sforzi ridicoli. Qui niente. Sei tu, il suo assetto affilato e un volante che trasmette pure i cambi di spessore della segnaletica orizzontale. Non dico tanto per dire.

Va in scena la diva. Guidarla veloce crea un fil rouge continuo fra voi e la quantità di Jolly che vi volete giocare. La posta in gioco, viste le velocità, è altissima. Come la sequenza dei triangoli di pericolo "verglas frequent" che incontro. Sono le nove e mezza del mattino, la giornata è ancora lunga... I bambini impazziscono quando una 4C sbuca da dietro una curva e la vedono dai passeggini: aprono la bocca, urlano qualcosa e alzano le braccia al cielo; che la 4C è un cartoon: bassa (118 cm), larghissima (due metri), cattiva al primo sguardo, rassicurante un secondo dopo. Le cose non cambiano anche se osservi i grandi. Al di là di una bionda che, con la maliziosa leggerezza che solo le francesi sanno avere, all’altezza del Massif de l’Esterel s’è tuffata nella 4C, tutti la bramano: se poi hanno cultura dell’auto, possono trovarci tanti piccoli rimandi alle storiche del museo di Arese. Si fermano, fanno foto. Si fanno un "selfie".
 Se la vedono passare da lontano le fanno un video. Se ci passano di fianco, deviano per scrutare gli interni e toccarle i parafanghi. Se ti vedono accanto alla 4C, invece, ti becchi un “C’est tres bon!”. C’è un entusiasmo incredibile attorno a quest’Alfa Romeo. E in effetti è l’esempio più tangibile di quanto la gente ami quasi involontariamente il Biscione. Dalle chiacchiere raccolte in oltre 1700 km di viaggio, l’impressione è quella del "sospiro di sollievo"; come dire: “Evvai! L’han fatta giusta!”. Un po’ l’aria che si respirava il giorno dopo il "triplete" dell’Inter...

In mezzo alle supercar. A Montecarlo l’auto del giorno della Piazza del Casinò è stata la 4C. Non solo perché era "la" novità, ma anche (e soprattutto) perché Alfa Romeo è l’unico marchio al mondo che, se decide di tornare a fare qualcosa, non deve spiegare niente a nessuno: tutti sanno cos’è (e cosa può essere) un’Alfa Romeo. Sembra nata per i Track Day, la 4C; ci sono 875 kg, per 240 CV su 399 cm di lunghezza. Al telaio di carbonio è aggrappato il parterre tecnico del caso, d’alluminio: quadrilateri anteriori, McPherson con tre bracci al posteriore (una trovata degl’ingegneri Alfa che di fatto rende questo retrotreno molto simile a un piccolo Multilink). Difficile immaginare impacciata un’auto con questi presupposti, che poi sono gli stessi di P1, Aventador, MC12, Zonda e Huayra. È talmente connessa alla strada che a ogni minimo sobbalzo del corpo vettura corrisponde un minimo movimento del piede sull’acceleratore (soprattutto selezionando la modalità Race - ESP OFF - e Dynamic).

Levetta tuttofare. Qualcosa del genere, un link tanto diretto, lo ricordo solo sulle Caterham più spinte o su alcune Gardner Douglas. Auto "maledette" per la loro capacità di andar forte mettendoti quasi paura! È straordinariamente diretta, molto vera nelle reazioni. Sul bagnato il consiglio è quello di usare il programma All Weather del "manettino" Alfa DNA, che trattiene bene l’anteriore e gestisce al meglio le spinte extra del turbo, fastidiose (oltre che pericolose) quando il fondo è viscido. Questo, oltre al fatto che per viaggiare servono persone agili e munite di borse morbide (lo spazio è pochino), è tutto.

Guarda avanti. Guidandola, non puoi non trovare il lato gioioso e divertente. Non pecca di difetti, anzi. Per certi aspetti è un’auto anche controversa: è innegabile che un motore aspirato su un telaio così preciso sarebbe stato un ulteriore colpo di tacco (pensate al V6 "Busso", qui; o a un bel quattro cilindri "altiregimi"); il telaio di carbonio genera qualche rumore da risonanza alle velocità di crociera (soprattutto per via delle grandi ruote); e alcuni pezzi che ne compongono l’arredo (tipo il piattello al centro del volante che incorpora il logo del Biscione o i fianchetti dei sedili) potevano essere realizzati con materiali migliori. Ma questa non è una tedesca che in un certo tipo di perfezione trova i suoi punti di forza. E neppure un’auto che deve piegarsi alle logiche del confort o dei ricordi, perché la 4C oltre che essere un favoloso giocattolo è soprattutto uno sguardo in là. Che farà incazzare quel mondo auto che non ha avuto l’idea di osare tanto. È unica. E tutto questo è molto Alfa.

Marco Pascali - TopGear ITA
(servizio ripreso da TG74)